venerdì 30 dicembre 2011

LA SALUTE COME PRESUPPOSTO DELLA FELICITA’






LA SALUTE COME PRESUPPOSTO DELLA FELICITA’

“Gli individui delle moderne società occidentali consumiste, sono afflitti da una infinita serie di disturbi, malesseri e patologie di natura organica e psicologica che ne compromettono ogni più remoto barlume di benessere e di autentica felicità. E’ sulla base di un tale parametro che si misura il grado di civiltà e di progresso di un popolo, venendo a mancare il quale, tutto si riduce a mera illusione, isteria e dipendenza”

Mal di testa, emicranie, bruciori di stomaco, dolori articolari, insonnia, eiaculazione precoce, sterilità, emorroidi, obesità, stanchezza cronica, stitichezza, calvizie, psoriasi, disfunzioni tiroidee, celiachia, allergie, spasmi muscolari e coliti, non sono che il prodotto di uno stile di vita in totale contrasto e contraddizione con i reali bisogni dell’organismo umano che, per millenni, aveva tratto le sue risorse dai frutti di una natura incontaminata e prodiga, dispensatrice di sostanze dopanti, rigeneranti e curative.

Oggi, che tutto è ribaltato e brancoliamo dentro il buio di un mondo al contrario fatto di contraddizioni, illusioni, debolezze e becere dipendenze, anche il famoso motto di Giovenale “mens sana in corpore sano”, (Satire, X, 356), si scontra, in maniere stridente, con la realtà di una società di individui squilibrati e smarriti, tale da capovolgerne il senso e il suo significato ultimo. Per tanto, la salute mentale, non è più la risultante di un corpo sano, ma l’esatto contrario: “corpore sano in mens sana”.

Lo stress, una delle patologie più invalidanti dell’individuo moderno era, un tempo, completamente sconosciuto. Con Sigmund Freud, Carl Gustav Jung e compagnia bella (che attraverso la psicoanalisi e l’introspezione forzata, si propone di individuare le cause dei disturbi neurologici e conseguenti somatizzazioni), si apre la strada alla commercializzazione dello psicofarmaco che, ha fronte di profitti stellari, ha debilitato ulteriormente lo stato di salute dei soggetti in cura, acuendone il disagio e innescando un processo di decadimento e di dipendenza.

Nell’uomo di questo secolo maligno, si è estinta l’osservazione, la percezione e la capacità di discernimento avendo, noi, delegato al Sistema Bestia ogni responsabilità oggettiva, personalismo e giudizio critico.
Tutto ciò che, in realtà, acquistiamo e consumiamo meccanicamente al mercato del Grande Malfattore, non è, che la contraffazione sistematica di qualcosa che assomiglia vagamente alla sua forma originaria, ma che, nella sostanza, è un concentrato di estrogeni, ormoni, fertilizzanti, antiparassitari, antibiotici, “migliorativi”, pesticidi, aromi sintetici, coloranti, conservanti e tossine concentrate.

Così un pollo non è un vero pollo, ma una mina vagante pronta a fare saltare il nostro sistema nervoso e destabilizzare quello immunitario, perché incapaci di decifrare e codificare la reale natura dei nuovi intrusi e di reagire di conseguenza. Un tale pollo, non ha vissuto felice razzolando nell’aia fra, oche, anatre, cani, conigli e gatti, ma dietro le sbarre fredde e angoscianti di un loculo metallico, beccando pattume industriale alla luce accecante di una lampada alogena.
Come pensiamo di potere essere belli, in forma e felici, ingurgitando tali diavolerie? Ma l’esempio del pollo, è estendibile a qualsiasi prodotto, che sia animale e vegetale.
Tutti noi, in verità, siamo quel pollo! Tristi e apatici, indolenti e flaccidi, frustrati e repressi, costretti dentro un limbo gelatinoso, brulicante di paranoie, ansie e ipocondrie.
Una vita apparente scandita ad ogni ora del giorno da acciacchi e malesseri di ogni tipo e genere.

Per tanto, tutta questa montagna di merda marcia, che, con inaudita crudeltà, il liberismo relativista (in sfregio ad ogni principio etico e deontologico), spaccia per buone, e fatte con “l’amore della nonna”, finiscono per accanirsi sulla nostra esistenza e quotidianità, acuendo il nostro disagio fisico, morale e psicologico.
E’ a questo punto che il Sistema Bestia, estrae il suo ennesimo coniglio, dal cilindro delle illusioni, indicandoci il nuovo miracoloso farmaco a cui ricorrere, peggiorando ulteriormente, la nostra condizione patologica e inducendoci alla assuefazione.

Come può sentirsi appagata un società che si alimenta di cose morte e infelici per definizione? Un’alimentazione alla quale, negli ultimi trent’anni (passo dopo passo), è stato sottratto ogni principio nutritivo e tonificante: una vera pacchia per l’industria della chimica che, con la televisione e la tecnologia, sono in assoluto le più grandi tragedie della storia del mondo, prima ancora dell’evento apocalittico che ha causato la scomparsa dei dinosauri, del biblico diluvio universale e delle epidemie di peste bubbonica.
Quanto potranno reggere ancora la frustrazione, l’odio, il rancore e la repressa vendetta covata nell’animo di milioni di individui infelici, prima di esplodere in tutta la sua apocalittica violenza?

Noi occidentali, in quanto a bellezza, forma e prestanza fisica (se paragonati alle popolazioni dei “paesi del terzo mondo”), siamo gli ultimi della lista. Creme, cremine, botulino, chirurgia estetica, diete, tapis roulant, cyclette e diavolerie meccaniche in offerta sui vari canali televisivi che promettono miracolosi risultati in tempi scandalosamente brevi (previa rimborso), non sono che gli estremi tentativi di una società “alla frutta”, connotata da una singolare bruttezza, risultato ultimo di una inattività invalidante e della somatizzazione di ansie, paure e di un congruo numero di disturbi del sistema nervoso; effetti collaterali di una alimentazione necrofila.

La profonda consapevolezza di ciò che ci circonda e la capacità di immaginare una realtà diversa e opposta da quella che siamo soliti vivere, è la sola opzione che ci consente di decifrare i fatti della nostra esistenza, di analizzarli nella loro oggettività, prenderne atto, e decidere per la giusta scelta.
E’ la salute, dunque, ciò a cui dobbiamo aspirare! Lei, il dono dei doni! Una condizione di totale appagamento fisico, spirituale e sensoriale, che prescinde da ogni status, cultura e spazio temporale. Si, la salute, dispensatrice di gioia e creatività, fonte di solidarietà e di pace, forza generatrice di un progresso compatibile con i bisogni della comunità, sinonimo di libertà e di tolleranza, di volontà e di speranza – intrinsecamente moderna nel suo significato più corretto, rivoluzionaria, liberatoria, ascetica e divinatoria.

L’esatto contrario, delle nostre “moderne” società, malate e in cancrena, oppresse e frustrate da quella persistente sofferenza esistenziale e corporale che ci preclude ogni barlume di vera felicità, alimentando l’odio, il rancore negli uomini e la loro sete di vendetta.
Gianni Tirelli




*Dioniso*777* ha detto...
Ciao Gianni, come al solito descrivi la realtà senza tanti fronzoli e paroloni, chiaro, obiettivo e drasticamente reale!
Eppure guardiamoci attorno, c'è qualcuno che si muova? Se io oggi scendo in piazza nel mio comune e inizio a sbattere in faccia la realtà divento il matto del paese, siamo ridotti a questi livelli, chi ragiona è inopportuno e scemo.
Proprio ora sto scrivendo un articolo su questa situazione, ed ho preso l'inizio del tuo ad un certo punto, naturalmente citandone la fonte. Acqua inquinata a Nuoro è stato l'input iniziale. Due giorni fa ho postato uno scritto

http://fintatolleranza.blogspot.com/2011/12/un-salto-nel-tempo-di-un-terzo-di.html
Partendo dalla mia infanzia in una fattoria, dove le galline razzolavano come natura vorrebbe, arrivando ad oggi, alla società delle tastiere, dei telecomandi e dei cellulari, siamo come quel pollo, MORTI che camminano!
gianni tirelli ha detto...
Si caro Dionisio 777, é una vera ecatombe!! Ma chi é causa del proprio mal pianga se stesso!! E sono in tanti a dovere versare lacrime!! Ma tutto ha un senso e una fine!! E noi ne saremo testimoni oculari!! un abbraccio

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