IL SUICIDA”
“Il ritorno in campo di Berlusconi, è
un’operazione, che analizzata nel profondo, la PSICHIATRIA definirebbe SUICIDA
- c’è una tangibile infelicità e grande solitudine alla base di una tale
scelta, dove il soggetto in causa, cerca di mitigare la sua “disperazione,
desolazione, e fallimento umano”, coinvolgendo nel suo doloroso e masochistico
precipitare, il più alto numero possibile di individui – che siano amici,
servi, cortigiani, o tutto il popolo italiano. “Che muoia dunque Sansone con tutti
i filistei”
Quando la buon anima di Giorgio Bocca
affermava - fino a poco tempo fa - che in Italia non cambierà mai nulla, per
via di una mentalità ideologica fascistoide mai debellata, aveva ragione da
vendere.
Chi ha
votato Silvio Berlusconi per quasi un ventennio? Chi sono coloro ad averlo
sostenuto, mitizzato, osannato e acclamato, condividendo con lui lo sprezzo per
le istituzione, la menzogna, la volgarità, l’illegalità e la totale assenza dei
concetti di vergogna, di etica e di morale? No, non erano solo taxisti,
farmacisti, benzinai, notai, avvocati, dentisti, e tutta quella categoria di
professionisti parassiti e opportunisti che antepongono i loro vantaggi e
privilegi di casta al bene comune, ma anche milioni di pensionati
rincoglioniti e lavoratori dipendenti con tanto di tessera sindacale, senza l’apporto dei quali, questo losco e laido individuo (STERCO DELLA
SOCIETA' dall’indole maligna e contraffatto come una puttana di quart’ordine),
non sarebbe mai e poi mai approdato al parlamento italiano, svergognando e
ridicolizzando l’Italia e gli italiani agli occhi del mondo. Si! parlo di “lavoratori
dipendenti e pensionati”, e ripeto, venduti al
nemico! Loro che prima lo hanno santificato e poi ridotto a martire - loro che
ne hanno condiviso virtualmente i privilegi, la sregolatezza e il clamore,
sull’onda di un fanatismo autolesionista tipico dei regimi autoritari. Lo so, è
una realtà dura da accettare, ma basta fare i conti della serva!!
“Con
Berlusconi – affermava Montanelli - la parola “destra” diventerà
impronunciabile per almeno 50 anni, per ragioni di decenza”.
Può
dunque questo stuolo di figuri alla mercé di un Impostore, rappresentare la
destra europea (liberista liberale libertaria e progressista) e i suoi valori,
sulla base di una democrazia trasfigurata in stalinismo che, alla libera
concorrenza, predilige le consorterie, le logge e le corporazioni? Una gang del
malaffare, che per consolidare privilegi, impunità e potere, ha condotto
l’Italia e gli italiani dentro un abisso senza fine e che, oggi, si appresta a
rientrare in gioco per salvaguardare i loschi e particolari interessi di uno
psicopatico disperato e schizofrenico, con il quale hanno mercificato l’onore e
la dignità, a fronte di denaro sporco, poltrone, impunità e visibilità !
E dopo avere lasciato a Monti la
responsabilità del lavoro sporco e dell’impopolarità, dopo quell’atto di
codardia che aveva sancito le dimissioni di Berlusconi, da capo del governo (e
che i berluscones avevano ipocritamente interpretato come un gesto di “amor
di patria”),
oggi si accingono (come è nella loro natura), a strumentalizzare
l’operato dei “professori”, allo scopo di ricavarne vantaggi politici e
consenso popolare. Un’operazione, che analizzata nel profondo, la PSICHIATRIA
definirebbe SUICIDA. C’è una tangibile infelicità e grande solitudine alla base
di una tale scelta,
dove il soggetto in causa, cerca di
mitigare la sua “disperazione, desolazione, e fallimento umano”, coinvolgendo
nel suo doloroso e masochistico precipitare, il più alto numero possibile di
individui – che siano amici, servi, cortigiani, o tutto il popolo italiano.
“Che muoia dunque Sansone con tutti i filistei”
Nel frattempo, l’Impostore, perso nel
vuoto, della sua incommensurabile follia, annuncia il nuovo inno del partito,
certo che questa “strategica riforma canora” ricompatterà la massa di tifosi
invasati che un tempo, lo avevano sostenuto e acclamato - contro ogni logica e
buon senso.
Il berlusconismo è ufficialmente defunto, e
di tutti i lacché, i servi e i traditori che fino a ieri ne avevano condiviso
le perverse ragioni, non resterà traccia.
Le ideologie populistiche e straccione, del
resto, si sono sempre rivelate un cancro e, di ventennio in ventennio, oggi
siamo a questo punto.
Quest’ennesima e finale farsa, relativa alla
ridiscesa in campo del Cavaliere, è l’ultimo atto di una grottesca messinscena
tragi/comica carnevalesca, che sancirà per sempre la disfatta, il tracollo, la
caporetto, di una fra le formazioni politiche più inquietanti e vergognose che,
un parlamento, abbia mai potuto ospitare in tempo di pace. E per una logica di
causa effetto, travolgerà nel suo crollo l’impero mediatico del Grande
Impostore trascinandosi dietro ogni altra attività, legata in un modo o in un
altro, o facente capo, all’ex Presidente del Consiglio.
Oggi è’ tempo di regole, cari signori, di
sobrietà e di concretezza - perché questo popolo dalle mille risorse,
intraprendente e creativo, entri finalmente per diritto di merito, nella fase
della maturità, tramutando le sue eccellenze umane e culturali, in vero
benessere e autentica civiltà.
“In questo paese c’è, prima di ogni cosa,
un grande bisogno di verità e di moralità: il Paese deve essere al corrente di
come stiano realmente le cose con assoluta trasparenza, e deve potersi fidare
dell'impegno etico e professionale di chi lo governa. Questo esige una tensione
morale alta, costante e vigile, che metta l'equità al primo posto, cerchi in
tutto la giustizia e induca chi governa a dare l'esempio, chiedendo anzitutto a
chi è chiamato a legiferare di rinunciare a privilegi e di fare sacrifici in
misura anche più alta rispetto a quanto domandato a tutti - arrivando a volte
perfino a esigere il coraggio della solitudine: non di una solitudine
sprezzante o immotivata, ma di quell'assumersi fino in fondo le proprie
responsabilità davanti alla coscienza e alle urgenze del bene comune, che può
avvenire solo nel crogiuolo di convinzioni profonde e di un'assoluta libertà da
pressioni e interessi forti, e di natura particolare”.
Una
solitudine
che va peraltro chiesta a tutti coloro che hanno
responsabilità per la casa comune, nella certezza che, quando la nave rischia
di affondare, ognuno deve fare la sua parte senza mascherarsi dietro logiche
faziose o interessi personali. Senza una simile tensione etica affonderemo
tutti.
Che cosa resterà ai posteri, dunque, di
un tale esemplare umano?
Un monumento al centro di una piazza, un
busto bronzeo a Palazzo Madama, il nome in calce ad una via del centro, o
cos’altro? No! Niente di tutto questo! Solo l’imbarazzante insegna di un
bordello di lusso (Palacio Berlusconi) nella città di Rosario patria natia di
Ernesto Che Guevara, a memoria del fallimento umano, morale e politico di un
uomo che si è perso dentro il vaneggiamento vanesio di un potere rubato.
Un uomo triste, solo e disperato, che nella
luce soffusa della sua alcova, si appresta a calare il sipario sull’ultimo atto
di una commedia, tragica e grottesca, fra i glutei in affitto di una
giovincella depravata, nella spasmodica ricerca, di quell’orgasmo tradito che
sancirà, per sempre, la sua sconfitta umana e morale.
Gianni Tirelli
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