UN’UMANITA’ SENZA DIO SOMMERSA DAL NULLA......di G.Tirelli
L’uomo che non possiede terra, che non
dissoda, non semina e non raccoglie i suoi frutti benedetti, non può
considerarsi tale, ma elemento improprio di un disegno imperturbabile e di un
habitat in cui non si riconosce.
Questa inedita specie umana, è come un’ape
senza fiori, un pesce senza mare, un albero senza radici, un uccello senza
cielo, una religione senza Dio, un cuore senza passione, e una vela senza
vento.
Non siamo che gli ingranaggi consunti e
arrugginiti, di un meccanismo perverso e pervertito, i cui costi relativi alla
sua manutenzione e alla bonifica di tutte le scorie tossiche prodotte e
disperse sul territorio, superano di gran lunga i benefici apportati alla
comunità (nel senso di qualità della vita e di felicità), e gli stessi
guadagni.
La capacità di sognare, di amare, di
credere e di sperare, sono tutte il prodotto di quel rapporto simbiotico
(scambio mutualistico) che, da sempre, l’essere umano ha avuto e coltivato con
la Terra, madre indiscussa del nostro destino. Una Terra oggi, straziata, vilipesa,
violentata e stuprata da un orda di diavoli dai bianchi colletti e cravatte
chiassose, che hanno mercificato con Satana, il sangue e il futuro dei nostri
figli a fronte di vizio e di perversione.
Quelli che poi definiamo, “disturbi del
sistema nervoso”, in sintesi, non sono che gli effetti indotti dal drammatico
scollamento che la “modernità” ha prodotto fra l’uomo e la natura, e quindi fra
le varie e infinite entità spirituali.
Una buona parte del vecchio mondo ha
resistito fino a 60/70 anni fa, dopo millenni in cui l'uomo (quello veramente
sapiens) traeva ogni suo sostentamento, vera gioia e vero dolore dalla Madre
Suprema; la TERRA.
Le nostre paure più perverse prodotte dalla
“modernità relativizzante”, invalidano le nostre scelte e comportamenti
quotidiani – e sono il logico risultato di questo scollamento fra uomo e
natura.
Le tradizioni, il rito magico,
l'iniziazione, il folclore, il timore dell'inconoscibile, erano le fondamenta
etiche di un vivere consapevole. Oggi siamo sommersi dal Nulla e avvolti in un
dolore pungente dal quale non ci possiamo liberare. E non servono farmaci,
droghe e isterica allegria, per lenire il nostro dolore esistenziale! E’ tempo
di pacificazione con la natura; abbandonare le città per affondare le nostre
mani nella terra - zappare, seminare, raccogliere, e in fine, sperare. Questa,
é la sola e vera conoscenza e medicamento e cura, per tutti i nostri mali:
ritrovare la nostra vera essenza, le emozioni, le atmosfere, la magia, il
silenzio e la Fede, senza la quale, nulla ha un senso.
In passato, il culto religioso, in tutte le
sue molteplici e diverse forme, si esprimeva come liturgia di ringraziamento,
al fine di ingraziarsi la benevolenza del Cielo perché non si interrompesse
quello stato di grazia, che la natura dispensava agli uomini, con magnanimità e
in abbondanza.
L’ateismo dilagante nelle società
occidentali consumiste e relativiste (e che le rappresenta in quanto, tali), è
la logica risultante di un disagio fisico, psichico ed esistenziale di massa,
frustrante, paranoide e vendicativo, che si dissocia da ogni concetto di bene
comune e di solidarietà. Un atteggiamento totalmente riverso su uno sterile
opportunismo individuale e chiusura verso l’esterno.
Per tanto, la felicità, oltre ad essere
sinonimo e presupposto di fede e di speranza, induce gli animi alla benevolenza
e i cuori alla passione, mitigando così, le loro pene passeggere e collocando
il dolore e la morte nella sfera di quelle ineludibili necessità strutturali
che, come la gioia e la salute, esaltano e corroborano il mistero della
vita. Consapevolezza, autostima e
sentimento di pacificazione, poi, sono strettamente correlate a quella
condizione ideale che solo la felicità, può produrre.
E i riti propiziatori arcaici (in alcuni
casi con il sacrificio di animali e, più rari, di vite umane), avevano
l’intento e lo scopo di farsi mediatori per intercedere a grazie, favori e
perdono.
In quest’epoca moderna caratterizzata da
un’idolatria di quart’ordine, dove si mitizzano star della musica, calciatori,
piloti, attori, politici nani, zoccole e imprenditori inquinatori, il concetto
di “divino” è stato per sempre
cancellato da ogni azione umana, sentimento ed emozione. Una portata di fuoco
diseducatrice e mistificatrice, che il Sistema Bestia ha messo in atto, per
mercificare (senza più alcun ostacolo di natura etica e morale), la sua
effimera e immonda mercanzia.
Il mondo contadino del passato, che
rappresentava un buon 99% della popolazione, era caratterizzato dall’autonomia
e dall’autosufficienza e, ogni singolo o gruppo, definiva e determinava una sua
“ragion d’essere”, sulla soddisfazione dei bisogni primari ed essenziali,
relativi e dipendenti al territorio; alla sua capacità di produrre beni e
privilegi (acqua, fertilità, energia) e sulla spinta propulsiva di consolidate
tradizioni e ataviche credenze. Diversamente da oggi e, in antitesi con le
ingenue teorie illuministe, ogni ragione si era compiuta ormai da tempo e,
nell’individualismo prolifico veniva sancito il sacro valore della diversità.
Oggi la scienza arida e opportunista, ha
fatto scempio di ogni valore e principio, mercificandoli in cambio di illusione
e vane promesse e relegando l’umanità, nel crepuscolo di un limbo gelatinoso,
svuotando gli uomini da ogni loro oggettiva e arbitraria responsabilità e
prospettiva.
La forza di volontà che, in passato, aveva
la funzione, lo scopo e la potenza di produrre diversità e merito, è venuta
meno, per trasfigurare in omologazione e supina accettazione.
Oggi non c’è più trippa per gatti! Il
lavoro non paga e, quel che è peggio, ci abbruttisce e ci incattivisce,
rendendoci refrattari ai bisogni degli altri e, sempre più vulnerabili, al
dolore e alla malattia.
Meglio restare chiusi in casa, fermi,
immobili, nella trepidante attesa della grande implosione del Sistema. Così,
non c’è più niente da comprare, da consumare, niente su cui investire, niente
da dire, a cui credere e in cui sperare. Quale politica, quali manovre, quali
beni di rifugio!! Sviluppo,
crescita, ricerca, sono le parole vuote di un ritornello dissonante e
fastidioso che, gli stessi autori non hanno più il coraggio di intonare.
Il Sistema, del resto, campa proprio in
virtù di tali aberranti comportamenti, e su una conclamata stupidità della
gente che, nel tempo, è trasfigurata in una particolare forma di schiavitù dai
bisogni virtuali, del tutto inefficaci e sicuramente devastanti per la salute.
Una terza causa dell’impoverimento della
società, è dovuto alla perdita di quella conoscenza di base che, un tempo, era
sinonimo di autonomia e di autosufficienza dove l’individuo, era unico e solo
artefice e responsabile della propria condizione.
Per tanto, lo scollamento radicale
dell’uomo dalla terra, è la sola e vera causa della tragedia umana, morale e di
civiltà che, presto, esploderà in tutta la sua potenza con tutte le conseguenze
del caso.
Ergo (con il senno di poi) avremmo dovuto
investire in beni duraturi, essenziali e non soggetti a contraffazione, immuni
da ogni possibile interferenza industriale che ne potesse contaminare la loro
natura.
Questi sacri doni che, fin dall’alba dei
tempi, hanno determinato la condizione umana e le sue imprescindibili e
originarie ragioni, si attestano negli elementi di, Terra, Acqua, Aria e Fuoco,
in virtù di un quinto, fondante, creatore e generatore di ogni cosa che, nella
Fede, esprime tutta la sua potenza e natura trascendente: Dio.
Gianni Tirelli
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