SOLO DALLA CONSAPEVOLEZZA GERMOGLIA LA FELICITA’
Quando vivi con pienezza ogni stagione della vita, non hai rimpianto del
tempo trascorso, se non uno splendido ricordo che ha il potere di annichilire
ogni nostalgia. Chi rimpiange la giovinezza, e proprio colui che non l’ha mai
vissuta. Diversamente non si ritorna mai su ciò che si è già consumato.
Le logiche e le regole dei processi vitali naturali sono a tal punto
perfette, che se consapevolmente ottemperate e messe a frutto, ci incamminano
dentro un processo di felicità che raggiunge il suo apice con la paternità.
Avere messo al mondo dei figli, che in seguito ci daranno dei nipoti,
coincide con il momento più appagante e irrinunciabile della vita di un uomo,
dove il tempo passato della gioventù, si ascrive a una sorta di “calvario”,
necessario e complementare al coronamento di un tale fine.
E tutto questo può
accadere, solo a patto di non dovere sottostare al fantasma della paura – una
condizione di frustrazione, che di questi tempi condiziona ogni nostra scelta e
meta da perseguire.
Così, siamo pronti a tutto pur di assecondarla, a tal punto
da sacrificare le ragioni più profonde del nostro cuore, trasformando la nostra
vita in un doloroso e infinito rammarico e cordoglio.
E’ lei, all’origine del
nostro disagio spirituale, e non esiste nulla al mondo di più terapeutico per
combatterla, di una profonda consapevolezza sulla necessità della morte, e
quindi della comprensione logica dell’ineludibile provvisorietà della vita.
Se non afferriamo a fondo il suo significato più alto, ogni vera felicità
ci è preclusa. L’assunzione di responsabilità è la base per cambiare! Lo
sfuggire a questo, genera colpa esistenziale, la consapevolezza, in fondo, di
scegliere di non decidere. Lo squilibrio di vivere è il prezzo, proprio di chi
ha perso la consapevolezza di se e del mondo.
Il periodo più bello della vita di
un uomo, è dunque quello della consapevolezza. Chi pensa, sia la giovinezza,
non ha mai assaporato il piacere di un vero orgasmo, e chi ne prova nostalgia,
é un essere incompiuto.
La consapevolezza dei nostri reali bisogni e la competenza nel trovare le giuste
soluzioni ai nostri problemi, è quel meccanismo che ci rende uomini a tutti gli
effetti, in grado di mantenere gli impegni presi, sia con gli altri che con noi
stessi. Relativizzare la verità, è una pratica che porta all’autodistruzione e
ci confina in un limbo gelatinoso di paranoia e solitudine. Per tanto, prima di
pensare, dobbiamo agire, essendo la “pratica” il solo strumento idoneo per
affinare il pensiero positivo. Tutto il resto, si traduce in inconcludente
introspezione, disagio psichico e infelicità.
Avere voluto, promuovere, imporre e “globalizzare” i lumi della ragione, si
è rivelato un esercizio di illusionismo (un imbroglio) che non ha tenuto in
nessun conto le imprescindibili esigenze individuali e gli equilibri sincroni e
vitali dell’esistenza, essendo la stessa ragione, per definizione, soggetta e
relativa alla consapevolezza, alla capacità di discernimento, alla forza di
volontà, a fattori culturali, religiosi, geografici e, più in breve, al libero
arbitrio. Quando la ragione diventa razionalità e logica, e le parole che
presumono spiegarla, i numeri infiniti di un’equazione algebrica, il risultato
finale sarà un materialismo omologante e un appiattimento culturale verso il
basso, scevro da ogni individualismo, personalismo, giudizio critico e
sentimento di passione; quella forma di magica alchimia con la capacità
intrinseca di mutare ogni sforzo umano e sacrifico, in piacere e completo
appagamento, proprio in virtù di quel processo di metamorfosi che trasforma il
bruco in farfalla e l’incoscienza in saggezza.
E’ tempo di verità e di passione. Volerle relativizzare è una pratica che
porta all’autodistruzione e ci confina in un limbo gelatinoso di paranoia,
frustrazione e solitudine. Per tanto, prima di pensare, dobbiamo agire essendo,
la pratica, il solo strumento idoneo per affinare il pensiero positivo e
incamminarci sul sentiero della felicità.
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