martedì 28 agosto 2012

Dal FRONTE SARDO


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Sulcis, seconda notte nella miniera occupata

Protesta esplode per sblocco progetto rilancio

27 agosto, 22:00

Okkupy miniera, da due giorni -373 m Lavoratori hanno 600 kg di esplosivo

Operai occupano miniera Carbosulcis a -400 metri
Operai occupano miniera Carbosulcis a -400 metri
Sulcis, seconda notte nella miniera occupata
Hanno trascorso la prima notte di lotta nella miniera di Nuraxi Figus, a 373 metri di profondità, i lavoratori della Carbosulcis che domenica sera, con un blitz verso le 22.30, avevano occupato un pozzo. Sono un gruppo di una quarantina di minatori e non hanno nessuna intenzione di fermare la loro clamorosa protesta, che dunque proseguirà a oltranza sino a quando il Governo non sbloccherà il progetto di rilancio della miniera con la produzione di energia pulita dal carbone attraverso la cattura e lo stoccaggio di co2 nel sottosuolo.
All'interno vi è anche custodito esplosivo, oltre 600 chili, utilizzato dai minatori durante le lavorazioni e ora "sequestrato" dagli occupanti. In passato la miniera, che è ancora attiva e occupa attualmente 463 lavoratori, è stata occupata altre tre volte: nel 1984, nel 1993 e nel 1995, quando i lavoratori rimasero asserragliati in galleria per 100 giorni. Hanno raccolto la solidarietà di tanti lavoratori sardi in difficoltà come loro e di numerosi politici, di tutti gli schieramenti, ma così come per l'Alcoa di Portovesme, anche i minatori del Sulcis non hanno intenzione di arrendersi. E lo hanno ribadito anche nell'incontro con i sindaci del territorio. "Chiediamo che la politica dia risposte, senza il bando internazionale nessuno può darci certezza, senza il progetto integrato siamo tutti rovinati", taglia corto Stefano Meletti della Rsu.
"La protesta andrà avanti, noi ci stiamo battendo per difendere la miniera e il nostro futuro". Con loro, a quasi 400 metri sotto terra è sceso stamattina anche il deputato iglesiente del Pdl, Mauro Pili. Una protesta in sostegno della vertenza dei lavoratori sino a quando, ha fatto sapere,"non sarà convocata la Camera per affrontare l'argomento". Contemporaneamente a Cagliari, nella sede della Regione Sardegna, si svolgeva un tavolo con i sindacati al quale ha preso parte anche una delegazione dei minatori in lotta. "La strada per il rilancio della miniera di Nuraxi Figus - ha detto al termine l'assessore regionale dell'Industria Alessandra Zedda - è il progetto integrato di cattura e stoccaggio della CO2. Il Sulcis non può privarsi di questa opportunità. Chiederemo al Governo l'applicazione della Legge 99 del 2009, che prevede la realizzazione di una centrale termoelettrica basata sulle tecnologie CCS (Carbon Capture and Storage). E' nostro compito - ha aggiunto - convincere il ministero del fatto che l'investimento è garanzia di innovazione, sviluppo e occupazione per il territorio".
E della vertenza Carbosulcis si parlerà anche domani in Consiglio regionale, già convocato in seduta straordinaria per discutere del futuro dell'Alcoa. "Il rischio di perdere oltre 1.500 buste paga, tra Alcoa e Carbosulcis, è concreto, ed è inammissibile che il Governo non consideri con la necessaria e doverosa attenzione l'emergenza Sulcis-Iglesiente", ha chiosato la presidente dell'assemblea sarda Claudia Lombardo.


Sulcis. I minatori si barricano nella miniera di Gonnesa 

Una trentina di minatori della Carbosulcis ha deciso di occupare le viscere della terra di Nuraxi Figus, a Gonnesa a 373 metri di profondità.

Dopo ave visto che il governo nazionale e l’Enel non hanno alcuna intenzione di intervenire per mantenere un'attività aperta, la decisione di "barricarsi" nelle viscere della terra.

I minatori sono scesi in fondo ai pozzi  alle 22,30 di ieri. L'accesso ai pozzi è stato bloccato con cumuli di carbone e mezzi meccanici.
La protesta è esplosa per convincere il governo a sbloccare il progetto di rilancio della miniera con la produzione di energia pulita dal carbone attraverso la cattura e lo stoccaggio di CO2 nel sottosuolo. I lavoratori chiedono una risposta rapida ai rappresentati delle istituzioni affinché venga fissato un incontro con i leader dei partiti che appoggiano il governo Monti, Alfano Bersani e Casini al fine di indurre l'esecutivo nazionale a dare il via libera al progetto integrato carbone-miniera-centrale elettrica. Un’azione, questa dei minatori, preceduta nei giorni scorsi, dal blocco degli accessi alla discarica di Gessi.

All'interno della miniera è custodito un carico di circa 350 chili di esplosivo, utilizzato dai minatori durante le lavorazioni e ora 'sequestrato' dagli occupanti in rappresentanza dei 463. La protesta ricorda quelle del 1984, del 1993 e del 1995, quando i lavoratori rimasero asserragliati in galleria per 100 giorni.




SOLIDARIETA' AI MINATORI DEL

 CARBOSULCIS

(27 Agosto 2012)
IL PCL esprime pieno sostegno alla lotta esemplare dei minatori della 
Carbosulcis che hanno 
occupato la propria miniera contro la minaccia della sua chiusura. 
In particolare facciamo 
nostra la loro dichiarazione collettiva: ” Siamo in guerra, 
non si possono chiudere miniere 
e fabbriche senza colpo ferire”, con riferimento alla vicenda
 parallela dell'Alcoa. I minatori 
sardi indicano di fatto la via ai lavoratori di tutte le fabbriche in
 crisi o a rischio chiusura,
 in Sardegna e in tutta Italia. Solo l'occupazione delle aziende da 
parte dei lavoratori può
 strappare risultati. Solo la generalizzazione nazionale di questa
 forma di lotta può unificare
 il fronte di resistenza operaio, capovolgere i rapporti di forza,
 aprire dal basso
 una pagina nuova. Alla guerra del capitale contro il lavoro,
 va contrapposta la guerra
 del lavoro contro il capitale. La via delle mezze misure è fallita.
 Solo un governo dei
 lavoratori può cambiare la loro condizione.




Sa bitória de Pedru Mele: premiau in San Marino cun su videu chi denuntziat s’ocupatzioni militari de sa Sardigna

Ascurta custa nova

(IlMinuto) – Casteddu, 2 de su mesi de
 fiàrgiu – Su sderrocu de un’aereu militari chi aterrat
 amantat su sonu de su bentu e su cantu de is pillonis.
 Est un’iscena chi s’arrapitit totus is diris de 30 annus 
a custa parti in sa vida de su pastori protagonista de
 “Everyday”, su videu chi at biu a Pedru Mele bincidori
 de “Senz’Appello”: su cuncursu de arti po videus de
 sa Galleria de Arti Moderna e Contemporanea de sa
 Repúbrica de San Marino. In cincu minutus de efetu
 mannu Mele descririt cun abilidadi manna s’ocupatzioni
 militari de sa Sardigna: s’Ísula aundi su stadu italianu –
 comenti amentat su riassuntu de s’òpera – at sceberau
 de ponni su 60% po centu de su demàniu militari.
 Su prétziu de custa ocupatzioni militari chi nisciunu 
at dimandau – scririt s’artista in sa presentada de
 s’òpera – est “una destrossa de civílis, mortus po
 tumoris […], comenti puru de unu númeru mannu 
de maladias geneticas”. Ma si puru ddoi funt stètias 
diversas protestas contra a is basis, is esercitatzionis
 militaris de sa Nato o de stadus comenti Israeli sighint.
 Ita ndi pensais bosàterus? Sa redatzioni de IlMinuto
 torrat cras cun d-un’àtera puntada de S’úrtima nova:
 unu progetu chi bit a su ligidori protagonista de su
 giornali inditendi is novas chi fueddant de Sardigna
 e chi po issu funt de importu mannu.






  • ENERGO GREEN SRL METTE LE MANI SU CAMPU GIAVESU



    Specchietti per le allodole? No grazie!


    La società Energo Green Srl, con sede nelle Marche, ha messo
     gli occhi su “Campu Giavesu”, precisamente su 160 ettari
     pianeggianti tra i migliori terreni del Mejlogu, appartenenti a
     Cossoine per 145 ettari e a Giave per i restanti 15. 
    Nell’ultimo anno e mezzo questa società ha mandato un 
    architetto sardo (un certo Virdis) a convincere i proprietari
     a cedere le loro terre in affitto alla Energo Green. Dopo averli 
    in gran parte convinti, il 15 luglio 2012 la società ha presentato
     ai comuni il progetto preliminare, dando così inizio alla trafila burocratica di autorizzazioni e 
    conferenze di servizio fino alla decisione finale. C’è da dire che quelli che non hanno firmato corrono 
    ora il rischio di essere espropriati, perché l’impianto rientra incredibilmente tra le cosiddette opere di 
    pubblica utilità!

    Ma vediamo che cos’è l’impianto che la Energo Green pretenderebbe di costruire, per capire a che 
    cosa e a chi può servire: l’impianto solare termodinamico sfrutta il calore del sole per la produzione 
    di energia elettricatramite specchi parabolici, che riflettono e concentrano la luce diretta del sole 
    su un tubo ricevitore posto nel fuoco del paraboloide. Tali specchi sono automatizzati in modo da
     inseguire costantemente il Sole, massimizzando così la resa durante l'intero arco della giornata. 
    Dentro il tubo scorre un fluido termovettore, che serve per accumulare energia anche nei momenti 
    di scarsa o nulla insolazione. L'accumulo di caloresolare, attraverso una caldaia, genera vapore che
     fa funzionare le turbine, collegate a loro volta agli alternatoriper produrre così corrente elettrica.

    Dopo l’inaugurazione nel luglio 2010 del primo impianto sperimentale, costruito in provincia di 
    Siracusa, la Energo Green Srl ha deciso che alla Sardigna mancava proprio un impianto simile,
     e ha pensato di costruirne uno tra i più grandi del mondo, con una capacità di produzione di 50MW.

    La società dice che verrà sottoscritta una fideiussione per lo smantellamento e risanamento dell’area 
    dopo che l’impianto sarà chiuso. Discorsi di questo tipo i Sardi li hanno già sentiti con le devastazioni 
    dei Piani di Rinascita, e come tutti sanno i terreni inquinati… sono rimasti inquinati.

    La società dice che assumerà 60 persone del posto per la manutenzione. Anche questi discorsi i Sardi
     li hanno già sentiti, sono vecchie storie.

    Qualcuno conosce operai di Cossoine o di Giave specializzati nella manutenzione di impianti 
    termodinamici? Pare di no. Noi mettiamo la terra sarda, loro i lavoratori continentali…

    Ormai tutti sanno che queste manovre servono solo per mettere l’Italia in regola con i protocolli 
    di Kyoto per i certificati verdi, non certo per produrre ricchezza in Sardigna!

    Durante una partecipata assemblea pubblica tenutasi il 2 agosto a Cossoine, il signor Virdis ha
     parlato degli aspetti tecnici dell’impianto e l’eventuale impatto ambientale. Ha raccontato
     dell’assoluta compatibilità ambientale, ha mostrato come il perimetro dell’impianto sia fuori da 
    complessi archeologici, ha rassicurato tutti del fatto che il bacino idrico di tre ettari per 4 metri 
    di profondità che servirebbe l’impianto non avrebbe alcuna interferenza con la falda acquifera
     che serve il comune di Cossoine e quelli circostanti. Ha millantato ricchezza per tutti, ipotizzando 
    addirittura un uso “turistico” dell’impianto!!! Ha persino convinto la Energo Green Srl ad aggiungere
     nel contratto di affitto una clausola che consente agli allevatori che hanno ceduto i propri terreni
     di poter comunque far pascolare le proprie greggi. Buon latte da pascolo industriale!... I cittadini
     hanno manifestato perplessità e contrarietà all’ipotesi che un simile patrimonio di terre fertili
     possa essere manomesso e alterato. Terre che custodiscono numerosi siti archeologici, e che 
     potranno essere meglio utilizzate per ridare speranza e benessere economico alle popolazioni 
    del territorio, indirizzando gli sforzi economici nel rilancio e nella promozione dell’agricoltura 
    e della pastorizia, senza correre il rischio di lasciare alle nuove generazioni un deserto post industriale.

    Cittadini di Cossoine e Giave, cittadini Sardi, è questo il momento di difendere la nostra terra!
     Impariamo da altre zone di Sardigna che hanno creduto alle promesse degli avventurieri
     italiani, e che ora hanno solo emigrazione e povertà, e neanche un fazzoletto di terra buona
     e fertile dove coltivare o pascolare. Lamentarsi dopo non serve:IL NOSTRO TEMPO E’ 
    ADESSO!


    A Manca pro s’Indipendentzia – Territoriu Mejlogu



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