LA GRANDE PEZZA
“Non mi
convinceranno a restare - Mia elezione non è soluzione, e sarebbe al limite del
ridicolo – Giorgio
Napolitano14.4/2013
Quello che si è
consumato oggi al parlamento italiano, è il più grande inciucio di sempre nella
storia repubblicana. Le controindicazioni e gli effetti collaterali gravi di
questo abominio politico, si rederanno palesi fra qualche tempo, quando il
paese, allora definitivamente nel
baratro, accenderà sommosse popolari in ogni dove, mettendo a serio rischio la
tenuta sociale. Hanno voluto mettere una “grande pezza”, a uno squarcio
talmente esorbitante, che in nessun modo può essere ricucito - il tutto con il
losco intento, di consolidare per l’ennesima volta, poltrone, privilegi,
impunità e potere, infischiandosene provocatoriamente e spudoratamente della
volontà popolare, principio sul quale si fonda e si esercita la democrazia
nella sua più corretta derivazione etimologica.
I sorrisi di
giubilo, l’entusiamo, gli applausi e il plauso, che hanno animato e rianimato l’aula
del parlamento, dopo la rielezione di Napolitano a capo dello stato, si
ascrivono drammaticamente a metafora di un ultimo vergognoso atto prima della
fine, per sancire così il tracollo di una democrazia mai compiuta, ma da sempre
ostaggio di interessi particolari e mercimonio della dignità.
L’atteggiamento
ipocrita, codardo, servile e fintamente responsabile di Giorgio Napolitano,
vanifica il sacrificio di tutti quegli italiani che hanno lottato e sono morti
per liberare l’Italia dal nazi-fascismo, e riconquistare il diritto di una
libertà perduta - affermando così, l’inutilità di una tale carica e
allineandosi all’ipocrisia di questa classe politica escrementizia, nella
speranza di passare alla storia come un presidente neutrale, super partes e di
buon senso.
A tempo debito,
e alla luce dei fatti e degli avvenimenti futuri, la storia giudicherà e
confermerà la stupidità e faziosità di un tale atteggiamento, permeato di
infantilismo politico, qualunquismo, piaggeria e vanesia visibilità
che, nella sostanza, rinnega e sterilizza gli ideali e le ragioni,
all’origine della sua storia politica improntata alla mera carriera personale.
Da tutto ciò si evince che il signor
Napolitano non ha alcuna consapevolezza della realtà e della gravità della
situazione socio politica e quindi, minimizza i suoi atti e comportamenti,
adducendone un significato retorico e formale - mettendo così a
rischio la tenuta dei principi fondamenti della democrazia,
relativizzando ogni parametro di giudizio, e messa in discussione l’autenticità
dei suoi valori morali ed etici e il suo, un tempo platealmente ostentato,
senso dello Stato.
Il Cittadino più rappresentativo della nostra
Repubblica, che dovrebbe dormire con la Costituzione sul comodino, ha l’obbligo
morale e politico di astenersi fermamente e in forma esplicita da ogni
coinvolgimento che possa in qualche modo, mettere in dubbio la sua onestà
intellettuale, il suo senso dello stato, e l’indipendenza.
Detto questo, trovo raccapricciante e
scandaloso il silenzio tombale del “compagno” Bersani, sulle motivazioni mai
espresse che lo hanno spinto a non considerare in alcun modo legittima una
possibile candidatura alla presidenza della Repubblica del signor Stefano
Rodotà: una, e forse la sola figura in questo paese, degna e meritevole di un
tale compito. Un uomo al di sopra di ogni sospetto, autentico servitore dello
stato, la cui limpidezza morale traspare da ogni poro della sua persona, colto,
sobrio e intelligente, senza secondi fini, lontano da ogni becero protagonismo,
gioco di potere e servilismo politico.
Certo, una tale eminente personalità a Capo
dello Stato, avrebbe in breve tempo portato alla luce le incongruenze, le
contraddizioni, i compromessi e l’indecente doppio/giochismo di Giorgio
Napolitano. E questo è il motivo primo che lo ha indotto ad accettare.
Ergo, il tragico e spudorato accordo tra PD,
Berlusconi, Monti e Napolitano sull’elezione del Presidente della Repubblica,
propedeutico alla costruzione di un nuovo governo dei poteri forti, è un vero e
proprio golpe bianco a cui occorre rispondere con la mobilitazione popolare e
l’unità di tutti i cittadini onesti e di buona volontà.
Quella Libertà e quella Democrazia che in
maniera perseverante e sistematica, questa classe politica imbarbarita dal
potere cerca di mercificare in tutte le salse, è stata loro servita su un
piatto d’argento dal sacrificio e dal sangue di tanti italiani che, un tempo,
sono morti per combattere proprio questo tipo di ingiustizie, abusi e soprusi.
Una libertà che, oggi (e per i motivi che sappiamo) è trasfigurata in licenza,
pratica di mistificazione sistematica, privilegio e impunità.
Gianni Tirelli
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