LA CULTURA COME
FUMO NEGLI OCCHI di G.Tirelli
La
crescita di livello di “civiltà” dell’occidente, corrisponde alla sua diabolica
capacità di dissociarsi da ogni più remoto barlume di cultura e tradizione del
passato, per poi sostituirsi alla stessa, nel nome della “modernità.” L’aria
delle nostre città, le acque dei nostri mari e fiumi, i territori devastati dai
rifiuti industriali, l’alimentazione, la condizione disumana dei paesi del
terzo mondo, tutto questo, oggi, é sinonimo indiscusso di
“modernità” e risultato ultimo dello scollamento dell’uomo dalla natura e
dell’inquietante ribaltamento di valori e principi etici.
L’attuale
e oscura borghesia industriale, in netta antitesi con la trascorsa, vede, oggi,
la cultura “come fumo negli occhi” e guarda alla parsimonia dei cittadini, come
una vera e propria sciagura e calamità. Popolarità e potere raggiunti da questi
loschi personaggi della borghesia industriale, sono la chiara dimostrazione di
quanto, intelligenza e cultura, non siano requisiti fondamentali per un tale scopo,
ma dei veri e propri impedimenti.
In
passato, fino a prima dell’avvento della “rivoluzione industriale”, il popolo
aveva come riferimento del potere, i rappresentanti di una borghesia
illuminata, colta e aristocratica che, sul sapere, le arti e la conoscenza,
legittimavano i loro privilegi. I grandi geni di un tempo (irrepetibili e
immortali) pittori, letterati, scultori, architetti, filosofi e studiosi, sono
l’espressione di un mecenatismo pragmatico e prolifico, fonte, per il potere,
di prestigio, saggezza e immortalità. Il Rinascimento (per non andare troppo in
la, nel tempo), ne è un esempio per tutti. La cultura, ben lungi, allora,
dall’essere definita, “un investimento”, ma patrimonio inviolabile e sacrosanto
di tutti i popoli, era sinonimo di vera ricchezza, prestigio, potenza e di
civiltà. Come l’acqua, l’aria e l’ambiente, si poneva a parametro di purezza,
evasione e ineludibile necessità. La ricerca e la contemplazione della
bellezza, erano motivo di appagamento sensoriale, di piacere e di sensualità, e
la poesia e la commedia erano il leit motiv di una quotidianità animata dalla
tradizione e dal folclore.
Con la
“rivoluzione industriale” (la cui capacità a riprodursi e di sviluppare
metastasi si può definire, ipertrofica), tutto l’impianto etico è stato
scalzato di netto e cancellato, dentro un processo degenerativo di regole,
valori, logiche e comportamenti che, fin dall’alba dei tempi, resistevano
indomiti e immutati. Senza etica non ci può essere vita.
La
proprietà e la gestione della ricchezza (il capitale), da sempre in uso alla
borghesia illuminata e alla nobiltà, in pochi decenni, è passata di mano al
potere economico industriale, riempiendo le tasche di imprenditori analfabeti,
ingordi e corrotti, e le casseforti di banchieri scodinzolanti e compiacenti.
In virtù, di un tale travaso, arte e cultura, costrette ad allinearsi e
adeguarsi ad una tale e inedita circostanza, hanno rinunciato e ripudiato le
originarie ragioni e l’intrinseca funzione, anteponendo così, alla crescita
umana e all’ispirazione, il profitto e la propaganda. Il sentimento dell’amore
si è fatto postribolo, l’evasione intellettuale, voyeurismo, e la bellezza,
indice d’ascolto. Una modernità canaglia che sarà, in seguito, foriera di
apocalittiche sventure.
L’immagine
raccapricciante - sotto i nostri occhi - delle società moderne e dei disastri
biblici che hanno prodotto, é l’espressione esplicativa e incontrovertibile,
della non cultura al potere, che si è impadronita della ricchezza, epurandola
da ogni contaminazione di carattere intellettuale, etico e morale.
Se pittori
come, Giotto, Tiziano, Raffaello (per fare tre soli esempi) sono i parametri
applicati a valutare il livello, di civiltà e di bellezza raggiunti nel
passato, oggi, i moderni criteri di giudizio, sono altri: Andy Warhol, Lucio
Fontana, Pollock. Se poi, a Giotto, Tiziano e Raffaello, sostituissimo i
parametri di aria, acqua e terra, l’esempio sarebbe ancora più schiacciante.
La
cultura moderna, definita tale in modo da esimerci da ogni confronto con il passato,
è la metastasi delle società industrializzate e relativiste che, nel consumismo
fast food e nel facile profitto, sono espressione di vuotezza, contraffazione e
squilibrio.
Gianni
tirelli
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