giovedì 17 maggio 2012

OLTRE IL LIMITE DELL’UMANA SOPPORTAZIONE di G.Tirelli


OLTRE IL LIMITE DELL’UMANA SOPPORTAZIONE di G.Tirelli

“Fino al momento in cui questi signori, non ci vedranno veramente incazzati, determinati e irremovibili, a tal punto da vedere a rischio la loro incolumità fisica, persisteranno nei loro comportamenti criminogeni, certi come sempre, che il branco plebeo (coniglio per definizione) si adeguerà chinando il capo, alle loro decisioni”

I cittadini sono “con le pezze al culo” e pertanto, se di sacrifici si tratta, il governo Monti li chieda ai ricchi evasori, ai banchieri speculatori, ai ladri e corruttori e ai faccendieri, che per decenni, come vampiri, hanno succhiato il sangue alla parte più debole e indifesa della società, oggi alla flebo.
Dobbiamo assolutamente delegare alla guida del paese, persone comuni e integerrime per evitare che il ricco ignorante al potere, emani leggi contro la cultura, che l’imprenditore legiferi contro l’ambiente, lo xenofobo contro il diverso, che il corruttore accusi i giudici di uso politico della giustizia, che l’erotomane candidi puttane al parlamento, il pervertito condoni le pene ai pedofili e che l’assassino, reintegri  il delitto d’onore del codice Rocco, per motivi passionali.

Siamo stanchi di assistere inermi all’atteggiamento irresponsabile dei grandi detentori di patrimoni che pur strafogando nella ricchezza, mettono veti sulla patrimoniale, sulle transazioni e speculazioni finanziarie. Stanchi di questa burocrazia labirintica e sempre da interpretare che fa gioco ai furbetti, ai corruttori e agli evasori – stanchi di leggi e decreti, promulgate e formulate ad hoc, con il solo scopo di affermare l’inedito sistema delle cose, di ribaltare l’ordine precostituito e di eludere ogni regola civile democratica.
Sentire ancora parlare di “resistenze pazzesche” da parte delle lobby dei farmacisti, dei taxisti e di tutte le corporazioni e consorterie che hanno ingessato e messo sotto scacco la nazione, va oltre i ragionevoli limiti della sopportazione”

Ci hanno sempre considerato e trattato alla stregua di bestie ammaestrate che ubbidiscono ad ogni ordine e subdolo desiderio del padrone, per evitare una punizione più gravosa e umiliante.
Questo succede perché siamo divisi, l’uno contro l’altro, in questa guerra fra poveri stupidi, contro altri stupidi che vorrebbero arricchirsi.
Questi signori vanno messi di fronte, alla realtà dei fatti contingenti, evitando, se è il caso, di declinare le loro responsabilità individuali su empiriche cospirazioni e complotti mondiali.
In questo modo, non facciamo che il loro sporco gioco, esimendoli così da ogni oggettiva colpa e onere.

Se in questo paese, ragionevolezza, decoro e onesta intellettuale,  fossero i criteri di giudizio necessari, indispensabili e ineludibili per concorrere alla carriera politica e conseguente investitura istituzionale, bene, per questa gente sarebbe giunto il momento di fare le valige e sparire per sempre dalla nostra vita.

Al contrario sono ancora qui, incollati alle poltrone come patelle allo scoglio - ai vertici della politica e dell’imprenditoria, dove la carica istituzionale è ridotta a mera copertura per espletare al meglio e senza intralci di sorta, i loro sporchi e loschi affari. E questo è inaccettabile!

Stipendi stratosferici e tutti quei privilegi e vantaggi, che alla faccia della miseria, la politica nostrana distribuisce ai suoi rappresentanti, sono il terreno di coltura che, per un intrinseco automatismo, seleziona i peggiori elementi della società trasfigurando il parlamento, da un cenacolo di etica e di diritto, in un mercato delle vacche dove si prostituisce la dignità a fronte di interesse particolare e impunità.
Mai come in questi ultimi due decenni, una tale “presa per il culo” aveva raggiunto questi livelli di guardia.

Qui necessita un moto d’orgoglio, uno scatto di nervi per ripristinare il giusto livello di equità sociale, o non ne usciremo in piedi.
Oggi il destino del paese e del mondo più in generale è sulle nostre spalle e se non tiriamo fuori gli attributi, adesso, in questo momento, dimentichiamoci il significato di “futuro”.
Siamo noi adesso, deputati a dettare le regole e progettare il domani delle generazioni a venire, ma a condizione di avere la capacità e il buon senso di rinunciare alle divisioni ideologiche e a quell’amor proprio che troppo spesso abbiamo anteposto alla verità delle cose e all’oggettività dei fatti.

Dobbiamo spalancare le finestre ad un nuovo giorno e fare circolare l’aria, per cominciare a respirare le ragioni di un’esistenza più salubre, sotto ogni aspetto, dove ogni soggetto della comunità abbia pari diritto e tutela, e possa sperare in quella giusta dose di felicità e di sicurezza materiale per guardare al futuro con serenità e fiducia.

Gianni Tirelli

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