lunedì 3 ottobre 2011

L’IGNORANZA AI TEMPI DEL LIBERISMO.....Gianni Tirelli.



L’IGNORANZA AI TEMPI DEL LIBERISMO

L’ignorante, partorito dai miasmi soporiferi del liberismo consumista, è come un rivolo di petrolio fra le acque immacolate di un torrente di montagna, è come una bestemmia nel religioso silenzio di un tempio buddista, è come una lattina di Coca Cola fra le sacre rovine di un tempio etrusco, è come una flatulenza nel giardino dei gelsomini, come uno sbadiglio nell’opera di Dio, uno scarabocchio sulle labbra della Gioconda. L’ignorante contemporaneo, è come una macchia di sangue sulla bandiera della pace, un muro insormontabile che separa il presente dal futuro, l’indecenza nel cuore di un bambino, una mano assassina sull’angelo della libertà - un imputato impostore e spergiuro che proclama con la forza del savio la sua innocenza e, fra le lacrime di un pianto indotto, accusa del suo delitto, puntandogli dritto e fermo l’indice inquisitore, il suo vecchio benefattore.
La totale assenza del pudore, del senso della misura e, l’incapacità di un giudizio autocritico e analitico, sono le caratteristiche che portano l’ignorante, a percorrere strade, un tempo, battute da uomini giusti e onorabili. La modernità relativista e opportunista, ha spianato la strada all’homo indoctus che, oggi, detiene il potere assoluto sul mondo.

L’intelligenza, è un valore che, oggi, in molti credono di possedere, peggiorando, ulteriormente, la loro condizione di somari. Furbizia non è intelligenza ma la sua contraffazione.
L’ignorante moderno, è un individuo pigro, sia sotto il profilo mentale, che dell’attività fisica, affetto da menzogna cronica e da un tipo di logorrea, ad innesco automatico.
La sua pigrizia, è inversamente proporzionale alla quantità di parole che riesce ad emettere. L’ignorante puro, riesce a parlare per ore, senza un vero motivo razionale e razionabile. Contesta qualsiasi cosa, non avendo, lui, nulla da proporre. Trascorre la sua vita, aspettando una preda alla quale contrapporre il suo dissenso.
Atteggiamento tipico dell’ignorante, è quello di lamentarsi in continuazione per il troppo lavoro, per gli impegni che lo sommergono, per un’infinità di problemi inesistenti, per stanchezza, mal di testa, acidità di stomaco e cose del genere. In verità, è dedito all’ozio, al piccolo vizio e alla commedia. L’ignorante tipo basic, al contrario, è innocuo; anzi, come certo colesterolo, apporta benefici all’intricato sistema sociale e ai suoi fragilissimi equilibri. L’ignoranza, non è specifica caratteristica di una classe sociale ma, nelle moderne società industrializzate, esprime la sua massima virulenza nella rappresentazione del potere politico, economico e mediatico.
L’ignorante, è un “uomo preconcetto” per natura, condizione che gli deriva dal suo analfabetismo esistenziale. E alla fine: ignorante non è chi non sa scrivere e non sa leggere, ma chi non sa zappare, seminare e raccogliere. Ignorante è chi non sa interpretare il cielo, le onde del mare, e il vento di maestrale. Ignorante è l’uomo che cerca prove fra la sabbia del deserto. Perché ignorante, non è chi è stato, ma chi é.
“Il Diavolo è dipendenza, che si esprime in una totale assenza di volontà” J.T.

L’esercizio sistematico e continuo, volto a giustificare e legittimare le proprie mancanze, debolezze e dipendenze, trasforma l’individuo in quell’essere ottuso, che ha convertito  l’intelligenza  in furbizia, la licenza in libertà e la verità in mistificazione.
Questa operazione di contraffazione dell’Io, prolungata nel tempo e mai messa in discussione, si attesta in seguito, come carattere dominante del soggetto (tara mentale).  Un automatismo (riflesso condizionato) che, per sua natura, prescinde da ogni introspezione critica, analisi psicologica, ragionevolezza e buon senso, per sconfinare, a buon diritto, nella sfera delle patologie gravi e degenerative dello stato di coscienza.
Questi soggetti, oggi, sempre più comuni, sono in parte il prodotto della sottocultura consumistica e deresponsabilizzante che, nella potenzialità degli individui a rischio, trova terreno di coltura, per attuare il suo progetto, di manipolazione mentale.
Le promesse di successo, di facili guadagni, di eterna bellezza, unicità e immortalità,         intervengono sulle menti deboli in forma destabilizzante, alterandone l’oggettività, l’imparzialità e la consapevolezza, per essere assunte, in seguito, a  parametri assoluti di riferimento. Valori morali e principi etici, vissuti come dei veri e propri ostacoli e incidenti di percorso (elementi dissonanti), sono stai rimossi e cancellati, per dare efficacia e sonorità alle lusinghe e agli inviti seducenti delle suadenti sirene del liberismo relativista. La forza di volontà che, in passato, aveva la funzione, lo scopo e la potenza di produrre diversità e merito, è venuta meno, per trasfigurare in omologazione e supina accettazione; cause, a loro volta, di in un martirio incompreso, risultato estremo di un autolesionismo indotto.

Questo singolare individuo moderno, è il solo e unico attore protagonista, regista e sceneggiatore, di una commedia dell’orrore, nella quale ha trasformato la sua vita.

L’uomo senza la volontà è costantemente riverso su se stesso, relegato dentro un labirinto di parole in virtù delle quali si prefigge, attraverso un’analisi introspettiva di natura opportunistica, di trovare una motivazione logica alla sua condizione di parassita della società. L’uomo senza la volontà è un essere monco, incompiuto che, all’azione e ai fatti, ha sostituito le attenuanti e l’auto-commiserazione al fine di prescrivere ed assolvere  la sua inettitudine fisica e morale e rendere legittime ogni debolezza, dipendenza e paura.
Questo individuo, oltre ad essere un peso per la comunità, è un esempio negativo per il suo stesso nucleo famigliare che, per emulazione, assimilerà l’immagine distorta di un tale atteggiamento, come legittima e auspicabile.
L’uomo privo di volontà, è incline al servilismo, alla diffamazione e al tradimento, tratti caratteriali di un’indole epurata da ogni oggettivo parametro di riferimento, scale di valori e buon senso.
Quest’uomo non è capace di veri sentimenti ai quali, da esperto commediante logorroico, predilige una grottesca messinscena, permeata di enfasi, costernata commozione e sentita preoccupazione.
Per questo tipo di individui, in stato di dissociazione perenne, il confine fra la finzione e la realtà (con il tempo e la pratica costante), viene azzerato, incorrendo, così, nel serio rischio di non sapere più distinguere l’una dall’altra. Del resto, anche la qualità e la forza delle emozioni sono il risultato di impegno, di consapevolezza e discernimento, e tutte, fanno capo a quell’impulso rigeneratore e rivoluzionario che trasforma l’uomo in credente: la volontà.

L’uomo partorito dalla rivoluzione industriale è soggetto ad una particolare ignoranza e schiavitù, uniche nella storia dell’uomo e, in particolare, l’individuo iper tecnologico degli ultimi decenni, che è totalmente dipendente dal Sistema Bestia.
Quest’uomo, affetto da *infantilismo, non è in grado di procurarsi il cibo, di scaldarsi, di produrre alimenti, di soffrire e di decidere. E’ privo della più remota forma di volontà, e come un infante egoista ed egocentrico, rifiuta ogni fatica fisica, responsabilità individuale e ragione di consapevolezza, essendosi consegnato anima e corpo fra le grinfie del Sistema padrone. Un uomo monco che interpreta alla lettera le indicazioni di un libretto di istruzioni che il Sistema gli consegna al momento della sua venuta al mondo.
Le comodità che il Sistema ha messo ha sua disposizione, lo hanno rammollito, fino a ridurlo ad uno stato di invalidità permanente. Etica, deontologia, morale e umanità si sono, in lui, estinte per sempre, privandolo così della spiritualità; un essere completamente manipolabile, ricattabile e corruttibile.
L’individuo iper- tecnologico, dunque, è il risultato di una perversa operazione di lavaggio mentale che, in breve tempo, si è attestata come carattere genetico.
La maggior parte del suo cervello, che per milioni di anni gli ha consentito di sopravvivere, di adattarsi e produrre vera conoscenza, non solo è rimasta inattiva, ma nella gran parte degli individui occidentali (nuove generazioni in particolare), è totalmente assente.
L’habitat che circonda il bambino fin dall’alba della sua venuta al mondo, condiziona per sempre il suo domani, ed é l’imprinting che modellerà la sua futura personalità. Televisione, video giochi, telefonino, play station e una montagna di sterile e invadente tecnologia (futuri rifiuti da discarica), lo deresponsabilizzano da ogni sforzo di analisi introspettiva e di immaginazione - esattamente nel senso opposto della propaganda sbandierata dal Sistema: “in questo modo sviluppano la fantasia!!!”. Quelle che poi, insistono a volere chiamare “comodità” (ma che in realtà sono un inferno quotidiano), lo costringono a declinare ogni ragionevole sforzo, adattandosi ad una sorta di baby prepensionamento e trascorrendo il resto della sua vita di fronte ad un computer, ingrassando a dismisura e precarizzando la sua salute, fisica e mentale.
Poi, arriva il momento della scuola materna, con gli infiniti giocattoli morti, di plastica e l’onnipresente televisione e da li, fino al conseguimento dell’insulsa e sempre più inutile laurea. Nel frattempo il Sistema si sfrega le mani, sapendo che un altro pollo è entrato nella gabbia, e che fuori da quella prigione non è più in grado di sopravvivere.
Gli individui omologati della nostra epoca, non sono che polli in batteria. In questa gabbia, ci sono entrati volontariamente, dopo averla loro stessi costruita, recidendo ogni rapporto con il mondo degli spiriti. La loro conoscenza, è limitata all’area occupata all’interno del loculo metallico, dove tutti, trascorrono una vita apparente. Disperazione e solitudine regnano sovrane nella loro anima e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, aspirano all’immortalità.
Questo tipo di particolare schiavitù, (eccezionale nella storia dell’umanità) priva l’ignorante senza volontà, dell’alba e del tramonto, costringendolo ad un’esistenza limbica, a mezz’aria fra una presente assente e un domani inesistente.
Definire tutto ciò come follia, non renderebbe giustizia alle ragioni di una tale anomalia, e la collocherebbe dentro i confini dell’umano. Una circostanza del genere, si è venuta a creare, si, per dei fattori tecnici dipendenti dall’essere umano ma, inattiva, senza l’intervento di una forza soprannaturale negativa; il Maligno.
In virtù di un tale tecnicismo, si sono venute creare, le condizioni ideali, perché ciò accadesse. Tornare indietro è impossibile. Solo dalle ceneri della sua smisurata vanità, l’umanità, riuscirà lentamente a risorgere. Forse!

Per tanto, dobbiamo riappropriarci della conoscenza del passato, delle certezze, e dei parametri di giudizio necessari per l’autodeterminazione, come espressione di libertà positiva. Diversamente, il relativismo dilagante, ci sommergerà come uno tsunami, e non ci sarà un domani, ne per noi, ne per i nostri figli e nipoti.

Gianni Tirelli  





*Dioniso*777* ha detto.........
Mi è piaciuta talmente tanto che l'ho messa sul mio blog assieme agli innominati, sei un grande scrittore, critico ed osservatore, come "Dovrebbero" esserlo coloro che lavorano per i media nazisti!


gianni tirelli ha detto...
Grazie Dionisio sono parole che fanno piacere, oltre ogni altra prosaica ricompensa!! Sempre avanti!! un abbraccio



        

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