CI HANNO CERCATO, EBBENE CI HANNO TROVATO…..G. Rallo
Il triste spettacolo offerto ieri, 28 gennaio, nell’Aula Magna del Liceo Euclide di
Cagliari rafforza la percezione della straordinaria inadeguatezza della classe
politica che si candida a governare il Paese. Le soluzioni proposte sono state
quanto di più aleatorio, vago, improbabile e, a tratti, demenziale ci si
sarebbe potuti aspettare. Mi sono posto due domande – drammatiche, in entrambi
i casi, le risposte possibili - e
le giro a voi: 1) I politici non sanno davvero nulla della situazione economica
nella quale ci hanno ficcato col Fiscal Compact, con il pareggio di bilancio in
Costituzione, coi 50 miliardi di euro l’anno da restituire per i prossimi
vent’anni, coi 129 milioni di euro
da versare – OBBLIGATORIAMENTE – al Fondo cosiddetto Salva-Stati? Se non sanno
nulla, che tipo di azioni potranno immaginare, se non quelle che abbiamo sentito
ieri? 2) Lo sanno, allora? E perché non ci dicono nulla, perché nessuno di loro
ne parla e, a domanda, svicola arrampicandosi penosamente sugli specchi? E’
cosa di cui non si deve parlare? L’imperativo è “non parlare di uscire da quest’Euro”
che tanto comodo fa ai grandi speculatori internazionali al cui servizio molti
politici si sono posti? A voi l’ardua risposta…
Per fortuna cresce, nella parte più avvertita della
popolazione, la consapevolezza della natura del grande imbroglio costituito da
un’Europa – e, soprattutto, dalla moneta di nessuno, l’Euro – forgiata a misura
degli interessi dei grandi
speculatori internazionali, ai quali le popolazioni
dell’Eurozona sono state consegnate, tramite i Trattati-capestro europei, come
vacche da mungere fino al dissanguamento di ogni possibile risorsa (lavoro a
basso costo, risparmi, beni pubblici da svendere, welfare da smantellare, etc.).
Quasi tutte le parti politiche si guardano bene, l’abbiamo visto, dal
denunciare la vera essenza del problema, preferendo concentrarsi su questioni
di gran lunga secondarie e, comunque, ininfluenti sull’andamento disastroso che
l’assetto politico, civile e, soprattutto, economico degli Stati dell’Eurozona
sta evidenziando. In questo contesto, limitare la lotta al comparto
“istruzione” è certamente inutile e dispersivo, come lo sarebbe limitarlo a
qualunque altro singolo comparto: l’attacco è allo stato sociale nel suo
complesso, all’autonomia economica degli Stati nella loro sostanza (monetaria e
fiscale), alla democrazia in quanto ostacolo (da sempre) degli interessi delle
élites. Appare, pertanto, necessario ampliare il teatro di lotta e mettere a fuoco
la vera natura macroeconomica e storicamente devastante degli eventi che stiamo
subendo sulla nostra pelle e ai quali vorremmo opporci. Certamente non gioverà
affidare il nostro futuro e quello dei nostri figli a certa politica ipocrita. Ecco
la mia proposta:
RIFLESSIONI
- I problemi della scuola sono una conseguenza - ECONOMICA E, SOPRATTUTTO, POLITICA, - del più generale attacco alla sovranità degli Stati e alla democrazia partecipativa;
- lottare per obiettivi settoriali e specifici (scuola, industria, sanità, etc…) in modo indipendente e senza capire che il movente è unico e ad essere diversi sono solo gli effetti, è controproducente e fa il gioco dei manovratori i quali, rintuzzando ora una ora l’altra protesta, portano avanti indisturbati l’intero progetto;
- chi può capire in modo più approfondito e organico quanto sta accadendo sono coloro che conoscono meglio la storia, l’economia, il diritto, etc., cioè siamo noi (sebbene non SOLTANTO noi);
- chi può spiegare e diffondere in maniera efficace e capillare questa consapevolezza ad un vasto pubblico, forte anche dell’esperienza didattica, siamo noi (sebbene non SOLTANTO noi, ma altri, come i giornalisti, paiono non saperne nulla, o peggio);
- il motivo per cui l’istruzione pubblica viene così pesantemente e continuamente attaccata non è economico ma POLITICO: la culla della coscienza critica deve essere distrutta, coloro che trasmettono il pensiero libero debbono essere precarizzati (leggi “ricattabili”) e, comunque, messi in condizione di non nuocere;
- i contenuti della scuola pubblica, per i medesimi motivi appena descritti, devono essere svuotati, banalizzati, orientati alla pura tecnicità/praticità, accelerati nel loro apprendimento (scuola informatizzata) per non permettere una loro sedimentazione nelle coscienze;
- è indubbio che una sistematica azione in questa direzione sarebbe più efficace, e più PERICOLOSA E DANNOSA per i manovratori, di tante altre piccole iniziative che non disturbano i grandi giochi e, anzi, ci attirano l’antipatia o l’indifferenza di molti.
(Per rendersi conto di come tutto
ciò non sia frutto di fantasia ma di orientamenti politici ben precisi e
orientati, consiglio la lettura di un documento – di non facile reperibilità ma
reperibile in file presso il sottoscritto: torrnt@tiscali.it
– pubblicato dalla Commissione Trilaterale nel lontano 1975: Crozier e altri,
La crisi della democrazia: rapporto sulla governabilità delle democrazie alla
Commissione Trilaterale, Franco Angeli, 1977)
I
NIZIATIVE
1.
Sessioni di formazione rispetto agli argomenti indicati
(organismi europei, caratteristiche e
funzionamento delle istituzioni
europee, contenuto e significato dei vari Trattati e
documenti europei, storia dell’idea
di Eurozona, cos’è l’euro e perché sta distruggendo
l’economia e la società degli Stati
dell’Eurozona, studio di teorie economiche alternative –
come la MMT – a quelle che stanno creando
i disastri in corso, il ruolo della politica per un
vero cambiamento, etc.): esistono
organizzazioni che possono aiutarci in questo;
2.
organizzazione di un imponente momento di divulgazione in
scuole e altri luoghi che
dovranno essere individuati come i
più adatti alla massima divulgazione col minimo sforzo;
3.
uso massiccio di internet, sia per la diffusione di
conoscenze, sia per la tessitura di una vasta rete orientata ad un obiettivo
comune: bloccare all’origine le ragioni della distruzione dell’economia
europea;
4.
uso massiccio anche della stampa, locale e non, quando sia
possibile (quasi l’intera stampa nazionale si guarda bene dal dire ciò che sa
benissimo: l’euro, così come è stato pensato, è all’origine dei nostri guai);
5.
momenti di confronto continui con chiunque desideri capire o
contestare: i problemi non sono solo della scuola, ma dell’intero contesto
sociale che ne è, perlopiù, inconsapevole.
SCOPI
1.
Contribuire ad interrompere una deriva storica di portata
enorme e disastrosa;
2.
dimostrare che la scuola - quando forma le coscienze, studia
(e sa farlo) le questioni, diffonde (e sa farlo) le conoscenze - unisce gli
sforzi di lotta, questa scuola è utile, va salvata e protetta, molto più di
quella che bada solo ai propri piccoli interessi (perdonate, ma a volte è
così);
3.
riacquistare la dignità di intellettuali, maestri del futuro,
guide per i giovani che ci viene sottratta minuto dopo minuto dallo sminuimento
criminale dell’importanza della cultura, dal meccanico conteggio delle nostre
ore di lavoro (funzionale a ridurre il nostro prestigio e renderci invisi a coloro
che, invece, dovrebbero collaborare con noi: le famiglie, gli altri
lavoratori):
4.
utilizzare uno strumento di lotta poderoso – la conoscenza –
allo stesso livello di quello che stanno usando contro di noi, sia come
cittadini che come insegnanti, la disinformazione e la sottrazione della
dignità di portatori dei valori della Costituzione (che, sia detto per inciso,
hanno provveduto a modificare con l’introduzione del pareggio di bilancio fra
le norme costituzionali: cioè la negazione della Costituzione in Costituzione!)
(C’è già chi sta facendo tutto
questo da anni, oscurato, criticato, attaccato: ad es. il giornalista Paolo
Barnard, autore de Il più grande crimine, pdf scaricabile in rete. Da leggere)
Gianni Rallo (docente materie
letterarie I.T.S. “E. Mattei”, Decimomannu, mail: torrnt@tiscali.it)
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