”Fa che il cibo sia la tua medicina e la
medicina sia il tuo cibo”
Il primo passo, sta nel riconvertire
“l’industria agro alimentare”, nella semplice locuzione, “agricoltura
biologica”. In realtà, “industria agro alimentare”, non significa nulla – una
vera bestialità; quel subdolo esercizio di illusionismo, oggi molto in voga,
che in veste di ossimoro, intende sdoganare il concetto di Male, affiancandolo
al suo opposto. Alcuni esempi interessanti: certezza scientifica – progresso
tecnologico – acqua privata – vita artificiale – nucleare pulito – società dei
consumi – finanza etica – cattolico divorziato – verità relativa – i ghiacciai
perenni si stanno sciogliendo –
Nel nostro caso, l’Industria è
rappresentativa della morte e, “agro alimentare”, della vita. Parlo di due
dimensioni distinte, opposte e contrapposte che, per logica e natura, si
respingono e si combattono. Ogni sforzo finalizzato a fonderle fra loro (in
virtù di perverse logiche volte all’interesse particolare e al potere),
produce, come risultato ultimo, l’azzeramento di ogni punto di riferimento e
oggettivo parametro di giudizio e di comparazione, in mancanza dei quali, ogni
confine etico e morale, viene superato, azzerando in noi, la capacità di
separare il giusto dall’iniquo, la verità dall’impostura, la libertà dalla
licenza e la luce dalle tenebre.
Questo discorso, per stringente logica, vale
anche per l’alimentazione dove, il consumatore, ha perso quella connaturata
competenza (dettata da uno spirito di sopravvivenza congenito) che, un tempo,
gli permetteva di discernere il salutare dal nocivo e l’originale dalla
contraffazione.
La perdita della libido e della fertilità,
sono la logica conseguenza di una qualità della vita a caduta libera. La
moderna alimentazione, contraffatta e adulterata, è priva di ogni naturale
fattore nutritivo, rigenerante e psicotropo, in sostituzione dei quali, sono
stati aggiunti elementi dopanti, coloranti, conservanti, aromi, sintetici e
cancerogeni. Tutti questi intrugli diabolici, misti a stress, problemi psichici,
neurologici e inquinamento, si accaniscono sulle naturali e necessarie funzioni
fisiologiche, fino ad azzerarle. Assenza di consapevolezza e dei necessari
parametri di discernimento, spingono gli individui a disertare ogni oggettiva
capacità di scelta personale, delegando così, al Sistema, ogni loro
responsabilità, etica e morale e precludendo, in seguito, la possibilità a
qualsiasi reale vantaggio, pratico, pragmatico e culturale.
La stragrande maggioranza degli individui,
delle società moderne, nell’arduo esercizio di acquistare un prodotto, fra le
mille, esposti in bella vista sugli scaffali dei supermercati, non è in
possesso di alcun reale parametro di riferimento al fine di addivenire ad una
scelta oggettiva. Possiamo, inoltre, tranquillamente affermare che oltre il 90%
di questi prodotti è il risultato di una contraffazione sistematica, divenuta
pratica quotidiana e che, negli ultimi due decenni, si é attestata a carattere
dominante di un’illegalità assurta a diritto e quindi, non punibile. E’ in base
al prezzo, e alle suggestioni indotte dall’etichetta, che ognuno, poi, deciderà
quale prodotto acquistare. E non per altro!
Oggi, un tale atteggiamento (di chiaro stampo
relativista), lo possiamo applicare a qualsiasi cosa, che siano beni materiali,
stati emotivi e comportamentali o sentimenti.
Ciò di cui ci alimentiamo, dunque, è basilare
per la nostra felicità! Nel buon cibo di un tempo, erano contenute, particolari
sostanze (o droghe endogene) ad alto contenuto nutrizionale, indispensabili per
regolare meccanismi di sopravvivenza come l’alimentazione o la riproduzione,
che agivano sull’umore e sul tono muscolare, dispensando forza e vigore – e
tutto si traduceva in gioia, autostima e sicurezza.
Il cibo prodotto con la forza delle braccia,
coltivato con amore, sapienza, e nel rispetto, delle regole di una tradizione
millenaria, era benedetto da Dio e alimento di speranza. Oggi, l’alimentazione
prodotta e commercializzata dall’industria della Grande Distribuzione, è il
risultato di una lavorazione meccanica e necro/tecnologica, praticata nel più
totale disprezzo, di ogni regola passata, a fronte di un facile e veloce
guadagno (fast gain) (Prodotti OGM, pompati e stressati, alterati profondamente
nei loro caratteri originari).
Quei pochi ed eroici agricoltori che, ancora
oggi e contro ogni logica e vantaggio, si prodigano, con dispendio di mezzi ed
energie nel perseguire il cammino della qualità e della buona salute, devono
soccombere, schiacciati dallo sporco gioco al ribasso dei prezzi di mercato,
imposti dalle multinazionali del “Cibo Morto”.
Dal canto loro, i consumatori, che potrebbero
fare la differenza, in verità, non sono in possesso, di alcun termine di
giudizio critico tale da potere codificare il prodotto biofilo dal necrofilo.
Si rivolgono così alla Grande Distribuzione, acquistando quanto di peggio si
trovi sugli scaffali del supermercato. Certo, la condizione economica non
aiuta! Ma se si rinunciasse al superfluo, all’effimero e al voluttuario, e la
smettessimo di inseguire le chimere, di una pubblicità canaglia, potremmo
investire questi risparmi, sulla qualità di una vita più sostenibile e quindi,
più sana e felice.
Oggi, questa infelicità, si ripercuote sulla
nostra vita quotidiana, e sulla società tutta, alterandone i rapporti e condizionando
affetti, sentimenti ed emozioni. Tutto questo è relativo a un disagio cronico e
frustrante che annulla in noi, ogni sentimento di solidarietà umana e di
speranza futura, surrogando invidia, rancore, contrasto e odio. La xenofobia e
del resto il razzismo, non sono, che il prolungamento di una profonda
infelicità di base, a tal punto frustrante, da rasentare la disperazione.
Se vogliamo sopravvivere al “Sistema Bestia”,
dobbiamo liberare l’agricoltura da ogni rapporto con l’industria, e la politica
dagli imprenditori. Nessuna sostanza chimica deve più contaminare i naturali
prodotti della terra. Fertilizzanti, diserbanti, pesticidi, coloranti,
conservanti, dopanti, aromi e affini, devono sparire per sempre dal nostro
vocabolario alimentare.
L’industria chimica, la peggiore fra le
moderne calamità, deve chiudere i battenti, per sempre. Lo stesso ragionamento
vale per la politica!
La parte marcia della filiera alimentare,
deve essere asportata come un cancro maligno, per essere integrata dal lavoro
pulito di migliaia di persone che, dall’industria della chimica, si riversano
nell’agricoltura tradizionale. Il prezzo di ogni prodotto, deve essere deciso
all’origine dal produttore che, finalmente, comincerà ad assaporare i frutti
della sua fatica. Questa operazione di bonifica (o meglio di “derattizzazione”)
innescherà fiducia e voglia di fare meglio, con beneficio dei consumatori.
Tutti quegli intermediari parassiti, un tempo in affari con l’Industria agro
alimentare, svaniranno magicamente e, costretti a rimboccarsi le maniche,
comprenderanno il sacrificio per un onesto e dignitoso guadagno.
Una prima, buona e salutare regola, praticata
nei millenni come cura per i nostri quotidiani malesseri, siano essi, dolori
articolari, cefalgie, disturbi gastrici, stati influenzali e affini, consisteva
nell’aspettare il decorso della malattia fino al suo naturale esaurimento. “Non
curarsi per curarsi” In questo modo, il nostro organismo (essere cosciente in
ogni sua cellula), era in grado di comprendere consapevolmente ogni passaggio
dell’iter della malattia e, in virtù di una tecnica connaturata ne memorizzava
i motivi e le cause per poi convogliarli nell’infinito bacino della coscienza
di base. L’individuo era, prima di ogni cosa, il medico di se stesso che in virtù
di un tale potere, era in grado di gestire la sua salute e integrità fisica.
Quella che oggi, in forma strumentale, viene
definita “la medicina moderna”, destabilizza questo processo naturale,
interrompendo il corso della malattia e accanendosi in maniera ossessiva sui
sintomi, eludendone le cause.
La propaganda mediatica “a tambur battente”
su un uso indiscriminato dei farmaci, ha ridotto ai minimi la soglia
sopportazione del dolore, così da rendere gli individui, dipendenti e schiavi
delle multinazionali farmaceutiche che, sulla nostra pelle, accumulano profitti
stratosferici. I moderni farmaci, sono delle piccole bombe ad orologeria, e gli
effetti delle loro controindicazioni alterano irrimediabilmente i sofisticati
meccanismi che regolano il nostro organismo, degenerando in tumori e mandando
in corto il nostro sistema nervoso.
Nello spot del “Voltaren” (farmaco
propagandato dalle reti televisive, in grado di curare – sostengono – i dolori
articolari e il torcicollo), si dichiara testualmente: “Sono farmaci che
possono avere effetti indesiderati, anche gravi”. Per un semplice torcicollo?
Negli effetti gravi collaterali dell’Aulin, si parla di emorragie gastriche che
possono portare alla morte. In molti psicofarmaci è bene evidenziato il fatto
che possano, in alcuni casi, portare al suicidio. E questo vale per un buon 99%
di questi inquietanti rimedi.
Non sapremo mai, del resto, quante emorragie
gastriche o suicidi, siano da mettere in correlazione con l’uso di questi
farmaci, ma è facile immaginare la loro potenziale pericolosità.
Se non ci liberiamo della chimica e dei suoi
intrugli diabolici, per dare fondo alle nostre ultime risorse vitali e
finalmente, in un moto di vero orgoglio, rovesciamo il tavolo sgombrandolo da
tutte le effimere, illusorie, inutili e micidiali menzogne che il sistema ci
spaccia al pari di miracolose droghe, avremo perso per sempre la nostra libertà
e come schiavi, invalidi e accattoni saremo costretti ad elemosinare conforto,
fra le braccia del nostro carnefice.
Gianni Tirelli
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