LIBRE
associazione di idee
Denaro per noi, non contro di noi: tutti a lezione da Wray
Decenni di crisi e di stentata sopravvivenza grazie all’aiuto dello Stato. Poi arriva l’uomo di Detroit, e che fa? Appena la Fiat rialza la testa, anziché rilanciare il lavoro, ne approfitta per demolire cinquant’anni di diritti: fine dell’umanesimo operaio. E’ la globalizzazione, si giustifica Marchionne. La dittatura della finanza: un padrone remoto che emana diktat e impone contratti-capestro, prendere o lasciare. Il tutto, nell’assordante impotenza della politica, ridotta a subire gli ordini impartiti dai tecnocrati di Bruxelles, i maggiordomi dei veri padroni del mondo: le grandi multinazionali, il super-potere finanziario che ricatta popoli interi con lo spettro del debito. Come se ne esce? In un solo modo: recuperando sovranità. A cominciare dalla moneta: non più un cappio al collo, ma una leva formidabile a nostra completa disposizione, progettata per il nostro benessere dal nostro maggiore “sindacato”: lo Stato.
E’ la premessa della Mmt, Modern Money Theory: la teoria della moneta moderna, messa a punto dagli economisti americani che hanno guidato la
resurrezione dell’Argentina sprofondata nella catastrofe e poi ribellatasi al giogo del Fondo Monetario Internazionale. La sostiene con entusiasmo Paolo Barnard, spigoloso giornalista e saggista da anni impegnato nella denuncia di quello che chiama “il più grande crimine” della storia moderna: la riduzione in sostanziale schiavitù dei cittadini-lavoratori progressivamente globalizzati. Secondo Barnard,
la piena occupazione era possibile: bastava adottare le soluzioni di Keynes, il primo ad accorgersi che solo lo Stato, attraverso la spesa sociale strategica, avrebbe potuto distribuire benessere a piene mani. Prosperità durevole, per tutti? Possibile, se la ragione sociale non è il profitto. Ma se lo Stato finisce per essere a sua volta “privatizzato” da chi invece punta solo al profitto, allora non c’è scampo. Specie se lo Stato perde anche la sua arma fondamentale: la moneta.
resurrezione dell’Argentina sprofondata nella catastrofe e poi ribellatasi al giogo del Fondo Monetario Internazionale. La sostiene con entusiasmo Paolo Barnard, spigoloso giornalista e saggista da anni impegnato nella denuncia di quello che chiama “il più grande crimine” della storia moderna: la riduzione in sostanziale schiavitù dei cittadini-lavoratori progressivamente globalizzati. Secondo Barnard,
Era il lontano 1943, e un francese di nome François Perroux si esprimeva senza reticenze. Già allora, mentre il mondo se la vedeva ancora con le armate di Hitler, monsieur Perroux spingeva lo sguardo molto avanti: sosteneva che, allo Stato, bisognava riuscire a togliere la sua ragion d’essere, cioè la capacità di spendere denaro, a deficit, in favore dei cittadini. Un disegno di lunghissimo respiro, concepito dalle oligarchie planetarie sconfitte dall’avanzata delle democrazie figlie della rivoluzione industriale. Da una parte il super-potere già terriero e padronale, dall’altra la nuova politica democratica, i partiti, i sindacati, le legislazioni sociali. Negli anni ’60 e ’70, sotto la spinta potente delle riforme popolari in tutto l’Occidente, il super-potere ha davvero tremato, temendo di perdere per sempre i propri antichi privilegi. Poi, negli anni ’80, ha scatenato la sua riscossa storica, riuscendo a “rimettere in riga” cittadini e lavoratori: troppi diritti ne
stavano facendo una maggioranza pericolosa, autonoma, determinata, democratica. Che andava fermata.
stavano facendo una maggioranza pericolosa, autonoma, determinata, democratica. Che andava fermata.
Barnard denuncia una sorta di golpe mondiale, le cui strutture-chiave sono il Wto, la Commissione Trilelaterale, il gruppo Bilderberg. Il quartier generale di Wall Street, i vertici mondiali dell’industria e della finanza. Che avrebbero letteralmente ingabbiato l’Europa, preparando il dramma che oggi invade la cronaca: governi legittimi rassegnati all’impotenza, trattati-capestro come quelli di Maastricht e di Lisbona. Imputato principale: l’Unione Europea non democratica. E a monte, un peccato originale: l’euro. Non in quanto moneta comune, ma in quanto moneta privata: moneta che gli Stati europei non possono stampare, ma sono costretti a farsi prestare a caro prezzo dalla Bce, la banca centrale anch’essa privata, dominata dai super-padroni del pianeta e destinata, per statuto, a non essere “prestatore di ultima istanza”. Per chi lavora, la Bce? Non per noi, ma per i suoi veri azionisti: i super-proprietari della Terra, signori del nostro futuro.
A partire dallo choc per la crisi greca, la parola sovranità ormai domina il dibattito tra le voci più critiche: mentre il fantasma della politica si lascia commissariare dal “governo tecnico” di turno, sotto i colpi del “rigore” che colpisce tutti – dagli operai di Marchionne ai precari, alle famiglie, ai pensionati – il problema del recupero di sovranità si va facendo evidente, palese, assillante. E’ in pericolo il futuro della comunità nazionale, governata attraverso elezioni democratiche: ormai lo Stato è scavalcato, a monte, da decisioni remote, imposte da tecnocrati non-eletti. Decisioni spesso oscure e in ogni caso rovinose per i cittadini. Lo Stato è ridotto all’impotenza, dice
Barnard, perché si è realizzato il sogno teorizzato da quel francese, Perroux, e dai suoi sodali: neutralizzare i popoli, privandoli del loro “sindacato” istituzionale. Come? Sottraendogli il portafoglio, il potere di spesa. Massima perversione: privatizzare la moneta, unica vera ragion d’essere del potere pubblico.
Barnard, perché si è realizzato il sogno teorizzato da quel francese, Perroux, e dai suoi sodali: neutralizzare i popoli, privandoli del loro “sindacato” istituzionale. Come? Sottraendogli il portafoglio, il potere di spesa. Massima perversione: privatizzare la moneta, unica vera ragion d’essere del potere pubblico.
Meglio ripartire da lì, allora, per tentare di salvarsi davvero: come ha fatto, ad esempio, l’Argentina. Ricette: quelle indicate da Premi Nobel ed economisti come Stiglitz e Krugman, che bocciano – come crudeli e inutili – le sofferenze “tecniche” imposte da ricette come quelle di Monti, basate sull’austerità. Quello che propone Barnard è un seminario di studio: tutti a lezione dai professori americani della Modern Money Theory. Il giornalista ha lanciato un appello dal suo cliccatissimo sito Internet: sono aperte le adesioni, on line, per organizzare una due-giorni con Randall Wray, Stephanie Kelton, Warren Mosler, Marshall Auerback, William Black. Prestigiosi accademici statunitensi, in prima linea contro la grande menzogna che ha creato la nuova schiavitù: solo una nuova moneta, pubblica e statale, può ricostruire
un’economiasalva-vite, salva-nazioni, salva-democrazie.
un’economiasalva-vite, salva-nazioni, salva-democrazie.
In questa clamorosa iniziativa, Barnard spende il suo acuminato carisma polemico, frustrato dall’assenza di soluzioni pratiche immediate, data la spaventosa latitanza della politica. A chi lo segue, il giornalista bolognese (co-fondatore di “Report”) offre una sponda concreta sul versante che predilige: studiare, per meglio imparare a difendersi. In modo da non faticare, domani, a smontare dogmi e teorie che pretendono di discendere dalla fisiologia inevitabile del mondo. Non è così: se siamo nei guai è perché qualcuno l’ha voluto. E il primo passo per uscirne è la conquista di un nuovo alfabeto della verità, da declinare in moneta sonante: la Modern Money Theory è la soluzione. Significa: restituire il denaro agli Stati, in modo che tornino a fare il proprio dovere: spenderlo per noi, con investimenti strategici che producanolavoro, sicurezza e futuro, anziché disperazione e depressione.
(Sul sito di Paolo Barnard le adesioni on-line per il forum formativo di due giorni, in Italia, con i prestigiosi economisti americani della Modern Money Theory).
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