sabato 5 maggio 2012

LA PAURA di G.Tirelli


LA PAURA   di G.Tirelli

Ogni nostro gesto e atto, sono filtrati dalla paura. La paura, oggi, è il perno cancerogeno intorno al quale ruota tutta la nostra vita, metastasi di un’esistenza epurata da ogni valore, principio etico e necessario parametro di riferimento e di comparazione. Uno stato invalidante che condiziona le nostre scelte, i rapporti umani, emozioni e sentimenti.
La paura dell’uomo moderno, in quanto elemento improprio di un habitat in cui non si riconosce, unita alla paura sociale, relativa alla perdita del lavoro, della dignità e dell’impossibilità di provvedere con continuità a tutto ciò che il suo status gli impone, lo costringe alla rinuncia di ogni individualità, dentro un appiattimento di comportamenti e pensieri condivisi per assuefazione, emulazione, deresponsabilizzazione e, come male minore.
Questa eccezionale forma di omologazione, dettata dalla paura, costringe gli individui ad adeguarsi ad una sottocultura dominante, inattiva e monolitica, senza potersi concedere slanci personalistici verso l’esterno, castrando ogni impulso liberatorio e rivoluzionario.
La paura di essere additato come “diverso” li fa precipitare in uno stato di angoscia persistente che, solo un rientro nell’omologazione, può attenuare. Questo è lo spaccato delle nostre moderne società liberiste, che per tale motivo, non sono in grado di aspirazioni, personalizzazioni e di rivoluzioni.

E’ la paura, l’origine prima della depressione - un tormento esistenziale che affonda le sue radici nella mancanza di autostima e personale gratificazione. Le società moderne e consumiste sono permeate da questo disagio, che finisce per omologare gli individui dentro una condizione di particolare subalternità, e in molti casi di schiavitù verso l’idea dominante del Sistema Potere - oggi, unico e solo parametro di riferimento relativo.
Era il timor di Dio un tempo che salvaguardava l'uomo dai rischi di un crollo – quel naturale sentimento di colpa (oggi estinto per sempre), che come una spia luminosa ci segnalava l’erroneità dei nostri atti e pensieri, causa di ingiustizia e di gratuito dolore.

L’uso politico della paura, brandita come arma attraverso un’opera di mistificazione della verità e di contraffazione della realtà, si prefigge lo scopo di far desistere la gente da scelte oggettive e personalismi, incompatibili con le strategie populiste e demagogiche imposte dal mercato.
La paura indotta dall’incertezza economica, dalla precarietà del lavoro, dall’assenza di futuro, dal trauma della separazione, e ancora, la paura del diverso, sono tutte moderne e in parte giustificate forme patologiche di paura, indotte da una condizione sociale e ambientale già oltre i ragionevoli limiti della comprensione.
Un tale stato di cose, non è che risultato della perdita di autonomia, di autosufficienza e più in generale di quella autentica libertà che trasforma in civile, una società devastata dalla barbarie.
Abbiamo mercificato con il Sistema Liberista Relativista le nostre originarie responsabilità individuali, rinunciando agli indispensabili parametri di riferimento, in cambio di subdole dipendenze, effimera vanità e quotidiana trasgressione. Ci hanno spacciato licenza per libertà, e omologazione per benessere e tutto questo si è tradotto in paura, dubbio e frustrazione.

Talvolta il sentimento della paura è molto grande e potente, incombente e spaventoso, perché senza una causa apparente e senza nome: è il vissuto di angoscia che paralizza. Dietro la morsa di tale vissuto estremo c'è l'imprevisto, l'innominato, il vuoto, il nulla!
Una delle fonti di angoscia del nostro tempo, nasce dall'assenza di una consolidata identità sociale che è trasfigurata in una marcata solitudine nei rapporti con gli altri, e nell’incapacità di riconoscerci nel consorzio umano - nell'Uno che tutti ci comprende.
La cultura prevalente, che rincorre beni materiali nel desiderio di colmare un vuoto esistenziale profondo, ci porta a questa sorta di crisi d'identità.
Era il timor di Dio un tempo, che salvaguardava l'uomo dai rischi di un crollo – quel naturale sentimento di colpa (oggi estinto per sempre), che come una spia luminosa ci segnalava l’erroneità dei nostri atti e pensieri, causa di ingiustizia e di gratuito dolore.

Per tanto, non esiste nulla al mondo di più terapeutico contro la paura, di una profonda consapevolezza della realtà che ci circonda, e del valore della vita. Se non ne comprendiamo a fondo il suo significato più alto, ogni vera libertà e passione, ci é preclusa. Alcune religioni, ancora oggi, immuni dal cancro del liberismo relativista, conservano intatta la loro natura trascendente, adducendo nella vita, il significato di espiazione catartica e, nella morte, la liberazione da ogni conflitto, per poi ascendere, per diritto divino, verso i prati celesti della libertà cosciente e dell’eterno appagamento. Ogni nostro disagio esistenziale, innescato da quella che, per un eufemismo, abbiamo definito, la modernità, fanno tutti capo e, per vie diverse, al sentimento della paura.

“Il senso di angoscia si sperimenta in tre specifiche condizioni inerenti l'Io. Una è costituita dal pericolo che l'Io perda se stesso (non riconoscendosi nello specchio), l'altra è che l'Io sia totalmente identificato con un altro, ed infine che l'Io si divida: è la frantumazione dell'esplosione psicotica.
Nella nostra attuale società, che cambia in modo vertiginoso, i ruoli vengono meno. Non è più troppo facile identificarsi nel lavoro, nel genere sessuale, nei rapporti generazionali, nella famiglia. La conseguenza è pertanto una diffusa perdita d'identità che disorienta e che spaventa, generando una psicotizzazione di massa” L.O.

La paura dell’uomo moderno, in quanto elemento improprio di un habitat in cui non si riconosce, unita alla paura sociale, relativa alla perdita del lavoro, della dignità e dell’impossibilità di provvedere con continuità a tutto ciò che il suo status gli impone, lo costringe alla rinuncia di ogni individualità, dentro un appiattimento di comportamenti e pensieri condivisi per assuefazione, emulazione, deresponsabilizzazione e, come male minore.
Questa eccezionale forma di omologazione, dettata dalla paura, costringe gli individui ad adeguarsi ad una sottocultura dominante, inattiva e monolitica, senza potersi concedere slanci personalistici verso l’esterno, castrando ogni impulso liberatorio e rivoluzionario.
La paura di essere additato come “diverso” li fa precipitare in uno stato di angoscia persistente che, solo un rientro nell’omologazione, può attenuare. Questo è lo spaccato delle nostre moderne società liberiste, che per tale motivo, non sono in grado di aspirazioni, personalizzazioni e di rivoluzioni.

Se non ridiamo ossigeno alla residua fiammella della nostra consunta volontà, per liberarci da tutte quelle paure che condizionano la nostra vita, avremo perso l’ultima occasione, al fine di scongiurare quella tragedia umana che, come un’ombra nera, si addensa sul domani delle nuove generazioni.

Gianni Tirelli

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