A UN PUNTO DI NON RITORNO di G.Tirelli
Oggi, il nostro pianeta é simile a un
infinito campo minato, disseminato di bombe atomiche e centrali nucleari –armi
batteriologiche e chimiche - raggi laser e campi elettromagnetici e chissà
quali altre migliaia di diavolerie tecnologiche. La possibilità che questo luna
park dell’orrore (presto o tardi e per i motivi più stupidi e banali) possa
esplodere, è una circostanza reale. Sommata poi, a tutta quella montagna di
nefandezze che quotidianamente minano la nostra esistenza, viene comprensibile
e ragionevole pensare che questa “profezia” (o meglio, questo computo temporale
dei Maya), abbia a giusta ragione, suggestionato e allarmato gli uomini di
oggi. Se i maya avessero anticipato di solo di cent’anni prima le loro
previsioni -1912 (un batter di ciglia nella storia dell’universo) - nessun uomo
del tempo le avrebbe prese per attendibili, ritenendole farneticanti e prive di
qualsiasi fondamento.
I cicli, dunque, si devono chiudere, in
virtù di logiche e regole, che esulano dalla nostra capacità di comprensione e
portata, in netta antitesi con la visione egocentrica dell’uomo di questo
secolo, che ha tradito ogni buon senso e impulso creativo e rigeneratore. In
verità, ci siamo già dentro la catastrofe, al centro di un’esplosione senza
precedenti che azzererà, per sempre, la storia/non storia, dell’era
tecnologica, atea e pagana.
La terra e' un tutt’uno con l'universo
"visibile, ed invisibile e, ogni cosa, interagisce con il resto, secondo
il principio di “causa effetto”. Un tale principio non si applica solo alle
leggi della fisica, ma anche alla sequenza di azioni e situazioni che
costellano la nostra vita. Per tanto, la nostra situazione attuale, dipende
dalle cause che abbiamo posto nel passato, così, come dalle cause che poniamo
nel presente, dipenderà la nostra situazione futura. Naturalmente, il risultato
della nostra attuale condizione non sarà solo relativo a ciò che noi abbiamo
fatto in passato, ma anche dipendente da ciò che altri hanno fatto. I
comportamenti degli altri, dunque, sono condizionati dai nostri – da quelli di
tutti noi. In breve, siamo il riflesso di ciò che siamo stati e, dal nostro
presente, dipenderà il nostro futuro.
I maya avevano sviluppato la
conoscenza pura, attraverso le
arti (ormai estinte) dell’osservazione didattica, della contemplazione
trascende e dell’intuizione profetica. Come tante altre, illuminate civiltà
passate, erano tesi all’espansione spirituale e universale, dalla quale
attingevano forza, ingegno e la consapevolezza della necessità della morte,
come momento catartico e di congiunzione con l’infinito.
L’inferno quotidiano che, oggi, sta
divorando i residui barlumi di felicità e di speranza di un’umanità smarrita
(defraudata da ogni principio etico e morale e avvolta dalle tenebre di una persistente
paura esistenziale), è l’ovvia conseguenza indotta dal superamento dei
ragionevoli limiti, fuori dai quali, ogni felicità e conoscenza trasfigurano in
orrore. Questa subdola “modernità “ne è la conferma inopinabile – la prova del
nove che prescinde da ogni altra considerazione. Petrolio, gas, carbone e
minerali/materiali radioattivi che, come in preda ad un’arsura nevrotica,
abbiamo sottratto, senza sosta, al sottosuolo terrestre, sono la
rappresentazione iconografica della nostra Fine, in cambio della quale abbiamo
barattato la nostra anima e il futuro delle nuove generazioni.
Abbiamo scoperchiato il “vaso di Pandora” e
liberato quella maledetta energia che, la Volontà creatrice aveva, da sempre,
sotterrato e imprigionato sotto i nostri piedi. Così ogni cosa è stata
contaminata e violata; ogni acqua, ogni terra e ogni aria. Il cuore dell’uomo
si è incenerito sotto la luce rovente della modernità e, le passioni, i sogni,
i sentimenti, atmosfere ed emozioni, si sono dissolte come fumo nel vento. Avremmo
dovuto rivolgere il nostro sguardo al cielo, sull’esempio delle grandi e
profetiche civiltà del passato, e seguirne il cammino intrapreso, con la
necessaria umiltà, deferenza e il dovuto timore.
La Rivoluzione Industriale, si è presto
trasformata in una rovente fucina dove, Satana in persona, a forgiato a sua
immagine e somiglianza, l’originaria natura umana, depotenziandola da ogni
slancio creativo e passionale.
I maya, che avevano elaborato sistemi
matematici piuttosto semplici ma realistici, osservando l'universo e
interpretando i segnali della
terra e confrontandoli e comparandoli con i dati relativi al loro passato,
offrivano sicuri risultati profetici. Da una parte c'e "L'UOMO"
intento a trasformare a proprio piacimento cio' che lo circonda nel vano
tentativo di comandare e sottomettere la natura terrestre, dall'altro ci sono
le leggi universali, che noi ancora non conosciamo, ma che i Maya evidentemente
studiavano e, in un certo modo, comprendevano.
I detrattori delle “teorie della Fine”,
sono gli stessi che la Fine l’hanno prodotta, sostenuti da una moltitudine di
allocchi, abbagliati dalle subdole lusinghe di una “modernità” che prometteva potere, denaro, vizio,
perversione e immortalità. Io che, da lungo tempo, interpreto i segnali e gli
allarmanti scricchiolii del
Sistema, e il diramarsi di tutte le sue metastasi sul tessuto connettivo
sociale so, con certezza matematica, che siamo giunti a un punto di non
ritorno.
Gianni Tirelli
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