DENTRO LA GRANDE GABBIA DELL’OMOLOGAZIONE
La menzogna, oggi, si materializza nelle
promesse dei politici alla vigilia delle elezioni, e negli Spot pubblicitari
che propagandano a tambur battente gli straordinari effetti di miracolose
diete, creme snellenti e farmaci taumaturgici. Si materializza nelle parole di
preti in abiti principeschi dai volti emaciati e contratti dal dolore che, da
esperti commedianti navigati, promettono gioia e vita eterna ai miserabili,
agli afflitti, agli ammalati e ai diseredati, standosene comodamente appartati,
al caldo nei sontuosi salotti vaticani, intenti a disquisire sull’immoralità
dell’uso del preservativo, e altre amenità del genere. Nell’arco di solo mezzo
secolo, la menzogna è stata assimilata a pratica relazionale e comportamentale,
generazione dopo generazione, fino a noi, che ne abbiamo fatto baluardo di
civiltà, di progresso e di semplificazione.
Perché l’industria, dunque, allineandosi,
dovrebbe mettere sul mercato una merendina per bambini, buona e genuina, scegliendone
scrupolosamente, coscienziosamente e responsabilmente gli ingredienti, la loro
assoluta qualità e i naturali principi nutritivi, quando è sufficiente
affermare in TV che la stessa è buonissima, imperdibile e fatta esattamente
come quella della nonna, per convincere la massa di ebeti e boccaloni ad
acquistarla? Visto, che di questi
tempi, la menzogna ripetuta, in ogni caso, paga più di ogni altra sacrosanta
verità?
Il Sistema Bestia, ha incentrato tutto il
suo potere sulla pratica pragmatica e metodica della menzogna, driblando ogni
ostacolo di natura etica/deontologica, così da ridurre al minimo i tempi di
produzione e commercializzazione di ogni bene e bisogno prodotto in serie, con
il minore dispendio di energie e di investimenti.
Gli individui che compongono le moderne
società liberiste, inette e rammollite, non conoscono la verità. Il loro
pensiero omologato e omologante, è il risultato di un libretto di istruzioni
che il “Sistema Relativista Mediatico” distribuisce loro, e che, gli stessi, interpretano
alla lettera in ogni suo punto, comma e nota. Questo succede, perché al di
fuori di quella recinzione ad alta distrazione mediatica che circoscrive la loro apparente esistenza, non saprebbero sopravvivere.
-La fuori, un tempo, l’acqua scorreva immacolata dalla sorgente fino al mare, e
l’aria profumava di fiori di pesco. La sera, intorno al camino, la fuori, i vecchi raccontavano storie fantastiche, e i bambini spalancavano di
meraviglia i loro occhioni, cavalcando cavalli alati sopra foreste primordiali
popolate da elfi, gnomi e fate. La fuori, un tempo, la terra era piatta e le
stelle erano i desideri degli uomini appese al grande manto celeste. Perché la
fuori, tutto era chiaro ed evidente, e il volto del male non aveva le sembianze
del mendicante-
Ma all’interno della Grande Gabbia, tutto è relativo. Così, il giusto e l’iniquo si confondono, la licenza si
fa libertà, la contraffazione verità, il falso spodesta l’originale, mentre lo
scempio ambientale si fa progresso. E intanto la bellezza si prostituisce,
scandalosamente, alle lusinghe della perversione, e del vizio.
Meglio allora restarsene buoni dentro la
Grande Gabbia, dove tutto è già codificato e programmato, dove ogni più remoto
barlume di consapevolezza e discernimento è stato cancellato, e principi e
valori non sono che le parole sconosciute e vuote di un mondo ancestrale, di
una dimensione onirica e di un tempo eroico che fu.
Tutto questo, di contro, induce a forme di
frustrazione, di depressione e di smarrimento panico, al quale, il Sistema,
cerca di ovviare mettendoci a disposizione nuovi strumenti di comunicazione
virtuale, atti a fare interagire in tempo reale, i vari sentimenti di rabbia,
di indignazione e di immaginifiche rivoluzioni e sommosse. In questo modo il
Sistema ci disattiva, rendendoci inoffensivi, tenendoci impegnati e dandoci
l'impressione di essere protagonisti e possibili artefici del cambiamento. Ogni
soggetto è schedato, controllato e, di privato, non è rimasto nulla.
Per questa inedita specie umana, non vi è
alcuna speranza di riscatto essendo la sua mente, oramai completamente plagiata
e la sua volontà e reattività, ridotta ai minimi termini. La passione per la
terra si è estinta, e la fatica per il lavoro dei campi, un ostacolo
insormontabile.
Noi occidentali, in primis, non siamo che
polli in batteria. Nella Grande Gabbia ci siamo imprigionati volontariamente,
dopo averla noi stessi costruita, recidendo ogni rapporto con il mondo degli
spiriti. Ogni parametro di riferimento e di comparazione logica (necessari per
giungere a decifrare e definire scelte oggettive di stampo etico), sono stati
per sempre rimossi dalla nostra coscienza, e la nostra consapevolezza , è
limitata all’area occupata all’interno della Grande Gabbia, dove tutti,
trascorriamo una vita artificiale, .
Questo tipo di particolare schiavitù,
(eccezionale nella storia dell’umanità) ha privato l’individuo, dell’alba e del
tramonto, costringendolo a un’esistenza limbica, a mezz’aria fra una presente
assente e un domani inesistente. Un mutante umanoide, risultato ultimo di un
processo regressivo di omologazione cognitiva che, inverosimilmente, lo stesso,
ha pianificato e reso operativo - un caso unico, per l’eccezionalità, nella
storia dell’umanità.
Questo “singolare” esemplare umano, affetto
da una particolare patologia (infantilismo cronico degenerativo), non è in
grado di procurarsi il cibo, di scaldarsi, di produrre autonomamente alimenti,
di soffrire e di decidere.
Un uomo privo della più remota forma di
volontà, che rifiuta ogni fatica fisica, responsabilità individuale e ragione,
essendosi consegnato, anima e corpo, fra le grinfie del Sistema Padrone da lui
stesso partorito.
La maggior parte del suo cervello, che per
milioni di anni gli ha consentito di sopravvivere, di adattarsi ed evolversi,
non solo è rimasta inattiva, ma nella gran parte degli individui del mondo
occidentale (nuove generazioni in particolare), è totalmente assente.
Nel frattempo il Sistema si sfrega le mani,
sapendo che fuori dalla Grande Gabbia - da quella prigione - non è più in grado
di sopravvivere.
Definire tutto ciò come follia, non
renderebbe giustizia alle ragioni di una tale anomalia, e la collocherebbe
dentro i confini dell’umano. Una circostanza del genere, si è venuta a creare,
si, per dei fattori tecnici dipendenti dall’essere umano ma, inattiva, senza
l’intervento di una forza soprannaturale di natura maligna.
In virtù di un tale tecnicismo, si sono
venute creare, le condizioni ideali, perché ciò accadesse. Oggi, pensare di
tornare indietro, è una mera illusione - un percorso impraticabile!
Gianni
Tirelli
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