sabato 4 agosto 2012

UN GRANDE INGANNO CHIAMATO MODERNITA’



UN  GRANDE INGANNO CHIAMATO  MODERNITA’

Ho visto il culmine della modernità in un aratro trainato da buoi. Un capolavoro di ingegneria meccanica, in una grande ruota di legno spinta dalla forza dell’acqua che, a sua volta, tramite un ingegnoso meccanismo di ruote dentate, riusciva a far girare una seconda ruota di pietra su se stessa che, con la pressione del suo peso, polverizzava i piccoli chicchi di grano trasformandoli in farina. In una canna di bambù, con un sottile e resistente filo di seta ben legato alla sua estremità e un piccolo ferro ricurvo al capo opposto del filo, ho visto un capolavoro di tecnica, di logica e funzionalità.
Il progresso nel suo autentico significato etimologico migliora la condizione dell’uomo e del suo habitat e non contempla alcuna controindicazione, effetto collaterale e pericolosa interazione. Tutto questo è il risultato di un atteggiamento etico, connaturato nell’essere umano fin dall’alba dei tempi e in ogni forma vivente grande o piccola, visibile o eterea - conditio sine qua non, nulla potrebbe esistere.
   
Il progresso è l’estensione e il conseguimento di risultati sempre più vicini alla perfezione, e la montagna di merda che oggi sommerge le nostre società (per brevità chiamate civili), é l’insindacabile prova del nove della contraffazione della realtà e di mistificazione della verità.  
Definire l’attuale condizione umana, il risultato del progresso è una bestialità, un fottuta menzogna ripetuta cosi tante volte da essere spacciata per verità. Una diabolica opera di omologazione “culturale” che ha ingannato anche le menti più raffinate e profonde e i cuori più fedeli e puri. Una sorta di maledizione globale che ha avuto inizio con quella cosa definita “rivoluzione industriale” ma che più propriamente io definirei degenerazione, che nel nazi-fascismo ha espresso tutta la sua potenzialità distruttiva, maligna, più  evidente.
Oggi, le sue metastasi mascherate da progresso, si stanno riproducendo all’infinito, seducenti, invitanti e silenziose, e dato vita ad un progetto delirante, subdolo e inquietante, che prende il nome liberismo.
Ma il liberismo non è ancora l’ultimo atto della tragedia post-industriale! Il bello deve ancora venire quando, questo liberismo muterà (come sta mutando) in relativismo. La catastrofe che innescherà farà apparire acqua fresca l’opera di sterminio (la soluzione finale) architettata dal nazional/socialismo.

Gianni Tirelli

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