OGGETTO
BASTA CON GLI APPALTI AI COLONIALISTI!
No al Progect Financing
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In questo periodo storico di crisi, disoccupazione ed anche emigrazione giovanile, Nuoro e il suo circondario avevano bisogno di tutto fuorché di una guerra tra poveri. Invece è proprio ciò che scatenerà la gestione della ASL da parte delle multinazionali francesi tramite il cosiddetto sistema di Progect Financing. Il cosiddetto “Progect Financing” è sostanzialmente un sistema di appalti della gestione del personale che la classe politica italianista ha pensato bene di strappare al controllo pubblico per affidarlo al privato. Questo genera una serie di vantaggi e svantaggi.
I vantaggi sono solo per la multinazionale che incamera soldi pubblici per offrire un servizio che dovrebbe rimanere pubblico. Ci guadagnano anche i politici italiani, perché mentre prima sistemare i propri amici era un reato, ora lo si può fare tranquillamente tramite raccomandazioni ai privati che non devono rendere conto a nessuno delle assunzioni.
Chi ci perde? Ci perdono i lavoratori, che vengono assunti e licenziati senza alcun diritto, che vengono pagati con uno stipendio misero di 600 euro, che vengono illusi di avere un futuro a tempo indeterminato ma al momento opportuno verranno ugualmente licenziati così come è stato fatto con quelli precedentemente assunti che verranno spremuti e poi scartati a piacimento.
La sinistra indipendentista pensa che con le risorse che vengono arbitrariamente regalate alle multinazionali francesi per occuparsi del personale si possano garantire molti più posti di lavoro e molta più dignità ai lavoratori sardi, tagliando le gambe alle logiche clientelistiche che non generano altro che guerre tra poveri. Come? In questa maniera:
- Riaffidare alla ASL la gestione del personale, risparmiando milioni di euro su un lavoro che deve essere garantito dal pubblico.
- Riassumere i lavoratori precedentemente licenziati in maniera irregolare.
- Investire le risorse che si vorrebbero dare alla multinazionale (milioni di euro) per assumere altri giovani, ma tenendo conto di capacità e professionalità e soprattutto dello svantaggio e quindi del bisogno economico.
- Procedere alle nuove assunzioni seguendo questi criteri e tramite concorsi pubblici trasparenti, e dove non ci sia trasparenza monitorare e denunciare per evitare clientele di tipo mafioso.
- Alzare gli stipendi dei lavoratori al minimo sindacale di oltre mille euro, soglia sotto la quale si nega la dignità al lavoratore.
A Manca pro s’Indipendentzia
territoriu de Nugoro
Venerdì 28 Settembre 2012 16:32
L'Italia strangola il Km zero. Prosegue la distruzione del mercato agroalimentare Sardo.
Negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede un nuovo approccio al consumo. Si tratta del cosiddetto “km zero”, la cui attenzione è focalizzata sulla filiera di provenienza dei prodotti. Il "Km zero" non permette solo di fare la spesa con un occhio al portafoglio, ma permette anche scelte consapevoli orientando le proprie preferenze su prodotti di provenienza locale. Un mercato, dunque, che aiuta il produttore, il consumatore e quindi l'economia del territorio. Mario Monti, il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, “l'amico” delle banche, proprio questo mese ha dimostrato con ferrea volontà di voler intervenire anche sull'agricoltura biologica e tradizionale uccidendola, e imponendo con forza un modello industriale e culturale a uso e consumo di una ristretta élite finanziaria.
Monti ha presentato ricorso in Cassazione a sfavore dell’agricoltura a km zero. Lo ha fatto contro la Calabria, rea (secondo Monti) di aver emanato disposizioni oltre le sue competenze. Secondo il Governo infatti, la legge regionale calabrese contiene disposizioni che favoriscono la commercializzazione dei prodotti del territorio, ed è pertanto d'ostacolo alla libera circolazione delle merci, andando contro i principi comunitari (rimandiamo al riguardo al testo del comunicato stampa del Governo italiano:http://www.nocensura.com/2012/09/addio-sovranita-alimentare-monti.html). Un provvedimento, quest'ultimo, che sembra in contrasto con il Ddl intitolato "Norme per la valorizzazione dei prodotti agricoli provenienti da filiera corta e di qualità", approvato proprio dal Consiglio dei Ministri in data 1 marzo 2010. Il ricorso, tutto italiano, mira dunque palesemente a liberare il campo alle multinazionali da qualsiasi tipo di concorrenza. Tuttavia, è bene notare che questo ricorso crea un precedente. Si tratta infatti di un ulteriore campanello d'allarme che ci obbliga, sia come Sardi sia come sinistra indipendentista, a vigilare con sempre maggiore attenzione sulla Sardigna e a difendere la nostra economia da aggressioni di questo tipo.
L'intento del governo italiano è cristallino: demolire le aziende locali, distruggere il tessuto sociale delle zone in cui il settore agroalimentare è ancora molto importante, di modo che il popolo diventi completamente dipendente da strutture extraterritoriali e da multinazionali senza scrupoli. Quelli imposti dall'Italia alla nostra Nazione sono diktat, prepotenze gratuite che hanno già vessato la nostra agricoltura prima in nome del stesso Stato italiano, poi dell'Europa. Un'Europa che, con sentenza datata 12 luglio 2012, attraverso la Corte di Giustizia UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate non iscritte nel catalogo ufficiale europeo. Il tutto per rafforzare la commercializzazione delle sementi geneticamente modificate nel sistema agro-alimentare.
Sono diversi i pretesti della commercializzazione dei prodotti agroalimentari geneticamente modificati. Tra i più gettonati da multinazionali e colonialisti è l'argomento di massimizzare la produzione di piante coltivabili. Gli OGM, in altri termini, si propongono di risolvere un problema inesistente. L’aumento di produzione, e quindi la massimizzazione del prodotto ottenuto da piante coltivate, è infatti un falso problema, in quanto i paesi capitalistici soffrono di una pesante sovrapproduzione agricola, che non è nient'altro che una delle cause della crisi capitalistica in atto. Una sovrapproduzione che ci ha più volte messo di fronte a scene di sperpero delle merci, con la distruzione di interi raccolti al fine di mantenere alti i prezzi agricoli. A guadagnare su questa maggiorazione di prezzo sono gli industriali legati ai settori della trasformazione, gli unici a ingrossare i loro profitti. Ne è esempio la distruzione di ettari e ettari di pomodori prodotti in Sardigna, causata dalla distribuzione di pomodori extraterritoriali. La nostra Isola si trova davanti a prezzi competitivi offerti dai prodotti di importazione, i quali mettono decisamente a rischio le nostre produzioni ortofrutticole. Certo, esistono prodotti ortofrutticoli la cui importazione è praticamente indispensabile. Ne è esempio la frutta tropicale, dal momento che, nel continente europeo le condizioni climatiche non ne consentono la coltivazione. Eppure è ormai prassi trovare sul mercato non solo le primizie, ma anche i prodotti di stagione di altri Paesi: pere argentine, arance sudafricane, vini cileni, tonno del Pacifico e via discorrendo. Insomma ci troviamo ingabbiati dentro un sistema di consumo globalizzato, che non è sostenibile né dal punto di vista ambientale, (mediamente un pasto medio che arriva su una tavola occidentale ha viaggiato per un totale di oltre 1900 chilometri, come sottolinea il Nobel Al Gore nel suo libro ‘An Inconvenient Truth – Una scomoda verità’, edito da Rizzoli), né da un punto economico: i prodotti trasportati su camion, navi, aerei sono indiscutibilmente più costosi di quelli nostrani.
Di contro, i risvolti positivi della “filiera corta”, (che lo stato coloniale italiano vuole cancellare), sono invece numerosi: 1) la competitività dei prezzi grazie all'eliminazione dei ricarichi generati dal passaggio di mano fra un intermediario e l’altro; 2) la freschezza garantita dei prodotti. Notoriamente, infatti, la grande distribuzione, oltre a uccidere il mercato locale, si serve di metodologie di conservazione - celle frigorifere, additivi chimici e conservanti - che vanno a influenzare negativamente le qualità organolettiche dei prodotti stessi, contraddistinti anche da un’astagionalità che si contrappone alla stagionalità del prodotto locale. 3) il rilancio dell'economia locale e di tutto l'indotto.
Come Sardi ci troviamo nell'anticamera di una schiavitù senza possibilità di ritorno: la nostra agricoltura è un bene comune, appartiene a tutti, quindi tutti abbiamo il dovere di difenderla a oltranza dalle multinazionali, dagli interessi dell'élite finanziaria e delle major che si nascondono dietro ad essa. Davanti all'assurdità del sistema coloniale, il popolo sardo ha il diritto e il dovere di difendere e riscoprire la periodicità dei prodotti ortofrutticoli che gli agricoltori coltivano seguendo i ritmi della natura, di quelle derrate rigorosamente di stagione reperibili nei mercati territoriali. Davanti allo scippo della sovranità alimentare, da Sardi abbiamo il dovere di promuovere i nostri prodotti e abbiamo il diritto di alzare la testa e di difendere la produzione “a chilometro zero”, l'unica che aiuta la nostra economia, l'unica che valorizza in qualità i frutti della nostra terra.
I prodotti del territorio sostengono il rilancio dell'economia sarda, consentendo un risparmio non indifferente sulle spese di trasporto e sulle emissioni di anidride carbonica e salvaguardando la salute di tutti i cittadini. Pertanto la loro scelta rappresenta anche un’azione significativa in termini di sostenibilità ambientale. Dal punto di vista del portafoglio, inoltre, il risparmio offerto dall’approvvigionamento diretto “dal produttore al consumatore” è un vantaggio che, in tempi come questi, non è certo da sottovalutare.
A Manca pro s'Indipendentzia continua la sua campagna contro la grande distribuzione e si fa promotrice di scelte politiche che ostacolino il suo proliferare sul nostro territorio e allo stesso tempo che promuova la circolazione dei prodotti agroalimentari a filiera corta attraverso punti vendita diretti, mercati civici e rionali.
A Manca pro s'Indipendentzia non riconosce alcuna legittimità allo stato coloniale italiano in tale materia e dunque invita i lavoratori sardi a ribellarsi contro queste leggi coloniali profondamente ingiuste.
Direttivo Politico Nazionale
A Manca pro s'Indipendentzia


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