In una serata fra conoscenti, ho espresso il mio disgusto, su come la modernità abbia ferito a morte l’ecosistema e obnubilato la mente degli uomini. Mi è stato risposto che sono un comunista. Sono gli altri, gli artefici della nostra vera identità!
Io che, ingenuamente, e per una sorta di spiccato individualismo, ho sempre rifiutato ogni etichetta ideologia e appartenenza politica, mi sono ritrovato, in questi ultimi anni, a fare i conti e a prendere consapevolezza di quel singolare, e fino allora, inedito fenomeno o meccanismo (di stampo relativista), che codifica ogni comportamento, discordante o contrario al “pensiero” berlusconiano, riconducibile alla visione massimalista dello stalinismo.
Da ragazzo qualsiasi, ho coltivato l’amore per la musica che, mia madre, eccellente pianista, mi aveva trasmesso, al pari degli inossidabili valori e principi etici, ancorati alle sue forti radici cristiane. Oltre alla Classica (Brahms, Chopin, Verdi, Rossini, Wagner, Claude Debussy, Beethoven Ciaikovski), ero totalmente affascinato e rapito dalle liriche di De André, di Giorgio Gaber e di Enzo Jannacci, ignaro del fatto che, una tale scelta musicale, avrebbe deciso, a priori, la mia futura formazione socio politica. Da allora (grazie a quella circostanza conviviale sopra descritta, dove ho scoperto di essere comunista e a mia insaputa), ho amplificato il mio punto di osservazione e, meraviglia delle meraviglie, ho riscoperto un paese disseminato di illustri comunisti e di persone comuni dai grandi ideali. Tutti personaggi di indiscusse capacità, prolifici, attivi e con un grande senso critico e artistico, riconosciuti e presi ad esempio dal resto del mondo e dalla gran parte degli italiani. Oggi per me, è davvero un grande onore e un autentico privilegio, l’essere definito, “comunista”. Come potrebbe essere, diversamente se, per “comunista”, si intende non essere Servo!! Sono comunista come Moravia, Camilleri, Fabrizio De André, Gaber, Jannacci – comunista come Pasolini, Benigni, Dario Fo, Aldo Moro, Gino Strada, Roberto Saviano, Giovanni Falcone, Borsellino, Pertini, Don Milani e Papa Roncalli – comunista come Milena Gabanelli, i “Medici senza frontiere”, le associazioni ambientaliste, i comitati contro la privatizzazione dell’acqua e le centrali nucleari – comunista come il Presidente Napolitano, la magistratura, il CSM – sono comunista perché aborro ogni guerra, ogni infamia, menzogna e ingiustizia – sono comunista come tutti coloro che lottano per i diritti violati e calpestati – per la qualità di una vita sostenibile, per la dignità dell’individuo, per la solidarietà e per il futuro dei loro figli.
La propaganda mediatica instillata di odio e di xenofobia contro il pericolo comunista e praticata in forma becera e strumentale da quasi un ventennio, ha spaccato il nostro paese in due blocchi opposti e contrapposti, dove, da una parte ci sono i comunisti cattivi e dall’altra, i buoni della libertà. Questa perversa operazione di marketing e di lavaggio del cervello, ha ribaltato la realtà storica dell’Italia, a tal punto che, oggi, una buona parte dei giovani (incolti, ignoranti e ignorati) si è convinta (contrariamente alla realtà) di una Italia e di una Europa oppresse, in passato, da un regime totalitario di sinistra. Una tate congettura ( per logica deduzione) li ha costretti a ritenere il fascismo e il nazismo come le “Forze alleate di liberazione dal comunismo” che aveva messo a ferro e fuoco i paesi dell’Europa occidentale. Questo eccezionale falso storico, pesa come un macigno sulla consapevolezza delle nuove e future generazioni a tal punto, che si è resa necessaria, la restaurazione di un inedito “Processo di Norimberga” giudicante tutta la Cricca dei mistificatori della storia d’Italia.
Tutto ciò che, secondo la Cricca, si frappone a destabilizzare (in un modo o in un altro) le logiche dei loro interessi particolari e privilegi, si identifica in un progetto eversivo e ideologico, di stampo Staliniano. In verità, questa brutta gente, omette volutamente il fatto che, “la pappa pronta della libertà” (servita su di un piatto d’argento), gli è stata consegnata “brevi mano” proprio da quelli che persistono (con l’intento di offendere e dividere ) a chiamare, “i comunisti.” Una tale libertà, conquistata al prezzo di, vite umane, privazioni e sacrifici è, nel tempo, degenerata in licenza sistematica, assunta, poi, a normale pratica relazionale. E’ in questo modo che il sig. Berlusconi ha costruito il suo impero, e dato forma al suo perverso progetto politico! Se ci attenessimo alle sue dichiarazioni, dovremmo pensare all’Italia come a un covo, di comunisti e terroristi rossi, e non si capirebbe, quindi, il motivo del suo successo imprenditoriale e politico.
Mio nonno paterno, Giovanni (del quale porto il nome), era un agricoltore benestante. La nonna Maria (la moglie), aveva sfornato ben tredici figli, molti dei quali, in seguito, si erano laureati. Nonostante il gravoso impegno motivato da quella famiglia numerosa, il nonno, nel giorno di sabato, ospitava nella sua casa e intorno al suo tavolo, poveri e mendicanti, rifocillandoli di un pasto caldo e di un buon bicchiere di vino rosso. Era un uomo buono e generoso, come i tanti di un tempo, e assolutamente imparziale e irreprensibile in fatto di doveri e di principi. Lui voleva e pretendeva le cose giuste e, da buon conservatore quale era, arricciava il naso di fronte ad ogni modernizzazione meccanica e progressista, che avvertiva dissonante e incompatibile con la sua realtà e antitetica alle ragioni del suo lavoro. Non era certo un uomo di sinistra, al contrario! Ciò che definiva la sua coscienza, era in relazione dei suoi valori morali, di un impianto etico connaturato e di uno spirito di carità cristiana caratteriale. Mio padre ereditò dal nonno Giovanni, la stessa passione per la terra e per la natura, e un grande senso di giustizia e solidarietà, ad eccezione della fede che, riteneva un ingombrante esercizio di falsificazione della realtà. Un sorprendente ateismo di destra, che oggi farebbe sussultare questa classe politica, industriale e confessionale, che nel cattolicesimo (assunto a paradiso fiscale dell’anima), intende lavare i panni sudici di una coscienza troppo ingombrante.
Oggi, seduti intorno a quel tavolo (metafora di un passato luminoso), un tempo inondato di sobrietà, di amore e di fratellanza, non ci sono più mendicanti e diseredati, ma puttane d’alto bordo, papponi, corruttori e maitresse.
Gianni Tirelli
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