Alla luce delle ultime aberranti dichiarazioni del capo di Governo (le berlusconate), sulla condizione igienica degli elettori di sinistra, affermo con forza che, non c’è nulla di più sporco e sudicio di un ometto attempato, senza dignità e autostima che si trapianta e pittura i capelli di un nero corvino, anteponendo il trucco a una decorosa pelata – un Nano con l’eterno cerone, le scarpe rialzanti e le pompette stimolanti – il buffone dalle mille cravatte a pallini e gli eterni doppio petto blu. Un vero trattato ambulante di psicopatia, frustrazione e perverso e morboso narcisismo, paradigma di un luridume interiore che nemmeno cento docce al giorno potranno mai detergere. Un uomo sporco nel più profondo dell’anima, circondato e osannato da uno stuolo di accattoni, servi e baldracche che hanno mercificato gli ultimi residui di dignità, a fronte di privilegi, impunità ed effimero potere. Individui piccoli, goffi e storpi, loro, i cui tratti somatici e la cui bruttezza, trascendono ogni simpatia, ogni sentimento di fiducia e di rassicurazione; un sudiciume morale e spirituale che inevitabilmente, vuoi o non vuoi, ha modellato i loro tratti in un ghigno perverso, in una gestualità goffa e maligna, in un tono di voce senza anima, senza passione, monocorde come una campana a lutto – esseri dai visi perennemente unti dalla seborrea, sfigurati dall’inestetismo di un triplo mento rugoso che straborda come lardo sugli improbabili colletti bianchi a celare, come un cappio, l’ultimo lembo di un gozzo al culmine del suo prolasso. Corpi ansiogeni e sudaticci, dai culi flaccidi, torturati da sanguinanti emorroidi a grappolo. Gente che non sa vivere, non sa vestire, non sa mangiare, lontana anni luce da ogni più remoto concetto di dignità umana e di bellezza ; persone tristi e sole, frustrate e infelici, che non hanno mai assaporato la gioia profonda di un gesto di vera consapevolezza, di autentico affetto e di una stretta di mano sincera e disinteressata.
Questi esseri, mi ricordano tanto quel gruppetto di cornuti degli anni 60 che, di nascosto dalle loro mogli, si danno appuntamento in un decadente nigt club di provincia, sbevazzando champagne della casa, raccontando barzellette trucide, e rivolgendosi all’entreneuse, con disgustosi doppio senso.
Quale donna normale (con la capacità di intendere e volere) o avvenente signorina di compagnia, potrebbe mai concedersi (senza prima, avere incassato un congruo tornaconto e represso il disgusto iniziale), alle brame di Berlusconi, Brunetta o Emilio Fede, individui dalle fattezze ripugnanti e dall’animo servile? Potrà mai una donna colta, sobria, intelligente, affascinante e per tanto “comunista” condividere alcunché con quest’orda di inediti freaks (rifiuti umani pericolosi) della moderna politica della spazzatura.
Noi siamo governati dalla sporcizia e dalla bruttezza e quando questa arriva al potere, possiamo solo pregare.
E’ dunque un Nano deforme e sudicio, lo status symbol di virilità e machismo, autorità e potere, nel quale si riconoscono tanti italiani e italiane, e che esibiscono come modello di moderna cultura e punto di riferimento estetico e di igiene personale? Visti i presupposti, è più verosimile pensare a un facoltoso transessuale al tramonto, osannato da una folla di pervertiti, squattrinati e senza futuro!
Sarebbe questo, il salvatore della patria, l’uomo della provvidenza, il mito trascendente da sempre celebrato nell’immaginario degli italiani o, piuttosto, un millantatore da quattro soldi, un incantatore di serpenti e un traditore della patria? Uno scaltro piazzista che, nel mercimonio della dignità altrui, incarna l’archetipo della peggiore specie umana? Non sono forse gli italiani, le vittime predestinate di un masochismo perverso che, come Seneca affermava, “godono nell’affidare il potere al turpe?”
Gianni Tirelli
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