venerdì 19 ottobre 2012

LA CULTURA E’ UN ARMA DI RICATTO – LA ZAPPA L’ARMA DEL RISCATTO


LA CULTURA E’ UN ARMA DI RICATTO – LA ZAPPA L’ARMA DEL RISCATTO

“Che cosa rimane della “cultura” se non c’è terra sulle nostre mani, se i nostri occhi non vedono la bellezza, se nessun fiore di campo ha inebriato i nostri sogni con il suo profumo, e frutto addolcito il nostro cuore, e canto di donna all’imbrunire della mietitura, deliziato la nostra anima”. J.T.
 
Quella che oggi definiamo “la cultura”, non ha niente a che vedere con la libertà, la conoscenza, e con quella consapevolezza di sé e delle cose, capace di darci il polso della situazione così da intervenire sui nostri comportamenti e atteggiamenti. E’ una menzogna del Sistema Potere, ripetuta così tante volte da averla trasfigurata nel tempo in verità assoluta. Il branco di allocchi si adegua e ne fa baluardo, trattandola come bene primario, e  “condizione senza la quale” nessun individuo potrà mai liberarsi da quel presunto stato di ignoranza e letargia intellettuale che, a oggi, gli preclude  ogni vera capacità di giudizio critico. Nei fatti poi, non esiste nulla di più omologante, inconcludente e improduttivo di questa falsa dottrina spacciata per bene comune.
Se oggi la cultura producesse reali vantaggi alla collettività, di fatto non esisterebbe – come del resto la politica e le privatizzazioni, che se fossero di qualche utilità sociale, sarebbero vietate.

Immaginare per un solo istante che il Sistema Bestia abbia a cuore il nostro livello di istruzione, per meglio comprendere così i meccanismi perversi attraverso i quali ha reciso ogni nostro personalismo, slancio creativo e sussulto rivoluzionario, non solo è una bieca contraffazione della realtà, ma è una tale fesseria, che ci da la misura del livello di condizionamento mentale dentro il quale siamo precipitati.  Tutto si è ridotto ad arido apprendimento, informazione massificata, a sterile e fastidioso chiacchiericcio – una condizione di totale subalternità al Sistema Potere dove gli schiavi si sono convinti di essere uomini liberi e potere decidere delle proprie scelte.
Visto il disastro ambientale, umano e di valori, non ci sorge il dubbio che sia proprio questa “cultura”, la causa prima di tutti i mali? Un modo per tenerci occupati e parallelamente disoccupati e inoffensivi? “Uomini siate e non pecore matte” – Dante

Del resto, alfabetizzazione e omologazione procedono allo stesso passo, e sono le due facce di una stessa medaglia. Spingono gli individui a uniformarsi alle tendenze dell’idea dominante – un’opera di plagio senza precedenti, che in pochi decenni ha scardinato ogni preesistente regola, e costretto l’individuo a tradire la sua vera natura, per sottomettersi all’egemonia del Sistema e alle seducenti sirene della propaganda mediatica liberista.
Quanti giovani, oggi, hanno buttato il loro prezioso tempo, chini sui banchi di scuola, dentro atenei caotici, fra master, stages e improbabili specializzazioni? Quanti hanno rinunciato a vivere per rincorrere il mito di una laurea svuotata di ogni significato e intenzione, per coronare l’ambizione dei loro padri? Quante energie e sudati risparmi è costato tutto questo? Meglio sarebbe stato per loro zappare un campo, coltivare patate - raccogliere i frutti della fatica, dando alla propria esistenza, un senso, una dignità e una vera libertà.
Che futuro avranno mai questi ragazzi, quando oggi il Sistema li ha derubati dalla capacità di volare da soli e liberi, incatenandoli all’illusione di una libertà dalle ali spezzate?
Il mito dell’alfabetizzazione e della scolarizzazione obbligatoria, sdoganato dal Sistema come riscatto da una condizione d’ignoranza, accesso alla società civile, e come presupposto per un lavoro dignitoso (mortificando così il lavoro della terra, vera conoscenza, tradizioni, principi e valori), è dunque miseramente defunto.
La perdita di autonomia e autosufficienza, (un tempo, valori fondamentali dell’illuminata società contadina), ci ha relegato dentro una schiavitù senza catene.
Nelle società del passato, la cultura rappresentava l’insieme della conoscenza di un popolo, delle sue infinite diversità e peculiarità individuali – un perfetto meccanismo logico di interazione positiva e di simbiosi mutualistica, fuori da ogni settarismo socio/culturale e politico.
L’analfabeta, proprio in virtù del suo stato, aveva sviluppato particolari e sofisticate caratteristiche, diverse ma complementari a quelle di un qualsiasi acculturato - così come il non vedente amplifica il tatto, l’udito, e la sfera della percezione.

Se interrompiamo la catena del reciproco bisogno, tutto perde il suo senso.
Ogni essere umano ha un suo ruolo ben definito, come le caselle di un mosaico che in virtù della loro corretta collocazione, conseguono a completare nella sua integrità il “Disegno” originario. In una società funzionale e felice, ogni individuo è portatore di ricchezza. In una sola parola, di diversità.
La diversità, come tale, è il presupposto fondamentale e valore ineludibile, senza la quale, nulla potrebbe esistere – baluardo di libertà e giustizia, solidarietà e pietas.
Il Sistema Liberista Relativista, oggi, intende scardinare le logiche imperiture della convivenza, per dare corso ad un progetto di distruzione e di schiavitù, che neppure il peggiore dei regimi sarebbe mai stato in grado di immaginare.
Pertanto, prima di sapere scrivere e leggere, avremmo dovuto imparare a pensare, ad ascoltare e a vedere.

Ricchezza, benessere, e qualità della vita di un paese, non sono relative al numero di laureati che riesce a sfornare, bensì al numero di individui consapevoli che decidono di occuparsi di ambiente e di natura, di artigianato, di agricoltura e tradizioni, nel pieno rispetto di quell’impianto etico che, dall’alba dei tempi, aveva la funzione di monitorare i comportamenti umani impedendone ogni forma di degenerazione.

“Quel giorno ho affondato le mie mani nella terra e la terra mi ha afferrato -  è cosi che ho scoperto Dio; chi sono e dove vado”.

Gianni Tirelli
      

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