UNA BRUTALE OMOLOGAZIONE TOTALITARIA di G.Tirelli
Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune
caratteristiche di questo “nuovo Potere” ancora senza volto: per esempio la sua
determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari
in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di
attuare fino in fondo lo "sviluppo": produrre e consumare.
L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo
Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderati", dovuti
alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma
anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi. La tolleranza è infatti
falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e
conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde
evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la
storia non ha mai conosciuto.
Dunque questo nuovo Potere è in realtà - se proprio
vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di
fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente
l’Italia: si tratta dunque di una omologazione repressiva, pur se ottenuta
attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre.
Il nuovo fascismo non distingue più! non è umanisticamente
retorico - ma è americanarmente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e
l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo. Pasolini – Scritti Corsari
1975
Questi ultimi cento anni di storia sono stati
caratterizzati da una crescita esponenziale della violenza, della paura, della
crudeltà e della mortalità.
Un’escalation sistematica dell’orrore che non ha eguali
nella storia dell’umanità. Due guerre mondiali, il nazifascismo e la bomba
atomica, sono state le prove tecniche che hanno anticipato il debutto, della
più inimmaginabile tragedia umana che, nel “Liberismo Relativista”, incarna
quint’essenza del maligno al potere. In questa guerra al massacro le armi
tradizionali di un tempo sono state bandite per sempre, a favore delle più
moderne, funzionali e intelligenti, di distruzione di massa e mediatiche;
frutto insperato dello sforzo congiunto di autorevoli scienziati, studiosi e
ricercatori che nell’efficacia delle loro “scoperte” si sono garantiti
l’esclusiva e la protezione del potere.
E’ evidente che ogni parallelo con il passato è a dir
poco imbarazzante e volutamente miope. Ogni tentativo di azzardare un
corrispettivo fra ieri e oggi, è sinonimo di ignoranza, ipocrisia,
inconsapevolezza e disonestà intellettuale.
Questi due mondi, sono opposti e contrapposti. Nulla li
accomuna e ogni possibile affinità addotta, è un esercizio di mistificazione.
Uno è il bene e l’altro il male. Uno è la vita e l’altro la morte - un mondo
biofilo e l’altro necrofilo.
Definirli, diversi, sarebbe un’ingenuità imperdonabile.
La diversità prescinde da ogni concetto di omologazione, per attestarsi come
valore imprescindibile della condizione umana e di ogni altra forma di vita.
Anche parlare di due mondi, è improprio e inesatto. Prima della rivoluzione
industriale esisteva una realtà che definiva il mondo in ogni suo aspetto,
regole, valori e principi etici, imperituri e non opinabili - oggi,
questo mondo si è spento per sempre, per trasfigurare in un inconscio vuoto
permeato di nulla e di relativismo; un non mondo.
Per tanto, sostenere la tesi dell’eterna e inevitabile
“necessità” del male, endemica a una storia del mondo fatta di corsi e ricorsi
storici, attestandola come fattore fisiologico (al fine di giustificare le
aberrazioni e nefandezze di questo secolo), sarebbe come affermare che le spade
delle legioni romane uccidevano al pari di una testata nucleare - che le cadute
da cavallo (mezzi di trasporto di un tempo), le potremmo serenamente
paragonare (per numero e conseguenze), agli incidenti stradali che, giornalmente,
si consumano sulle nostre strade e autostrade. Che, il tasso di sostanze,
tossiche inquinanti e mortali, disperse nelle acque di fiumi, laghi, mari e
falde acquifere e sul territorio, non è un novità di oggi - che l’aria delle
nostre città è la stessa di sempre - che la sistematica estinzione di specie
animale e vegetali è un fattore fisiologico, endemico alle ragioni della natura
stessa.
In verità, non sappiamo più distinguere il male dal
maligno, la libertà dalla licenza, la furbizia dall’intelligenza, la verità
dalla menzogna e il progresso dalla catastrofe ambientale.
Questa nostra è la peggiore delle schiavitù. Siamo
prigionieri, costretti dentro l’invisibile gabbia dell’omologazione e di un
persistente disagio psichico/esistenziale, oppressi dalla dittatura di una
libertà effimera e dall’illusione indotta dal Sistema Relativista di
considerarci tali. Ogni altro aggettivo che potremmo affiancare al termine
“relativismo”, con l’intento di rafforzarne il significato etimologico, in
realtà, lo mortifica, essendo lo stesso (il relativismo) una condizione fuori
da ogni oggettiva comprensione umana e più terribile auspicio.
Di fatto, dentro di noi, non vibra più alcuna corda e
ogni moto di mare si è spento, schiacciato dall’appiattimento verso il basso di
ogni nostro personalismo, giudizio critico e gesto rivoluzionario.
Neppure sotto il peggiore dei regimi, era mai stata
prodotta una tale massificazione delle coscienze e una così alta percezione
della paura, in tutte le sue forme psicotiche, ipocondriache, di densità e di
contaminazioni!
Gli individui androidizzati delle società occidentali,
interpretano la conoscenza del passato, come incapace di attingere a una realtà
oggettiva e assoluta. Affermo questo sulla base di un’attenta e disincantata
osservazione dei loro atteggiamenti, ragionamenti, convincimenti e, in fine,
analizzando gli effetti delle loro scelte sulla realtà presente.
Oggi, nelle democrazie consumistiche, l’illegalità è
assurta a regola. Gli organi preposti a contrastarla, sono così marci e
corrotti, che chiamare le nostre società, civili, è un ossimoro. L’ossimoro,
partorito in quantità industriale dal moderno Sistema liberticida, è il germe
malefico del relativismo.
Per tanto, la locuzione “certezza scientifica”, descrive
con efficacia il contrasto logico di una tale affermazione, codificandola, a
buon diritto, fra la sconfinata categoria dei moderni e catastrofici ossimori.
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