lunedì 16 aprile 2012

LA CULTURA COME FUMO NEGLI OCCHI di G.Tirelli


LA CULTURA COME FUMO NEGLI OCCHI   di G.Tirelli
La crescita di livello di “civiltà” dell’occidente, corrisponde alla sua diabolica capacità di dissociarsi da ogni più remoto barlume di cultura e tradizione del passato, per poi sostituirsi alla stessa, nel nome della “modernità.” L’aria delle nostre città, le acque dei nostri mari e fiumi, i territori devastati dai rifiuti industriali, l’alimentazione, la condizione disumana dei paesi del terzo mondo, tutto questo, oggi, é sinonimo indiscusso di “modernità” e risultato ultimo dello scollamento dell’uomo dalla natura e dell’inquietante ribaltamento di valori e principi etici.
L’attuale e oscura borghesia industriale, in netta antitesi con la trascorsa, vede, oggi, la cultura “come fumo negli occhi” e guarda alla parsimonia dei cittadini, come una vera e propria sciagura e calamità. Popolarità e potere raggiunti da questi loschi personaggi della borghesia industriale, sono la chiara dimostrazione di quanto, intelligenza e cultura, non siano requisiti fondamentali per un tale scopo, ma dei veri e propri impedimenti.
In passato, fino a prima dell’avvento della “rivoluzione industriale”, il popolo aveva come riferimento del potere, i rappresentanti di una borghesia illuminata, colta e aristocratica che, sul sapere, le arti e la conoscenza, legittimavano i loro privilegi. I grandi geni di un tempo (irrepetibili e immortali) pittori, letterati, scultori, architetti, filosofi e studiosi, sono l’espressione di un mecenatismo pragmatico e prolifico, fonte, per il potere, di prestigio, saggezza e immortalità. Il Rinascimento (per non andare troppo in la, nel tempo), ne è un esempio per tutti. La cultura, ben lungi, allora, dall’essere definita, “un investimento”, ma patrimonio inviolabile e sacrosanto di tutti i popoli, era sinonimo di vera ricchezza, prestigio, potenza e di civiltà. Come l’acqua, l’aria e l’ambiente, si poneva a parametro di purezza, evasione e ineludibile necessità. La ricerca e la contemplazione della bellezza, erano motivo di appagamento sensoriale, di piacere e di sensualità, e la poesia e la commedia erano il leit motiv di una quotidianità animata dalla tradizione e dal folclore.
Con la “rivoluzione industriale” (la cui capacità a riprodursi e di sviluppare metastasi si può definire, ipertrofica), tutto l’impianto etico è stato scalzato di netto e cancellato, dentro un processo degenerativo di regole, valori, logiche e comportamenti che, fin dall’alba dei tempi, resistevano indomiti e immutati. Senza etica non ci può essere vita.
La proprietà e la gestione della ricchezza (il capitale), da sempre in uso alla borghesia illuminata e alla nobiltà, in pochi decenni, è passata di mano al potere economico industriale, riempiendo le tasche di imprenditori analfabeti, ingordi e corrotti, e le casseforti di banchieri scodinzolanti e compiacenti. In virtù, di un tale travaso, arte e cultura, costrette ad allinearsi e adeguarsi ad una tale e inedita circostanza, hanno rinunciato e ripudiato le originarie ragioni e l’intrinseca funzione, anteponendo così, alla crescita umana e all’ispirazione, il profitto e la propaganda. Il sentimento dell’amore si è fatto postribolo, l’evasione intellettuale, voyeurismo, e la bellezza, indice d’ascolto. Una modernità canaglia che sarà, in seguito, foriera di apocalittiche sventure.
L’immagine raccapricciante - sotto i nostri occhi - delle società moderne e dei disastri biblici che hanno prodotto, é l’espressione esplicativa e incontrovertibile, della non cultura al potere, che si è impadronita della ricchezza, epurandola da ogni contaminazione di carattere intellettuale, etico e morale.   
Se pittori come, Giotto, Tiziano, Raffaello (per fare tre soli esempi) sono i parametri applicati a valutare il livello, di civiltà e di bellezza raggiunti nel passato, oggi, i moderni criteri di giudizio, sono altri: Andy Warhol, Lucio Fontana, Pollock. Se poi, a Giotto, Tiziano e Raffaello, sostituissimo i parametri di aria, acqua e terra, l’esempio sarebbe ancora più schiacciante.

La cultura moderna, definita tale in modo da esimerci da ogni confronto con il passato, è la metastasi delle società industrializzate e relativiste che, nel consumismo fast food e nel facile profitto, sono espressione di vuotezza, contraffazione e squilibrio. 
Gianni tirelli

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