domenica 10 febbraio 2013

UNA CARNEFICINA DI LIBERTA’


UNA CARNEFICINA DI LIBERTA’

«Quando il mondo classico sarà esaurito, quando saranno morti tutti i contadini e tutti gli artigiani, quando non ci saranno più le lucciole, le api, le farfalle, quando l’industria avrà reso inarrestabile il ciclo della produzione, allora la nostra storia sarà finita» P.P. Pasolini (1962)

Dobbiamo prima di ogni cosa capire un dato, per sapere che tutte le tecnologie ludiche e domestiche che interagiscono con la nostra quotidianità, condizionandone i comportamenti e omologandoli alle ragioni del Sistema Bestia, non sono che le varianti relative alla ricerca spaziale e alla produzione di ordigni bellici di distruzione di massa. Da ciò possiamo trarne le debite conclusioni, sulla bontà o meno della loro applicazione sulla società.
E’ doveroso poi sapere, che ricavi più sostanziosi del Liberismo derivano esclusivamente dalla distruzione, dalla violazione e profanazione dell’ambiente, dell’etica, della morale e del buon senso. I costi necessari per l’attuazione di un ipotetico piano di bonifica globale, al fine di ripristinare l’originale stato di cose depurando il territorio, le acque e l’atmosfera da ogni contaminazione e intrusione di natura industriale, si contano incalcolabili, rendendo impraticabile ogni supposta strategia di finanziamento.
Le cause di morte e di invalidità, riconducibili all’uso disinvolto della tecnologia liberista e relative alle sue controindicazioni ed effetti collaterali (che siano armi, industrie chimiche, dell’acciaio, dell’alluminio, del carbone ecc..), si annoverano nel numero di centinaia di milioni l’anno nel mondo, a tal punto da rendere le 60 milioni di vittime prodotte dalla seconda guerra mondiale (9 milioni la prima), le prove prima del debutto di quel piano di sterminio programmato dell’umanità, architettato a tavolino dal Sistema Potere in questi ultimi decenni.
“Inventare un oggetto tecnico, una sostanza tecnica, fisica, fisico-chimica, significa inventare un incidente specifico. Per esempio, quando si è inventato il treno, si è inventato un mezzo che permetteva d’andare più veloci ma, nel medesimo tempo, si è inventato la catastrofe ferroviaria. L’invenzione del battello è l’invenzione del naufragio, l’invenzione dell’elettricità è l’invenzione della fulminazione. Questo aspetto negativo della tecnoscienza è stato censurato. La “tecnocrazia liberista” accetta di vedere solo la positività del suo oggetto e dissimula senza posa l’incidente”.  P.Virilio, La macchina che vede (1998) pagg.189-190

E per avere un dato più rispondente alla realtà, dovremmo chiedere a quel miliardo e cinquecento milioni di denutriti, quali benefici il Liberismo abbia prodotto nell’arco della loro esistenza.
Dovremmo chiederlo a tutti i civili iracheni, libici, afgani e iraniani, e di tutte le guerre moderne, dilaniati dalle bombe intelligenti, dall’uranio impoverito, dal fosforo e armi batteriologiche.
Dovremmo chiederlo a tutte quelle persone sacrificate sull’altare del progresso, devastate dall’amianto, dalla diossina, dai pesticidi, diserbanti, metalli pesanti e affini e, da un inquinamento endemico, che miete sistematicamente sempre più nuove vittime.
Dovremmo chiederlo ai bambini abusati, seviziati e mercificati in tutto il mondo – ai corpi senza un nome, espiantati dai loro organi - ai trentamila bambini che muoiono ogni giorno nel mondo, per malnutrizione e altrettanti per mancanza d’acqua potabile. A quelli affetti dall’Aids e dalla Lebbra, ai piccoli migranti finiti in fondo al mare, ai bambini sfruttati, abusati, espiantati, ai bambini combattenti – ai neonati affetti da patologie tumorali indotte dall’amianto, dalla diossina e dai policlorobifenili, e una moltitudine di adolescenti devastati dalle droghe, dall’alcol, dagli psicofarmaci e da un’infinita lista di malattie neurologiche - bambini anoressici, bulimici, celiaci, vittime di messaggi mediatici deliranti ed altri ancora, asserviti alle ingannevoli seduzioni e lusinghe di un Liberismo inanimato
Dovremmo chiederlo alle vittime di Chernobyl e ai loro familiari, ai morti per droga, per incidenti stradali; ai morti sul lavoro, ai clandestini in fondo al mare.
Dovremmo chiederlo agli ebrei dei forni crematori, ai giapponesi di Hiroschima e Nagasaki, e a tutte le vittime dell’industria bellica, dell’industria chimica, dell’industria della menzogna.
Se il mondo in cui oggi viviamo, è meglio di quello passato, dovremmo chiederlo all’acqua, all’aria, agli alberi, ai pesci e agli uccelli Dovremmo chiederlo alla notte, al silenzio, alla compassione, alla felicità e alla bellezza – chiederlo alla speranza e al sentimento di solidarietà.
Nel frattempo la NASA sta buttando alle ortiche miliardi di dollari per un viaggetto su Marte: il pianeta rosso del tutto ostile, ma assolutamente da colonizzare.
 
A fronte di questa carneficina sistematica, riesce difficile solo sospettare che il Liberismo abbia prodotto un qualche vantaggio e beneficio alla società!
Inoltre, il Sistema, non è in grado di smaltire milioni di tonnellate di scorie e rifiuti tossici che ogni giorno e incessantemente, rigurgita sull’epidermide del pianeta. I costi poi, relativi alla sua manutenzione, ordinaria e straordinaria, sono talmente esorbitanti e sconcertanti (incommensurabili) da vanificarne ogni reale profitto e progetto futuro sostenibile.
E tutto questo, è l’effetto nefasto di una licenza mascherata, sdoganata come diritto e trasfigurata in libertà.
Liberi, lo eravamo già, da millenni! Liberi dalla complessità canaglia e schiavista di queste società del consumo ad libitum, che ha obnubilato e omologato ogni coscienza e capacità critica. Liberi dalla monnezza e dai rifiuti tossici, dalle scie chimiche, dalla contaminazione delle acque, liberi di vivere, di scegliere e di sognare. Liberi di morire!
Le bestie siamo noi!! E noi stessi quel Sistema che oggi demonizziamo e abiuriamo al pari di un infernale sortilegio! Noi che con i nostri comportamenti dissennati abbiamo resa possibile quest’opera di contaminazione, in curanti degli effetti nefasti sul futuro delle generazioni a venire - noi, avviluppati al tepore sinistro del nostro egoismo e di una comodità invalidante. Noi che oggi, sul baratro del precipizio, persistiamo nel non volere affrontare le nostre oggettive responsabilità e colpe, accanendoci su una Bestia invertebrata e subdola che noi stessi abbiamo partorito. Noi che ancora una volta, anteponiamo le parole all’azione e le attenuanti alla necessaria rinuncia – noi i veri cospiratori, noi i complottisti, che ci assolviamo da ogni onere, per puntare il dito contro quell’immaginario nemico che in verità siamo noi stessi.

Abbiamo troppo spesso concesso degli alibi alla disperazione che nasce dal sentimento di dover lottare contro un nemico troppo potente.
In effetti, non si tratta di affrontare quel che uccide, ma di battersi per vivere meglio. Esiste una violenza della vita che è insopprimibile e che conosce l’arte di evitare, di aggirare, di annientare la violenza mortifera.
Dovremmo imparare a scommettere sulla nostra creatività per affondare un sistema che si distrugge minacciandoci di distruzione. Quando avremo capito che il desiderio di una vita diversa è già quella vita, smetteremo di cadere nella trappola dei dualismi intellettuali – bene e male, riformismo e radicalismo, ottimismo e pessimismo, che ci distolgono dai nostri veri problemi. La disperazione è oggi, insieme alla paura, l’arma più efficace per il totalitarismo mercantile. Questo è ormai arrivato a rendere redditizia la speranza facendo quotidianamente della verità, del suo declino, una verità universale che incita a una saggia rassegnazione. Meglio accontentarsi di un oggi miserabile, dal momento, che il domani sarà peggiore.

Uscire dalla crisi e dalla merda del Liberismo, sarebbe stato semplice! Lo affermo da decenni! Bastava riconvertire l'industria di Satana in agricoltura e artigianato – un ritorno di massa alla Madre Terra!!
E quando tutto sarà palese e, noi, volenti o nolenti, ignoranti e intelligenti, dovremo per forza e necessità prendere atto di quali erano le reali finalità del Sistema Liberista e del suo piano diabolico di omologazione degli individui, a quel punto, saremo già tutti schiavi.

Gianni Tirelli
LETTERA A DON GESUALDO

Caro Gesualdo,
quanti ricordi legati alla mia infanzia, all’oratorio, a quel campo di pallone che pareva una portaerei appoggiata sulla cima di una collina - e le fronde di alti alberi, sembravano verdi onde, increspate da un caldo maestrale che armeggiava dentro i nostri capelli - e il pallone che volava via lontano, spinto dal vento, giù, lungo versante nord della collina, e noi a correre con lui, ruzzolando, ridendo, urlando al cielo la gioia della nostra irripetibile gioventù; quanti meravigliosi ricordi Gesualdo caro, quanta nostalgia.
Quando il piccolo Carlos morì, aveva solo tre anni. Questa tragedia sconvolse la mia vita e quella di Shara per molto tempo, e lo stato di prostrazione in cui eravamo precipitati, ci impediva qualsiasi tipo di reazione e azzerava la speranza di un futuro.
Che momenti, Gesualdo mio! La leucemia fulminante causata dai rifiuti pericolosi dispersi nella vicina discarica, se lo portò via in pochi mesi. In seguito venne chiusa, ma li, tutto è rimasto come prima.
Mio suocero, Aleksandr Lobov, come ben sai, lavorava con me nella fabbrica di amianto di Phodasyela, e nonostante la sua precaria salute, continuava testardamente a lavorarci, e guai se qualcuno lo metteva in guardia dai rischi che correva:” io sto bene, sto bene” ripeteva burbero;”quella è la mia fabbrica, è tutta la mia vita – non riuscirete a farmi cambiare idea”.
Pochi mesi dopo la scomparsa del nostro Carlos, passò a miglior vita. La sua malattia si era ulteriormente aggravata, e la perdita del suo unico nipotino gli diede il colpo di grazia.
Quante volte avrei voluto bestemmiare al cielo la mia disperazione, quando il pensiero di farla finita mi trafiggeva l’anima, nel silenzio di quelle notti amare e pregne di follia.
Ma poi ho pensato a Dio, a quel Dio di cui tu spesso mi parlavi, nel segreto di quella fredda sagrestia profumata di incenso, e ho cominciato a pregare.
Shara, la mia dolce Shara, recitava con me le cristiane suppliche che tu mi avevi insegnato, e solo allora compresi il profondo significato di quelle parole, e il sacro mistero che le avvolgeva.
Qualcosa in noi sembrava cambiare, mutare. Ho un ricordo straordinario di quel giorno di primavera del 1998, quando Shara, il dieci di marzo, mi comunico, eccitata e frastornata, che aspettava un bambino.
Dolore e disperazione, presero le sembianze di una gioia inconsulta, che da troppo tempo giaceva esausta e rassegnata nel profondo del nostro cuore, ma che adesso, rinvigorita e rigenerata da quell’evento inaspettato, esplodeva in tutta la sua potenza.
Lacrime e risate, grida e incredulità, danzavano con noi fra i mille baci e le carezze,
in un abbraccio febbrile di due anime consunte, provate, lacerate, ma ancora vive, e forti  di una ritrovata speranza.

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