lunedì 31 agosto 2015

Fulvio Grimaldi: L'ASSE DEL BENE. Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador.

Dalle sezioni del PCL....... Se questa è Chiesa

Dalle sezioni del PCL

Se questa è Chiesa

27 Agosto 2015
Come non provare una certa simpatia per le recenti dichiarazioni di alcuni alti prelati a sostegno dei profughi, contro il razzismo e le politiche del Governo ”del tutto inefficaci e riottose ad affrontare questo problema con umanità ed impegno”?

E come non riconoscere che la Chiesa si stia schierando , finalmente in coerenza con i suoi principi fondanti, con i poveri, i perseguitati e i diseredati?

Difficile negarlo, quasi impossibile quando ogni giorno su stampa e televisioni appaiono polemiche, interviste e dichiarazioni a favore e contro, che nell’insieme sembrano certificare tale realtà.
Una realtà secondo la quale il nostro paese sembrerebbe diviso in tre grandi aree di opinione: quelli che i profughi li vorrebbero accogliere senza se e senza ma, quelli che li vorrebbero accogliere entro certi limiti ma non sanno come fare e quelli che li butterebbero senz’altro a mare: rispettivamente la Chiesa (sinistra), il centro (Governo) e la destra (i razzisti con in testa la Lega). A questa classificazione, piuttosto arbitraria e sicuramente assai datata, sfuggono però gli indecisi che oscillano fra la varie posizioni e che i grillini cercano di rappresentare con tutte le ovvie e paradossali contraddizioni.

Insomma l’impressione è che la Chiesa, progressivamente si stia sostituendo alla sinistra politica tradizionale nella rappresentanza delle fasce più povere della popolazione e non solo da noi ma a livello globale.

Non è una novità, fin dal primo giorno del suo insediamento sul soglio di Pietro, Papabuono ha annunciato la nuova Chiesa del terzo millennio: senza più la concorrenza del comunismo saranno i poveri la principale risorsa dalla quale attingere consensi per rilanciare il cattolicesimo nel mondo.

Però è innegabile che il recente aggravarsi della situazione abbia accelerato il cammino sulla nuova via e forse oltre le intenzioni di Papabuono stesso.

Cosa c’è che non va in questo? Non è forse un bene che ci sia qualcuno talmente autorevole da non poter essere ignorato che si batte per i bisogni del popolo?

Con questi presupposti, non si può che rispondere ”sì”; ma allora tanto vale abiurare i residui pruriti laici e socialisti e abbracciare senz’altro la fede come unica risorsa possibile per ottenere un minimo di giustizia sociale.

Ma la realtà non è fatta solo di immagini o parole, che sono la sua manifestazione estetica e sonora, ma un processo in divenire; il quale per essere compreso implica la conoscenza della storia e cioè delle relazioni umane politiche ed economiche che l’hanno generato.

Solo in questo modo ci si può orientare nel caleidoscopico vortice di suoni e colori per cercare di cogliere, non la verità o il bene che in assoluto non esistono, ma la tendenza prevalente del processo in atto, ovvero la direzione futura del cambiamento.

Non è facile, anzi estremamente problematico, specialmente in un paese in decadenza come il nostro, che è al secondo posto (dopo il Messico) nella classifica dell’ignoranza mondiale: secondo una ricerca recente la metà della popolazione non è in grado di capire quello che legge, quindi è lecito supporre che legga poco o niente.

Tuttavia bisogna continuare ad affermare con forza, oltre ogni apparenza, che non è affidandosi alla Chiesa che potranno migliorare le sorti dell’umanità.

Essa rappresenta il potere millenario del clero, che oggi compete per il dominio sull’umanità con la borghesia, come in passato faceva con la nobiltà e l’aristocrazia. E che ricorre a tutti gli strumenti a sua disposizione: il denaro, la propaganda, la tecnologia, la scienza e la tecnica.

Ma essa non è soltanto questo, è molto di più. È un’istituzione totalitaria ma eclettica che affonda le sue radici nell’antichità: l’unica mai riuscita a sopravvivere ai grandi cambiamenti epocali. Si schiera sempre con i vincitori, dimostrando, essa sì, una grande capacità di vedere oltre le apparenze, ricorrendo secondo convenienza alla tradizione, alla superstizione, all’economia e alla politica.

La Chiesa è responsabile quanto gli Stati occidentali, che ha sempre sostenuto e che ora accusa di egoismo, del caos primordiale in cui stanno precipitando i paesi mussulmani.

È complice delle politiche di demolizione della sanità e della scuola pubblica, essendo interessata alla gestione diretta di tali attività, per il profitto e per imporre un’educazione religiosa. Parimenti succhia dalle risorse pubbliche, sempre con la complicità di politici compiacenti, tramite la gestione delle attività caritatevoli: Caritas, Ass. Giovanni XXIII, e Acli nella formazione professionale.

Svolge attività commerciali senza alcun controllo fiscale (comitati per la fame nel mondo), è gestore di teatri e sale cinematografiche dove si proiettano film in programmazione corrente e rilascia biglietti fuori norma.

È infiltrata con il consenso di presidi compiacenti nelle scuole statali, specialmente licei classici (vedi quello di Forlì), dove circola liberamente la sua propaganda e gestisce appartamenti e studentati nelle città universitarie (Comunione e Liberazione). Possiede giornali, TV e case editrici.

Sceglie gli insegnanti di religione che però paga lo Stato e riceve lauti finanziamenti dai Comuni e dalle Regioni per le scuole di sua proprietà di ogni ordine e grado.

Condivide e promuove da sempre le politiche antioperaie di qualsiasi governo, sia esso di centro, destra o sinistra, tramite l’azione dei sindacati a lei prossimi: primo fra tutti la CISL.

È spietata nell’esigere gli sfratti dei suoi inquilini morosi, pur essendo il primo proprietario di immobili in Italia e nel mondo.

Possiede di fatto, ricorrendo ad artefici giuridici, banche e assicurazioni ed è un protagonista finanziario a livello globale: una multinazionale le cui attività sfuggono più di altre ad ogni controllo (Compagnia delle opere, IOR ecc.).

Dopo la guerra fredda il potere della Chiesa si è molto rinforzato e se ne vedono i risultati. Ma dal punto di vista del clero, dopo il trionfo del capitalismo, la secolarizzazione dei rapporti umani è stata una conseguenza imprevista e non auspicata, anche se certamente preferibile al comunismo.

Le denunce di Papabuono contro l’idolatria della merce e l’egoismo imperante vanno viste come il tentativo di recuperare il terreno perduto sul piano della competizione con la borghesia per il controllo delle coscienze.

Però, a prescindere da quanto detto, il fatto che Papabuono si scagli contro l’economia di mercato è un buon segnale: vuol dire che anche la chiesa, che la sa lunga, sente puzza di bruciato.

Questa è la realtà, il resto è fumo d’incenso e odor di crisantemi.
PCL Romagna Domenico Maltoni

SCIE CHIMICHE IL GABINETTO DI OBAMA LE CONFERMA

SCIE CHIMICHE IL GABINETTO DI OBAMA LE CONFERMA
Redazione | 31-08-2015 Categoria: Economia Stampa
Scie chimiche, ora è ufficiale: USA confermano utilizzo di sostanze per irrorare i cieli -

Scie Chimiche, il Presidente Obama con John P. Holdren, Direttore dell’Ufficio Politico della Casa Bianca su Scienze e Tecnologia
Quando si parla di scie chimiche bisogna prestare molta attenzione a non cadere nella trappola del complottismo fine a se stesso. Ecco perché la conferma dell’esistenza di un piano per la manipolazione
del clima, da parte di un membro della Casa Bianca, è la prova provata che le scie chimiche esistono e sono proprio sopra i nostri occhi. Guarda il video.
John Paul Holdren è il senior advisor del Presidente Barack Obama per quanto riguarda le scienze e la tecnologia: Holdren è infatti il Direttore dell’Ufficio Politico della Casa Bianca su Scienze e Tecnologia. Parliamo quindi di un membro di primo piano dell’amministrazione statunitense, di un professionista stimato la cui esperienza è riconosciuta in tutto il mondo.
John Paul Holdren
Holdren ha confermato, in diverse interviste pubbliche (guarda i due video in fondo all’articolo), l’utilizzo di sostanze chimiche come il sale di Bario, l’ossido di alluminio, il Torio, il Quarzo, il Potassio e il Magnesio per l’irrorazione dei cieli a favore della geoingegneria e la manipolazione del clima.

Le dichiarazioni dello scienziato di Obama hanno, ovviamente, scatenato un putiferio e sono state fatte passare per opinioni personali, senza nessun valore politico. Un po’ come se il Ministro dell’Ambiente Orlando ammettesse l’esistenza di una trattativa con la Camorra per interrare i rifiuti e poi definisse il tutto come semplice “opinione personale”.
Anche ammesso che si tratti di un’opinione personale – e bisognerebbe fare uno sforzo enorme per crederci – quando un esponente politico di primo piano parla in pubblico deve sapere che ciò che dice viene automaticamente rilanciato come “dichiarazione governativa”.
Holdren e Obama nello Studio Ovale

Pur dando a Holdren il beneficio del dubbio resta un fatto: uno scienziato di livello mondiale ha ammesso l’esistenza delle scie chimiche ((in inglese chemtrails) per manipolare il clima.
E questo non ci lascia affatto tranquilli.

GUARDA IL VIDEO – HOLDREN INTERROGATO DAL SENATO SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI
https://www.youtube.com/watch?v=hXyNRf-lf5A

GUARDA
https://youtu.be/Ot1XPWOXTeI
IL VIDEO – HOLDREN INTERVISTATO DA AP SULLE SCIE CHIMICHE
 Fonte:http://www.infiltrato.it/

Director John P. Holdren

Director John P. Holdren
Dr. John P. Holdren is Assistant to the President for Science and Technology, Director of the White House Office of Science and Technology Policy, and Co-Chair of the President's Council of Advisors on Science and Technology (PCAST). Prior to joining the Obama administration Dr. Holdren was Teresa and John Heinz Professor of Environmental Policy and Director of the Program on Science, Technology, and Public Policy at Harvard University's Kennedy School of Government, as well as professor in Harvard's Department of Earth and Planetary Sciences and Director of the independent, nonprofit Woods Hole Research Center. Previously he was on the faculty of the University of California, Berkeley, where he co-founded in 1973 and co-led until 1996 the interdisciplinary graduate-degree program in energy and resources. During the Clinton administration Dr. Holdren served as a member of PCAST through both terms and in that capacity chaired studies requested by President Clinton on preventing theft of nuclear materials, disposition of surplus weapon plutonium, the prospects of fusion energy, U.S. energy R&D strategy, and international cooperation on energy-technology innovation.
Dr. Holdren holds advanced degrees in aerospace engineering and theoretical plasma physics from MIT and Stanford. He is a member of the National Academy of Sciences, the National Academy of Engineering, and the American Academy of Arts and Sciences, as well as a foreign member of the Royal Society of London and former president of the American Association for the Advancement of Science. He served as a member of the MacArthur Foundation’s Board of Trustees from 1991 to 2005, as Chair of the National Academy of Sciences Committee on International Security and Arms Control from 1994 to 2005, and as Co-Chair of the independent, bipartisan National Commission on Energy Policy from 2002 to 2009. His awards include a MacArthur Foundation Prize Fellowship, the John Heinz Prize in Public Policy, the Tyler Prize for Environmental Achievement, and the Volvo Environment Prize. In December 1995 he gave the acceptance lecture for the Nobel Peace Prize on behalf of the Pugwash Conferences on Science and World Affairs, an international organization of scientists and public figures in which he held leadership positions from 1982 to 1997.

CONTROPIANO.ORG.

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sabato 29 agosto 2015

Crollo di fedeli alle udienze del mercoledì: Papa Francesco s’è perso per strada due fedeli su tre


Crollo di fedeli alle udienze del mercoledì: Papa Francesco s’è perso per strada due fedeli su tre

1440770940285.jpg--crollo_di_fedeli_alle_udienze_del_mercoledi__papa_francesco_s_e_perso_per_strada_due_fedeli_su_treUn’emorragia lenta e costante, che in poco più di due anni ha assunto proporzioni preoccupanti. Il numero delle persone che il mercoledì si reca a piazza San Pietro per assistere all’udienza del Papa ha iniziato a calare con l’avvento di Francesco al soglio di Pietro, ed il trend non accenna a cambiare verso.
Da che è diventato Pontefice, Bergoglio ha perso suppergiù due fedeli su tre. I numeri non potrebbero essere più ufficiali: a diffondere il conto delle presenza è stata infatti la Prefettura della casa pontificia, ossia l’organismo vaticano che ha tra i propri compiti quello di provvedere all’organizzazione delle udienze. L’occasione per la pubblicazione del riepilogo è stata offerta dalla centesima udienza tenuta da Bergoglio questo mercoledì.
Le cifre del flop – I numeri: ai cento appuntamenti di Francesco hanno preso parte in totale 3.147.600 persone. Interessante il dato disaggregato sui singoli anni. Nel 2013, primo anno di pontificato del Papa argentino, i fedeli presenti sono stati 1.548.500 per un totale di 30 udienze (da tenere a mente che il pontificato è iniziato nel marzo di quell’anno); nel 2014 alle 43 udienze officiate da Francesco hanno preso parte 1.199.000 fedeli; per l’anno in corso, dove si contano 27 udienze compresa quella di questa settimana, il totale si ferma a quota 400.100. Per rendersi conto della portata di questa emorragia è utile fare il calcolo delle presenze medie per udienza: nel 2013 l’udienza papale media è stata seguita da 51.617 persone, nel 2014 da 27.883, nel 2015 da 14.818. E il trend sembra essere in ulteriore contrazione, dato che dal Vaticano fanno sapere che all’ultima udienza l’affluenza si è attestata in circa sulle diecimila persone. In ultima analisi, da quando è diventato Papa Jorge Bergoglio ha perso per strada poco meno di due fedeli su tre.
Il confronto diventa ancora più stridente se si va a fare il confronto con chi lo ha preceduto alla guida della Chiesa. I numeri di Giovanni Paolo II, non a caso passato alla storia come Pontefice tra i più amati di sempre, restano irraggiungibili: nel suo primo anno di pontificato, in sole nove udienze, Wojtyla raggiunse quota 200mila fedeli, arrivando. nel corso dell’anno successivo al picco fatto senare a quota 1.585.000 fedeli. Dopo qualche anno di relativa stanca, il grande exploit con l’Anno Santo del 2000, quando i pellegrini tornarono ad essere in numero superiore ad un milione e 400mila.
Meglio Ratzinger – Se da un Pontefice dal carisma unanimemente riconosciuto come Wojtyla certi numeri non stupiscono, lo stesso non può tuttavia dirsi per un Papa al contrario dipinto come respingente e poco incline a suscitare il carisma delle folle: Joseph Ratzinger. Negli otto anni di Pontificato, Benedetto XVI ha fatto registrare un totale di 20.544.970 fedeli tra incontri in Vaticano e a Castel Gandolfo. Particolarmente lusinghieri i risultati del 2012 (quando i pellegrini sono stati in tutto 2.351.200), del 2011 (2.553.800, persino meglio dell’anno che sarebbe seguito) e quelli relativi all’inizio del pontificato: nei primi otto mesi da guida della Chiesa, infatti, Ratzinger aveva fatto registrare oltre 2 milioni e 800 mila fedeli, con 810mila fedeli in appena nove udienze da aprile (momento dell’elezione) alla fine dell’anno. Un trend che, come detto, in seguito all’elezione di papa Francesco ha conosciuto una brusca ed inattesa inversione di tendenza. E che, visti i dati di questi ultimi mesi, le carte in regola per peggiorare pare averle tutte.
di Fabrizio Melis
http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11822938/Crollo-di-fedeli-alle-udienze-del.html

Foa: il tedesco chiagne e fotte (e intanto si pappa la Grecia)


Foa: il tedesco chiagne e fotte (e intanto si pappa la Grecia)

La notizia della vendita di 14 aeroporti greci a una società tedesca, la Fraport, sta suscitando indignazione; eppure non dovrebbe stupire. Noi siamo abituati a mitizzare i tedeschi, a farci intimidire dal loro rigore morale e – da quando il senso di colpa per l’Olocausto è evaporato – anche dal loro senso di superiorità. In realtà sbagliamo e dovremmo cominciare a giudicare le élites tedesche – perché il popolo, come sempre, c’entra poco – per quello che sono. E soprattutto per i loro difetti. Il primo è la superbia: quando il tedesco di successo (e di potere) troppo spesso diventa sprezzante e non sa darsi il senso della misura. L’empatia, il senso delle proporzioni e dell’equilibrio, quel buon senso che induce gli uomini di successo più avveduti a non esagerare, riflettendo i principi di Sun Tzu, scompare. Il tedesco non si accontenta di vincere, deve stravincere e possibilmente schiacciare l’avversario; non concepisce alcuna attenuante né comprensione umana ma soltanto il raggiungimento dei propri obiettivi, in sintonia con la propria concezione morale, che naturalmente coincide con i propri interessi e non contempla né gli interessi né le spiegazioni degli altri, per quanto possano essere fondati.
La relatività morale delle élite tedesche è una costante storica, e tra l’altro spiega molti crimini dei tedeschi ai tempi dei nazisti. Ma non solo. Se analizziamo la storia recente ci accorgiamo che questo atteggiamento è ricorrente. Nel suo splendido saggio “Anschluss – L’annessione”, Vladimiro Giacché dimostra come l’unificazione tedesca non abbia condotto al salvataggio della ex Ddr da parte della Repubblica federale tedesca, bensì a una spoliazione del tessuto industriale ed economico della Germania dell’est da parte delle aziende dell’Ovest in sintonia con il sistema bancario e la classe politica, secondo modalità che definire immorali è persino riduttivo. Allora andò in scena un grande furto collettivo, roba da Casta all’ennesima potenza (altro che Italia!), che di fatto trasformò in un insuccesso economico e sociale quello che avrebbe dovuto essere un processo di integrazione economica. La grande ruberia, naturalmente, non fu denunciata dalla stampa e non fu oggetto di commissioni di inchiesta.
Il costo sociale fu scaricato sui länder dell’est, che da allora non si sono più ripresi, e quello economico sui conti dello Stato e, indirettamente su tutta l’Europa, che a causa di quella pessima gestione sprofondò, all’inizio degli anni Novanta, in una lunga recessione. Le élites tedesche non hanno mai pagato alla Grecia i debiti di guerra, sostenendo per oltre 50 anni che “non era il momento”. I tedeschi che con tanta irruenza hanno giudicato la Grecia di oggi, dipingendola come corrotta, inaffidabile, indolente, sono gli stessi che le hanno venduto armamenti per miliardi e che coprono, per legge, la corruzione delle proprie aziende all’estero, inclusa Atene (vedi lo scandalo Siemens); sono coloro che un paio di anni fa hanno permesso alle proprie banche di liberarsi del debito pubblico greco, scaricandolo sui contribuenti europei, con un’operazione che ancora una volta fu presentata come un salvataggio naturalmente del popolo greco.
I tedeschi non hanno mai messo la Grecia nelle condizioni di risollevarsi veramente ma, d’accordo con la Troika, l’hanno caricata di tasse, balzelli, “riforme” che hanno avuto come unico effetto quello di far crollare del 25% il Pil greco. Le hanno cavato un paio di litri di sangue e poi le hanno detto: non sei abbastanza in forma, devi correre più veloce. Non ti dai abbastanza da fare, devi dare altro sangue. Naturalmente avanzando pretese morali e continuando a incolpare il popolo greco nel suo insieme. A Napoli direbbero che la Germania “chiagne e fotte”. Il fottuto oggi è la Grecia. Oggi. E domani?
(Marcello Foa, “Il tedesco chiagne e fotte, e intanto si compra la Grecia”, dal blog di Foa su “Il Giornale” del 19 agosto 2015).
La notizia della vendita di 14 aeroporti greci a una società tedesca, la Fraport, sta suscitando indignazione; eppure non dovrebbe stupire. Noi siamo abituati a mitizzare i tedeschi, a farci intimidire dal loro rigore morale e – da quando il senso di colpa per l’Olocausto è evaporato – anche dal loro senso di superiorità. In realtà sbagliamo e dovremmo cominciare a giudicare le élites tedesche – perché il popolo, come sempre, c’entra poco – per quello che sono. E soprattutto per i loro difetti. Il primo è la superbia: quando il tedesco di successo (e di potere) troppo spesso diventa sprezzante e non sa darsi il senso della misura. L’empatia, il senso delle proporzioni e dell’equilibrio, quel buon senso che induce gli uomini di successo più avveduti a non esagerare, riflettendo i principi di Sun Tzu, scompare. Il tedesco non si accontenta di vincere, deve stravincere e possibilmente schiacciare l’avversario; non concepisce alcuna attenuante né comprensione umana ma soltanto il raggiungimento dei propri obiettivi, in sintonia con la propria concezione morale, che naturalmente coincide con i propri interessi e non contempla né gli interessi né le spiegazioni degli altri, per quanto possano essere fondati.
La relatività morale delle élite tedesche è una costante storica, e tra l’altro spiega molti crimini dei tedeschi ai tempi dei nazisti. Ma non solo. Se analizziamo la storia recente ci accorgiamo che questo atteggiamento è ricorrente. Nel suo splendido saggio Santorini“Anschluss – L’annessione”, Vladimiro Giacché dimostra come l’unificazione tedesca non abbia condotto al salvataggio della ex Ddr da parte della Repubblica federale tedesca, bensì a una spoliazione del tessuto industriale ed economico della Germania dell’est da parte delle aziende dell’Ovest in sintonia con il sistema bancario e la classe politica, secondo modalità che definire immorali è persino riduttivo. Allora andò in scena un grande furto collettivo, roba da Casta all’ennesima potenza (altro che Italia!), che di fatto trasformò in un insuccesso economico e sociale quello che avrebbe dovuto essere un processo di integrazione economica. La grande ruberia, naturalmente, non fu denunciata dalla stampa e non fu oggetto di commissioni di inchiesta.
Il costo sociale fu scaricato sui länder dell’est, che da allora non si sono più ripresi, e quello economico sui conti dello Stato e, indirettamente su tutta l’Europa, che a causa di quella pessima gestione sprofondò, all’inizio degli anni Novanta, in una lunga recessione. Le élites tedesche non hanno mai pagato alla Grecia i debiti di guerra, sostenendo per oltre 50 anni che “non era il momento”. I tedeschi che con tanta irruenza hanno giudicato la Grecia di oggi, dipingendola come corrotta, inaffidabile, indolente, sono gli stessi che le hanno venduto armamenti per miliardi e che coprono, per legge, la corruzione delle proprie aziende all’estero, inclusa Atene (vedi lo scandalo Siemens); sono coloro che un paio di anni fa hanno permesso alle proprie Marcello Foabanche di liberarsi del debito pubblico greco, scaricandolo sui contribuenti europei, con un’operazione che ancora una volta fu presentata come un salvataggio naturalmente del popolo greco.
I tedeschi non hanno mai messo la Grecia nelle condizioni di risollevarsi veramente ma, d’accordo con la Troika, l’hanno caricata di tasse, balzelli, “riforme” che hanno avuto come unico effetto quello di far crollare del 25% il Pil greco. Le hanno cavato un paio di litri di sangue e poi le hanno detto: non sei abbastanza in forma, devi correre più veloce. Non ti dai abbastanza da fare, devi dare altro sangue. Naturalmente avanzando pretese morali e continuando a incolpare il popolo greco nel suo insieme. A Napoli direbbero che la Germania “chiagne e fotte”. Il fottuto oggi è la Grecia. Oggi. E domani?
(Marcello Foa, “Il tedesco chiagne e fotte, e intanto si compra la Grecia”, dal blog di Foa su “Il Giornale” del 19 agosto 2015).

Le banche occidentali in fermento mentre HSBC va verso il collasso

Le banche occidentali in fermento mentre HSBC va verso il collasso

by sitoaurora
What Does It Mean 28 agosto 2015HSBC_4C83Il Ministero delle Finanze riporta che il gigante bancario inglese HSBC si avvicina al collasso totale dopo aver perso quasi 1 trilione di dollari nel corso del Grande Crash del Mercato Globale del 2015, oggi completamente a corto di denaro per pagare obbligazioni e depositanti. Secondo il rapporto, HSBC, multinazionale bancaria e finanziaria di Londra, Regno Unito, è la quarta banca del mondo con un patrimonio dal valore di 2670 miliardi di dollari. Non è noto a molti occidentali, continua la relazione, che HSBC fu istituita nella forma attuale a Londra nel 1991 dalla Hong Kong e Shanghai Banking Corporation Limited per agire da nuova holding le cui origini risiedono ad Hong Kong e, in misura minore, Shanghai, dove le filiali furono aperte nel 1865. Con il crollo sconcertante del Shanghai Composite Index, che perde il 38% del valore dal 12 giugno, la relazione spiega, HSBC ha perso quasi 700 miliardi di dollari in Cina, mentre ulteriori 300 miliardi sono andati persi con il crollo del Dow di oltre 1800 punti dal suo picco annuale, raggiunto il 27 maggio. Conseguenza di tale massiccia perdita da 1000 miliardi della HSBC, afferma la relazione, rapporti apparivano dal Regno Unito secondo cui centinaia di migliaia di persone non ricevevano lo stipendio, cosa che il gigante bancario inglese inizialmente ha cercato di negare, ma di cui poche ore dopo ne incolpava un "errore del computer".hsb1Esperti del MoF in questo rapporto liquidano la spiegazione della HSBC dell'"errore del computer", notando che tale frase viene comunemente usata da banche e istituzioni finanziarie occidentali come "storia di copertura" per mascherare l'incapacità ad accedere ai contanti... e anche per spiegare ciò che impedisce a centinaia di fondi comuni d'investimento e scambio statunitensi di ripagare gli investitori delle aziende, e motivo per cui uno dei più grandi broker del mondo, Charles Schwab, ha chiuso in anticipo. Essendo HSBC la più grande banca della Gran Bretagna, questa relazione nota, si è lanciato un appello per un prestito di emergenza dalla Banca d'Inghilterra (BoE), che fa quindi appello alla Banca centrale europea (BCE), e la BCE al Federal Reserve System (FRS). Il Congresso degli Stati Uniti, dopo aver verificato che oltre 16000 miliardi di dollari del popolo statunitense sono stati consegnati dalla Federal Reserve degli Stati Uniti a imprese e banche europee, presumibilmente per "assistenza finanziaria" durante e dopo la crisi fiscale 2008, la relazione afferma che è "molto probabile" lo facciano di nuovo prima che HSBC crolli del tutto. Con la Cina che continua a scaricare centinaia di miliardi di debito statunitense per stabilizzare i propri mercati ed economie, emerge dalla relazione, il quasi collasso di HSBC oggi non è che un preludio al prossimo grande crollo finanziario globale che secondo alcuni esperti "cambierà il quadro mondiale".
Anche se non menzionato nella presente relazione, è interessante notare che almeno il popolo statunitense vede la realtà e, secondo un notiziario, "ritirerà il proprio denaro da quasi tutto"... portando il principale portavoce delle élite, il Financial Times, a pubblicare un articolo anonimo sull'abolizione definitiva del denaro per dare a banche centrali e governi più potere.

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GETTATI IN GUERRA (con molte altre profezie)



GETTATI IN GUERRA (con molte altre profezie)
Redazione | 29-08-2015 Categoria: Guerra [Mondialismo] Stampa

Gettati in guerra (con molte altre profezie )

Quasi mi sfuggiva:
“Il generale di Corpo d’Armata Fabio Mini, ex capo di stato maggiore del Southern Command della NATO ed ex comandante delle truppe KFOR in Kossovo, ha ammonito del pericolo di un’escalation di quella che definisce una “Guerra mondiale” già in corso, che può sfociare in un conflitto nucleare. Mini traccia anche un collegamento con la dinamica del potere dei mercati finanziari sugli stati nazionali”…… Sabato 8 agosto 2015 – http://movisol.org/ex-comandante-nato-si-sta-preparando-lo-scontro-nucleare/

Ora, il generale Fabio Mini è un uomo con la testa sul collo. Nel 2003, quando è stato fatto comandante delle forze NATO in Kossovo (KFOR) , ha raccolto la stima un po’ stupefatta di tutti i comandi alleati per la sua pragmatica flessibilità, con cui aveva riportato l’ordine nella provincia “liberata” (e in mano alla delinquenza ‘patriottica’ dei gangster tipo Hashim Thaci) riducendo nello stesso tempo il numero delle truppe NATO sul terreno, con gran risparmio (e sospiri di sollievo) degli americani ed europei. I suoi interventi, studi, articoli e libri come analista strategico lo segnalano come una figura rara: forse il più intelligente militare che l’Italia abbia avuto da molti decenni (per questo l’Italia l’ha lasciato andare in pensione…). Insomma non è uno che parla a vanvera. Se dice cose così gravi, magari i grandi media dovrebbero ascoltarlo. Macché. Lo hanno intervistato solo gli amici di Movisol.
La guerra mondiale già in corso? E dove?
Qui. Dovunque attorno a voi, come dice la pubblicità.

Ci hanno gettato in guerra e non ce lo dicono

Swift Response
Swift Response
SWIFT RESPONSE ,  Si chiama così le mega-esercitazione in corso in tutta Europa. Trionfalmente ed ufficialmente dichiarata “la più grande esercitazione avio-trasportata NATO dalla fine della guerra fredda”, è anche forse la più lunga: iniziata il 17 agosto, finirà solo il 13 settembre. Ha luogo contemporaneamente in Germania, Bulgaria, Romania ed Italia – sì anche da noi – con la partecipazione anche di truppe francesi, greche, olandesi, britanniche, polacche, spagnole e portoghesi,- senza contare le americane – perché il tutto è sotto il comando della US Army, naturalmente. Nugoli di paracadutisti vengono lanciati, armati di tutto punto, a ridosso dei confini della Russia: perché si tratta evidentemente della più virulenta manovra di provocazione bellica diretta contro Mosca.
In questa gigantesca intimidazione, ha spiegato Manlio Dinucci sul Manifesto, “lo U.S. Army impiega, per la prima volta in Europa dopo la guerra contro la Jugoslavia nel 1999, la 82a Divisione aviotrasportata, compresa la 173a Brigata di stanza a Vicenza. Quella che adde­stra da aprile, in Ucraina, i battaglioni della

IL SISTEMA CHIUSO DEI GRANDI GRUPPI DI POTERE

IL SISTEMA CHIUSO DEI GRANDI GRUPPI DI POTERE

Un’economia etica, sana, priva di interferenze di natura speculativa e opportunistica, guarda ai bisogni reali dell’individuo, tenendo conto delle sue necessità strutturali e scale di valori, a tal punto, che a determinare il Mercato è la domanda, e non l’offerta. Questo è un mercato etico per definizione, che si allinea e prende nota delle indicazioni e richieste suggerite dal consumatore, per non correre il rischio di sobbarcarsi i costi del non venduto; un consumatore che, dall’origine, possiede quei parametri necessari per capire ciò che vuole e ciò che gli serve davvero - un consumatore “con le mani in pasta” che utilizza tutto ciò che acquista giustificando così le sue spese e limitando al minimo le eccedenze inutilizzate, fino ad azzerarle. Un’economia questa, dove è la domanda a dettare le regole, e il quantitativo congruo di merce e beni da produrre e commerciare – e che in virtù di un tale meccanismo organizzativo, riduce al minimo la quantità di spazzatura, di scorie e rifiuti. In un’economia del genere, solo una piccola parte è destinata alla produzione di beni “voluttuari”, ma anche questa si attiene a criteri logici indicati saltuariamente dalla domanda, e dall’eccezionalità del momento. Beni, che per l’oculatezza della scelta, non saranno in seguito rimpiazzati da altri ma, nel tempo, destinati a divenire duraturi.
Nelle nostre società, che per decenza abbiamo definito “moderne”, accade l’esatto contrario. L’impianto etico è stato scalzato di netto dal suo ruolo di giudice supremo dei nostri atti e scelte, ritenendolo, il Sistema, un vero e proprio impedimento e ostacolo al suo piano di produzione e commercializzazione di beni e prodotti effimeri, che in una condizione di normalità non avrebbero mai visto la luce. In questo modo, il consumatore, defraudato da ogni punto di riferimento e capacità critica, demanda al Sistema ogni sua responsabilità e scelta, ritenendolo il solo interlocutore credibile e attendibile fra il Mercato e la sua coscienza - una concezione dunque relativistica della realtà sociale, dove il singolo delega a terzi (al Sistema) le sue responsabilità oggettive perché incapace di assumersi le conseguenze dei suoi comportamenti e scelte.
Il moderno Sistema Economico Finanziario, oggi, è simile a un grande Casinò, dove i giocatori ne sono i proprietari, non che gli azionisti. Si gioca d’azzardo, si punta, si rischia, si bleffa, si bara e si corrompe, si perde e si vince. Non esistono regole all’interno del Casinò, né tanto meno limiti di natura etica e morale, ma tutto è lecito, dove il più furbo, il più scaltro e il più spietato, alla fine avrà la meglio. Il valore nominale dei soldi, è sotto forma di fiches, che per nessun motivo (questa è la sola regola), saranno in seguito commutati in denaro, né potranno uscire dai confini della casa da gioco per essere immessi sul mercato e produrre lavoro, investimenti, e ricchezza. E’ un sistema chiuso, circolare a se stesso, giustificato dal solo divertimento di partecipare al gioco, dal piacere di fottere i cittadini, e dalla soddisfazione di avere accumulato patrimoni e potere, nel minor tempo possibile.
Esistono dunque due economie: una finanzaria e speculativa (titoli – bot – azioni – obbligazioni – fondi – ecc) inserita nel circuito chiuso dei banchieri, dei grandi ricchi e delle lobby , e una seconda, stagnante e recessiva, che per mancanza di denaro circolante, costringerà le masse dentro una schiavitù senza precedenti. Le banche centrali, stampano denaro a ritmi impressionanti (praticamente soldi falsi) per foraggiare le richiste di liquidità del “Sistema chiuso” dei grandi gruppi di potere, che a loro volta dovranno pagare la tangente per restituire il favore.
Ed è questo il motivo per cui il mercato dei beni di lusso è solido e in forte ascesa e quello reale a caduta libera.
Il cetriolo finisce sempre in culo all’ortolano!

GJTirelli

Gladio ritorna in Europa?

Gladio ritorna in Europa?

by sitoaurora
Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 29/08/2015maxresdefaultIl recente assalto al consolato statunitense a Istanbul da parte di due donne che, secondo le autorità turche, erano membri di un gruppo terrorista di estrema sinistra, il Fronte-Esercito popolare rivoluzionario di liberazione (DHKP-C), così come l'incidente sospetto sul treno ad alta velocità Thalys Parigi - Amsterdam, indicano che le operazioni sotto falsa bandiera condotte durante la Guerra Fredda “dalla rete nelle retrovie” della Central Intelligence Agency degli Stati Uniti, conosciuta come Gladio, siano di nuovo in piena attività. Il DHKP-C avrebbe effettuato un attentato suicida all'ambasciata degli USA ad Ankara nel 2013, un attentato che uccise una guardia di sicurezza turca. Nell'attacco, il sito web “Grido del Popolo”, presumibilmente del DHKP-C, affermava che uno dei suoi membri, Ecevit Sanli, compì l'attentato suicida che uccise lui e la guardia turca. Il problema del preteso coinvolgimento del DHKP-C è un video pubblicato da “Grido del Popolo” scoperto dalla “Ricerca sulle entità terroristiche internazionali” o “SITE”, un gruppo di Washington legato al Mossad noto per diffondere sui media video dubbi e pretesi comunicati di “al-Qaida”, “Stato islamico” e altri presunti gruppi terroristici islamici. La presunta rinascita del DHKP-C ha fornito al governo turco la scusa per colpire i guerriglieri curdi nella Turchia orientale e infondere una mentalità d'assedio tra gli elettori turchi, nella campagna per le ulteriori elezioni nazionali che contrappongono il governo islamista del presidente Recep Tayyip Erdogan all'opposizione laica.
Il cittadino marocchino Ayub al-Qazani è accusato di aver preso un treno Bruxelles - Parigi per ucciderne i passeggeri. Qazani, che aveva un AK-47 e altre armi nella borsa, che ha detto di aver “trovata” in un parco di Bruxelles, fu sopraffatto da tre cittadini statunitensi e uno inglese. Due degli statunitensi che hanno atterrato Qazani sono membri delle forze armate statunitensi, l'US Air Force Airman Spencer Stone e Alek Skarlatos della Guardia Nazionale dell'Oregon. Il cittadino inglese è Chris Norman, nato in Uganda e residente del sud della Francia. Si ritiene che Qazani, nativo di Tetuan, Marocco, come tanti presunti aggressori islamici in Francia, abbia viaggiato all'estero prima dell'attentato. Qazani era residente a Algeciras e Madrid in Spagna fino al 2014, dopo di che lavorò per la società francese di telefonia mobile Lycamobile trasferendosi in Francia. Qazani si sarebbe radicalizzato in una moschea di Algeciras, davanti al territorio inglese di Gibilterra, dove l'intelligence inglese controlla molto da vicino il territorio spagnolo, tra cui Algeciras. A giugno Qazani avrebbe combattuto al fianco dei guerriglieri dello Stato islamico in Siria, e poi viaggiato da Antakya, Turchia a Tirana, Albania. La storia di Qazani è la stessa di Mahdi Namush, il franco-algerino che avrebbe attaccato il Museo Ebraico di Bruxelles. Prima dell'attacco, Namush avrebbe combattuto con le forze dello Stato islamico in Siria e trascorso del tempo in Gran Bretagna. Dopo aver attaccato il museo di Bruxelles, Namush prese un autobus notturno per Marsiglia da Bruxelles. Al controllo doganale fu scoperta la borsa di Namush con un AK-47, un revolver e proiettili. Namush sostenne, dopo l'arresto da parte della polizia francese, che scoprì le armi in un'auto parcheggiata a Bruxelles e le rubò per venderle sul mercato nero a Marsiglia. Qazani sostiene che voleva usare le armi trovate nel parco di Bruxelles, un AK-47, una pistola Luger, un taglierino, mezzo litro di benzina e nove caricatori, per derubare i passeggeri sul treno Thalys per comprarsi del cibo perché era senza un soldo e senza casa. Qazani e Namush erano ben noti alle forze dell'ordine europee e francesi come potenziali minacce, ma alcuna azione fu presa per sorvegliarne le attività. Prima dell'attentato al treno, Qazani fu oggetto di una “Fiche S” o “Avviso S” della polizia francese trasmessa a varie forze dell'ordine europee, chiedendo che Qazani fosse posto sotto sorveglianza speciale della polizia. Inoltre, la polizia spagnola aveva il DNA di Qazani. Infine, non solo l'intelligence spagnola, ma anche tedesca, belga e francese, avevano dossier abbastanza completi su Qazani prima dell'attentato sul treno Thalys.
Helric_Fredou Muhamad Marah, il franco-algerino che uccise sette persone nella regione di Tolosa, tra cui tre bambini della scuola ebraica, nel 2012, e Said e Sharif Quashi, i fratelli franco-algerini che attaccarono gli uffici della rivista “Charlie Hebdo” a gennaio, ricevettero la “Fiche S” e dossier dell'intelligence furono raccolti su di loro dalle autorità francesi. Il bandito franco-senegalese-maliano Amedy Culibaly, che attaccò il supermercato ebraico Hyper-Cacher di Parigi contemporaneamente a Charlie Hebdo, era ben noto alla polizia e all'intelligence francesi. La polizia e l'intelligence danesi indicarono il presunto aggressore della Sinagoga centrale di Copenaghen e del festival del cinema danese in Umar al-Hamid al-Husayn, cittadino danese di origine palestinese e criminale violento rilasciato da una prigione danese solo due settimane prima dell'attacco alla sinagoga. La polizia danese uccise al-Husayn dopo i suoi presunti attentati.
Il treno Thalys viaggiava nella regione di Oignies nell'Alta Piccardia, Francia, quando Qazani fu atterrato dai passeggeri. Il ministro degli Interni francese Bernard Cazeneuve ha suggerito che Qazani sia membro di un gruppo islamista. Cazeneuve non perse tempo recandosi a Copenaghen appena dopo gli attentati alla sinagoga e al festival del cinema. Cazeneuve sarebbe stato indagato dal commissario di polizia francese Helric Fredou, il vicecomandante della polizia giudiziaria francese di Limoges, per collegamenti con Jeanette Bougrab. Bougrab era la cosiddetta “fidanzata” del redattore di “Charlie Hebdo” Stephane Charbonnier, “Charb” per i colleghi. Bougrab sosteneva di essere la sua ragazza insinuando di avere avuto da lui una figlia. Fredou si sarebbe suicidato al culmine dell'indagine sui legami tra Bougrab e Cazeneuve. Fredou si sarebbe sparato alla testa per la depressione dopo aver incontrato la famiglia di una delle vittime degli attentati francesi. Tuttavia, la famiglia e gli amici di Fredou smentirono tali rapporti. Inoltre, osservarono che aveva aperto un'indagine importante sugli attentati, mettendosi ai ferri corti con Cazeneuve. Secondo notizie francesi, Fredou sospettava Cazeneuve da quando commissario “commissionò” la polizia di Cherbourg. Cazeneuve fu sindaco di Cherbourg-Octeville dal 2001, quando il commissario di polizia Fredou seppe dei legami di Cazeneuve con il Mossad, della sua relazione con Bougrab e della sua cricca di provocatori antimusulmani.
La ricomparsa di Gladio sulla scena politica europea è la risposta alla crescente ostilità all'Unione europea e all'austerità dettata dai banchieri centrali europei. Corporazioni e fascisti che trascinano l'Europa al fallimento ora usano le loro risorse multimediali per trasformare la minaccia favorita degli ultimi vent'anni, il terrorismo islamico, in minaccia combinata di terroristi islamici che collaborano con la rete internazionale anarchica. In Grecia, Italia, Turchia e Spagna ci sono segnali che il cambio di paradigma sul terrorismo islamico con l'anarchismo di sinistra sia già in corso, con attentati altamente sospetti e probabilmente falsi presso ambasciate e altre strutture. I media intensificheranno storie fasulle collegando “anarchici” e “jihadisti”. Dopo l'incidente del treno Thalys a Bruxelles, Cazeneuve e il suo amico antimusulmano e socialista di destra, il primo ministro francese Manuel Valls, chiedono controlli di tipo aeroportuale sulle stazioni ferroviarie europee. Il fine è l'Unione europea che esercita maggiore controllo politico e sociale sui popoli del continente. È interessante notare che l'avanzata di sconosciuti gruppi “anarchici” avviene negli stessi Paesi in cui le operazioni di Gladio erano più ampie: Italia, Turchia e Grecia. L'Italia fu il nesso dell'Organizzazione Gladio, filiale italiana delle operazioni terroristiche paneuropee della CIA. In Turchia, Gladio era conosciuta come “Ergenekon” e in Grecia come “Operazione Pelle di pecora”. Finché Gladio è di nuovo in azione in Europa, i popoli del continente dovranno avere paura, e infatti dovrebbero averne molta.
Bernard Cazeneuve
Bernard Cazeneuve

I MIGRANTI VITTIME DELLA BARBARIE IMPERIALISTA

I MIGRANTI VITTIME DELLA BARBARIE IMPERIALISTA
 
Nel Mediterraneo e dentro i confini dei “democratici” Stati europei si sta consumando un’orribile ecatombe di migranti.
La responsabilità è sotto gli occhi di tutti. Sono i governi imperialisti che impedendo alle vittime delle politiche di saccheggio e di guerra, della destabilizzazione di interi paesi, degli interessi economici delle multinazionali, di entrare nel continente in modo sicuro, le consegnano  nelle mani dei criminali trafficanti di uomini, costringendole ai viaggi della morte, in cui in migliaia muoiono affogati o soffocati.
Nonostante le ipocrite parole, il governo Renzi non sta facendo nulla per fermare l’orribile strage.
Assieme agli altri governi dell’UE erige muri sempre più alti per impedire l’ingresso dei migranti, nega lo status di rifugiati politici, il permesso di soggiorno e i documenti di viaggio ai richiedenti, viola le norme del diritto internazionale del mare, impedisce la loro regolarizzazione come lavoratori per farli sfruttare a sangue da padroni disonesti. C’è persino chi parla della necessità di affondare i barconi con interventi militari.
Ecco il vero volto delle istituzioni imperialiste europee che dicono di fondarsi sui principi della democrazia, della libertà e del rispetto dei diritti umani!
Vi è un solo modo per impedire oggi questa strage: riconoscere il diritto dei migranti di giungere in modo sicuro e legale in quei paesi che hanno una responsabilità storica, politica e morale della disastrosa situazione in cui versano i popoli e le nazioni oppressi.
La borghesia e i suoi partiti corrotti aizzano le divisioni tra sfruttati e oppressi. E’ invece interesse della classe operaia e delle masse popolari appoggiare le rivendicazioni dei migranti, contro il comune nemico, l’imperialismo.  
Basta con la politica razzista, stragista e guerrafondaia dell’UE e della borghesia reazionaria!
Esigiamo una politica rispettosa dei diritti dei migranti!
Mobilitiamoci e manifestiamo uniti per farla finita con la barbarie imperialista e capitalista!
28.8.2015
 
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

venerdì 28 agosto 2015

Quale futuro per il M5S?

Il leader del Movemento 5 stelle Beppe Grillo.

Quale futuro per il M5S?

© AFP 2015/ Andreas Solaro
Italia
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Giulietto Chiesa
382154127

Che farà il Movimento 5 Stelle nelle prossime settimane e mesi? Che sta succedendo là dentro?

Intendendosi per “là dentro” i diversi livelli della sua esistenza: la base elettorale, la base dei militanti, il vertice centrale. Che ormai da diversi mesi non è più composto solo dai due proprietari del partito, ma si è allargato a un “direttorio” di loro fiducia.
Domande che sono in molti a porsi, e non per peregrine curiosità. Infatti il M5S è al momento la più importante forza di opposizione nel paese e nel parlamento. Si potrebbe dire che è anche l'unica (in parlamento) degna di questo nome.
Cercare di capire è molto importante sia sotto il profilo italiano, cioè interno, sia sotto quello internazionale. La crisi europea galoppa ad alta velocità e l'Italia di Renzi naviga a vista sotto gli ordini della Germania. Ma il M5S non è andato oltre la raccolta firme per l'uscita dell'Italia dall'euro: la sua voce si è sentita poco su altri fronti, come quello della crisi greca. Grillo è andato ad Atene a sostenere il "no" all'austerità, ma non ha trovato sintonia con Syriza (non l'ha nemmeno cercata). Adesso, a quanto pare, il blog di Grillo sposa la tesi del "tradimento" di Tsipras, tanto cara a gran parte delle sinistre radicali italiane e anche a una parte delle destre, ma non aggancia (non sembra che ci provi nemmeno) neanche Varoufakis, il quale ha recentemente chiarito che neppure lui ritiene utile uscire dall'euro.
In altri termini non si vede e non si sente l'indubbia forza che il M5S rappresenta.
Per ora, poichè le ultime due prove elettorali hanno detto che il Movimento — sempre più partito, come vedremo tra poco — sta palesemente soffrendo un calo di popolarità tra gli elettori. Le recenti elezioni regionali hanno fatto registrare una perdita di circa 900.000 voti rispetto alle europee del 2014. Perdita che, essendo stata minore percentualmente del crollo degli avversari e del dilagare dell'astensionismo, ha dato l'impressione di una vittoria (e così l'ha commentata il vertice del partito). Ma la flessione è stata grande. Anche perché è venuta un anno dopo la secca contrazione registratasi nelle elezioni europee, con quasi due milioni in meno rispetto alle politiche trionfali del 2013. C'è chi — affidandosi ai sondaggi — pensa che si tratti di una crisi passeggera. A Roma, in piena "mafia capitale", il M5S è in testa come primo partito. E a livello nazionale sembra tenere le posizioni (quelle attorno al 20%, cioè comunque in calo rispetto al 2013). Ma i sondaggi, in tempi di grandi cambiamenti, sono sempre meno attendibili.
È evidente che una parte dell'elettorato 5 Stelle manifesta segni di stanchezza. La promessa "cambieremo il paese" diventa sempre meno credibile e le carte sul tavolo si mescolano in forme incomprensibili ai più. E questo mentre prosegue l'emorragia tra gli eletti nelle due Camere, che hanno ormai complessivamente superato le trenta unità: un piccolo partito che si muove in ordine sparso nelle aule parlamentari, senza identità e esposto a tutti i venti e a molte lusinghe, rispetto alle quali è difficile resistere non avendo un asse di riferimento.
In realtà il problema riguarda prima di tutto quelli che sono rimasti dentro il partito. Dopo due anni è ormai evidente che la politica è una faccenda molto più complicata che quella di "marcare l'avversario" facendo le pulci alla corruzione degli altri, presentando la lista della spesa agli elettori, proponendo buone leggi. La mancanza di strategia è divenuta ormai lancinante. Da soli non si può far passare le buone leggi, bisogna negoziare con il nemico. E ci si deve compromettere. E spesso, non avendo criteri, ci si compromette male, in pura perdita. Valga per tutte la recente vicenda RAI, dove i 5 Stelle si sono autoridotti alla funzione di comprimari. Il problema appare però di più vasta portata. Il personale politico portato in parlamento è quello che è, cioè non di altissimo livello. L'unica novità è stata la giovinezza anagrafica e la pulizia dei nuovi arrivati, per definizione estranei alle corruttele e camarille della classe politica. Molti si rendono conto solo ora, e a fatica, di nuotare in acque infide.
Grillo e Casaleggio non sembravano essersi resi conto, almeno fino alla fine dell'anno scorso, che altra cosa è sparare bordate contro il nemico, e altra cosa è guidare un gruppo parlamentare (per giunta di "homines novi" e inesperti). Né l'uno, né l'altro, del resto, dotati delle necessarie competenze. I meccanismi inventati dai due leader, a cominciare dal "non statuto", per continuare con la democrazia in Rete, con "l'uno vale uno" (che si trasforma spesso in "Uno sono io e voi dovete obbedire") hanno finito per paralizzare anche gli sforzi dei volonterosi, costretti, (anche se spesso teoricamente), a sottostare al giudizio di una miriade di inesperti, secondo il criterio della "casalinga al potere". Che va bene, sì e no, una volta su 100mila. Così, per esempio, dopo essersi presentati alle europee senza un vero programma politico, hanno perduto il treno della guerra in Ucraina, rimanendo sostanzialmente in silenzio di fronte a una svolta politica dai riflessi mondiali. E facendosi bruciare da Salvini, che ha finito per portare via voti anche a loro.
Se ne sono resi conto, finalmente, e con grave ritardo, dando vita a un "direttivo" dei migliori, che sono sempre sotto un controllo, ma con le briglie allentate. E i migliori — che nelle intenzioni dovrebbero svolgere le funzioni che i due capi e il loro "inner circle" non possono svolgere — hanno cominciato ad agire. Con i metodi classici di un partito politico normale, cioè ignorando il "non statuto". Si segnalano tre iniziative importanti, come il convegno di Alba Mediterranea (in cui tra gli oratori principali hanno fatta la loro apparizione due nomi di non iscritti, Vasapollo e Minà), il Convegno sui BRICS (fornendo la tribuna ai rappresentanti di cinque paesi non allineati con l'Occidente), e la recente iniziativa di una prossima delegazione di parlamentari che si recherà in Crimea (seconda dopo quella francese, a sottolineare la prudenza con cui i "migliori" si stanno comunque muovendo).
E ora? I tempi della crisi non aspettano. Un profilo "a metà strada", per raccogliere voti a sinistra e a destra (come quello seguito, con numerose smagliature indecenti) non sarà sufficiente. Ma non ci sono segnali — oltre alla stanchezza dichiarata di Grillo — di un cambio radicale. Ma come può operare un cambio "radicale" un partito a cui è stata fatto credere di essere radicale, ma che radicale non è?