E’ difficile trattare di libertà, definirla, tracciarne i suoi confini, e stilare una lista dei mezzi e strumenti legittimi, necessari per il suo raggiungimento. In questo caso, poi, la possibilità, di oltrepassare i limiti etici e morali, è una circostanza reale, che può compromettere lo scopo di una missione così nobile e, in seguito, impugnata, come arma strumentale, dai suoi oppositori. La libertà è assenza di potere. Questo é il mio pensiero. Al grido, di “libertà, libertà”, uomini e donne di tutte le nazioni del mondo, si sono battuti e sono morti; contro la schiavitù e per l’indipendenza, contro il razzismo e per i naturali diritti umani, contro l’invasore e per l’autodeterminazione. E non erano potenti altolocati o intraprendenti finanzieri, ma i rappresentanti degli strati più umili e indifesi della società. Il loro sacrificio, ha sradicato e divelto, le ataviche ingiustizie di un potere dominante dove, l’interesse particolare di corporazioni e consorterie si era sovrapposto all’interesse comune. Tali conquiste restituivano dignità all’uomo e assicuravano un futuro di civiltà alle nuove generazioni. Chi ha memoria di tutto questo, oggi? Quale significato assume, la parola libertà per i nostri giovani, sedotti e abbandonati dalla bestia liberista? Hanno compreso, la differenza che esiste, tra libertà e licenza, loro, vittime inconsapevoli, immolate sull’altare del consumismo imperante? “Quella che oggi chiamate libertà, è la più forte di queste catene, benché i suoi anelli vi abbaglino, scintillando al sole” Gibran –
La libertà, non può prescindere mai dalla giustizia e viceversa; sono inseparabili e complementari, e condividono un solo cuore e una sola anima.
Nel nostro paese, lo slogan della libertà, è l’ultimo rifugio del populismo e della demagogia di politici malfattori, legati a doppio nodo con potere economico e criminale: sono gli squallidi personaggi del sottobosco culturale, assurti al rango di “grandi diseducatori”. Sono i commercianti della comunicazione, che hanno dispensato alla società italiana, ignoranza, qualunquismo e miseria morale. Uno tra tutti, è il nostro primo ministro. Per un tale uomo, la libertà, si esprime nell’esasperata necessità di rimuovere dentro e fuori di se, tutto ciò che di scomodo o incomprensibile (sia culturalmente che sul piano emotivo), tormenta la sua mente infantile. A questo scopo, fa uso di tutti i mezzi e i modi possibili, surclassando ogni limite etico e deontologico. È una vera e propria forma di paranoia lacerante, aggravata da assillante frustrazione. Il signore in questione, nella totale assenza di scrupoli e rimorsi di coscienza, insiste e persiste, in questa pratica collaudata che, in ogni occasione, spaccia con la forza, e l’enfasi di sempre, sicuro del risultato che otterrà. “Forza Italia, la casa delle libertà, i circoli della libertà, il popolo delle libertà, i paladini delle libertà, i team delle libertà, fanno parte di un ritornello monotematico, riconducibile più alla visione idealista e patriottica di un eroe della resistenza, che ad un imprenditore senza scrupoli, al potere. Lo scaltro piazzista, privo della più remota forma di intelligenza, si avvale di questa becera operazione di marketing, allo scopo di fa presa sulle persone vuote, senza contenuti reali, avulse da principi e valori e, tanto meno, da ideali che, nel caos delle loro congetture, intravedono una rivalsa al loro stato di ignavia cronica e una visibilità insperata. Il Grande Pifferaio, incarna l’espressione più alta del relativismo che, nella furbizia al potere, raggiunge l’apice della contraffazione dell’intelligenza. Non avendo alcun senso del pudore, si accampa la proprietà di una libertà che, altri, hanno conquistato, col sangue e la rinuncia, sbandierandola, poi, come il risultato di una sua personale lotta privata. In questo modo, nega la resistenza partigiana, disertando ricorrenze e commemorazioni. Si rivolge all’opposizione di governo e ai suoi elettori, chiamandoli comunisti e coglioni, e non ha mai speso una sola parola di condanna contro l’infame ventennio fascista, e lo sterminio degli ebrei. Il piccolo Duce, nega la nostra storia e ritratta in tempo reale le farneticazioni di un minuto prima, accusando poi, i suoi detrattori, di avere stravolto il loro significato, o di menzogna, per non averle mai dette. L’automatismo di difesa che lo porta a relativizzare il concetto di verità, è sconcertante. È una pratica costante, affinata nel tempo, collaudata e sperimentata e divenuta poi, carattere dominante della sua personalità. La differenza tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, non è, per il soggetto, di nessuna rilevanza etica e deontologica, ma relativa allo scopo prefissato. Per questo signore, non esiste nessuna differenza tra la libertà e un prodotto da banco. No! È sufficiente un bel contenitore patinato e poi, via con la propaganda. Per quanto mi riguarda, un personaggio del genere, e così pericoloso, andrebbe internato. La portata di fuoco della sua protervia, interviene sulla psiche degli individui più instabili, ed é supportata da un’incursione mediatica devastante, intrisa del fetore (anestetizzante) di bordello, che trasuda dalle sue televisioni. Dopo il suo ingresso in politica (e questi sono fatti), il nostro paese si è spaccato in uno scontro ideologico senza pari, con gravi ripercussioni sull’economia, portando l’Italia, dentro una profonda stagnazione e, ancora più grave, verso una deriva culturale e morale mai raggiunta prima. Le responsabilità in questa brutta faccenda, sono gravissime, e non ne sono esenti i servi e i ruffiani che, soggiogati dalla malafede e dall’ipocrisia, l’hanno sostenuta.
La libertà è una conquista e ha sempre un prezzo!! Diversamente, trasfigura in licenza, contraffazione e mistificazione; una scelta opportunista motivata da una crisi di valori, di identità e da una totale mancanza di volontà, oggettività, autostima e sdoganata dal sistema per mero profitto ed effimero potere.
Che significato daranno, i nostri figli, domani, al concetto di libertà quando, gli stessi padri, sono privi degli oggettivi parametri di riferimento, necessari e indispensabili, al fine di addivenire a conclusioni di stampo etico, morale e civile?
Il relativismo culturale che i nostri figli erediteranno, è la più grande sciagura nella storia dell’umanità. Crederanno davvero che la chirurgia estetica sia sinonimo di libertà, e un diritto acquisito? Che l’inquinamento delle nostre acque e del territorio sia il risultato del progresso? Che le bombe al fosforo, fatte esplodere sulla testa di innocenti, sia la giusta, sola e unica condizione per preservare e consolidare la libertà di tutti? Che il traffico di organi, l’uso di droghe sintetiche, gli abusi sistematici sui minori siano, semplicemente, i normali e logici effetti collaterali (male fisiologico) di quella medicina (la libertà), in assenza della quale le nostre società sarebbero in preda all’anarchia più totale; il prezzo da pagare per essere liberi?
Crederanno davvero che la propaganda populista e mediatica di prodotti, inutili, dannosi, inefficaci, rientri nei diritti di una società libera e che, il lordume morale di cui trasudano i programmi televisivi delle reti commerciali (un tempo libere), sia la connotazione (nel bene o nel male), del diritto alla libertà di informazione?
La verità, è che siamo schiavi di tutto questo per avere abdicato alle nostre debolezze e dipendenze, e barattato la dignità e il buon senso in cambio dell’illusione e della seduzione dell’effimero che, come neve al sole, si sta sciogliendo sotto la rovente luce della modernità e di una libertà mercificata.
Gianni Tirelli
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