giovedì 23 ottobre 2014

”Se usciamo dall’euro faremo la fine dell’Argentina!”, vi dicono…… IN REALTÀ: “FAREMO LA FINE DELL’ARGENTINA NEL 2001 A CAUSA DELL’EURO”. LA TROIKA COME MENEM......Purtroppo oggi e domani sopratutto con il deteriorarsi della condizione economica italiana ed europea, i difensori dell’eurozona citeranno per spaventare la popolazione lo slogan ”Se usciamo dall’euro faremo la fine dell’Argentina!” Quindi sta a noi informarci correttamente e capire che coloro che difendono l’indifendibile citeranno sempre gli effetti e mai le cause che hanno portato al tracollo dell’economia argentina, ormai in ripresa dopo aver rimosso quelle cause mai citate dall’informazione…

”Se usciamo dall’euro faremo la fine dell’Argentina!”, vi dicono….

”Se usciamo dall’euro faremo la fine dell’Argentina!”, vi dicono….
ottobre 23
12:582014

… IN REALTÀ: “FAREMO LA FINE DELL’ARGENTINA NEL 2001 A CAUSA DELL’EURO”. LA TROIKA COME MENEM

di Jean Sebastien Lucidi
Ormai è un mantra sentirsi dire in tv che l’economia italiana verrà rilanciata solo se verranno attuale le “famose riforme” rimanendo senza se e senza ma all’interno dell’eurozona. Unendo i tasselli della storia le riforme auspicate per l’Italia ma anche per il resto d’Europa raccomandate dalla TROIKA consistono in:
-Privatizzazioni
-Liberalizzazioni
-Cessione beni pubblici
-Precarizzazione del lavoro
- Tagli allo Stato sociale
-Permanenza nell’eurozona
Proprio su quest’ultimo dibattito ormai in corso da qualche anno, i “partigiani” della moneta unica rievocano lo spettro del default argentino se si uscisse dall’eurozona, citando quindi gli effetti che hanno portato l’Argentina alla banca rotta ma mai citandone le cause.
Sarà per ignoranza o malafede? Non sto qui a fare un’analisi sulla personalità del partigiano pro euro, ma mi limito a rendere note le cause del tracollo economico argentino culminato con il default del 2001 e mai citate dai media italiani per tabù o meglio al fine di evitare ogni accostamento con le logiche appartenenti all’attuale assetto monetario europeo.Una volta insediatosi come presidente dell’Argentina nel 1989 Carlos Menem attua le seguenti riforme in campo economico per un ipotetico rilancio del Paese:
In primis viene imposto un regime di cambio fisso peso argentino-dollaro USA di 1:1 questo però a partire dal 1992 con l’aiuto del ministro dell’economia ultra liberista Domingo Cavallo “foto di copertina articolo” (http://it.wikipedia.org/wiki/Peso_argentino)
Quindi il Paese come oggi l’Italia si ritrovò una moneta pesante e non flessibile agganciata a quella americana. Stesse analogie con l’euro per l’Italia, ovvero moneta pesante non svalutabile ed agganciata alla moneta tedesca ovvero l’euro stesso.
Da questa  politica monetaria l’Argentina iniziò a perdere competitività nei mercati internazionali, importando merci in misura maggiore più di quanto potesse esportare.
Ma non solo, agganciandosi al dollaro con il cambio fisso, il Paese sud americano si indebitava in moneta pesante con titoli di Stato emessi in dollari e sotto legislazione internazionale, situazione analoga al debito pubblico italiano in euro, non svalutabile e non controllabile dallo Stato italiano.
Sempre con il presidente Menen, l’Argentina avviò privatizzazioni o meglio cessioni degli assets pubblici del paese, iniziando dalle poste fino alla compagnia nazionale petrolifera Y.P.F. privatizzata al 50% per poi completare con altre aziende statali.
Si stima che la liquidazione di gran parte del patrimonio nazionale argentino (in stile “Treuhandanstalt” per la Germania Est durante l’unificazione) abbia registrato una perdita di 60.000 milioni di dollari.
Oggi l’informazione non diffonde da parte di chi difende l’euro che ci sarebbe la necessità di privatizzare e vendere il patrimonio dello Stato? (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/03/28/il-proclama-di-menem-ho-salvato.html?ref=search)
Tornando all’Argentina, furono rimossi inoltre i vincoli doganali per un libero mercato, con la conseguenza di aver portato le piccole e medie imprese argentine fuori mercato (già sofferenti da un cambio fisso con il dollaro)  da prodotti esteri a minor costo. Il risultato fu il fallimento della piccola e media impresa argentina con un ovvio aumento dalla disoccupazione.
Sul campo dell’occupazione l’Argentina per recuperare quella competitività erosa dal cambio fisso attuò le famose “riforme”  concernenti la precarizzazione e la riduzione dei salari, provocando un graduale impoverimento della classe lavoratrice.Queste politiche attuate da Menem ed oggi raccomandate dall’Europa in un assetto monetario simile a quello dell’euro oggi, portarono il paese dopo dieci anni dal 1992 ad una disoccupazione intorno al 23% ed un crollo della competitività collezionando dieci anni consecutivi di negativo tra export ed import (partite correnti).
Inoltre Indebitandosi in dollari ed impossibilitata nel sostenere il debito pubblico con propria moneti flessibile (vantaggio per i debitori recando meno profitto ai creditori) e tra le continue proteste da parte della popolazione dovute al deterioramento delle condizioni economiche del Paese, l’allora presidente Fernando de la Rua in una calda notte del dicembre 2001, (calda sia socialmente che astronomicamente) abbandono il palazzo presidenziale in elicottero, lasciando il Paese nello sbando più totale.(http://www.repubblica.it/online/mondo/argentinauno/emergenza/emergenza.html) .
La tortura argentina finì l’anno successivo nel 2002 quando il nuovo presidente Edoardo Duhalde liberò il peso argentino dal cambio fisso con il dollaro (l’auspicata uscita dall’eurozona tradotto al caso italiano ed anche europeo) ed avviò anche il ripristino delle protezioni doganali dopo un decennio di ultraliberismo economico (http://www.repubblica.it/online/mondo/argentinadue/svaluta/svaluta.html)
In quanto a Menem fautore del cambio fisso  come lo sono oggi i partigiani europeisti dell’euro, venne arrestato nel 2001 anno del default argentino. Dalla fine del cambio fisso ad oggi l’Argentina ha più che dimezzato il suo tasso di disoccupazione e lo spauracchio di un altro default pretesto dei fautori del cambio fisso, ovvero dell”euro è legato ai debiti che il Paese ha contratto in dollari sotto legislazione americana durante il decennio 1992-2002 di cui descritto sopra.
Per il caso italiano, con l’uscita dall’euro, il debito pubblico nostrano, anche se emesso nella moneta unica europea è sottoscritto secondo le leggi nazionali e quindi non verrebbe rimborsato in euro, bensì  in lire, riconvertendo tutti i debiti in valuta nazionale circolante tramite il principio della Lex Monetae ed un’eventuale svalutazione della valuta italiana rappresenterebbe una perdita di profitti per i creditori ed un alleggerimento del debito per lo Stato italiano. Questo rappresenterebbe  un grosso vantaggio rispetto ai titoli di Stato argentini emessi NON sotto legislazione nazionale durante il decennio 1992-2002 e tutt’ora oggi parte di questi bonds “tormentati” dai fondi avvoltoio americani.

Mosca esorta l'Occidente a richiamare l'Ucraina sull'uso delle bombe a grappolo - Notizie - Politica - La Voce della Russia

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Fermare la NATO ... L'opposizione al militarismo globale La guerra è un crimine, ...NATO Comandante: pronta a mobilitare Georgian Military

NATO Comandante: pronta a mobilitare Georgian Military

Trend News Agency
23 ottobre 2014
Nato pronta a mobilitare gli sforzi per un ulteriore sviluppo delle forze armate georgiane 
By Nana Kirtzkhalia
Nato_Georgia_flags_Album
Tbilisi: comandante supremo alleato della NATO e capo del Comando europeo Gen. Philip Breedlove espresso la disponibilità a mobilitare gli sforzi per l'ulteriore sviluppo delle forze armate georgiane.
Breedlove fatto questa dichiarazione nel corso di una conferenza stampa congiunta con il ministro della Difesa georgiano Irakli Alasania.
"Noi non risparmieremo alcuno sforzo per il grande sviluppo delle forze armate georgiane e per la cooperazione tra la NATO e la Georgia per essere più vicini," ha detto. "E 'necessario partecipare a missioni internazionali. Sono sicuro che è possibile affrontare i problemi sulla base della cooperazione. La collaborazione e il lavoro in comune sono i principali concetti fondamentali della NATO. "
Un pacchetto di misure volte a incoraggiare la Georgia nel suo lottare per adesione all'Alleanza è stato approvato durante il vertice della NATO, tenutosi a settembre Galles 4-5.
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Georgia Civile 
22 ottobre 2014
Top NATO Comandante: 'partenariato con la Georgia Rock Solid'
Tbilisi: Attuazione del pacchetto di cooperazione rafforzata offerta dalla NATO alla Georgia al vertice in Galles è stato discusso in incontri tra il top comandante della NATO, il generale Philip Breedlove, e la leadership georgiana a Tbilisi il 22 ottobre, i funzionari hanno detto dopo i colloqui.
US Air Force Generale Philip Breedlove, che è Comandante supremo alleato in Europa e comandante delle forze Usa in Europa della NATO, ha incontrato il ministro della Difesa Irakli Alasania e poi anche avuto colloqui con PM Irakli Garibashvili con la partecipazione di altri alti funzionari, compresi i ministri degli interni e della giustizia.
"La partnership che la Georgia ha fatto con la NATO rimane solida roccia," Gen. Breedlove ha detto dopo l'incontro con il Ministro della Difesa.
Il ministro della Difesa Alasania ha detto dopo l'incontro: " Abbiamo discusso tempestiva attuazione della costituzione di joint [NATO-Georgia] centro di formazione in Georgia;abbiamo anche discusso di come stiamo andando a pianificare congiuntamente le esercitazioni militari regolari insieme con la NATO. Naturalmente abbiamo anche discusso la sicurezza regionale, in particolare nel contesto di aggressione della Russia in Ucraina e gli sviluppi in Siria e in Iraq; abbiamo anche parlato di come la NATO e la Georgia continuerà sforzi comuni per affrontare queste minacce . "
Gen. Breedlove ha detto che il "pacchetto sostanziale" concordato al vertice Nato in Galles aiuterà Georgia "anticipo nella sua preparazione verso l'adesione" nell'Alleanza .Iniziative chiave includono, ha detto, istituzione di missione lo sviluppo delle capacità di difesa in Georgia, con particolare attenzione per il Ministero della Difesa e di assistenza alla Georgia in continua riforma e modernizzazione del suo settore difesa e della sicurezza. Ha detto che il pacchetto aiuterà anche la Georgia ad aumentare la sua interoperabilità con la NATO attraverso la "partecipazione più georgiana in esercitazioni NATO e le esercitazioni militari in Georgia."
Alasania ha detto che il vice ministro della Difesa georgiano, Mikheil Darchiashvili, presentato piano di attuazione del pacchetto presso la sede della NATO questa settimana. Ha detto che il piano, che comprende anche la creazione di un centro di formazione congiunta NATO-Georgia, sarà presentato ai ministri degli esteri della NATO indicativamente nel mese di dicembre e poi il piano dovrebbe essere approvato definitivamente quando i ministri della difesa della NATO si incontrano nel mese di febbraio 2015. Alasania ha detto che per il centro di formazione proposto, una squadra di valutazione da parte della NATO arriverà ad esaminare le infrastrutture disponibili in Georgia.
Gen. Breedlove ha detto che la questione del centro di formazione è stato discusso "a livello operativo."
Nel suo discorso di apertura in una conferenza stampa dopo l'incontro con il ministro della Difesa georgiano, il comandante in capo della NATO ha sottolineato sulle sfide della sicurezza nella regione.
"Come georgiani sanno meglio di più questi sono tempi molto difficili in Europa come Russia ha nuovamente spostato in una nazione sovrana, illegalmente annessa una parte di esso e usato la forza militare per imporre la propria volontà", ha detto il generale Breedlove.
"La NATO è profondamente consapevole di questa minaccia persistente e sta prendendo le azioni ora per garantire che le nazioni della NATO in grado di rispondere rapidamente a questo tipo di minacce in futuro", ha aggiunto.

Le economie di UE e Stati Uniti vicine al punto di non ritorno...... La sempre più debole domanda dei consumatori evidenzia i sospetti sugli investitori che avevano previsto un futuro fin troppo positivamente.


Le economie di UE e Stati Uniti vicine al punto di non ritorno

Igor Kalinovskij, Expert - Reseau International 22 ottobre 2014
fedBuilding-grassLe economie di Europa e Stati Uniti hanno urgente bisogno di nuovi incentivi e liquidità, o scivoleranno in una spirale deflazionistica. La sempre più debole domanda dei consumatori evidenzia i sospetti sugli investitori che avevano previsto un futuro fin troppo positivamente. Il crollo del mercato del petrolio crea problemi non solo per i Paesi le cui economie dipendono da questo prodotto, dicono gli esperti. La situazione nei mercati di Europa e Stati Uniti è peggiorata notevolmente e ora le speranze non si fondano sulla ripresa economica, ma su azioni rapide e decisive delle autorità monetarie. Se ci si attarda ancora, il punto di non ritorno sarà superato, queste sono le stime pubblicate dalla revisione analitica della società d'investimento IT Invest.
La BCE senza risorse
Il 22 ottobre, i mercati azionari europei hanno registrato un significativo calo di circa il 3%. Il mercato azionario greco s'è particolarmente distinto, con un calo del 6,25%. "Vedendo che tutti gli indici azionari in Europa sono scesi a un nuovo minimo annuale, ci si domanda: dov'é la ripresa moderata di cui il capo della Banca Centrale europea Mario Draghi parla negli ultimi tre trimestri? Il rallentamento economico nella zona euro continua ad aggravarsi e la deflazione resta imbattuta", ha detto Vasilij Olejnik, analista della società IT Invest. I dati pubblicati ieri hanno sottolineato la debolezza della ripresa economica dell'UE e mostrano che l'inflazione in Germania non è aumentata a settembre. L'indice delle aspettative economiche in Germania è sceso inaspettatamente. L'istituto di ricerca ZEW ha detto che non esclude la possibilità di una recessione della maggiore economia europea nel terzo quadrimestre. Gli indicatori dell'inflazione in Francia, Italia e Spagna sono al di sotto delle aspettative dimostrando anche la debole crescita dei prezzi al consumo. I dati del Regno Unito suggeriscono una situazione simile, il mese scorso il tasso d'inflazione annuale è sceso inaspettatamente all'1,2%. La sterlina è scesa dello 0,7%, a 1,6 dollari, vicino al minimo in 11 mesi rispetto al biglietto verde. Tutti i mercati azionari europei sembrano aspettarsi il lancio del promesso programma di acquisto di asset, simile al QE della Federal Reserve degli Stati Uniti, ma non ha ancora risolto la questione dei poteri del regolatore, afferma Vasilij Olejnik. "Mentre la corte decide se la BCE abbia il diritto di acquistare grandi asset con il suo bilancio, gli investitori diventano nervosi. Considerando che i tedeschi erano fortemente contrari all'introduzione di un tale programma, la situazione sembra ammorbarsi. Draghi non ha più assi nella manica, e il tasso più basso e la distribuzione di crediti a buon mercato non possono salvare le banche. Possiamo solo aspettare, sperare e credere. Il lancio del programma di riacquisto è stato deciso per la seconda metà di ottobre, ma finora nessuno ne conosce i parametri. Se il volume del programma è trascurabile, si riesce a smorzare il panico provvisoriamente e, prima o poi, la BCE dovrà ancora seguire il percorso della FED. La situazione si riscalda assai rapidamente, quindi è probabile che le autorità della zona euro non abbiano tempo", ha detto.
Si spinge la FED alla flessibilità
La situazione negli USA peggiora. Il protocollo della riunione della FED di settembre, pubblicato la scorsa settimana, ha modificato l'atteggiamento degli investitori globali sul dollaro. L'accento si pone sul rallentamento dell'economia globale e il rafforzamento del dollaro è una potenziale minaccia per gli Stati Uniti. Gli investitori hanno concluso che la FED non ha fretta di restringere la politica monetaria. Ma vi è un grande vantaggio per gli investitori e il motore principale della crescita di tutti i mercati azionari, ha detto Vasilij Olejnik. "Il 22 ottobre scorso, la riduzione dei principali indici statunitensi ha raggiunto il 3%, il declino massimo giornaliero negli ultimi due anni. Al termine della sessione di contrattazione, gli indici riuscivano a riguadagnare la maggior parte delle perdite. La rapida caduta dei prezzi del petrolio e un dollaro più forte porterebbero immediatamente al calo dell'inflazione negli Stati Uniti. Con tale scenario, gli Stati Uniti rischiano di precipitare in una spirale deflazionistica, seguita dalla recessione, così come in Europa. La cosa buona è che presto spariranno tutti i timori di un aumento dei tassi d'interesse negli Stati Uniti, ed è probabile che la FED dovrà riflettere sulle nuove misure di stimolo che gli investitori salutano, visto che il rischio d'inflazione passa in secondo piano. Ora possiamo già scommettere che alla prossima riunione la retorica del regolatore cambierà divenendo più accomodante, e alcune sorprese e cenni positivi non sono esclusi. Anche se la FED riduce sicuramente il programma di acquisto attivo di asset, potrà ancora acquistare attivi con gli interessi sulle obbligazioni in bilancio per un ammontare di 10-15 miliardi di dollari", dice.
La caduta di ieri nelle borse degli Stati Uniti è dovuta ai cattivi dati sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti, ha detto l'analista di VTB24 Stanislav Klechev. Le vendite, escluse le automobili, di settembre hanno mostrato un calo del 0,2%. Il primo calo da gennaio, quando il degrado era dovuto al freddo. "La domanda dei consumatori è inaspettatamente debole, motore principale dell'economia statunitense, scatenando la reazione naturale degli investitori già avvertiti dalla FED su un rischio significativo per l'economia nazionale, come il dollaro a buon mercato e il rallentamento dell'economia globale. Tuttavia, un rischio interno, le cui cause sono ancora da indagare, si aggiunge a tali rischi esterni", ha detto. Nel frattempo la vendita nel mercato azionario passava alla rapida crescita del mercato del debito, e gli investitori iniziavano a comprare a colpo sicuro titoli del Tesoro come rifugio per i loro capitali. I rendimenti delle obbligazioni a 10 anni sono scesi al di sotto del 2% annuo. Ieri la sola diffusione dell'informazione della riunione a porte chiuse ha impedito il crollo del mercato azionario statunitense. La presidentessa della FED Janet Yellen ha apparentemente confermato la convinzione che l'economia statunitense raggiungerà l'obiettivo della crescita del PIL al 3%, mentre l'inflazione tornerà al livello voluto del 2%. "La menzione di quest'ultimo fatto, che non vi sia alcun rischio di deflazione, s'è rivelata molto importante in quanto i dati di ieri sull'indice dei prezzi alla produzione, al netto degli alimentari e dell'energia, hanno mostrato una crescita zero. E' la prima volta dalla primavera dello scorso anno, generando un timore ben fondato su un crescente senso deflazionistico", ha detto l'analista. A suo parere, non c'è nulla di nuovo nei propositi del capo della FED nella riunione riservata. Questo punto di vista appare nelle proiezioni ufficiali del regolatore. Ma il mercato aveva bisogno di emozioni positive, anche inventate, per fermare il panico. Tuttavia, la questione del completamento della correzione sul mercato statunitense resta aperta.
Tutti uguali davanti al petrolio
Il crollo del mercato del petrolio è un motivo in più per pensare ad ulteriori incentivi non solo per i Paesi le cui economie dipendono da questi prodotti, ma anche per gli USA, ha detto Vasilij Olejnik. La redditività della produzione di petrolio in molti pozzi negli Stati Uniti è ormai vicina agli 80 dollari al barile, per non parlare dello scisto bituminoso la cui produzione è più costosa. "Negli ultimi anni gli Stati Uniti aumentano la produzione di petrolio in vista di un'entrata nei mercati esteri come esportatori avendo una fonte di reddito supplementare nel bilancio, ma tutti questi piani potrebbero fallire. Resta per le autorità degli Stati Uniti una cosa: ancora una volta cominciano a sostenere l'economia stampando moneta, indebolendo il dollaro ed aumentando il costo delle materie prime. Più il petrolio rimarrà al livello attuale, più rapidamente l'eccesso di offerta sul mercato scomparirà e più il prezzo salirà. Si consiglia di acquistare "oro nero" vicino ai livelli attuali, attendendo un aumento di 10 dollari", dice l'esperto di IT Invest. Nel frattempo, secondo il capo del dipartimento analisi della società Golden Hills Kapital AM, Natalja Samojlova, i prezzi del petrolio non saranno lontani dal minimo da diversi anni e possono continuare a scendere verso l'obiettivo degli 80 dollari al barile, nelle prossime settimane.

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SOLIDARIETA' COI LAVORATORI E LE LAVORATRICI IN SCIOPERO USB IL 24 OTTOBRE.......PCL


SOLIDARIETA' COI LAVORATORI E LE LAVORATRICI 

IN SCIOPERO USB IL 24 OTTOBRE.

22 Ottobre 2014
USB
Il PCL sostiene le rivendicazioni dell'azione di sciopero intercategoriale promossa dal sindacato USB per il 24 ottobre, contro il governo Renzi, l'Unione europea, le politiche di austerità.

Nonostante i suoi limiti oggettivi, e i suoi aspetti di autocentratura di sigla, l'azione di sciopero della USB vedrà l'adesione di decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici, in particolare nel pubblico impiego: lavoratori e lavoratrici che esprimeranno anche in questa forma la propria ferma opposizione al governo e al padronato, e la propria protesta contro le politiche paralizzanti della burocrazia CGIL.

Il PCL sarà presente alle manifestazioni territoriali promosse dalla USB in occasione dello sciopero, così come è presente ad ogni iniziativa classista e di lotta, col proprio sostegno e le proprie proposte.

Parallelamente il PCL ritiene centrale unificare realmente il fronte di classe su basi di massa contro il governo Renzi e il padronato. Al fronte unico del padronato contro il lavoro è necessario opporre il più largo fronte unico di lotta dei lavoratori e delle loro organizzazioni, fuori da una logica rinunciataria o di frammentazione e concorrenzialità fra sigle. E' necessaria una svolta unitaria e radicale del movimento operaio che contrapponga alla forza dell'attacco padronale una forza di massa altrettanto radicale.

Questa esigenza, da sempre presente, è tanto più attuale di fronte al nuovo corso reazionario del renzismo, e alle sue ambizioni di sfondamento contro i lavoratori e il sindacato.

Il PCL porterà questa domanda di svolta unitaria e radicale in tutte le iniziative di lotta e/o di massa. E certamente nella manifestazione nazionale di massa promossa dalla CGIL il 25 Ottobre a Roma: in aperta critica alle linee sindacali e politiche di Camusso e Landini, per una nuova direzione del movimento operaio e sindacale.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

A FORAS !!!

Vi segnalo che l'incontro del 27 è in prosecuzione degli incontri precedenti, dal 30 agosto in poi, contro le servitù militari e basi in Sardegna. Decideremo insieme le azioni future da portare avanti
a presto Rosalba
--
-------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Nicola Piras <niguz@hotmail.it>
Date: 22 ottobre 2014 21:30
Oggetto: [nolagerlist] SABATO 25 corteo studentesco e LUN 27 assemblea contro l'occupazione militare
 
Sabato 25 ottobre alle ore 9 con partenza da Piazza Gramsci ci sarà il corteo studentesco contro l'occupazione militare.
Un corteo si spera il più inclusivo e partecipato possibile che sia caratterizzato dalla tematica studentesca messa in contrapposizione con le politiche statali di finanziamento e sperimentazione di nuove armi e strumenti di morte (vedi F35) e regionali di conversione del poligono di Quirra con la complicità dell'ateneo di Cagliari e Sassari.

Dopo il corteo la sera ci sarà un CONCERTO  di autofinanziamento per pagare i pullman che saliranno a Lanusei il 29 ottobre durante lo svolgimento del processo contro i generali italiani per disastro ambientale.

Nei giorni precedenti la partenza per Lanusei il Magistero accoglierà diverse inziative tra film, dibattiti, murales e un importante seminario di LUNEDI 27 dalle ore 17, a cui parteciperanno comitati, associazioni e individualità antimilitariste.

Di seguito l'evento del corteo e del concerto spammiamo e divulghiamo: https://www.facebook.com/events/855874554443108/?fref=ts

Organizza il comitato studentesco contro l'occupazione militare - Cagliari.

Sosteniamo le lotte dei prigionieri palestinesi!

Sosteniamo le lotte dei prigionieri palestinesi!


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SOSTIENI LA CAMPAGNA DEL FRONTE PALESTINA

mercoledì 22 ottobre 2014

MA QUALE LIBERTA’? E’ SOLO UNA MONTAGNA DI MERDA.......GJTirelli


MA QUALE LIBERTA’? E’ SOLO UNA MONTAGNA DI MERDA.

Quando il mondo era giusto, l’efferatezza di certe violenze erano impensabili e inattuabili, per via di un ancora preesistente codice etico che regolava e monitorava i comportamenti umani, evitandone le degenerazioni, e per un connaturato senso di colpa intrinseco nella coscienza di ogni essere umano. E non mi vengano a dire che oggi, con i mezzi di comunicazione, veniamo a sapere di cose, un tempo messe a tacere. Sarebbe come affermare che la percentuale di sostanze tossiche, inquinanti e mortali, disperse nelle acque dei nostri fiumi, laghi, mari, falde acquifere e sul territorio, non è un novità di oggi, e che l’aria delle nostre città è la stessa di sempre.
Un’ipocrita quanto subdolo strattagemma di un Sistema che ha demonizzato un passato luminoso, per affermare la sua indole stragista e sanguinaria.

“Quando la possibilità di divorziare non esisteva, nessuno divorziava”. Questa mia affermazione, che alla comune ragione potrebbe apparire ovvia e scontata, in realtà contiene due dati significativo:
a) l’affermazione, la condivisione, e in fine, l’accettazione di quelle scelte condivise che sono alla base di una convivenza civile –
b) creare una famiglia, sana e coesa, che rappresenti una delle infinite tessere della società, che poggia le sue fondamenta sui valori, il rispetto e la solidarietà.

Questo atteggiamento di responsabilità, apparteneva alle ragioni di un’epoca, dove le cose non si buttavano ma si aggiustavano.
E questo discorso vale per tutto ciò che, di questi tempi, ci viene sistematicamente spacciato per LIBERTA’, e che noi, accuratamente, codifichiamo dentro la parte più oscura della nostra mente, surclassando le ragioni dell’anima e del cuore.
La società, dunque, va migliorata al suo interno per essere definita civile! E non è nel trionfo del “meno peggio”, che daremo un futuro ai nostri figli!
Le società moderne relativiste e opportuniste, giocano sulla diaspora del nucleo familiare, per meglio controllare e omologare le masse, e hanno tradotto licenza in libertà per commercializzare al massimo la loro “insanguinata mercanzia”, liberando così il mercato da ogni intralcio di natura etica e morale.

Questa prima opera di smantellamento e di rimozione arbitraria dell’impianto etico originario, ha prodotto, in seguito, quello che, oggi, é un mondo di schiavitù, che alle catene ha sostituito le dipendenze e l’omologazione .
Via via, poi, affinché il cammino intrapreso non fosse ostacolato da alcun che, ogni tabù è stato superato, mortificato e reso ridicolo e, la morale, la spiritualità e religiosità, svuotate del loro intento riedificatore e di aggregazione solidale.


Gianni Tirelli

La moneta comune dei BRICS potrebbe contribuire a spezzare l’egemonia finanziaria occidentale

La moneta comune dei BRICS potrebbe contribuire a spezzare l’egemonia finanziaria occidentale

by sitoaurora
BRICS Business Magazine 22 ottobre 2014 - RBTH
Oleg Sienko, Direttore Generale dell'UralVagonZavod Research and Production Corporation, parla di come la Russia può cooperare con i partner dei BRICS per stimolare la crescita economica.
2_oleg-sienko-samyy-realnyy-shagI problemi strutturali e le sanzioni occidentali hanno messo l'economia russa in una posizione difficile. La Russia deve continuare l'integrazione con i Paesi BRICS, in particolare mediante la creazione di un sistema finanziario comune e una moneta unica, per evitare stagnazione e garantire l'accesso a tecnologie critiche ed infine divenire una potenze tecnologica mondaile. Oleg Sienko, Direttore Generale dell'UralVagonZavod Research and Production Corporation, ne discute in un'intervista con BRICS Business Magazine.
A fine settembre, la Banca Mondiale ha pubblicato tre scenari a medio termine sullo sviluppo economico della Russia, il migliore dei quali prevede una bassa crescita del PIL nei prossimi anni. Tra le altre cose, gli esperti della banca sottolineano che un'ulteriore accelerazione della crescita economica non sarà possibile semplicemente mantenendo la politica di stimolo fiscale vigente. È d'accordo con tali conclusioni? Come valuta la situazione attuale dell'economia russa?
Non è affatto semplice. E' già evidente che le sanzioni hanno causato gravi problemi. E' difficile discutere con gli esperti della Banca Mondiale, non ci sarà una crescita importante, soprattutto dei settori fondamentali dell'economia. Tuttavia, è altrettanto evidente che il Paese dovrà prendere misure per stimolare l'economia, oggi, a prescindere dalle limitazioni di bilancio. Altri Paesi sono riusciti a trovare una via d'uscita da crisi simili iniettando denaro nell'economia. A mio parere, c'è un altro aspetto importante in questo caso. Se vogliamo uscire dalla crisi in fretta, il governo deve essere molto più attivo di quanto sia stato. Decisioni lente significano che gli sforzi per combattere la crisi devono essere raddoppiati.
Come si manifesta?
Ci sono settori economici che hanno bisogno di supporto immediato. Noi stessi abbiamo creato alcuni di tali problemi, adottando leggi a destra e a sinistra come ad esempio sugli appalti pubblici, e ora cerchiamo strenuamente di superarle. Per qualche ragione nessuno sembra preoccuparsi di tale incoerenza politica, anche se si tratta di un punto abbastanza critico. Ma non solo. L'aiuto del governo non dovrebbe limitarsi solo ad iniettare denaro nell'economia; dovrebbe anche concentrarsi su protezione e preservazione del mercato interno. Finora è stato il contrario. Quando la Russia ha aderito all'OMC, quasi tutti ebbero accesso al mercato russo.
Potrebbe citare esempi specifici?
Si prenda l'industria automobilistica. L'obiettivo della localizzazione del 50%, incorporato negli accordi con le società automobilistiche estere che gestiscono l'assemblaggio industriale, è ancora irraggiungibile, come sempre. Le aziende metallurgiche russe fabbricano lamiere per carrozzerie, ma non vengono utilizzate o almeno non nella misura in cui potrebbero esserlo. Non producendo componenti a livello nazionale non riusciamo a stimolare altri settori della nostra economia, come l'industria mineraria, metallurgica, delle costruzioni, e la lista continua lungo la filiera. Questo dovrebbe ricevere più attenzione.
Chiede di limitare l'accesso a questi mercati?
Prendete l'India, per esempio. Questo Paese è membro dell'OMC dal 1995, ma vi sfido ad importarvi prodotti di cotone. Finireste per pagare un dazio doganale tra il 50% e il 100%. Provate a importare un auto a Cipro, Stato membro dell'UE, pagherete un dazio del 100%. Ci sono innumerevoli esempi di questo tipo. Ciò non include le famigerate sanzioni antirusse, in contrasto con ogni regola del commercio globale, e la nostra appartenenza all'OMC non ha alcuna influenza su di esse. Ciò dimostra solo che ciò viene attuato per un unico obiettivo, aprire i nostri mercati.
Un'alternativa al dollaro
Ha sostenuto il riavvicinamento tra i Paesi BRICS, compresa la creazione di una moneta comune. Perché è così importante? E soprattutto è fattibile?
E' del tutto fattibile. I Paesi BRICS rappresentano la metà della popolazione del pianeta, e hanno già fatto un passo importante verso la creazione di un proprio meccanismo finanziario indipendente. Mi riferisco al recente accordo per creare la Banca di sviluppo BRICS e un pool di valute per controbilanciare istituzioni come il FMI. Il prossimo passo logico sarebbe creare una moneta unica per i Paesi BRICS. A mio parere, tale misura permetterà di liberarci dalla dipendenza dai centri finanziari occidentali e dal dollaro come principale valuta di transazione e riserva internazionale. Questo è il passo più realistico, che potrebbe preannunciare il miglioramento economico di tutti i Paesi BRICS, Russia compresa.
Secondo Lei qual è il meccanismo necessario per creare una tale moneta?
Si dovrebbe selezionare un 'moneta BRICS' per tutte le transazioni tra i Paesi BRICS e scegliere l'euro per effettuare la conversione più rapida, quindi creare centri monetari e di transazione e un proprio sistema di pagamento. Sono sicuro che molti Paesi in America Latina, Sud-Est asiatico e Africa passerebbero a questa valuta, essendo sempre più stanchi dell'egemonia di dollaro ed euro, le uniche valute in cui i beni vengono acquistati e gli investimenti effettuati. Intendiamoci, le persone sono pienamente consapevoli del fatto che tali investimenti sono in funzione della stampa, e non prodotto di un'economia reale. Se accadesse nei prossimi tre anni, il nuovo sistema di pagamento globale dovrebbe includere almeno il 70% di tutti i Paesi in termini di popolazione globale, abbattendo il dollaro statunitense una volta per tutte.
Come potrebbe la moneta comune BRICS essere diversa da dollaro o euro?
La differenza sarebbe che la moneta BRICS sarà supportata da attività e risorse reali; risorse umane, naturali e materie prime di cui i nostri Paesi sono ricchi e con tutta probabilità, una volta che queste misure saranno introdotte, il mondo sarà diviso in due campi: il campo 'progressista' dei Paesi BRICS e dei mercati emergenti allineati, e i "pessimisti" che includerebbero Stati Uniti, Europa e Paesi ad essi associati. Ecco perché creare la nostra moneta è un passo fondamentale. Quanto prima avviene, maggiori progressi farà il nostro sviluppo economico e migliori possibilità avremo di costruire un'alleanza forte ed indipendente controbilanciando gli Stati Uniti.
Può riassumere i passaggi chiave che Russia e Paesi BRICS dovrebbero adottare per compensare le conseguenze delle sanzioni e, soprattutto, sviluppare le proprie economie a un nuovo livello tecnologico?
Come ho già detto, la prima mossa sarebbe creare una moneta comune. La seconda aggiornare la nostra base tecnologica assieme ai nostri partner. Non tutte le tecnologie critiche sono disponibili nelle nazioni che c'impongo le sanzioni. Inoltre, vi sono Paesi occidentali dalla visione più sobria; hanno le tecnologie di cui abbiamo bisogno, ma non possiedono materie prime. Dobbiamo negoziare e trovare il modo di raggiungere e scoprire opportunità di scambio reciprocamente vantaggiose. Ovviamente, dobbiamo costruirci le tecnologie. La Russia vanta una grande tradizione in questo settore ed è già ben avviata nel crearne di nuove. Ad esempio, siamo il principale produttore di rompighiaccio a propulsione nucleare e di piattaforme petrolifere artiche. Siamo anche impegnati nello sviluppo del fondale dell'Artico. Dobbiamo attivare il nostro cervello. Infine, il terzo passo riguarda le infrastrutture, e forse questa è l'area più importante. Le infrastrutture spronerebbero le altre industrie all'azione, perché sono il fondamento su cui tutto è costruito, dal chiodo al più complesso equipaggiamento. Per far si che accada, dobbiamo adottare un nuovo modo di pensare e iniziare ad affrontare questi problemi. Dobbiamo farlo subito, e non procrastinare secondo le vecchie abitudini.