LA CULTURA E’ UN ARMA DI RICATTO – LA ZAPPA
L’ARMA DEL RISCATTO
“Che cosa rimane della “cultura” se non c’è
terra sulle nostre mani, se i nostri occhi non vedono la bellezza, se nessun
fiore di campo ha inebriato i nostri sogni con il suo profumo, e frutto
addolcito il nostro cuore, e canto di donna all’imbrunire della mietitura,
deliziato la nostra anima”. J.T.
Quella che oggi definiamo “la cultura”, non
ha niente a che vedere con la libertà, la conoscenza, e con quella
consapevolezza di sé e delle cose, capace di darci il polso della situazione
così da intervenire sui nostri comportamenti e atteggiamenti. E’ una menzogna
del Sistema Potere, ripetuta così tante volte da averla trasfigurata nel tempo
in verità assoluta. Il branco di allocchi si adegua e ne fa baluardo,
trattandola come bene primario, e
“condizione senza la quale” nessun individuo potrà mai liberarsi da quel
presunto stato di ignoranza e letargia intellettuale che, a oggi, gli preclude ogni vera capacità di giudizio critico.
Nei fatti poi, non esiste nulla di più omologante, inconcludente e improduttivo
di questa falsa dottrina spacciata per bene comune.
Se oggi la cultura producesse reali
vantaggi alla collettività, di fatto non esisterebbe – come del resto la
politica e le privatizzazioni, che se fossero di qualche utilità sociale,
sarebbero vietate.
Immaginare per un solo istante che il
Sistema Bestia abbia a cuore il nostro livello di istruzione, per meglio
comprendere così i meccanismi perversi attraverso i quali ha reciso ogni nostro
personalismo, slancio creativo e sussulto rivoluzionario, non solo è una bieca
contraffazione della realtà, ma è una tale fesseria, che ci da la misura del
livello di condizionamento mentale dentro il quale siamo precipitati. Tutto si è ridotto ad arido
apprendimento, informazione massificata, a sterile e fastidioso chiacchiericcio
– una condizione di totale subalternità al Sistema Potere dove gli schiavi si
sono convinti di essere uomini liberi e potere decidere delle proprie scelte.
Visto il disastro ambientale, umano e di
valori, non ci sorge il dubbio che sia proprio questa “cultura”, la causa prima
di tutti i mali? Un modo per tenerci occupati e parallelamente disoccupati e
inoffensivi? “Uomini siate e non pecore matte” – Dante
Del resto, alfabetizzazione e omologazione
procedono allo stesso passo, e sono le due facce di una stessa medaglia.
Spingono gli individui a uniformarsi alle tendenze dell’idea dominante –
un’opera di plagio senza precedenti, che in pochi decenni ha scardinato ogni
preesistente regola, e costretto l’individuo a tradire la sua vera natura, per
sottomettersi all’egemonia del Sistema e alle seducenti sirene della propaganda
mediatica liberista.
Quanti
giovani, oggi, hanno buttato il loro prezioso tempo, chini sui banchi di scuola,
dentro atenei caotici, fra master, stages e improbabili specializzazioni?
Quanti hanno rinunciato a vivere per rincorrere il mito di una laurea svuotata
di ogni significato e intenzione, per coronare l’ambizione dei loro padri?
Quante energie e sudati risparmi è costato tutto questo? Meglio sarebbe stato
per loro zappare un campo, coltivare patate - raccogliere i frutti della
fatica, dando alla propria esistenza, un senso, una dignità e una vera libertà.
Che
futuro avranno mai questi ragazzi, quando oggi il Sistema li ha derubati dalla
capacità di volare da soli e liberi, incatenandoli all’illusione di una libertà
dalle ali spezzate?
Il
mito dell’alfabetizzazione e della scolarizzazione obbligatoria, sdoganato dal
Sistema come riscatto da una condizione d’ignoranza, accesso alla società
civile, e come presupposto per un lavoro dignitoso (mortificando così il lavoro
della terra, vera conoscenza, tradizioni, principi e valori), è dunque
miseramente defunto.
La
perdita di autonomia e autosufficienza, (un tempo, valori fondamentali
dell’illuminata società contadina), ci ha relegato dentro una schiavitù senza
catene.
Nelle
società del passato, la cultura rappresentava l’insieme della conoscenza di un
popolo, delle sue infinite diversità e peculiarità individuali – un perfetto
meccanismo logico di interazione positiva e di simbiosi mutualistica, fuori da
ogni settarismo socio/culturale e politico.
L’analfabeta,
proprio in virtù del suo stato, aveva sviluppato particolari e sofisticate
caratteristiche, diverse ma complementari a quelle di un qualsiasi acculturato
- così come il non vedente amplifica il tatto, l’udito, e la sfera della
percezione.
Se
interrompiamo la catena del reciproco bisogno, tutto perde il suo senso.
Ogni
essere umano ha un suo ruolo ben definito, come le caselle di un mosaico che in
virtù della loro corretta collocazione, conseguono a completare nella sua
integrità il “Disegno” originario. In una società funzionale e felice, ogni
individuo è portatore di ricchezza. In una sola parola, di diversità.
La
diversità, come tale, è il presupposto fondamentale e valore ineludibile, senza
la quale, nulla potrebbe esistere – baluardo di libertà e giustizia,
solidarietà e pietas.
Il
Sistema Liberista Relativista, oggi, intende scardinare le logiche imperiture
della convivenza, per dare corso ad un progetto di distruzione e di schiavitù,
che neppure il peggiore dei regimi sarebbe mai stato in grado di immaginare.
Pertanto,
prima di sapere scrivere e leggere, avremmo dovuto imparare a pensare, ad
ascoltare e a vedere.
Ricchezza,
benessere, e qualità della vita di un paese, non sono relative al numero di
laureati che riesce a sfornare, bensì al numero di individui consapevoli che decidono
di occuparsi di ambiente e di natura, di artigianato, di agricoltura e
tradizioni, nel pieno rispetto di quell’impianto etico che, dall’alba dei
tempi, aveva la funzione di monitorare i comportamenti umani impedendone ogni
forma di degenerazione.
“Quel
giorno ho affondato le mie mani nella terra e la terra mi ha afferrato - è cosi che ho scoperto Dio; chi sono e
dove vado”.
Gianni
Tirelli
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