NOSFERATU SALLUSTI – UNA SUDICIA CAROGNA
Se è vero come è vero che al peggio non c’è mai fine,
l’investitura di Sallusti alla direzione de “il Giornale”, lo ha dimostrato
ampiamente.
Chi avrebbe mai scommesso sul fatto che il nuovo
occupante potesse, non solo eguagliare, ma surclassare (per servilismo,
accanimento mediatico e delegittimazione dell’avversario) le epiche imprese del
suo mentore, Vittorio Feltri?
In questi casi straordinari, la realtà sconfessa ogni
logica, ogni buon senso e immaginazione.
Nosferatu Sallusti, per un meccanismo perverso che solo
la psichiatria, forse, potrebbe spiegare, cerca di dimostrare al Venerabile
Maestro Nano e ai suoi lettori, di essere molto peggio del suo, un tempo,
direttore - credendo così, non solo di dare continuità alla linea editoriale
tracciata da Feltri, ma di surclassarne la faziosità e la propensione alla
prostituzione - a dimostrazione di una totale abnegazione e di cieca
obbedienza, verso il Padrone dalla testa d’asfalto .
I motivi sono individuabili nel fatto, che Vittorio
Feltri era un diretto servitore del padrone (servo di 1° grado) mentre Sallusti
è sempre stato al servizio del servo del padrone. Questa doppia subalternità
(servo di 2° grado), evidentemente vissuta con frustrazione, sete di rivalsa e
represso rancore, amplifica il suo desiderio di vendetta e di protagonismo,
tanto da trasfigurarlo in una vera e propria patologia compulsiva.
Del resto, solo
quella vergogna nazionale di Feltri poteva avere come braccio destro una tale
carogna.
“Severo ma
giusto”, aveva risposto l’anarchico Vittorio Feltri (così si definiva – 10
maggio 2001), alla domanda delle “Iene” su cosa ne pensasse di Adolf
Hitler.
Basterebbe una tale, criminale affermazione, per radiarlo dall’ordine
dei giornalisti - ma non solo; chiederne l’interdizione perpetua dai pubblici
uffici.
La deontologia e l’etica, ci impongono dei limiti
invalicabili e in modo particolare, se appartieni alla categoria dei
giornalisti che nonostante le simpatie e le appartenenze politiche, si devono
attenere, in modo scrupoloso e inequivocabile, al rispetto della verità, alla
realtà dei fatti e a una onestà intellettuale integerrima.
Il servilismo del direttore Sallusti lo qualifica per
quello che è: una figura sbiadita, priva di qualsiasi potenziale umano e
culturale; un essere abietto, vuoto, senza contenuti che solo nella sudditanza,
trova uno spazio conforme alla sua indole opportunista, che tracima di astio e
di rancore. Mi fa scifo!! Posso dirlo questo?
Disprezzo più i servi dei padroni.
Gianni Tirelli
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