giovedì 29 gennaio 2015

La 'linea rossa' dell'Iran avverte Israele via USA

La 'linea rossa' dell'Iran avverte Israele via USA

by sitoaurora 
MK Bhadrakumar, Punchline indiano , 28 gennaio 2015 Con Una splendida Examples su Qualità e cadenza del tango diplomatico Tra Iran e stati uniti, il Viceministro degli Esteri Iraniano Hossein Amir-Abdollahain ha rivelato Che Teheran se l'è presa con Washington per l'uccisione del Generale Muhammad Ali Allahdadi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche [IRGC] con attacco aereo israeliano ONU a Quneitra, Sulle alture del Golan in Siria, il 18 gennaio. Abollahian avrebbe said: " Teheran ha avvertito Washington Che Israele ha "Violato la linea rossa dell'Iran", (è la prima volta Nella pluridecennale inimicizia Tra I Due Paesi Che Israele uccide ONU generale Iraniano). Israele "DEVE aspettarsi Conseguenze delle Sue azioni" . "C'è un'ondata di Stata Dichiarazioni da Teheran NEGLI Ultimi giorni, sullo sfondo del funerale del generale Iraniano ucciso, seguite dell'attenta VALUTAZIONE Che l'attacco aereo israeliano e Stato DECISO ed effettuato su intelligenza Fornita dal gruppo islamista siriano collegato ad al-Qaeda, Jabhat al-Nusra (Che avrebbe Interessi Comuni con Israele Sulla Presenza iraniana e di Hezbollah in Siria). Teheran non si beve la versione israeliana, debitamente riportata dal Guardian, Secondo cui Israele non "SAPEVA" della Presenza del generale dell'IRGC. Il vicecomandante dell'IRGC Generale Rasoul Sanayee Raad ha said ai di Giornalisti a Teheran, ieri, " Con l'intelligenza Fornita Dai Gruppi terroristici e Dalle Forze taqfire all'agenzia spionistica israeliana, il terreno e Stato spianato al martirio ... L'incidente Rivela il Sostegno alla Resistenza di Bashar al-Assad, da lato un, e il partenariato di tra i gruppetti di Opposizione taqfiri e il regime sionista, dall'altro ". Chiaramente, la Presenza del generale Iraniano e di ALCUNE figura di spicco di Hezbollah (uccisi nell'attacco israeliano) Nella Regione del Golan, potrebbe suggerire Che l'Iran avrebbe intenzione di spezzare il nesso Tra Jabhat al-Nusra ED intelligence israeliana (spiegando l 'aereo israeliano attacco). Tuttavia, se l'intenzione d'Israele era richiamare l'ATTENZIONE Sulla Presenza iraniana ai confini con la Siria, non ha funzionato. Teheran da Allora continua l'offensiva, vieni indica l'Aiutante militare del capo supremo, Generale Yahya Rahim Safavi, il Che riconosce in modo assertivo Che i Consiglieri militari iraniani continueranno a rimanere in Siria (e in Iraq). " Partiamo dal presupposto Che la Sicurezza in Siria e Iraq Sia la Nostra Sicurezza e also Che l'insicurezza in Afghanistan SIA Una sorta d'insicurezza per l'Iran. Non nascondiamo di esser Presenti in Siria e in Iraq provengono Consiglieri e consigliando Bashar al -Assad e Haydar al-Abadi ". Sicuramente, Teheran DEVE reagire in modo Qualche all'uccisione di ONU generale dell'IRGC. È obbligatorio quasi. Un generale dell'IRGC, Hossein Salami, ha said che " Oltre alla Riapertura (del Fronte) della Cisgiordania, vieni apposita rappresaglia, Sicuramente ci si vendicherà dell'attacco con un'azione SPECIFICHE ". Ma d'altra altera parte la mossa iraniana Contro Israele Arriverà Agli stati uniti. Se l'intenzione d'Israele era ostacolare Ancora una volta l'impegno del presidente Barack Obama nda colloqui Diretti con l'Iran, CIO avverrebbe se ne dovesse Derivare Lo scontro Iran-Israele. In teoria, dunque, PROPRIO MENTRE Israele cerchi di negare l'attacco del 18 gennaio, senza confermarlo o negarlo, l'Iran potrebbe altrettanto non tariffa. Nel Caso di un'azione di Hezbollah , probabilmente recherà la chiara firma dell'Iran. L'intelligence israeliana Sarà Già in allarme rosso. Difatti, il Che ha tutto cio Impatto sui colloqui USA-Iran? Le ultime Dichiarazioni iraniane ( qui , qui , qui e qui ) non Recano il precedente cauto Ottimismo su ONU Imminente Accordo nucleare, Anche per le mosse del Congresso degli STATI UNITI, Dominato Dai Repubblicani, per imporre sanzioni all'Iran ULTERIORI. Alti Funzionari iraniani Hanno respinto l'idea di Che il Congresso degli STATI UNITI Possa 'legare' le mani di Obama. Potente altoparlante Il del Majlis Iraniano, Ali Larijani, e Stato Piuttosto schietto in Osservazioni diverse: " Se il Congresso degli STATI UNITI impone Nuove sanzioni, Certamente Verra rivisto il percorso avviato e, Naturalmente, affronterà il balzo dell'Iran Nella Tecnologia nucleare, possibile alla Repubblica Islamica dell'Iran ... Ora, se non risolvono i Loro Problemi, non dovrebbero dire Che i negoziati Nucleari Sono in difficolta, la Loro incapacità significa Che sconvolgono i negoziati ... I Problemi Tra l'Amministrazione e il congresso statunitensi , ei Loro Problemi interni, non ci vincolano ... Se i negoziati non Producono Risultati, la colpa Sara Di Obama ". Puo Sembrare un primo acchito Che la tempistica d'Israele nell'uccidere ONU generale dell'IRGC in this frangente, when Obama si arrabatta e la hall israeliana sulla collina Urla, SIA Stata perfetta. Israele, DOPO tutto, CONOSCE peso e Ruolo dell'IRGC nell'equilibrio di Potere Iraniano e sollevando ONU vespaio a Teheran sull'adesione interna al Processo decisionale Iraniano. Provocando l'IRGC nel racconto delicato frangente, Israele mira a Multipli Obiettivi. Ma Storicamente Teheran ha sventato le trame prevedibili israeliane Contro i colloqui sul nucleare Tra Obama e l'Iran, e la SUA Reazione calibrata, Oggi, Dimostra Che Israele potrebbe Aver Fatto il passo Più Lungo della gamba. In altre parole, Israele potrebbe Aver segnato Un Punto in termini tattici uccidendo ONU generale dell'IRGC, ma potrebbe rivelarsi Una Vittoria di Pirro in Strategici termini, se il Lungo braccio dell'Iran si vendica consolidando Ulteriormente la cosiddetta 'Resistenza' Nelle Alture del o Golan in Cisgiordania, sotto il naso dei militari israeliani, di cui l'Iran Apertamente avverte. (This, DOPO tutto, é CIO Che l'Iran fa in Libano da tempo). Come l'Iran avrebbe Visto, also L'Opinione Occidentale ha Compreso, DOPO Gli attentati di Parigi, il Che le operazioni dell'Iran in Siria e Iraq Contro i Gruppi estremisti (lo Stato islamico non solista) Sono nell'interesse dell'occidente. B8dHK4QIIAAboLD    
      

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Un “cavallo di Troia” di Soros nel governo di Tsipras?


Un “cavallo di Troia” di Soros nel governo di Tsipras?

by sitoaurora
Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 29/01/20155d149eee16204c82fd432f052966a570Mentre la Grecia festeggia la nomina del governo anti-austerità, l'euforia va temperata con un po' di realismo. Anche se il nuovo primo ministro Alexis Tsipras, che ha chiamato il figlio Ernesto in onore del rivoluzionario Ernesto Che Guevara, e la stragrande maggioranza della nuova Coalizione di governo della sinistra radicale (SYRIZA) ha buone credenziali di sinistra e filo-lavoratori, lo stesso non si può necessariamente dire dell'uomo che Tsipras ha scelto quale nuovo ministro delle Finanze della Grecia. Yanis Varoufakisis, cittadino australiano che ha studiato in Gran Bretagna e ha lavorato come professore presso l'University of Texas. L'Europa ha assistito a conflitti di lealtà di chi ha doppia cittadinanza, quando prendono il potere nei Paesi dell'Europa orientale, in particolare in Ucraina, dove la statunitense Natalie Jaresko è divenuta ministra delle Finanze per somministrare all'Ucraina le “pillole avvelenate” dell'austerity dell'International Monetary Fund (FMI) e della Banca centrale europea (BCE). Oggi, le nazioni dell'Europa centro-orientale sono occupate da globalisti palesi e del tipo “cripto”, con molti cittadini o residenti in altre nazioni, come Varoufakis. La ministra delle Finanze della Romania, Ioana Petrescu, s'è laureata Wellesley e Harvard ed era membro dell'Istituto Nazionale Repubblicano del partito repubblicano statunitense e del neo-conservatore e russosfobo American Enterprise Institute (AEI). Ed è anche ex-professoressa presso l'Università del Maryland. Anche se i legami di destra di Petrescu a Washington sembrano in contrasto con quelli di Varoufakis alla Brookings Institutionneoliberista, nel mondo del “far credere” alle differenze politiche Petrescu e Varoufakis sono due facce della stessa medaglia. Quando si segue il denaro che ha contribuito a nominare tali due ministri delle finanze, come anche Jaresko, tutte le strade portano a Washington e alle entità alimentate dalla Central Intelligence Agency e dalla sua miriade di entità di facciata.
Il curriculum vitae di Varoufakis, come quello di Jaresko, puzza di intrecci con il globalista George Soros. Per un ministro delle finanze, se crediamo alle notizie della stampa aziendale, che contesta le misure di austerità dettate ai precedenti falliti governi, conservatore e socialdemocratico, della Grecia dalla “troika” di FMI, BCE e Commissione europea, Varoufakis ha un passato in stretta relazione con le entità globali che dovrebbe combattere. Varoufakis fu “economista ospite” della Valve Corporation, un ramo dei videogioci sempre sospettato di appartenere alla Microsoft Corporation dell'estremista globalista Bill Gates. I segnali di allarme che Varoufakis sia un “cavallo di Troia” dei banchieri globali abbondano. In primo luogo, Varoufakis fu consigliere economico del fallito governo socialdemocratico PASOK del primo ministro George Papandreou, l'uomo che per primo impose alla Grecia misure di austerità draconiane. Varoufakis ora sostiene che fosse ardentemente contrario all'accordo di Papandreou con la “troika”, ma nessuno potrà mai sapere quanto il ministro della Finanza, ora anti-austerity, fosse d'accordo mentre consigliava Papadreou sul corretto modo di agire nel risolvere l'enorme problema del debito della Grecia. Varoufakis è un caro amico e co-autore dell'economista e professore dell'Università del Texas James K. Galbraith, figlio della defunta “eminenza grigia” degli economisti statunitensi John Kenneth Galbraith. I legami di Galbraith con le élite bancarie globali sono esemplificati dalla sua posizione di studioso ospite all'elitario Brookings Institution di Washington. In altre parole, anche se la biografia di Tsipras suggerisce buona fede a sinistra, il passato di Varoufakis indica che il nuovo ministro delle Finanze della Grecia è a suo agio con le élite banchiere che massacrano l'anima della nazione greca con la lama affilata dell'austerity che taglia sicurezza sociale, sanità pubblica e altri servizi pubblici di base. La prefazione al libro di Varoufakis, “Una modesta proposta”, che si occupa della crisi finanziaria in Europa e i cui co-autori sono James Galbraith e l'ex-parlamentare inglese Stuart Holland, è stata scritta dall'ex-primo ministro francese Michael Rocard. Rocard ha chiesto all'Unione europea di nominare un “uomo forte”, e la scelta di Rocard è il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, lo stesso che ha avvertito il nuovo governo SYRIZA nel rispettare gli accordi di austerità stipulati dai passati governi conservatore e del PASOK. Holland, consigliere dell'ex-primo ministro greco Andreas Papandreou, insieme al presidente francese François Mitterand, stilò nel 1986 l'Atto unico europeo, una delle carte che ha contribuito a creare il sistema finanziario dell'Unione europea che svuota l'economia greca nel nome dell'austerity.
yannis-varoufakisL'adesione di Varoufakis a Fondo monetario internazionale e sistema bancario europeo è evidente da ciò che ha scritto sul suo sito web. Dopo l'appello degli autori finanziari statunitensi Paul Krugman e Mark Weisbrot alla Grecia, affinché segua l'esempio dell'Argentina sul default del proprio debito e ad uscire dalla zona euro, Varoufakis sostiene che la Grecia deve “sorridere e sopportare” le misure imposte dai banchieri e dal governo tedesco in quanto membro della zona euro. Ciò significa che il ministro delle Finanze di SYRIZA si arrese ai capricci dei banchieri molto prima della vittoria elettorale di SYRIZA. Considerando le indiscutibili credenziali di sinistra di molti membri del governo greco, i banchieri hanno, per lo meno, un complice nel ministro delle Finanze sul lato greco delle trattative sul futuro dell'economia della nazione e sull'impopolare austerity imposta dalla Troika che ha portato SYRIZA al potere. Sebbene Varoufakis sia pronto a stipulare qualsiasi accordo con i banchieri mondiali ed europei, i suoi colleghi del governo di coalizione SYRIZA, alleatisi con il Partito dei greci indipendenti della destra anti-UE, non seguiranno i diktat europei quando si tratterà di decidere di continuare l'austerity e neanche le sanzioni dell'UE contro la Russia. Non appena Tsipras è divenuto primo ministro, ha criticato l'UE per l'avviso di ulteriori sanzioni alla Russia per l'Ucraina. Tsipras ha detto che la dichiarazione anti-Russia del Consiglio europeo è stata diffusa senza il consenso della Grecia. Il nuovo ministro degli Esteri della Grecia, Nikos Kotzias, è come Varoufakis un accademico. Tuttavia, a differenza di Varoufakis, Kotzias è un ex-comunista e professore, e non presso un'università straniera. Kotzias e Tsipras adempiono alla promessa di opporsi alle sanzioni attuali e future dell'Unione europea contro la Russia, cosa che non li rende agenti di Soros, che ha le sue grinfie su Varoufakis. Kotzias ha il potere di porre il veto a sanzioni nuove o rinnovate contro la Russia, si oppone al dominio tedesco in Europa ed è stato un comunista convinto che sostenne la repressione attuata dal leader comunista polacco Wojciech Jaruzelski contro il movimento sindacale Solidarnosc in Polonia nel 1980, un fatto che lo pone in disaccordo totale con il presidente polacco dell'UE Donald Tusk, un attivista del movimento Solidarnosc che vuole imporre ulteriori misure punitive alla Russia. Con una mossa che sconvolgerebbe gli interventisti di UE e NATO, Kotzias si troverà più a suo agio a Mosca che a Bruxelles o Berlino. Il presidente russo Vladimir Putin ha già avviato il processo per più stretti rapporti con il nuovo governo di Atene. La National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti ha probabilmente iniziato “l'ondata” della sorveglianza su tutti i collegamenti ufficiali tra Atene e Mosca e certamente messo la Grecia, come Russia, Turchia, Brasile, Ungheria, Venezuela, Iran, Siria e Libano nella categoria delle nazioni ostili “bersaglio” dell'intelligence delle comunicazioni o SIGINT.
La Grecia, che ha inventò l'arma del cavallo di Troia contro Troia, deve stare in guardia contro i cavalli di Troia come Varoufakis, piazzati nel nuovo governo greco.
Nikos Kotzias
Nikos Kotzias
La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora
Names
Robert Hutchings
Nota del traduttore:
Yanis Varoufakis ha insegnato (ripeto insegnato, non studiato) nel 2013 presso la Lyndon B. Johnson School of Public Affairs, un'università impegnata nel creare leaderships e politiche pubbliche socio-economiche negli USA e all'estero. Si occupa parecchio di Guerra Fredda, Europa orientale e spazio ex-sovietico, avendo avuto quali presidi, negli ultimi 10 anni, l'ammiraglio Bobby Ray Inman e l'ambasciatore Robert Hutchings. Inman è stato direttore della NSA e inoltre, proprio come Varoufakis, è sempre stato attento alle aziende dedite allo sviluppo di nuove tecnologiche. Infatti, oltre a presiedere numerosi consigli di amministrazioni è anche fiduciario della California Institute of Technology; è stato CEO della Microelectronics and Computer Technology Corporation (MCC) di Austin, Texas, città in cui si trova la LBJ School of Public Affairs; presidente e CEO dellaWestmark Systems, Inc., industria elettronica, e infine presidente della Federal Reserve Bank di Dallas dal 1987 al 1990. Inman, negli anni '80 permise la vendita di armamenti per 30 milioni di dollari al Sud Africa razzista, violando l'embargo imposto proprio da Washington.
Hutchings, ufficiale dell'US Navy, ex-ambasciatore ed esperto di affari europei, fu presidente del National Intelligence Council nel 2003-2005. Il 15 dicembre 2009 fu nominato preside della LBJ School of Public Affairs dell'Università del Texas, ad Austin. Dal 1992-1993, fu consulente speciale del segretario di Stato, con il rango di ambasciatore, del programma degli USA di assistenza per la democrazia nell'Europa orientale. Dal 1989 al 1992, Hutchings fu direttore del National Security Council per gli affari europei e lavorò per Radio Free Europe, l'emittente della CIA poi acquisita da George Soros.
Robert Hutchings, a Fox News, in relazioni all'abbattimento del volo MH17, disse: "Penso che sia chiaro che siamo entrati in una nuova fase di violenze in Ucraina, istigate dalla Russia e dai separatisti russi. Così la pressione... è aumentata di molto". Yanis Varoufakis, a una domanda sulla questione ucraina, ha risposto, “l'Ucraina dovrebbe essere stabilizzata e la Russia democratizzata”.

La Germania non paga i debiti… ma critica la Grecia--------

La Germania non paga i debiti… ma critica la Grecia

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Documenti, gennaio 2015 - Dopo il 1990 la Germania non ha rimborsato le riparazioni di guerra – a eccezione delle indennità versate ai lavoratori forzati. I crediti ottenuti con la forza dai paesi occupati durante la Seconda Guerra Mondiale e i costi della Occupazione non sono mai stati rimborsati. Meno che mai alla Grecia 






Conscience Citoyenne Responsable, 24 gennaio 2015 (trad. Ossin)


La Germania non paga i debiti… ma critica la Grecia



La Germania pretende di impartire lezioni sulla questione se debbano o meno essere accordati nuovi aiuti alla Grecia. Il governo si mostra inflessibile sulla formula: “Avrete del denaro solo se farete quello che vi chiediamo”. Un simile comportamento è giustificato?

Albrecht Ritschi (1) risponde: “No, assolutamente. In tutta la storia recente è stata la Germania a subire i peggiori fallimenti di Stato nell’ Europa del XX secolo. La sua stabilità finanziaria e il suo stato di primo della classe in Europa, la Repubblica Federale Tedesca li deve esclusivamente agli Stati Uniti i quali, sia dopo la Prima Guerra Mondiale che dopo la Seconda, hanno rinunciato a somme considerevoli. Purtroppo si ha un po’ la tendenza a dimenticarsene.

Tra il 1924 e il 1929, la Repubblica di Weimar ha vissuto a credito e ha anche preso a prestito dagli Stati Uniti i soldi di cui aveva bisogno per pagare i danni provocati della Prima Guerra Mondiale. Questa piramide è crollata durante la crisi del 1931. A questo punto non c’erano più soldi. I danni sono stati considerevoli per gli Stati Uniti ad hanno avuto effetti devastanti sull’economia mondiale,

All’inizio del 2010, durante un viaggio in Germania. Theodoros Pangalos, allora vice primo ministro, lanciò una bomba attraverso le onde della BBC; “Si sono presi le riserve d’oro della Banca di Grecia, si sono presi i soldi greci e non li hanno mai restituiti. E’ una questione che, un giorno o l’altro, dovrà essere affrontata”. Nel dicembre dello stesso anno, il segretario di Stato alle Finanze greco, Philippos Sahinidis, è andato oltre calcolando il debito tedesco verso il suo paese in 162 miliardi di euro, da paragonare all’ammontare del debito greco che aveva raggiunto i 350 miliardi di dollari alla fine del 2011.

Più recentemente, è stata la volta dell’eroe della resistenza Manolis Glezos, 89 anni, famoso per avere strappato la bandiera nazista dall’Acropoli nel 1941, a reclamare il rimborso del prestito imposto alla Grecia dal regime nazista. “Sommato ai danni di guerra”, che Atene si riserva il diritto di rivendicare, “sono 162 miliardi di euro, senza gli interessi”, ha calcolato.

Quanto deve la Germania? 81 miliardi di euro come dice Cohn Bendit? 162 miliardi, stando alle rivendicazioni greche? 68 miliardi, come afferma Le Point? O proprio niente, come sostiene Berlino? La guerra di cifre che circonda questa questione è direttamente proporzionale alla complessità della questione.

Il 6 aprile 1941 la Wehrmacht invase la Grecia. Vi resterà fino al 1944. Nell’opera “Nella Grecia di Hitler”, lo storico Mark Mazower afferma che la Grecia è il paese che ha più sofferto del giogo nazista – dopo la Russia e la Polonia – e che essa ha subito un saccheggio sistematico delle sue risorse. Nel 1941, inoltre, i nazisti imposero alla Banca Centrale Greca, come hanno fatto anche in altri paesi, un prestito di 476 milioni di reichsmarks, a titolo di contributo per l’impegno bellico.

Questo “prestito” non sarà mai rimborsato, per la semplice ragione che non figura nell’accordo di Londra del 1953, che stabilisce l’ammontare del debito estero contratto dalla Germania tra il 1919 e il 1945. Per non ripetere gli errori del Trattato di Versailles e per favorire questo nuovo alleato dell’Ovest di fronte alla minaccia comunista, gli Stati Uniti acconsentirono a ridurre il debito della Germania della metà. Le vittime dell’Occupazione sono pregate di dimenticare le loro richieste di riparazione. L’obiettivo strategico degli alleati è di edificare una Germania forte e serena e non rovinata dai debiti e umiliata.

Washington ottenne soprattutto dai paesi beneficiari del piano Marshall che rinunciassero a esigere immediatamente quanto loro dovuto, rimandando ogni eventuale pretesa di riparazione ad una riunificazione della Germania, nell’ambito di un “trattato di pace” che si sarebbe potuto, a questo punto, stipulare. “A partire da allora, la Germania è rifiorita, mentre il resto dell’Europa si dissanguava per curare le piaghe lasciate dalla guerra e dall’occupazione tedesca”, riassume lo storico dell’economia Albrecht Ritschi, professore alla London School of Economics, in una intervista a Der Spiegel.

Questo rinvio consentirà alla RFA di conoscere un vero “miracolo economico”, il famoso Wirtschaftswunder per quattro decenni. E, al momento di passare alla cassa, Bonn troverà il modo di non onorare i propri impegni. Il cancelliere Helmut Kohl ottenne infatti che il trattato di Mosca del 1990, che riconobbe la riunificazione tedesca, non portasse la menzione di “trattato di pace”, una delle condizioni stabilite nell’accordo del 1953 perché diventassero esigibili i rimborsi del debito tedesco. “Era un modo di poter continuare a evitare il pagamento delle riparazioni”, sottolinea il Suddeutshe Zeitung. E, approvando questo trattato, la Grecia ha perso, secondo Berlino, ogni diritto di reclamare le riparazioni. “In pratica – riassume il quotidiano tedesco - l’accordo di Londra del 1953 ha liberato i Tedeschi dall’obbligo di rimborsare i debiti di guerra”.

In altri termini, l’attuale campione economico della zona euro è fallito tre volte nel corso del XX secolo: negli anni 1930, nel 1953 e nel 1990. “Dopo il 1990 la Germania non ha rimborsato le riparazioni di guerra – a eccezione delle indennità versate ai lavoratori forzati”, prosegue Albrecht Ritschi in Der Spiegel. “I crediti ottenuti con la forza dai paesi occupati durante la Seconda Guerra Mondiale e i costi della Occupazione non sono mai stati rimborsati. Meno che mai alla Grecia”. Ebbene, “nessuno in Grecia ha dimenticato che la Repubblica Federale deve la sua buona situazione economica ai favori ad essa elargiti da altre nazioni”, insiste.    

(1)    Professore di storia economica alla London School of Economics

KOBANE E’ LIBERA E IN FESTA


KOBANE E’ LIBERA E IN FESTA

28 Gennaio 2015
kobane
Kobane è da alcuni giorni in festa. Le forze popolari kurde (YPG) l' hanno liberata ed hanno messo fine alla sofferenza della popolazione di questa città imposta da mesi con l’ assedio sanguinoso delle formazioni fasciste dello stato islamico (Daesh). La determinazione e l'organizzazione delle forze kurde, con l’ appoggio del PKK è il risultato di anni di esperienza politico e di organizzazione sociale nella regione del Rojava, zona autodeterminata in territorio siriano con la rivolta nata in Siria nel marzo 2011.
Questa è l’ origine della vittoria e della liberazione di Kobane. Una lotta nata contro la dittatura di Bashar el Assad ma anche contro la più “occidentale” e componente della NATO, la Turchia di Erdogan.
Non è un caso che le forze armate siriane di Assad abbiano ripreso in queste settimane gli scontri armati contro i militanti kurdi YPG.
Anche la Turchia non è da meno ed ha accentuato la repressione contro la popolazione kurda. Senza dimenticare i suoi appoggi non tanto nascosti a Daesh.
L’ esperienza della regine del Royava, regione orgogliosamente dichiarata senza confini dai kurdi è una esperienza rivoluzionaria senza precedenti aperta alle popolazioni siriane turche ed irakene. La concezione di territorio aperto su basi socialiste è l’ esempio più fulgido che le parole di Rosa Luxemburg di un secolo fa sono realmente attuali. Il socialismo dei kurdi sta sconfiggendo la barbarie dello stato islamico, creatura mostruosa nata dagli interessi dell’ imperialismo in tutta l’ area. Imperialismo che non a caso ha sfruttato il ruolo delle forze popolari kurde quando si è reso conto che il mostro da esso stesso creato era divenuto incontrollabile.
Alleanza tattica ed ipocrita messa in atto dai paesi occidentali. Da una parte vengono date ai kurdi partite di armi inutilizzabili ed appoggi sanitari limitatissimi, ma dall’ altra continuano le schedature e la repressione contro le comunità kurde in Europa e non viene fatta alcuna pressione alla Turchia per la liberazione di Ocalan presidente del PKK imprigionato da anni in un carcere di massima sicurezza.
Il laicismo e il ruolo delle donne kurde sono un altro aspetto non solo simbolico di questa vittoria. Ruolo che è anche il manifesto e l’esempio per una lotta avanzata di genere nei paesi occidentali. Donne che combattono e costruiscono il loro futuro a fianco dei loro compagni che hanno diretto, comandato e sostenuto la battaglia di Kobane.
Il PCL appoggia ed è solidale con la lotta del popolo kurdo insieme al suo partito gemello: Il partito rivoluzionario dei lavoratori della Turchia (DIP) contro la repressione del governo reazionario di Erdogan e contro gli interessi predatori dell’ imperialismo occidentale per la piena liberazione ed autodeterminazione della regione kurda della Rojava in Siria.
Noi chiediamo il rispetto della neo acquisita autonomia del popolo curdo in Siria ed il riconoscimento del diritto di autodeterminazione anche per i Kurdi della Turchia. Noi infatti consideriamo la liberazione dell’intero Kurdistan come un insieme indivisibile.
Contro i fascisti di Daesh. Per l’ internazionalismo proletario e la difesa delle nazioni oppresse!
Cacciamo gli imperialisti dal Medio Oriente! Per il diritto di autodeterminazione del popolo kurdo!
Viva la Federazione Socialista del Medio Oriente! Viva la rivoluzione socialista mondiale!
Ruggero Rognoni
[Alcune considerazioni su...]

M5S: UN CARCINOMA AL MINISTERO DELLA SALUTE E PRODI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.

Ecco i grillini. Avevo torto sui 5S vero?
                                      E      NOI     CI      BEVIAMO     


Israele e il multipolarismo dei TRIC

by sitoaurora
Andrew Korybko (USA) 27 gennaio 2015Eastern-Mediterranean-gas-fields-630x385Israele è in modo stereotipato pensato come un Paese che interagisce prevalentemente con il mondo unipolare occidentale (ciò rafforzato in parte dall'atteggiamento unipolare del Paese mediorientale), ma tale immagine non è del tutto esatta. Anche se non si nota a causa del blackout dei media sul tema, gli Stati multipolari Turchia, Russia, India e Cina (TRIC) hanno stretti legami con Israele che sfuggono agli inesperti. I TRIC hanno le loro ragioni per aumentare l'interazione con Israele, mentre Russia e Cina possono anche avere un o due assi strategici nella manica.
Le interazioni
Diamo uno sguardo alle interazioni dei TRIC con Israele e che i media mainstream ignorano:
Turchia:
Pur con una dura retorica contro Israele, la Turchia gli è in realtà sorprendentemente vicina in termini energetici e militari. Ospita due oleogasdotti che riforniscono Israele dall'Azerbaijan (40% del fabbisogno d'Israele) e dal Kurdistan iracheno. Essendo l''Ucraina del Medio Oriente' (con tanto di possibile balcanizzazione), potrebbe facilmente negare il petrolio ad Israele se lo volesse, ma ha scelto di non farlo perché la cosiddetta 'rivalità' tra i due è una falsa costruzione a scopo politico, e sarà descritta successivamente. Negli affari militari, i due Paesi coordinano le loro attività di destabilizzazione contro la Siria, e ci sono indicazioni che nel 2013 la Turchia permise ad Israele di utilizzare una sua base per attaccare Lataqia. Tutto ciò implica un alto livello di cooperazione militare, più di quanto pubblicamente ammesso.
Russia:
Le interazioni di Mosca con Israele si concentrano sulla sfera etnico/linguistica ed energetica. Oltre 1000000 di ebrei emigrati dall'Unione Sovietica in Israele dal 1991 ne fa il terzo Paese non-ex-sovietico russofono, con una presenza etnica russa pari al 15% della popolazione. Ciò ha trasformato il tessuto sociale del Paese, e i russi sono riconosciuti il più riuscito gruppo di immigrati mai giunto nel Paese. Sul piano energetico,Gazprom ebbe i diritti esclusivi, nel 2013, per vendere GNL del giacimento gasifero israeliano Tamar, uno dei più grandi del mondo, che avrebbe 238 miliardi di metri cubi di gas.
India:
Lo Stato dell'Asia meridionale ha recentemente rinvigorito le relazioni con Israele (che aveva riavviato considerevolmente dalla fine della guerra fredda), apparentemente per la comune minaccia del terrorismo. I due hanno ora un rapporto strategico da cui deriva un accordo sugli armamenti da mezzo miliardo di dollari, raggiunto lo scorso ottobre, senza dubbio influenzato dal fatto che l'India sia già il maggiore acquirente di armi d'Israele e ospiti la sua seconda più grande delegazione militare (dopo solo gli Stati Uniti). Così, non senza ragione, Netanyahu disse a settembre che "il cielo è il limite" alle relazioni bilaterali. Tuttavia, queste sembrano andare a scapito dei legami storici dell'India con la Palestina, con New Delhi che ne riconsidererebbe il sostegno alle Nazioni Unite nella lotta ultradecennale per uno Stato.
Cina:
Come Netanyahu ha detto, "La Cina è il principale partner commerciale asiatico d'Israele e diverrà forse il principale partner commerciale d'Israele, nel nostro prossimo futuro". Probabilmente sarà cosi, tanto più che la Cina incorpora Israele nella sua Via della Seta Marittima tramite il progetto 'Red-Med', che vede la Cina costruire una ferrovia che collega le coste d'Israele su Mar Rosso e Mediterraneo, presumibilmente in alternativa al Canale di Suez, nel caso ne venisse interrotto il transito. In realtà c'è una componente profondamente strategica in gioco (come per le altre iniziative regionali della Via della Seta della Cina), ma ciò sarà discusso in seguito.
La grande idea
Ognuno di questi attori ha un grande obiettivo in mente, favorito dalle interazioni con Israele:
Turchia:
Ankara sfrutta la sua falsa rivalità con Israele nella speranza di garantirsi punti politici nella 'piazza araba'. La Turchia vuole ripristinare l'antico retaggio imperiale con la politica del 'neo-ottomanismo', che ha elementi politici interni socio-religiosi ed internazionali. In breve, vuole sottoporsi alla pseudo-reinvenzione del proprio ruolo per ridivenire lo Stato preminente nel mondo musulmano (con un'ideologia 'islamista chic'), ma comprendendo che il vero rapporto con Israele glielo impedirebbe, ovviamente ricorre a metodi chiassosi per cercare di nascondere tale realtà e 'conquistare cuori e menti" del Medio Oriente. La ragione per cui Israele segue tale stratagemma è perché, proprio come gli Stati Uniti, ci guadagna nell'avere nella Turchia un fattore 'eterodiretto' negli affari unipolari nella regione. Ora, però, la situazione è sempre più complessa mentre la Turchia cerca di sottrarsi dalla presa unipolare e tende una mano alla multipolarità. In tali circostanze, la Turchia dovrebbe sfruttare tutti a proprio vantaggio (compresi i suoi storici "partner occidentali), arrivando alla logica conclusione che, a lungo termine, ciò includerà Israele. Anche se non è ancora accaduto (se non del tutto), emerge una situazione in cui se la Turchia sottoponesse sul serio Israele a una pressione e sentisse di poter resistere alle ripercussioni esistenziali del supporto israelo-occidentale al separatismo curdo, allora userebbe la propria influenza nel tentativo di avere una sorta di dividendo politico. Tuttavia, tale scenario è ancora improbabile dato che la Turchia ha maggiore interesse ad essere un via energetica affidabile per i suoi clienti, piuttosto che accettare la scommessa molto rischiosa di essere il rubinetto d'Israele.
Russia:
Gli obiettivi di Mosca sono radicalmente diversi da quelli di Ankara, e non evita d'illustrare appieno il suo rapporto con Israele. Soprattutto dal punto di vista energetico, la Russia vuole usare l'accordo sul GNL di Tamar per posizionarsi quale principale attore gasifero nel Mediterraneo orientale, e l'accordo dovrebbe essere visto come un trampolino di lancio per tale scopo. Si può pensare che essendo partner affidabile per l'LNG del giacimento Tamar, in un futuro possa stipulare un contratto simile per Leviathan, il maggiore giacimento offshore scoperto negli ultimi dieci anni, stimato pari a 620 miliardi di metri cubi. Oltre a portare avanti i propri interessi commercial-energetici, la Russia avrebbe un vantaggio utilizzando le proprie ancore etno-culturali in Israele, espandendo la propria influenza nel Paese e tra i suoi futuri vertici. Di per sé, ciò è solo speculazione, senza molta sostanza, ma se combinata con la strategia di Cina e Russia, ciò inizia a prendere forma. Di conseguenza, successivamente si parlerà del partenariato strategico russo-cinese rispetto Israele, comprendendo perché i dettagli sono qui volutamente vaghi.
India:
La politica Estera del Paese è definita da due preoccupazioni principali, contrastare Cina e Pakistan, alleati strategici. Il partito al governo di Modi BJP perseguirebbe un nazionalismo indù che lo mette in contrasto con i musulmani dell'Asia del Sud e del Pakistan, aumentando le prospettive di un teorico 'scontro di civiltà'. Tenendo presente la rivalità con il Pakistan, il nazionalismo indù del BJP e l'onnipresente spettro dello 'scontro di civiltà', si può capire il motivo per cui l'India abbracci Israele, anche felicemente, a possibile scapito della Palestina. L'India è uno Stato filo-multipolare, ma non ha esitato a collaborare con il mondo unipolare quando ritiene che possa migliorare la propria posizione regionale, assomigliando molto alla Turchia. Questa interpretazione non solo spiega il florido rapporto con Israele (che utilizza per migliorare la sua posizione in Asia del Sud), ma anche la stretta collaborazione con il Giappone nel sud-est asiatico con la sua politica Verso Oriente e la cooperazione nucleare privilegiata e l'approfondita partnership con gli Stati Uniti, dettate da preoccupazioni condivise sul terrorismo, già brevemente accennate, rendondo perfette (se non etiche) le relazioni dell'India con Israele.
Cina:
L'idea alla base della strategia di Pechino è trovare un modo di posizionare Israele nel quadro economico globale. I piani sulla Via della Seta in genere possono essere visti come partenariati multilaterali, supervisionati dai cinesi, nelle regioni strategiche del mondo, ma nel caso di un'adesione a sorpresa d'Israele a tale quadro, sarebbe più che altro bilaterale data l'assenza di qualsiasi altro partner prossimo. La Cina intende utilizzare il corridoio Red-Med per il traffico di prodotti in una direzione, ma anche del gas nell'altra direzione. Le merci cinesi possono entrare nel mercato israeliano in cambio del gas d'Israele (GNL via ferrovia o gasdotti) arrivando in Cina attraverso i porti. Questo semplice concetto, merci cinesi in cambio di gas israeliano, costituisce il punto cruciale delle relazioni e, abbastanza interessante, la realtà del possibile forte ruolo russo (dietro le quinte) che renderebbe tutto ciò multilaterale.
East-Med-pipeline-and-connectionsIl partenariato strategico russo-cinese verso Israele
Spiegate le interazioni di Turchia e India con Israele, è ora opportuno concentrarsi esclusivamente sulle relazioni russo-cino-israeliane, non importa quanto poco disposto a partecipare possa essere Israele in questo accordo trilaterale. Come già spiegato, Israele è percepito avere esclusivamente relazioni bilaterali con la Cina, ma anche Mosca vi svolge un ruolo, che Tel Aviv lo voglia o meno. Mentre in precedenza sembrasse che la Russia fosse ottimista sul piano politico-economico (se non ingenua) nel promuovere i propri interessi, ciò non sarebbe più lontano dalla verità, dato che compie significativi passi avanti strategici sostenendo grandi obiettivi, propri e dei partner cinesi. Diamo uno sguardo a tale approccio in tre fasi, seguito dalle possibili conseguenze:
Potenziale del gasdotto (o sua assenza) per Israele
La prima cosa da capire è che Israele, attraverso i giacimenti gasiferi Leviathan e Tamar, vuole posizionarsi come alternativa al gas russo per l'Europa. Non è concepibile rivaleggiare con la Russia, ma in questo momento d'iper-russofobia economica e politica ideologicamente indottrinata, l'Europa è sicuramente interessata ai rifornimenti israeliani, per quanti miseri (8-12 miliardi di metri cubi rispetto ai 60 miliardi di metri cubi di South Stream). Si prevede la costruzione di un gasdotto Israele-Cipro-Grecia, alimentato dal gigantesco giacimento di gas israeliano Leviathan, coinvolgendo anche un possibile collegamento con la Libia (quarta maggiore riserva di gas in Africa) via Creta, creando un 'super gasdotto'. Tuttavia, nonostante l'attrattiva geopolitica di tale 'chimera', rimarrebbe una fantasia per anni a causa delle difficoltà economiche e di possibili destabilizzazioni territoriali (marittime e a Cipro) che potrebbero affondare il progetto. Anche se il progetto fosse infine costruito (se i prezzi si alzano, l'ideologia dell'UE si riprende, ecc), allora la Russia sarà pronta a giocarsi un asso e a neutralizzare l'intero sforzo richiamando la sua crescente partnership con Grecia e Turchia. Rivolgendosi ad Atene, Mosca ha compiuto un'apertura strategica dicendo che avrebbe ceduto le devastanti contro-sanzioni agricole se la Grecia lasciasse l'Unione europea. Non è importante se sia realistico o fattibile, al momento, ma ciò che è saliente è la Russia che compie una potente mossa verso ciò che appare lo Stato membro più debole dell'Unione europea. Inoltre, la Cina usa il porto greco del Pireo come nodo per la sua Via della Seta dei Balcani, e la Grecia così viene ulteriormente sedotta dal mondo multipolare. Allo stesso tempo, la Russia potrebbe realisticamente usare questa apertura greco-cinese per riprendere il South Stream, implicando un profondo partenariato strategico tra Russia, Grecia e Turchia (queste ultime due collaborano sul gasdotto TANAP, nonostante le differenze storiche).
Intasamento dei gasdotti
Così la Russia gestirebbe il problema con due soluzioni, annullare la componente 'anti-russa' del futuro gasdotto israelo-cipriota-greco cooptando la Grecia (con l'aiuto di Cina) o utilizzando lo sviluppo del partenariato strategico russo-turco per sostenere implicitamente le pretese di Ankara su Cipro del Nord, ritardando indefinitamente la costruzione del gasdotto. Vista da una prospettiva opposta, può anche darsi che il partenariato strategico russo-cinese possa svolgere un ruolo costruttivo nella risoluzione dell'ultradecennale questione cipriota tramite i rapporti con Grecia e Turchia, trascinando l'isola dal mondo unipolare a quello multipolare. In ogni caso, tali scenari (che richiederebbero ancora parecchi anni ) 'intaserebbero i tubi' spingendo l'Unione europea a riconsiderare i grandi investimenti per superare gli ostacoli politico-giuridico-economici nel creare un altro gasdotto, potenzialmente influenzato dai russi (specialmente se Gazprom a sorpresa avesse influenza sull'omologo greco).
Riaprire i rubinetti
In ogni caso, Israele avrebbe ancora il gas, ma non possibilità realistiche di venderlo direttamente in Europa. Potrebbe ovviamente usare il GNL, ma con la Russia che controlla le esportazioni di Tamar (e Leviathan tra ritardi nelle misure anti-trust e ritiro del principale partner), sarebbe un'auto-goal dell'Unione europea nel tentativo d'acquisire tali risorse (anche se ancora probabile che lo faccia comunque). Le vendite a Paesi mediorientali come Egitto e Giordania sono all'orizzonte e sicuramente anche un vantaggio strategico a lungo termine per Israele, ma imprevisti regionali o grandi proteste nazionali potrebbero affondarle o renderle politicamente impossibili in futuro. Anche se ciò non accadesse, ci potrebbero essere partner più redditizi altrove, in particolare in Asia, e Israele avrebbe ancor gas da vendere. Questo è il punto esatto in cui il partenariato strategico russo-cinese entra in gioco. I due potrebbero coordinarsi al punto di far risorgere South Stream (il che renderebbe il gas israeliano superfluo per l'Europa) e/o bloccare il gasdotto israelo-cipriota-greco (se l'idea non decade da sé), creando così le condizioni in cui gli israeliani dovrebbero guardare a Oriente e non a occidente, per vendere il loro gas. La tratta Red-Med della Via della Seta raggiunge la città di Ashdod, incidentalmente anche il luogo in cui il gas di Tamar passa per essere liquefatto dai russi. Dato che l'infrastruttura è nel porto, è prevedibile che i rifornimenti da Leviathan vi vengano collegati. Ciò apre la possibilità alla Russia di trasformare in GNL il gas di entrambi i giacimenti, prima di spedirli via rotaie dal Mar Rosso alla Cina o altrove nella regione Asia-Pacifico. Non è realistico che il terminale di Gazprom ad Ashdod venga trascurato per costruire un oleodotto nel deserto e un nuovo impianto GNL, israeliano o altrui, sul Mar Rosso, quando c'è l'impianto russo sulle coste mediterranee.
L'effetto della ricaduta
Così, anche se Israele ha previsto questa situazione, si attuerebbero i seguenti (redditizi) tre passi:
1. Israele estrae il gas
2. La Russia lo liquefa
3. La Red-Med lo spedisce dal Mar Rosso alla Cina
Israele svolge il ruolo di fornitore, la Russia è l'intermediario (tecnologicamente necessario) che facilita l'operazione, e la Cina è il cliente. Il rapporto che si sviluppa potrebbe avere una ricaduta politica fornendo al partenariato strategico russo-cinese l'opportunità di tentare il (molto) difficile processo di addomesticamento delle azioni regionali d'Israele (se lo desiderano e non sono distratte dai profitti). Israele si comporterà sempre in modo unipolare, in un modo o nell'altro (non stancandosi di ricordarlo al mondo) in gran parte grazie alla potenza militare e all'arsenale nucleare propri, ma a lungo termine potrebbe essere possibile per Russia e Cina moderarlo tramite la loro influenza. Lo stereotipo è che Stati Uniti ed Israele siano strettissimi alleati, ma Israele può cercare di diversificare le relazioni e collaborare con il 'nemico multipolare' per promuovere i propri interessi. Non dovrebbe essere immediatamente respinto che tale cambio possa verificarsi nel tempo, come il perno della Turchia che ha sorpreso molti osservatori, e anche se appare improbabile oggi, potrebbe sembrare una conclusione scontata col senno di poi, proprio come appare ora per la Turchia. Non si sa quali sfide attuali saranno ancora presenti nel futuro (la guerra in Siria può essere risolta, bene o male, mentre l'opposizione dell'Iran sarà una costante regionale in futuro), ma a prescindere, Russia e Cina prevedono di utilizzare i semi dell'influenza che hanno piantato in Israele molto prima di raccoglierne i frutti a beneficio dei loro alleati regionali. Potrebbe non succedere, ma tali sforzi comunque sarebbero un miglioramento rispetto alla situazione attuale, in cui nessuno dei due giganti ha una presenza stabile nel Paese. In realtà, può anche rivelarsi che i futuri leader d'Israele possano essere discendenti di ebrei russi che avrebbero legami personali con la Russia (soprattutto se le radici culturali e linguistiche rimangono intatte), che potrebbero utilizzare a beneficio di entrambe le parti (e tangenzialmente, forse anche degli alleati di Russia e Cina).
515da5b762cc3bc081863ccb65a0080d651dd2b9Andrew Korybko è analista politico e giornalista di Sputnik, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

mercoledì 28 gennaio 2015

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