mercoledì 1 luglio 2015

GILBERTO Y CAETANO
DON’T PLAY IN TEL AVIV!
Il 28 luglio è previsto un concerto di
Gilberto Gil e Caetano Veloso a Tel
Aviv, capitale dello stato illegale e razzist
a di Israele. Molti artisti e decine di
migliaia di attivisti da tutto il
mondo stano chiedendo ai due
celebri musicisti di non essere
complici dell’apartheid e di
rinunciare al concerto. Gilberto
Gil il pomeriggio del 10 luglio
sarà a Chieri a un dibattito
nell’ambito del Festival dei beni
comuni, e la sera proprio lì
insieme a Caetano Veloso aprirà
il tour mondiale. E’ importante
convincerli a non sostenere
l’apartheid e a boicottare Israele.
VENERDI
10 LUGLIO
PRESIDIO A
CHIERI (TO)
dalle 15 sala di v. CONCERIA 2
A SEGUIRE PIAZZA DANTE
Nb firma la petizione internazionale:
http://bdsitalia.org/index.php/compon
ent/tortags/tag/

Eastring vs Balkan Stream: la battaglia per la Grecia

Nuovo articolo su Aurora

Eastring vs Balkan Stream: la battaglia per la Grecia

by sitoaurora
Andrew Korybko The Saker 28 giugno 2015TurkGasPipe-webfigLa Russia non bluffava quando ha detto che il Turkish Stream sarà l'unica via di transito del gas fuori dall'Ucraina dal 2019, e dopo tentennamenti incredulo per più di sei mesi critici, l'UE solo ora rinsavisce cercando disperatamente di mercanteggiare un'alternativa geopolitica. Fermo restando che il fabbisogno di gas ricadrà assolutamente sulla Russia nei prossimi decenni (indipendentemente dalla retorica transatlantica), l'UE vuole attenuare le conseguenze multipolari dei gasdotti pianificati dalla Russia finché può. La Russia vuole estendere il Turkish stream a Grecia, Macedonia e Serbia con un piano che l'autore ha già definito "Balkan stream", mentre l'Unione europea vuole abolire la rotta balcanica centrale e sostituirla con una nei Balcani orientali via Bulgaria e Romania, la cosiddetta "Eastring". Sebbene l'Eastring possa teoricamente far transitare il gas dal Caspio inviato attraverso il gasdotto TAP, la proposta invece è stata presentata ultimamente in connessione al Turkish stream, probabilmente perché possibilmente i previsti 10-20 miliardi di metri cubi l'anno rispetto al precedente (le riserve dell'Azerbaigian non possono soddisfare la domanda senza assistenza turkmena, lungi dall'essere garantita a questo punto), sono sminuiti dai 49 miliardi di metri cubi del secondo. Se l'Europa non intende collegare l'Eastring al Turkish stream, le forniture di gas russo potrebbero raggiungere il continente indipendentemente dalla rotta in questione (Balcani centrali od orientali), il che significa che c' è una situazione sempre vantaggiosa per la

c0ntropiano.org. -----notizie


Lettera di Tsipras alla Ue: "accettiamo, ma con emendamenti". No di Schaeuble


Il Financial Times ha reso nota nella sua versione online una lettera che Alexis Tsipras ha inviato ai "creditori", in cui sostanzialmente accetta molte delle condizioni poste dalla Troika, ma con diverse...Leggi tutto

Influire sul referendum, perciò si dice che "si tratta"


Ma si sta trattando o no? Dai media italiani non si può capire quasi nulla. Prevale soprattutto l'intento "pedagogico" nei confronti del lettore-telespettatore: "fuori dall'Unione Europea c'è la rovina",...Leggi tutto

Poroshenko al Corsera: un'intera armata russa avrebbe invaso l'Ucraina


In sordina da un po' di tempo, sulla stampa nostrana, le vicende del Donbass. Salvo qualche eccezione, ovviamente limitata a pubblicare interviste a chi è "pronto al dialogo" ma, purtroppo, non può far...Leggi tutto

Salvinomics. La destra si candida a governare


Sente il vento favorevole e gioca le sue carte come opzione di governo in una intervista al Sole 24 Ore. E' un Salvini meno sborone di quello televisivo, il politico che oggi risponde alle numerose domande...Leggi tutto

La Turchia a un passo dall’invasione della Siria. Per spazzare via i curdi


Dopo la sanguinosa incursione di massa delle milizie jihadiste a Kobane la scorsa settimana, che ha causato circa 200 vittime tra i combattenti curdi ma soprattutto tra i civili, nelle ultime ore è toccato...Leggi tutto

Grecia: la vergogna europea in tre immagini (e un numero)


Prima immagine. Tanto per rinfrescare la memoria. I salvataggi delle banche, in miliardi di euro. 300mappasalvataggiBancheLeggi tutto

Tutti con il "NO" in Grecia. Appello del forum di Atene


Lotta popolare europea contro l’austerità La vittoria del NO al referendum sarà la vittoria di tutti i popoli d’Europa e un messaggio di speranza, resistenza e dignità. Il voto NO sancirebbe...Leggi tutto

Luglio 1960: la vittoria della democrazia


Sono passati cinquantacinque anni e non è possibile far trascorrere questa ricorrenza nel silenzio e nell’oblio. Era l'Italia del 1960. Il Paese si trovava in pieno miracolo economico, ma il benessere...Leggi tutto

Il giornalista con penna. "Tav? Non so perché lo faccio"


Divertente e molto ironica risposta a un "pezzaccio" del Corriere della sera contro il movimento No Tav. Da NoTav.Info ***** Intervista esclusiva ad un giornalista. Dopo le manifestazioni: mi mandano...Leggi tutto

Sorvegliare e punire. I governi hanno paura


I governi europei ostentano sicurezza ma rivelano paura, una paura crescente e sopratutto dei propri governati. E' impressionante infatti l'escalation di leggi repressive e restrittive approvate in queste...Leggi tutto

Sauditi, Stato Islamico e Al Qaeda all’assalto dello Yemen


E’ davvero incredibile, e vergognoso, il disinteresse mediatico e anche politico che in questi giorni è impossibile non notare a proposito di quanto sta accadendo nello Yemen. Il terrorismo jihadista,...Leggi tutto

Referendum in Grecia: NO all’ austerita’, NO ai diktat imperialisti! Solidarietà con i lavoratori e il popolo greco!

 

Referendum in Grecia: NO all’ austerita’, NO ai diktat imperialisti! Solidarietà con i lavoratori e il popolo greco!

Referendum in Grecia: NO all’ austerita’, NO ai diktat imperialisti!
SOLIDARIETA’ CON I LAVORATORI E IL POPOLO GRECO 
SVILUPPIAMO LA RESISTENZA ALLE CRIMINALI  POLITICHE DELL’UE E DEL GOVERNO RENZI!
 
Domenica 5 luglio il popolo greco si esprimerà nel referendum indetto dal governo socialdemocratico presieduto da Tsipras, per accettare o respingere l’ultimatum posto dalla Troika UE-BCE-FMI.
Il referendum offre l’opportunità alle masse popolari di esprimere la loro volontà sulle misure richieste dalla Troika imperialista, dopo mesi di ricatti e minacce da parte di queste istituzioni del capitale finanziario.
Tali misure servono a scaricare il peso della crisi e del debito sulla classe operaia e le masse popolari, salvando padroni, banchieri e ricchi; dimostrano l’odio dell'oligarchia finanziaria nei confronti di un popolo che ha dimostrato di resistere alle loro politiche e ai loro ricatti.
Denunciamo dunque con forza l'UE, le sue politiche di austerità, antidemocratiche e reazionarie. Allo stesso modo sottolineiamo le gravi responsabilità del governo Renzi che è schierato a favore delle misure neoliberiste e di austerità e le sta applicando a tutto spiano nel nostro paese (vedi Jobs Act e controriforma della scuola).
Sosteniamo dunque con forza il NO al referendum greco e difendiamo il diritto del popolo greco a decidere il suo futuro, a respingere i diktat imperialisti e a uscire dall’UE e dall’euro.
Sosteniamo la parola d’ordine dell’annullamento del debito greco, comprato dalla Troika per salvare le banche.
Denunciamo le ingerenze e i ricatti delle istituzioni internazionali che vogliono punire il popolo greco, temendo che il suo esempio di resistenza si estenda agli altri popoli.
La questione del referendum greco è una questione politica: è la volontà delle masse popolari di farla finita con l’infernale politica di austerità imposta da istituzioni europee al servizio esclusivo del capitale monopolista, che ha tagliato i servizi sociali, le pensioni, esteso la disoccupazione, la povertà, la fame. E’ una questione che riguarda tutti i lavoratori, le donne degli strati popolari, i giovani senza lavoro!
Allo stesso tempo, riteniamo che per fermare le politiche imperialiste sia indispensabile lo sviluppo della mobilitazione di classe e popolare, la costruzione di organismi  di lotta delle masse sfruttate e oppresse, l’approvazione di misure risolute contro il capitale e per soddisfare le rivendicazioni economiche e politiche delle masse lavoratrici. Cosa che solo un vero Governo operaio e di tutti gli sfruttati potrà fare, in Grecia come in Italia.
Sviluppiamo il movimento di solidarietà internazionalista con i lavoratori e il popolo di Grecia!
Invitiamo le forze del movimento operaio, sindacale e sociale a esprimere ovunque una chiara posizione di solidarietà e a non farsi intimidire dalla propaganda borghese.
Lavoriamo unitariamente per costruire le iniziative di solidarietà e chiamiamo a partecipare alle manifestazioni a favore del popolo greco, contro la UE imperialista e il governo reazionario di Renzi.
1° luglio 2015
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia



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PORTO RICO, LA GRECIA AMERICANA

PORTO RICO, LA GRECIA AMERICANA
Redazione | 30-06-2015 Categoria: Economia Stampa

Porto Rico, il collasso da 72 miliardi della «Grecia americana». S&P: default inevitabile

Da Il sole 24 ore
(AnsaAp)(AnsaAp)
NEW YORK - È la Grecia americana. Porto Rico ha minacciato di dichiarare il proprio default: il governatore del territorio in regime di Commonwealth, il mai accettato 51esimo “stato” dell'Unione, ha fatto sapere di non essere più grado di onorare debiti che hanno ormai superato i 72 miliardi di dollari. Questo debito, ha detto Alejandro Garcia Padilla, semplicemente «non è ripagabile»; è una questione, ha aggiunto, «non di politica ma di matematica».
Il governatore ha chiesto aiuto, ai creditori e a Washington. Ma almeno dal governo federale e dal Congresso è arrivato un secco no. «Nessuno sta contemplando un salvataggio federale di Porto Rico», ha detto il portavoce della Casa Bianca Joshn Earnest.
 
Immediata la reazione delle agenzie di rating. Standard & Poor’s ha abbassato il rating sovrano di Portorico da Ccc+ a Ccc-. Secondo S&P a questo punto il default di Portorico appare «inevitabile» entro i prossimi sei mesi. Il 1° luglio scade il termine per il pagamento del fornitore di energia del Paese, al quale l’ente statale energetico, il Prepa, deve 400 milioni di dollari. Un debito che quasi certamente non potrà saldare.
Non sarà affatto facile, però, per operatori e policymaker ignorare del tutto una debacle. I creditori sono un variegato e vasto universo di fondi pensione e hedge fund. E un disordinato collasso di Porto Rico rischia di scuotere nel profondo l'intero grande mercato dei bond municipali e locali, utilizzati da stati e enti americani per finanziare progetti essenziali che vanno dalle scuole alle strade e finora considerato tra i più sicuri. Il dramma dell'isola rappresenterebbe un nuovo nadir per i municipal bond dopo le bancarotte dichiarate da Detroit e da alcune più piccole città californiane.
Il fardello del debito è diventato insostenibile perché, se è la metà di quello di un altro stato fortemente indebitato, la California, Porto Rico ha solo un decimo della popolazione. Vale a dire che ognuno dei suoi 3,7 milioni di residenti ha una cambiale da 20.000 dollari sulla testa, un record assoluto tra gli stati americani. In termini di proporzioni con l'economia, ormai in recessione dal 2007, l'indebitamento rappresenta il 70% del Pil dell'isola.
L'ARTICOLO CONTINUA QUI: http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-06-30/porto-rico-collasso-72-miliardi-grecia-americana-071747.shtml?uuid=AC8TnCJ

I GIORNALISTI E LA GUERRA

I GIORNALISTI E LA GUERRA
Redazione | 30-06-2015 Categoria: Giornalismo [Cultura] Stampa

I giornalisti e la guerra

Considerando che i giornalisti dovrebbero essere al servizio della pace, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha adottato all’unanimità una risoluzione per la loro protezione nelle zone di guerra. Eppure, due settimane più tardi, il Dipartimento della Difesa statunitense ha pubblicato istruzioni per fermare i professionisti dei media che si dedicano allo spionaggio: un’iniziativa che potrebbe ritorcersi contro i giornalisti degli Stati membri della NATO.
| Damasco (Siria)
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Il 27 maggio 2015 il Consiglio di Sicurezza ha adottato la Risoluzione 2222 sulla protezione dei giornalisti nelle zone di guerra, risoluzione che ha raggiunto l’unanimità semplicemente perché non risponde a ciò che è diventata la professione di giornalista nell’epoca della televisione globale e della guerra di quarta generazione.
Il dibattito del Consiglio di Sicurezza del 27 maggio scorso, sulla tutela dei giornalisti nelle zone di guerra, non ha contribuito a fare progressi [1]. I diplomatici hanno accusato diversi Stati di aver ucciso o lasciato uccidere dei giornalisti, senza considerare che il ruolo di "giornalista" può coprire diversi tipi di attività, tra cui lo spionaggio, il sabotaggio o il terrorismo.
Finora si pensava che per beneficiare della necessaria protezione ai giornalisti fosse necessario:
- avere un accredito stampa rilasciato dall’autorità nazionale competente del paese di appartenenza o di quello in cui si opera;
- non prendere parte ai combattimenti;
- non violare la censura militare.
Si noterà la stranezza di quest’ultima condizione, originariamente stabilita per proteggere i segreti militari ma usata per mascherare la propaganda e i crimini di guerra.
Si riteneva inoltre che i soldati impiegati come giornalisti per gli organi di informazione militari o i giornalisti civili incorporati negli eserciti (embedded) non dovessero avere lo status di giornalista ma quello di soldato.
In riferimento al precedente dell’assassinio del comandante Ahmad Shah Massoud da parte di due giornalisti, gli statunitensi sostengono che questa professione possa servire come copertura per attività terroristiche. Più recentemente, il cittadino britannico Omar Hussein si è unito all’Isis e ha pubblicato − sotto lo pseudonimo di Abu Awlaki – articoli celebrativi della vita nello Stato Islamico. Tuttavia, questi esempi di giornalisti coinvolti personalmente nei combattimenti sono del tutto marginali. Il vero problema è altrove, con i mezzi di comunicazione globali e la guerra di quarta generazione (4GW).

I media globali

Fino al 1989 i media erano nazionali. La propaganda non poteva quindi rivolgersi che alla propria parte. Naturalmente era possibile lanciare volantini dagli aerei o trasmettere via radio a onde corte, ma si era ancora percepiti come voce nemica.
Nel 1989, una televisione locale degli Stati Uniti, la CNN, improvvisamente si trasformò in televisione globale grazie ai satelliti. Il suo cambiamento di stato − non era più "americana" − garantiva la sua neutralità nel conflitto. La CNN si è affermata come un mezzo di "informazione continua" raccontando in diretta la caduta di Ceauşescu. La diretta avrebbe messo al sicuro da manipolazioni e garantito la restituzione fedele

NASCE A BARI UNA SEZIONE DEL PCL


Prima pagina

NASCE A BARI UNA SEZIONE DEL PCL

28 Giugno 2015
bari
Uno spettro si aggira per la Puglia: lo spettro del Partito Comunista dei Lavoratori.

A seguito di un processo di progressivo radicamento in Puglia, con la nascita di due nuove sedi nella provincia di Taranto, nasce anche a Bari una sezione del Partito Comunista dei Lavoratori, nella quale sono confluiti diversi compagni provenienti dalle fallimentari esperienze dei partiti socialdemocratici italiani, in particolare Rifondazione Comunista e SEL.

A Bari la nascita di un partito marxista rivoluzionario assume un significato molto particolare, essendo questa la terra dove, dieci anni fa, Nichi Vendola, leader di uno dei partiti della “sinistra radicale”, si imponeva come governatore delle Puglie e veniva acclamato da masse di lavoratori festanti che, invano, riponevano in lui la speranza di un futuro meno incerto. A bilancio di questa decennale e fallimentare esperienza riformista, il totale asservimento al modo di produzione capitalistico del sistema di potere politico della sinistra radicale, da SEL a PRC-Federazione della Sinistra, ha drammaticamente contribuito all'abbassamento del livello di coscienza della classe operaia e contadina pugliese, gran parte della quale, peraltro, pesantemente devastata dalla crisi economica europea e ormai per lo più sottoproletarizzata. Il recente successo elettorale, in terra di Puglia, del leghista Salvini e la scarsa affluenza elettorale sono, in gran parte, ascrivibili al tradimento delle speranze suscitate nella classe operaia dall'affermazione di una sinistra che era radicale solo nei simboli e negli intenti, non certo nei fatti.
Le grandi capacità oratorie di Vendola avevano infatti destato speranze e illusioni nell'immaginario sia della classe operaia pugliese che di tanti compagni e compagne che, in buona fede, militavano in SEL e Rifondazione Comunista. Tuttavia, con l'attuazione delle politiche regionali, il vero contenuto della proposta politica del centrosinistra pugliese, totalmente subalterno rispetto agli interessi delle classi dominanti, si è ben presto svelato in tutta la sua tragica inconsistenza. La continua concertazione delle sorti e della salute degli operai dell'ILVA attraverso relazioni amicali tra Vendola e i padroni della fabbrica è il paradigma della sudditanza della cosiddetta sinistra radicale ai voleri della classe padronale.
Nell'ambito di questa parabola discendente, negli ultimi anni si è addirittura osservato uno spostamento ulteriore verso destra di SEL, culminato con la firma, a ridosso delle elezioni politiche del 2013, del programma PD di Bersani che imponeva il mantenimento dei patti di stabilità lacrime e sangue dettati dal capitalismo finanziario europeo.
Esattamente in modo antitetico rispetto alla narrazione poetica del leader di SEL, tutta la cosiddetta sinistra radicale pugliese, da SEL a PRC, si è dunque completamente accodata alle richieste del capitalismo italiano di imponenti tagli alla spesa pubblica, con l'unico vero obiettivo, ovviamente non dichiarato, di mantenere le poltrone nei vari governi locali e nazionali. Persino alle ultime elezioni regionali pugliesi sia SEL che PCDI hanno sostenuto il candidato del PD Emiliano alla guida della regione, mentre, contemporaneamente, criticavano le politiche di Renzi a livello nazionale.
In Puglia, a pagare il salatissimo conto della narrazione vendoliana sono state principalmente le classi meno abbienti, con la sottoproletarizzazione di consistenti pezzi di classe operaia e un generale impoverimento del ceto medio. In questi anni i cittadini pugliesi hanno assistito impotenti alla chiusura di decine di ospedali pubblici, al costo esorbitante dei servizi sanitari e all'incremento dei tempi di attesa (mesi o addirittura anni) per le visite specialistiche nei rimasugli di sanità pubblica sopravvissuta. Tutto questo mentre i soldi pubblici venivano utilizzati per continuare a finanziare la sanità privata.
Le politiche delle giunte comunali baresi di centro sinistra, guidate prima da Emiliano e poi da Decaro non sono state in grado, peraltro, di attutire l'impatto della crisi economica, sicché i livelli di disoccupazione nella città di Bari hanno toccato punte record del 18%, con livelli di disoccupazione di oltre il 40% nella popolazione giovanile, in un quadro di progressiva deindustrializzazione.
Nel contempo le condizioni di vita nelle campagne della provincia barese sono rimaste inalterate nella loro struttura feudale, con un sistema di bracciantato agricolo sottopagato e vessato dal più bieco caporalato.
Persino sul versante dei diritti umani, li' dove la narrazione vendoliana aveva raggiunto vette inarrivabili, il fallimento delle politiche solidaristiche della buona e bella borghesia barese è sotto gli occhi di tutti. A chiunque capitasse di fare un giro in città, salterebbe subito agli occhi il contrasto tra i bellissimi e lussuosi palazzi antichi del centro murattiano barese e la ghettizzazione di oltre 200 migranti in una lercia tendopoli, fredda di inverno e maleodorante d'estate, nel limitrofo “quartiere libertà”. Per non parlare deL CIE posto alla periferia della città, vero e proprio lager dove vengono segregati in condizioni disumane centinaia di diseredati, scappati dalle guerre e dalle carestie africane.

Chi conosce le tristi vicende dei partiti socialdemocratici europei del 900, tuttavia, non rimane affatto sorpreso dalla totale incapacità della “sinistra radicale” pugliese di avviare un progetto di trasformazione della società a favore delle classi meno abbienti. Al contrario, la parabola discendente della “sinistra radicale” pugliese è l'ulteriore conferma, se ve ne fosse bisogno, che l'unica sinistra in grado di trasformare in senso socialista la società deve necessariamente opporsi ad ogni accordo di potere con i partiti della borghesia. L'unica sinistra che può operare una positiva trasformazione delle condizioni di vita dei lavoratori non può cioè pensare di conciliare gli interessi dei lavoratori con quelli dei padroni. I fatti pugliesi dimostrano, per l'ennesima volta, che l'indipendenza politica del movimento operaio è l'unica strada per un cambiamento positivo nelle condizioni di vita dei lavoratori. Solo l'abbattimento del sistema dei profitti e la nascita di un governo dei lavoratori può consentire una trasformazione verso migliori condizioni di vita dell'umanità.
Ed è esattamente questa la ragione per la quale nasce, si costruisce e si va a radicare a Bari, come precedentemente in tutta Italia, una significativa e combattiva presenza del PCL, l'unico partito che non ha mai accettato logiche di subalternità rispetto ai partiti della borghesia e si è sempre speso in difesa degli interessi degli sfruttati. Ed è particolarmente significativo che tanti compagni delusi, provenienti dalle esperienze di SEL e Rifondazione Comunista, abbiano abbandonato le illusioni riformiste e contribuito alla formazione del PCL a Bari.
La nascita di una sezione del PCL a Bari costituisce dunque una straordinaria occasione di ricomposizione di una identità comunista per tanti compagni, giovani e meno giovani, che in buona fede avevano invano riposto in SEL o in quel che resta di Rifondazione Comunista le loro speranze di trasformazione radicale della società.
A partire da un programma di inequivocabile rottura con il sistema capitalistico e di indipendenza di classe nasce quindi anche a Bari, finalmente, una casa comune dei comunisti, democratica e non settaria, che vuole rappresentare il punto di incontro e di confronto di migliaia di operai, contadini, studenti, lavoratori, disoccupati, migranti e diseredati, con il fine di sviluppare un progetto di rottura con le classi dominanti e una trasformazione socialista della società italiana.
L'invito a partecipare, controcorrente, all'elaborazione di un progetto comunista nel PCL di Bari, nell'ambito dei principi del marxismo rivoluzionario, è rivolto in particolare sia a quei compagni baresi profondamente delusi dalle politiche trasformiste delle dirigenze nazionali e locali di PRC e di SEL, che a tutta la galassia giovanile delle organizzazioni studentesche e dei gruppi autonomi della sinistra, con lo scopo di formare avanguardie che sappiano operare nelle laceranti contraddizioni del capitalismo e contribuire al suo abbattimento.
Salvatore de Lorenzo- PCL Bari

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lunedì 29 giugno 2015

Dal PRC al PCL


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Dal PRC al PCL

Il PRC di San Marzano passa integralmente al Partito Comunista dei Lavoratori per continuare la propria battaglia contro la deriva riformista, per un partito rivoluzionario.

29 Giugno 2015
san marzano
Il circolo del PRC di San Marzano (TA) ha scelto di passare al Partito Comunista dei Lavoratori. Si tratta della seconda sezione in ordine di grandezza della Federazione di Taranto. La scelta è stata unanime, e ha coinvolto tutti i 41 compagni del circolo.

Questa scelta non è stata improvvisa né improvvisata. Rappresenta l'esito di un lunga battaglia politica combattuta dal circolo a partire dal 2010 contro la linea riformista nazionale di Paolo Ferrero e la sua traduzione sul territorio tarantino. Ma anche lo sbocco del confronto politico diretto, per un anno, tra questi compagni , la segreteria nazionale del PCL, la nuova sezione locale del PCL che nel frattempo si era costituita nella città di Taranto, anch'essa proveniente dal PRC.

L'adesione avvenuta può ora rappresentare un ulteriore fattore di polarizzazione attorno al PCL di altri compagni dispersi dalla crisi del PRC tarantino. E forse anche un fattore di incoraggiamento a compiere un analogo passo per tanti compagni del PRC in giro per l'Italia che vivono da tempo con comprensibile sofferenza la deriva politica e il cupio dissolvi del proprio partito, e che rischiano purtroppo la demotivazione, l'abbandono passivo, il ritorno a casa.

Ai nostri nuovi compagni di San Marzano va il saluto e l'abbraccio di tutto il PCL.
Partito Comunista dei Lavoratori

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"livelli intollerabili" della Monsanto glifosato (Roundup) trovato in latte materno"



"livelli intollerabili" della Monsanto glifosato (Roundup) trovato in latte materno

By Christina Sarich
Global Research, 29 giugno 2015
Società naturale
Tema: Biotecnologie e OGM, Scienze e Medicina

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Dopo aver testato 16 donne provenienti da diverse regioni in tutta la Germania, il Partito dei Verdi ha rilevato che le tracce del glifosato chimica, l'ingrediente principale in erbicida più venduto della Monsanto Round Up, si stanno manifestando nel latte materno a «livelli intollerabili" che potrebbero danneggiare una via di sviluppo bambino e la madre.

Le tracce diserbante nel latte materno sono risultati essere tra 0,210 e 0,432 nanogrammi per millilitro (ppb). L'acqua potabile è consentito di avere non più di 0.100 nanogrammi di glifosato.

Irene Witte, professore di tossicologia presso l'Università di Oldenburg, ha descritto i risultati come "intollerabile".

Witte ha dichiarato:

"Non avrei mai immaginato che le quantità sono così alti."

Anche se la dimensione del campione in questi test iniziali era piccolo, e Witte ritiene dovrebbe essere ampliato, è comunque indicativa di un grave problema. Queste 16 donne indicano che grandi settori della popolazione sono stati avvelenati con glifosato - una sostanza che l'OMS ha definito cancerogeno. Se Monsanto è permesso di continuare a vendere queste sostanze chimiche, equivale a omicidio di massa.

Witte ha spiegato che se la chimica è stato dimostrato di provocare il cancro, quindi nessun importo dovrebbe essere tollerata nella nostra alimentazione. Come promemoria, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente espresso un durissimo colpo per Monsanto, pronunciando che il glifosato - e, successivamente, della Monsanto Round Up - è L'organizzazione ha anche recenti dichiarati altri 2 pesticidi 'probabilmente cancerogeno.' - Lindano e DDT - come cancerogene per gli esseri umani.

Inoltre commentando i residui di glifosato presenti nel latte materno, Witte ha dichiarato:

"Non c'è limite superiore si può quindi mettere sulla quantità. Ogni molecola potrebbe causare il cancro. "

Il presidente della commissione per l'ambiente del Bundestag (parlamento tedesco) Bärbel Höhn del partito dei Verdi ha dichiarato:

"Il governo deve prendere glifosato dalla circolazione fino a quando la questione dei suoi legami con il cancro è stato chiarito."

Purtroppo, studi precedenti hanno trovato risultati simili a questo. L'erbicida è stato trovato nel latte materno, l'urina, e anche di sangue:

Uno studio condotto da un'università tedesca ha trovato concentrazioni molto elevate di glifosato in tutti i campioni di urine esaminati.

Un pezzo di ricerca ha scoperto che l'ingrediente tossico è effettivamente trovato nel latte materno delle donne, causando danni agli esseri umani sottosviluppati.

Oltre ad essere trovata nelle urine e nel latte materno, glifosato è stato trovato anche nel sangue delle persone in 18 paesi diversi.

Il collegamento è chiaro. E 'ora di smettere di queste aziende biotech, ora.

Scopri come testare per il glifosato Residui, qui.

Gli impatti della Campagna BDS su Economy di Israele




Gli impatti della Campagna BDS su Economy di Israele
Stephen Lendman
Global Research, 29 giugno 2015
Regione: Medio Oriente e Nord Africa
Tema: Cultura, Società e Storia, Economia globale
Approfondimento Report: PALESTINA


Nuovo
BDS-Logo-Israele-boicottaggio

Il modo più efficace per combattere l'occupazione israeliana è la durezza economica - che colpisce nel libro tascabile dove fa male.

Sforzi BDS continuare a guadagnare importanti vittorie. Cumulativamente guadagnano slancio di più. BDS co-fondatore Omar Barghouti sa boicottaggi lavoro. L'anno scorso ha spiegato perché Israele li teme, dicendo:

"[Netanyahu] ... dichiarato BDS una minaccia strategica. Chiamarlo il movimento 'delegittimazione', ha assegnato la responsabilità generale per la lotta alla sua strategica Ministero degli Affari. "

BDS sfida persecuzione israeliana dei palestinesi per non essere ebreo. E '"la causa principale del suo isolamento a livello mondiale in crescita", ha spiegato Barghouti.

Visualizzazione BDS come una minaccia strategica rivela "ansietà" di Israele temendo la perdita della sua accettazione mainstream. Essa riflette il suo fallimento campagna del ministero degli Esteri di marca Israele.

BDS chiede porre fine all'occupazione illegale israeliana, trattando i suoi cittadini arabi non diversamente dagli ebrei, e la concessione di palestinesi della diaspora loro legittimo diritto al ritorno come affidato dal diritto internazionale.

Israele preoccupa per un numero crescente di ebrei americani "vocalmente oppos (ing) le sue politiche", Barghouti ha spiegato - figure di ebrei in particolare spicco disposta ad accettare l'occupazione durezza e politiche discriminatorie contro la popolazione musulmana di Israele.

"Israele è minacciata anche da l'efficacia delle strategie nonviolente utilizzate dal movimento BDS, compresa la sua componente di Israele, e per l'impatto negativo che hanno avuto sulla posizione di Israele nell'opinione pubblica mondiale", ha detto Barghouti.

"Come un comandante militare israeliana ha detto che nel contesto di sopprimere la resistenza popolare palestinese all'occupazione, 'Noi non facciamo Gandhi molto bene.'"

Crescente sostegno BDS tra Stati Uniti le istituzioni accademiche e le campagne di disinvestimento campus mostrano "BDS non è più un tabù negli Stati Uniti", ha spiegato Barghouti.

E 'una forza da non sottovalutare - una minaccia all'esistenza di Israele inefficace cerca contrastare richiamando il canard antisemitismo. E 'il tentativo di mettere a tacere i critici cade sempre più piatta.

BDS difendono i diritti dei palestinesi secondo il diritto internazionale e la piena uguaglianza dei cittadini arabi di Israele Rankle dal "rais (ing domande sulla sua autodefinizione come Stato ebraico di esclusione", ha detto Bargouthi.

Essa "resta l'unico paese al mondo che non riconosce la propria nazionalità, che avrebbe in teoria avvalersi uguali diritti a tutti i suoi cittadini, minando la sua identita 'etnocratico'."

"L'affermazione che BDS, un movimento non violento ancorato nei principi universali dei diritti umani, si propone di 'distruggere' Israele deve essere intesa in questo contesto."

Sarà pari diritti per tutti i suoi cittadini ancorati in legge dello stato distruggere Israele? Ha fatto distruggere post-schiavitù in America e Jim Crow o Sudafrica dell'apartheid?

Di Israele "ordine ingiusto (da solo) è minacciata da boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni", ha sottolineato Barghouti.

Un rapporto interno israeliano Ministero delle Finanze dal titolo "Economia di Israele nel ombra della Campagna Delegittimazione" esamina gli effetti del BDS e suggerisce possibili scenari futuri.

Essa sostiene alcun serio danno economico finora dicendo "considerazioni pragmatiche e realistiche dettano politica aziendale ... (M) eventuali imprenditori e investitori di tutto il mondo ... a mantenere relazioni normali con Israele."

"Ad oggi, possiamo tranquillamente dire che Israele non è isolato e la campagna di boicottaggio è diventato un fastidio."

"(T) che lo stato di Israele e la sua politica estera devono prendere in considerazione scenari estremi che possono verificarsi se i paesi occidentali partecipare al boicottaggio volontario e dovrebbe esserci un boicottaggio ufficiale dell'Unione europea."

Il primo scenario è in parte vero - tra boicottaggi volontarie delle imprese israeliane e l'etichettatura selettiva dei prodotti di insediamento.

La seconda consiste in tutta l'UE di boicottaggio Cisgiordania esportazioni di insediamento - che costano l'economia di Israele circa $ 300 milioni, una piccola frazione delle sue esportazioni.

Uno scenario devastante comporterebbe paesi dell'UE boicottare commercio israeliano completamente - su un colpo 1,2 miliardi dollari per la sua economia.

Ulteriori conseguenze potrebbero includere una "forte svalutazione delle attività sul mercato dei capitali shekel e di conseguenza sarà sostanzialmente danneggiata", dice il rapporto.

(T), qui sarà aumentato livello di indebitamento nei settori pubblico e privato, con un significativo deterioramento nella capacità di Israele di raccogliere capitali, che porterà ad un aumento dei costi di raccolta di capitali, una riduzione degli investimenti e un sostanziale aumento della disoccupazione.

Inoltre, ci sarà un aumento del prezzo dei prodotti e l'economia può incontrare un aumento dell'inflazione, ed è probabile che sarà necessario un significativo aumento dei tassi a breve termine.

(O) ne degli obiettivi primari della campagna delegittimazione condotta dalla coalizione BDS è quello di creare per Israele l'immagine di un paese con il conflitto in corso, che viola i diritti umani, simile a quella del Sud Africa nel periodo dell'apartheid.

I paesi colpiti dalla opinione pubblica negativa hanno PIL inferiori a quelli visti più favorevole. Israele è l'unica eccezione - finora. Per quanto ancora resta da vedere.

Stephen Lendman vive a Chicago. Può essere raggiunto a lendmanstephen@sbcglobal.net.

Il suo nuovo libro come redattore e collaboratore si intitola "Flashpoint in Ucraina: EUR Unità per l'egemonia Rischi WW III."

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