giovedì 16 maggio 2013

IN ATTESA DEL GRANDE SILENZIO




IN ATTESA DEL GRANDE SILENZIO

“..Poi arrivarono le fabbriche, e niente fu più come prima. Rumori di ferraglia, di magli e di catene, profanarono quel silenzio perfetto e tutti avevano qualcosa da dire. Così, un chiacchiericcio assordante avvolse il mio piccolo paese, per sempre.
Il Nulla avanzava divorando e fagocitando ogni cosa! Il mio infinito prato di viole scomparve sotto un grande centro commerciale, e così il fossato e la fattoria. I canti crepuscolari delle donne furono messi a tacere per sempre, mentre la televisione, imperturbabile, dettava le sue condizioni.
Frigoriferi e lavatrici invasero le cucine, e mobili di truciolato spodestarono i tavoli e le madie di castagno.
E con la TV arrivò la spazzatura, e poi le scorie tossiche, i rifiuti speciali e la discarica, e mentre tutti avevano sempre qualcosa da dire, la bruttezza sferrava il suo colpo finale pianificando e approvando l’idea di un grande inceneritore. Così il mio piccolo paese era sparito, devastato e stuprato dalla stupidità umana – sterminato di ogni sua bellezza e magia, trasformato in un lugubre cimitero di zombi parlanti, incapaci di amare, di pregare e di gioire”

Definire il Liberismo un modello socio/economico, portatore di benessere e civiltà, è una mostruosa menzogna. Il Liberismo, in verità, è un cancro maligno che si alimenta sottraendo alla società, all’ambiente e alla terra, ogni risorsa, fino al suo azzeramento. Quando a breve, il Sistema, non avrà più nulla di che nutrirsi, stramazzerà al suolo morente dentro un boato sordo, travolgendo con se ogni cosa e ogni vita, secondo il principio di causa effetto.
Quei pochi sopravvissuti, che per motivi di opportunità si erano precedentemente sganciati dalle dipendenze del Sistema, rendendosi autonomi, potranno in seguito godere di un sorprendente e straordinario silenzio, che mai, prima di allora, avevano mai ascoltato - All’alba di una nuova rinascita.
Il Sistema Liberista, non è il risultato addebitabile a un errore di valutazione delle circostanze all’origine, ma è l’espressione più evidente di un’operazione criminogena architettata ad arte dal potere neo/capitalista, finalizzata all’omologazione e al più redditizio sfruttamento dell’essere umano e dell’ambiente tutto. Pertanto, il volere addurre attenuanti, scusanti a difesa di un tale scempio etico, morale, materiale e ambientale, è una colossale opera di mistificazione e di contraffazione della realtà dei fatti.
Il dolore prodotto in questi uiltimi 100 anni di storia, in virtù di quell’aberrante e grottesco contrasto logico che persistiamo a definire con il termine “modernità”, non ha eguali nella storia del mondo. Un dolore acre, pungente, indecifrabile, senza una causa prima, ma effettto della stridente interazione di infinite variabili, avvolge oggi le nostre vite, facendoci precipitare in uno stato di letaregia deresponsabilizzante, che ci consegnerà definitivamente fra le grinfie del Sistema Bestia.

Il mito tanto sbandierato della “modernità” foriero di speranze, di felicità e libertà, si è trasformato in breve tempo, nelle peggiori delle schiavitù, trasfigurando i sogni in incubi e la passione, in un esercizio compulsivo, volto alla soddisfazione sistematica di bisogni indotti, dipendenze e perversioni. La paura, oggi, è il perno cancerogeno intorno al quale ruota tutta la nostra vita, metastasi di un’esistenza epurata da ogni valore, principio etico e necessario parametro di riferimento e di comparazione.
Ogni residuo sentimento di solidarietà umana, e di volontà, è stato cancellato dalla nostra anima, soppiantato dall’opportunismo, dall’interesse particolare e da un’inettitudine fisica e morale che non ha precedenti nella storia dell’uomo. Ansia, depressione, attacchi di panico e, tutta quella lunga lista di disturbi legati al sistema nervoso che flagellano senza sosta la nostra quotidianità condizionandone le scelte, sono gli effetti collaterali gravi dell’assenza di passione.

Nessun farmaco al mondo, oggi, potrà mai placare i morsi di un tale disagio esistenziale e restituirci quella gioia di vivere e la necessaria serenità che, in passato, caratterizzavano lo spirito vincente delle società contadine - fattori indispensabili per affrontare il domani, con rinnovato entusiasmo. Erano gli strati sociali più poveri e meno abbienti, un tempo, a godere di un tale privilegio, proprio in virtù di una passione connaturata che si esprimeva in tutta la sua potenza in ogni azione, che fosse creativa, pratica, o di natura filosofica, spirituale e sessuale.

Gianni Tirelli

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