SENZA ETICA NON C’E’ VITA!
In passato, fino a prima dell’avvento della
“rivoluzione industriale”, il popolo aveva come riferimento del potere i
rappresentanti di una borghesia illuminata (se paragonata all’attuale), colta e
aristocratica, che sul sapere, le arti e la conoscenza, legittimavano i loro
privilegi. I grandi geni di un tempo (irrepetibili e immortali) pittori,
letterati, scultori, architetti, filosofi e studiosi, sono l’espressione di un
mecenatismo pragmatico e prolifico, fonte, per il potere, di prestigio,
saggezza e immortalità. Il Rinascimento (per non andare troppo in la nel
tempo), ne è un esempio per tutti.
La cultura, ben lungi allora dall’essere
definita, “un investimento”, ma patrimonio inviolabile e sacrosanto di tutti i
popoli, era sinonimo di vera ricchezza, prestigio, potenza e di civiltà. Come
l’acqua, l’aria e l’ambiente, si poneva a parametro di purezza, evasione e
ineludibile necessità. La ricerca e la contemplazione della bellezza, erano
motivo di appagamento sensoriale, di piacere e di sensualità, e la poesia e la
commedia erano il leit motiv di una quotidianità animata dalla tradizione e dal
folclore.
Con la “rivoluzione industriale” (la cui
capacità a riprodursi e di sviluppare metastasi si può definire, ipertrofica),
tutto l’impianto etico è stato scalzato di netto, e cancellato dentro un
processo degenerativo di regole, valori, logiche e comportamenti che, fin
dall’alba dei tempi, resistevano indomiti e immutati. Senza etica non ci può
essere vita!
La proprietà e la gestione della ricchezza
(il capitale), da sempre in uso alla borghesia illuminata e alla nobiltà, in
pochi decenni, è passata di mano al potere economico industriale, riempiendo le
tasche di imprenditori analfabeti, ingordi e corrotti e le casseforti di
banchieri scodinzolanti e compiacenti. In virtù, di un tale travaso, arte e
cultura, costrette ad allinearsi e adeguarsi ad una tale e inedita circostanza,
hanno rinunciato e ripudiato le originarie ragioni e l’intrinseca funzione,
anteponendo così, alla crescita umana e all’ispirazione, il profitto e la
propaganda. Il sentimento dell’amore si è fatto postribolo, l’evasione
intellettuale, voyeurismo, e la bellezza, indice d’ascolto. Una modernità
canaglia che sarà, in seguito, foriera di apocalittiche sventure.
L’immagine raccapricciante - sotto i nostri
occhi - delle società moderne e dei disastri biblici che hanno prodotto, é
l’espressione esplicativa e incontrovertibile, della non cultura al potere, che
si è impadronita della ricchezza, epurandola da ogni contaminazione di
carattere intellettuale, etico e morale.
L’attuale e oscura borghesia industriale,
in netta antitesi con la trascorsa, vede, oggi, la cultura “come fumo negli
occhi” e guarda alla parsimonia dei cittadini, come una vera e propria sciagura
e calamità. Popolarità e potere raggiunti da questi loschi personaggi della
borghesia industriale, sono la chiara dimostrazione di quanto, intelligenza e
cultura, non siano requisiti fondamentali per un tale scopo, ma dei veri e
propri impedimenti.
La crescita di livello di civiltà
dell’occidente, corrisponde alla sua diabolica capacità di dissociarsi da ogni
più remoto barlume di cultura e tradizione del passato, per poi sostituirsi
alla stessa, nel nome della “modernità.” L’aria delle nostre città, le acque
dei nostri mari e fiumi, i territori devastati dai rifiuti industriali,
l’alimentazione, la condizione disumana dei paesi del terzo mondo, tutto
questo, oggi, é sinonimo indiscusso di “modernità” e risultato ultimo
dello scollamento dell’uomo dalla natura e dell’inquietante ribaltamento di
valori e principi etici.
Se pittori come, Giotto, Tiziano,
Raffaello (per fare tre soli esempi) sono i parametri applicati a valutare il
livello, di civiltà e di bellezza raggiunti nel passato, oggi, i moderni
criteri di giudizio, sono altri: Andy Warhol, Lucio Fontana,
Pollock.
L’arte moderna, definita tale in modo da
esimerci dal confronto con l’arte assoluta, è la metastasi delle società
industrializzate e relativiste che, nel consumismo fast food e nel facile profitto,
sono espressione di vuotezza, contraffazione e squilibrio.
Se poi, a Giotto, Tiziano e Raffaello,
sostituissimo i parametri di aria, acqua e terra, l’esempio sarebbe ancora più
schiacciante.
Gianni tirelli
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