domenica 21 aprile 2013

LA GRANDE PEZZA


LA GRANDE PEZZA

“Non mi convinceranno a restare - Mia elezione non è soluzione, e sarebbe al limite del ridicolo –  Giorgio Napolitano14.4/2013

Quello che si è consumato oggi al parlamento italiano, è il più grande inciucio di sempre nella storia repubblicana. Le controindicazioni e gli effetti collaterali gravi di questo abominio politico, si rederanno palesi fra qualche tempo, quando il paese, allora  definitivamente nel baratro, accenderà sommosse popolari in ogni dove, mettendo a serio rischio la tenuta sociale. Hanno voluto mettere una “grande pezza”, a uno squarcio talmente esorbitante, che in nessun modo può essere ricucito - il tutto con il losco intento, di consolidare per l’ennesima volta, poltrone, privilegi, impunità e potere, infischiandosene provocatoriamente e spudoratamente della volontà popolare, principio sul quale si fonda e si esercita la democrazia nella sua più corretta derivazione etimologica.
I sorrisi di giubilo, l’entusiamo, gli applausi e il plauso, che hanno animato e rianimato l’aula del parlamento, dopo la rielezione di Napolitano a capo dello stato, si ascrivono drammaticamente a metafora di un ultimo vergognoso atto prima della fine, per sancire così il tracollo di una democrazia mai compiuta, ma da sempre ostaggio di interessi particolari e mercimonio della dignità.  

L’atteggiamento ipocrita, codardo, servile e fintamente responsabile di Giorgio Napolitano, vanifica il sacrificio di tutti quegli italiani che hanno lottato e sono morti per liberare l’Italia dal nazi-fascismo, e riconquistare il diritto di una libertà perduta - affermando così, l’inutilità di una tale carica e allineandosi all’ipocrisia di questa classe politica escrementizia, nella speranza di passare alla storia come un presidente neutrale, super partes e di buon senso.
A tempo debito, e alla luce dei fatti e degli avvenimenti futuri, la storia giudicherà e confermerà la stupidità e faziosità di un tale atteggiamento, permeato di infantilismo politico, qualunquismo, piaggeria  e vanesia visibilità  che, nella sostanza, rinnega e sterilizza gli ideali e le ragioni, all’origine della sua storia politica improntata alla mera carriera personale.
Da tutto ciò si evince che il signor Napolitano non ha alcuna consapevolezza della realtà e della gravità della situazione socio politica e quindi, minimizza i suoi atti e comportamenti, adducendone un significato retorico e formale -  mettendo così a  rischio la tenuta dei principi fondamenti della democrazia, relativizzando ogni parametro di giudizio, e messa in discussione l’autenticità dei suoi valori morali ed etici e il suo, un tempo platealmente ostentato, senso dello Stato.
Il Cittadino più rappresentativo della nostra Repubblica, che dovrebbe dormire con la Costituzione sul comodino, ha l’obbligo morale e politico di astenersi fermamente e in forma esplicita da ogni coinvolgimento che possa in qualche modo, mettere in dubbio la sua onestà intellettuale, il suo senso dello stato, e l’indipendenza.
Detto questo, trovo raccapricciante e scandaloso il silenzio tombale del “compagno” Bersani, sulle motivazioni mai espresse che lo hanno spinto a non considerare in alcun modo legittima una possibile candidatura alla presidenza della Repubblica del signor Stefano Rodotà: una, e forse la sola figura in questo paese, degna e meritevole di un tale compito. Un uomo al di sopra di ogni sospetto, autentico servitore dello stato, la cui limpidezza morale traspare da ogni poro della sua persona, colto, sobrio e intelligente, senza secondi fini, lontano da ogni becero protagonismo, gioco di potere e servilismo politico.
Certo, una tale eminente personalità a Capo dello Stato, avrebbe in breve tempo portato alla luce le incongruenze, le contraddizioni, i compromessi e l’indecente doppio/giochismo di Giorgio Napolitano. E questo è il motivo primo che lo ha indotto ad accettare.
Ergo, il tragico e spudorato accordo tra PD, Berlusconi, Monti e Napolitano sull’elezione del Presidente della Repubblica, propedeutico alla costruzione di un nuovo governo dei poteri forti, è un vero e proprio golpe bianco a cui occorre rispondere con la mobilitazione popolare e l’unità di tutti i cittadini onesti e di buona volontà.

Quella Libertà e quella Democrazia che in maniera perseverante e sistematica, questa classe politica imbarbarita dal potere cerca di mercificare in tutte le salse, è stata loro servita su un piatto d’argento dal sacrificio e dal sangue di tanti italiani che, un tempo, sono morti per combattere proprio questo tipo di ingiustizie, abusi e soprusi. Una libertà che, oggi (e per i motivi che sappiamo) è trasfigurata in licenza, pratica di mistificazione sistematica, privilegio e impunità.         

Gianni Tirelli    

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