LA VITA E’ NELL’ANIMA di G. Tirelli
“Potremmo seminare buoni
semi di grano fra le sabbie del deserto o fra le nevi perenni della catena
himalayana, ma nulla potrà mai germogliare e crescere in una condizione
inanimata. Potremmo seminare aghi di pino fra le fertili pianure del Rajasthan
alle pendici dei monti Aravalli bagnate dalle acque pure e fresche del Chambal,
che niente che assomigli alla vita potrà mai generarsi, da un elemento di
sterilità”
La moderna scienza che ha
voluto ridurre e tradurre ogni cosa animata e non, a mera formula chimica,
equazione algebrica e principio fisico, non ha risolto uno solo dei veri problemi
dell’uomo, ne tanto meno (visto che oggi, “certezza” non può prescindere da
“scientifica”) è stata capace di resuscitare un uomo morto, o di crearne uno
nuovo dal nulla, pensante e parlante, dotato di anima, coscienza e spirito. Non
ha quindi alcun titolo di ritenersi quel soggetto trascendente, il solo a
potere decretare la bontà o meno, l’efficacia o l’inutilità, di qualsiasi altra
tesi, teoria o visione che sia in contrasto, in antitesi con le sue convinzioni,
empiriche deduzioni e mal riposte certezze.
Queste tre entità – anima,
coscienza e spirito - del resto sono sconosciute alla moderna scienza che ha
investito ogni sua risorsa, umana e materiale, nel sondare l’infinitesimale -
infinitesimale a sua volta.
E così, la stessa, si
occupa di geni, di strutture genetiche, di codici genetici, anfratti genetici,
manipolazioni genetiche, microscopiche entità visibili soltanto con l’ausilio
di diabolici marchingegni dai costi miliardari ma che, “fino in fondo”, non
potranno mai vedere ne scorgere il più remoto barlume di verità.
La vita, ogni forma di
vita, non è la risultante della combinazione di geni, cromosomi e affini, ne
l’effetto ultimo di un fattore tecnico, ma si esprime dall’incontro di due
anime, di due spiriti, di due coscienze, in assenza delle quali nulla potrebbe
mai esistere.
Per tanto, tutto
l’investimento riversato sulla ricerca scientifica, si è rivelato un vero e
colossale fallimento - un imbroglio! Avremmo dovuto occuparci dell’anima e
dello spirito: delle autentiche, ragioni dell’uomo, e del significato della sua
esistenza. Quella scienza dell’anima che avrebbe potuto e saputo guarirci da
ogni male e tormento psicologico aprendo le porte a quel mondo che porta
all’armonia, alla felicità e alla comprensione del Mistero.
Abbiamo guardato il dito
evitando che il nostro sguardo incrociasse il chiarore della luna, e così
imboccato la via più breve e più facile - una strada a senso unico che porta
dritti all’inferno.
Credere dunque che
l’individuo umano sia la logica conseguenza prodotta dall’incontro di due
fattori meramente organici, è una bestialità – un’idea malsana, talmente minimalista e approssimativa,
che ci da uno spaccato esaustivo del livello di ignoranza e di incoscienza in
cui versa oggi, il moderno Sapere occidentale. L’Incontro, non è che un
tecnicismo (se pur necessario), ma se la vita non intreccia una seconda vita
che ne condivida il destino e la passione, nessuna scintilla potrà mai
esplodere.
Potremmo seminare buoni
semi di grano fra le sabbie del deserto o fra le nevi perenni della catena
himalayana, ma nulla potrà mai germogliare e crescere in una condizione
inanimata. Potremmo seminare aghi di pino fra le fertili pianure del Rajasthan
alle pendici dei monti Aravalli bagnate dalle acque pure e fresche del Chambal,
che niente che assomigli alla vita potrà mai generarsi, da un elemento di
sterilità.
I caratteri somatici che
definiscono il nostro aspetto, che siano occhi, capelli, denti, mani, unghie,
piedi, i muscoli, scheletro, ghiandole e organi, non sono che gli orpelli, i
componenti funzionali a un involucro precario e provvisorio che, in assenza di
queste tre entità trascendenti (anima coscienza e spirito) non sarebbe mai
divenuto ne potuto essere programmato e ne pensato.
I veri “Noi Stessi”, sono
di un’altra sostanza, invisibile a qualsiasi microscopio atomico, ma ben
visibile al cuore cosciente di che sa vedere oltre l’apparente e il razionale.
Lo spettacolo desolante di
questo mondo alla fine, le montagne di rifiuti e scorie tossiche che stanno
seppellendo le nostre esistenze, l’inquinamento dell’aria e la contaminazione
delle acque, ci danno un quadro chiaro di quanto la scienza moderna sia stata
nefasta per l’umanità tutta, e del cammino intrapreso.
Perché secondo voi, dopo
oltre 50 anni di ricerca per combattere il cancro con relativo rastrellamento
di denaro pubblico e privato, non se ne vede alcun risultato reale, oltre a
quello di avere saziato l’ingordigia e la vanità di scienziati e imprenditori
dagli stomaci senza fondo? E questo discorso vale per infinite altre patologie;
sclerosi e AIDS in primis!
Loro non cercano la verità
ma potere e profitto al fine di assecondare ed espletare i loro vizi e
perversioni e mitigare quella frustrazione di impotenza di fronte agli
insormontabili problemi, difficoltà e contraddizioni che la strada intrapresa
verso la conoscenza tecnica produce ad ogni passo. Una scienza ottusa,
arrogante, ipocrita e guerrafondaia che voluto guardare, compenetrare,
vivisezionare, violare e profanare ogni cosa, con la presunzione di volere
toccare con mano il corpo nudo dei sogni, dentro un delirio di onnipotenza, dai
contorni demoniaci – una scienza senz’anima ne coscienza, che interviene sulle
foglie, sui frutti bacati e i rami secchi, lasciando marcire la radice
dell’albero della vita.
Milioni di persone nel
mondo vivono e muoiono di stenti, causa mal nutrizione e per condizioni
igienico/sanitarie inenarrabili, e impensabili in un mondo che ha preteso il
marchio di società civile, mentre la NASA sta buttando alle ortiche miliardi di
dollari per un viaggetto su Marte: il pianeta rosso del tutto ostile ma da
colonizzare. I motivi pratici ci sono oscuri!!
Al giornalista che gli chiede
la necessità di una tale avventura, dai costi iperbolici, James Cameron
(regista di alcuni film fra i più ridicoli e inutili della cinematografia
mondiale), risponde che “l’umanità ha sempre bisogno di nuovi stimoli per
andare avanti”, omettendo volutamente quelli della fame e della sete che
devastano l’esistenza di centinaia di milioni di bambini nel mondo.
Questa scienza da
“macelleria sociale” (una forma maniaco/compulsiva di curiosità infantile dai
risvolti ludici) avrebbe dovuto rivolgendosi all’anima e allo spirito,
lasciando al corpo fisico e alle
sue imperscrutabili logiche, ogni altra competenza, chiarimento e
intraprendenza.
Il malato numero uno, è la
nostra anima e tutti i nostri mali, fisici, morali e psicologici, ne sono la
logica conseguenza.! E’ di lei che ci dobbiamo occupare, è lei che dobbiamo
curare perché, diversamente, non ci sarà fine al nostro dolore.
Nessun farmaco al mondo o
nuova tecnologia sono in grado oggi, di placare i morsi di un tale disagio
esistenziale e restituirci quella gioia di vivere e la necessaria serenità che
caratterizzavano lo spirito vincente delle grandi e illuminate civiltà del
passato.
GIANNI TIRELLI
Nessun commento:
Posta un commento