giovedì 15 luglio 2010

UN SEGNALE FORTE CHE ARRIVA DAI NOSTRI EMIGRATI DAL BELGIO

          






No cari compagni, basta con i soliti appelli alla cazzo dove si gioca sulla parole "unità" e "sinistra". Unità di chi, di che cosa, per fare che? Sinistra di che, di che cosa? Qui si sta giocando ancora una volta con la buona fede e la speranza, o la disperazione, di tante compagne e compagni per mettere in piedi l'ennesima pagliacciata arcobalenica con l'unico obiettivo concreto di "rientrare in Parlamento", magari tenendo bordone al Pd, all'Idv, all'Udc, ai finiani, agli svendolini, a chiunque sia disposto a darci retta ovvero qualche piatto di lenticchie. Bene, rientriamoci in Parlamento, ma per fare che? Cacciamo Berlusconi, bene, e dopo che facciamo?

Ma non dobbiamo mai imparare nulla dalle mazzate che prendiamo? Dalle esperienze del 1996 e del 2006? Quando si costruì un'unità fittizia, contingente, finalizzata ad uno scopo "anti" ma che si sfasciò non appena si affrontarono questioni concrete come il lavoro, la guerra, l'economia, i diritti?

No cari compagni. Anche senza incidere ancora una volta sul fatto che certi firmatari là sono delle persone indegne, disoneste quanto meno politicamente, ceto politico ripetutamente trombato e tromboneggiante, cambiatori di casacca a comando all'imminenza di elezioni, cammellatori professionisti e venditori di fumo, con i quali non prenderemmo più manco un caffè (e qualcuno lo conosciamo pure personalmente)..., anche senza considerare tutto questo, noi ci siamo strarotti di farci prendere per i fondelli dall'ennesima insalata di belle parole che non conducono a nulla.

E in Parlamento ci dobbiamo rientrare noi con le nostre forze, se ce lo meritiamo, non mendicando una "legge elettorale proporzionale" che tra l'altro noi stessi, ai bei tempi, quando ci sentivamo tanto forti e tanto fighetti, abbiamo contribuito ad affossare, e proponendo pure lo sbarramento al 5%. E adesso non riusciamo a passare il 4%? I voti ce li dobbiamo meritare, con il nostro lavoro, da comunisti, e se non li prendiamo, significa che non meritiamo di stare in parlamento. Come abbiamo dimostrato quando in parlamento c'eravamo ed abbiamo fatto danni tremendi che ancora stiamo pagando e chissà per quanto tempo ancora. Anche grazie a molti dei "firmatari" di questo cavolo di appello, esimi senatori, deputati o eurodeputati o persino sottosegretari.

Altro che cercare le scappatoie con gli accordi "tecnici" o addirittura "programmatici" con gente rispetto alla quale dovremmo essere ALTERNATIVI. Certo, a parole siamo anticapitalisti e alternativi... ma nella pratica reggiamo il moccolo agli amici dei capitalisti e perfettamente integrati nel sistema. E così veniamo visti e percepiti: quindi, parolai e inutili. E i risultati si vedono. Facciamo sempre e solo tanta tattica, ma senza alcuna strategia, o quanto meno, non con una strategia da comunisti, anticapitalisti, alternativi, che non devono "migliorare" il capitalismo con gli accordicchi e i sotterfugi, ma devono abbatterlo e superarlo, costruendo il socialismo. Cominciando anche dalle piccole cose, come per esempio l'autogestione operaia, il cooperativismo, le reti sociali etc.; ma se non si comincia davvero - e non solo con iniziative estemporanee dei soliti compagni di buona volontà - non lo si farà mai. Anzi, stando dietro alle solite "scadenze elettorali" e ai soliti tatticismi, o addirittura facendosi incantare dalle ultime mode leaderistiche e messianiche del chiacchierone di turno, perdiamo solo tempo, energie, speranze, e risorse. Quelle dei compagni che, di fronte a tali spettacoli, si rompono e mollano tutto, militanza, tessera e pure voto.

Quindi, concludendo, questo appello NON LO FIRMIAMO, anzi lo combattiamo ad ogni occasione, e nei prossimi appuntamenti congressuali porteremo avanti una linea ben diversa: quella che mette l'accento sulla necessità e urgenza di costruire finalmente un PARTITO COMUNISTA degno di questo nome in tutti i sensi, nella storia, nei programmi, negli obiettivi, nelle lotte e nelle pratiche a tutti i livelli, e anche e soprattutto nelle PERSONE, che siano SERIE, RESPONSABILI, COERENTI e CONSEGUENTI e che quindi predichino con l'esempio, non solo con le chiacchiere.


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