Giovedì 03 Maggio 2012 14:42
I 10 referendum del 6 maggio 2012 sono una truffa da cui bisogna tenersi lontani!
Il prossimo 6 maggio i sardi sono chiamati a votare per 10 referendum. il comitato per il SI invita a votare in nome dell’abbattimento dei costi della politica e del diffuso sentimento “anticasta”. Il faccione sorridente di Andrea Prato e la cricca dei Riformatori Sardi organizzati da personaggi come Fantola e Vargiu cercano di convincere gli onesti lavoratori sardi che alcune confusionarie modifiche all’assetto istituzionale porteranno lavoro.
Su questo la sinistra indipendentista si sente in dovere di fare alcune considerazioni.
Il prossimo 6 maggio i sardi sono chiamati a votare per 10 referendum. il comitato per il SI invita a votare in nome dell’abbattimento dei costi della politica e del diffuso sentimento “anticasta”. Il faccione sorridente di Andrea Prato e la cricca dei Riformatori Sardi organizzati da personaggi come Fantola e Vargiu cercano di convincere gli onesti lavoratori sardi che alcune confusionarie modifiche all’assetto istituzionale porteranno lavoro.
Su questo la sinistra indipendentista si sente in dovere di fare alcune considerazioni.
Tanto per cominciare dobbiamo chiarire che coloro che oggi saltano fuori come paladini popolari “anti casta” altro non sono che politici della casta unionista da tanti anni adagiati su comode poltrone regionali. Abbiamo il fondato sospetto che con questi “referendum anti casta” essi stiano solo cavalcando demagogicamente l’onda dello sdegno popolare, perciò, visto che improvvisamente si riscoprono nemici di sè stessi, avremmo potuto consigliare loro metodi più incisivi per porre fine al dissanguamento dei cittadini sardi. Ad esempio avremmo fatto notare che in tanti anni di sonnicchiamento in Consiglio Regionale non hanno mai condotto neanche una sola battaglia contro le basi militari che paralizzano la nostra economia ingoiando miliardi di euro pubblici per fini ben poco nobili. Avremmo fatto notare che sarebbe spettato proprio a loro una legge sull’Agenzia Sarda delle Entrate, iniziativa fiscale e politica che avrebbe evitato il furto italiano di 10 miliardi di euro appartenenti ai cittadini sardi. Avremmo suggerito loro che spetta ai politici in Regione trovare una soluzione all’eterno ricatto del monopolio di un pugno di pirati armatori alla testa di Tirrenia e Moby. Invece questi signori soltanto in extremis e in una situazione di crescita inverosimile dei prezzi hanno ben pensato di correre ai ripari buttando milioni di euro (nostri) in affitto di navi fatte demagogicamente passare per “flotta sarda”. Questi “nuovi politici anticasta”, nemici di sé stessi e amici del popolo, hanno mai risolto lo spreco di milioni che ogni anno deriva dall’affitto dei canadairs? Si sono mai resi conto che con quello che hanno speso in dieci anni di affitti di velivoli avrebbero comprato almeno cinque canadairs, risolvendo in buona parte il costo enorme della lotta agli incendi?
Potremmo continuare parecchio a lungo, ma bastano anche poche note per capire la buona o mala fede di chi oggi si riscopre amico delle tasche dei lavoratori sardi. Parliamo di gente che quelle tasche ce le ha sempre svuotate, di gente che non aveva bisogno di fare grandi referendum per cambiare le cose accollando ulteriori spese sulle spalle stanche dei lavoratori sardi, visto che aveva in mano una penna per scrivere leggi in difesa dei Sardi e non le ha scritte!
E allora, visto che sappiamo di chi stiamo parlando, ci viene da chiederci un’altra cosa: dove andranno a finire i soldi che si risparmieranno, (ammesso e non concesso che ciò avvenga), con questa grande riforma? A questo non c’è bisogno che rispondano loro, ci pensa Monti da Roma: serviranno per “aiutare le banche in difficoltà”!
Dove pensate che potranno mai andare i soldi che risparmieranno sui politici? Non crederete davvero che ve li vengano a mettere in tasca o che vengano spesi per il bene comune o semplicemente per tamponare lo smantellamento dei servizi di base da parte dello stato centrale?
In tempi certo non sospetti, quando costituimmo la coalizione elettorale di Unidade Indipendentista, proponemmo che i politici eletti dovessero avere lo stipendio equivalente a quello di un operaio, per togliere dalla politica i parassiti che lo fanno per soldi. Ci fu anche un associazione che si chiamava “la volta buona” che lanciò la proposta a tutti i candidati di tutte le coalizioni di impegnarsi pubblicamente a ridursi lo stipendio una volta eletti. Vargiu, Fantola, Prato e gli altri sostenitori dei tagli ai politici risposero all’appello? Assolutamente no! Gli unici che risposero all’appello furono gli indipendentisti e qualche candidato dell’estrema sinistra italiana. Questi signori che oggi sono nemici di sé stessi si misero a sghignazzare, ci denigrarono pubblicamente come populisti o fecero orecchie da mercante.
A Manca pro s’Indipendentzia pensa, e non da oggi, che la nascita delle nuove provincie sia stata una scelta sbagliata perché le nuove provincie sono state create per organizzare nuovi quadri territoriali, ossia clientele politiche precise e la loro formulazione non ha in realtà tenuto conto dei territori storici ma è stato il frutto di una suddivisione arbitraria e approssimativa. Questo non significa però che un decentramento di poteri sia di per sé nocivo, arrivando addirittura al punto di proporre anche le provincie storiche. Se è con i cattivi amministratori che ce l’abbiamo, dobbiamo risolvere il problema cambiando il nostro voto, anziché abolire gli organismi dove loro vanno a poltrire o a fare affari!
Non crediamo che sarà un bene se verranno abolite le provincie storiche, e ce ne renderemo conto quando per ogni cosa dovremo andare a Cagliari a chiedere rispettosa udienza alla casta di quelli che oggi dicono di essere anti casta!
C’è poi un altro aspetto che ci teniamo a sottolineare, ovvero l’enormità di numero dei quesiti. Ci sembrano un po’ troppi per non sospettare che sbandierando la lotta alla casta si porti la gente a dire “si” anche a quesiti su cui non si è riflettuto abbastanza.
Sappiamo bene che la maggior parte delle persone non votano in maniera selettiva ma in blocco: o si o no a tutti e dieci i quesiti. Perciò ci sembra di capire che sventolando l’abolizione delle nuove provincie si vogliano far fuori anche le vecchie, parlando di ridurre gli stipendi ai politici si voglia ridurre il numero dei consiglieri… Perché ad esempio ridurre il numero dei consiglieri? Basterebbe in effetti pagarli meno, ma non ridurne il numero. Più si taglia il numero e più fare politica diventa un mestiere da ricchi, perché ognuno deve conquistare un elettorato più grande e le grosse campagne elettorali le possono fare solo i ricchi, i cosiddetti politici di professione o gli speculatori di successo (come Soru e Prato per citarne alcuni), non certo i lavoratori che vogliono impegnarsi per il proprio paese.
Noi non crediamo che cinquanta consiglieri ricchi rappresentino una maggiore garanzia democratica e un risparmio rispetto a ottanta consiglieri regionali pagati con lo stipendio di un operaio.
La ciliegina sulla torta, infine, l’abbiamo col quesito sulla proposta di una Assemblea Costituente eletta a suffragio universale da tutti i cittadini sardi per la riscrittura dello Statuto autonomo. Intanto, se le parole hanno un senso e un loro spessore storico, un'Assemblea Costituente serve a scrivere la Costituzione di una nazione sovrana, per cui la presa in giro è già evidente nel momento in cui si parla di Assemblea Costituente “regionale” che deve agire legata al palo del dogma dell’indivisibilità della repubblica italiana. È dal 2001 che il Consiglio Regionale ha approvato la proposta di legge sull’ Assemblea costituente sarda per la riscrittura dello Statuto Autonomistico e da allora si sono moltiplicate le convocazioni di mirabolanti organismi fantasma come gli “Stati generali del popolo sardo”, “Commissioni per la Carta Costituzionale della nazione sarda” e chi più ne ha più ne metta! Una corsa alle definizioni più auliche senza alcun contenuto reale dietro e sempre e comunque dentro gli argini del dogma unionista che ci lega allo stato italiano.
La ciliegina sulla torta, infine, l’abbiamo col quesito sulla proposta di una Assemblea Costituente eletta a suffragio universale da tutti i cittadini sardi per la riscrittura dello Statuto autonomo. Intanto, se le parole hanno un senso e un loro spessore storico, un'Assemblea Costituente serve a scrivere la Costituzione di una nazione sovrana, per cui la presa in giro è già evidente nel momento in cui si parla di Assemblea Costituente “regionale” che deve agire legata al palo del dogma dell’indivisibilità della repubblica italiana. È dal 2001 che il Consiglio Regionale ha approvato la proposta di legge sull’ Assemblea costituente sarda per la riscrittura dello Statuto Autonomistico e da allora si sono moltiplicate le convocazioni di mirabolanti organismi fantasma come gli “Stati generali del popolo sardo”, “Commissioni per la Carta Costituzionale della nazione sarda” e chi più ne ha più ne metta! Una corsa alle definizioni più auliche senza alcun contenuto reale dietro e sempre e comunque dentro gli argini del dogma unionista che ci lega allo stato italiano.
Assai pericoloso risulta anche il quesito sull’elezione diretta del presidente della Regione che si confà ad una tendenza presidenzialista e populusta radicalmente antidemocratica in cui appunto stanno involvendo le marce democrazie occidentali dominate dagli interessi di speculatori, corporation e banchieri in cerca di uomini forti che sappiano far valere le loro ragioni.
Pensano forse i signori del comitato per il “Si” che ci siamo dimenticati chi sono? I Sardi devono capire che quando si parla di fallimento dell’autonomia in realtà si sta parlando di fallimento della classe politica autonomista, e quindi della politoca dei partiti italiani in Sardigna. Che sono gli stessi che, da falliti, oggi propongono quesiti referendari e pretendono di andare a scrivere un altro straccio con cui impiccare la nostra gente!
Non c’è Assemblea, Statuto, Primarie o Presidenti di regione che tengano: il problema non è quello di rimodulare la mangiatoia, il problema è quello di cacciare i suini unionisti dalla politica.
Le cose non si cambiano con i tranelli dei partiti italiani, non migliorano abolendo organismi di decentramento solo perché i Sardi – ingannati – li hanno riempiti di parassiti.
Le cose in Sardigna cambieranno solo quando i Sardi si decideranno a mandare al potere il movimento indipendentista organizzato e a rompere il legame clientelare che li lega alla gogna italiana di cui poi si lamentano tutti i santi gionri.
A Manca pro s’Indipendentzia invita i lavoratori Sardi a non cadere nel nuovo inganno dei partiti italiani o comunque legati al progetto Italia. Per cambiare veramente le sorti della nostra terra non servono finti referendum truffa, serve sostegno concreto e partecipato alla lotta d’indipendenza!
IL 6 MAGGIO DISERTA IL REFERENDUM TRUFFA!
Direttivo Politico Nazionale
A Manca pro s’Indipendentzia

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