LE FABBRICHE: UNO STRUMENTO DI SCHIAVITU’ INDOTTA DAL BISOGNO PRIMARIO
Un uomo, costretto a lavorare otto ore ogni santo giorno (che piova o tiri
vento), per quarant’anni della sua vita dentro una fabbrica malsana, caotica e
assordante, per miserabili 1000 euro al mese, non solo è un irresponsabile ma
(senza il dubbio di essere smentito), uno psicopatico. Questo, vale anche per
le otto ore svendute di fronte ad un computer, o alla guida di un Tir, o alla
cassa di un supermercato. Questa non è la vita o estrema condizione di
sopravvivenza, ma stato vegetativo. E mai nella
storia del mondo si era raggiunto un tale livello di SCHIAVITU' e di FOLLIA!! L’uomo ragionevole, muore per un calcio sferrato dal suo cavallo, per
essere caduto ubriaco dal fienile o colpito da un fulmine in una notte di
tempesta, mentre cerca di radunare il suo gregge di pecore. L’uomo ragionevole,
muore annegato, dopo essere caduto con la sua bicicletta in un fossato, di
notte, tornando dall’osteria verso casa.
L’uomo ragionevole, muore soffocato dall’ultimo boccone della sua cena o
avvelenato dalla puntura di una vipera – muore per un colpo di pugnale al
cuore, sferratogli dal suo acerrimo nemico, per una parola di troppo - muore di
fatica, dopo avere dissodato, con la sola forza delle sue braccia, un campo di
patate. L’uomo ragionevole, muore da uomo, sereno, fra le quatro mura della sua
casa di pietra, circondato dall’affetto dei suoi cari, perché la memoria delle
sue azioni, sia da conforto per tutti quelli che lo hanno amato. L’uomo ragionevole
cerca l’autonomia e la libertà, in una condizione d’autenticità, e di qualità
della vita. Diversamente, meglio sarebbe per lui, vivere di espedienti e
trovare ristoro, nel freddo di una baracca di lamiera e cartone, e che fosse la
carità, a soddisfare i suoi bisogni, e le notti stellate, i suoi sogni.
Il mito dell’alfabetizzazione poi, e della scolarizzazione obbligatoria,
sdoganato dal Sistema come riscatto ad una condizione di ignoranza, accesso
alla società civile e come presupposto per un lavoro dignitoso (mortificando
così, il lavoro della terra, vera conoscenza, tradizioni, principi e valori), è
miseramente defunto.
La perdita di autonomia e autosufficienza (un tempo valore fondamentale
dell’illuminata società contadina), ci ha relegato dentro una schiavitù senza
catene, omologando gli individui e privandoli dei personalismi, immaginazione e
slanci rivoluzionari. Per il Sistema una vera pacchia!!
Quella che oggi, impropriamente, viene definita “la cultura”, si è rivelato
arido apprendimento, improduttivo e inconcludente.
Quanti giovani, oggi, hanno buttato il loro prezioso tempo, chini sui
banchi di scuola, dentro atenei caotici, fra master e improbabili
specializzazioni? Quanti hanno rinunciato a vivere, per rincorrere, il mito di
una laurea, svuotata di ogni significato e intenzione, per coronare l’ambizione
dei loro padri? Quante energie e sudati risparmi, è costato tutto questo?
Meglio sarebbe stato per loro zappare un campo, coltivare patate –
raccogliere i frutti della fatica, dando alla propria esistenza, un senso, una
dignità e una vera libertà.
Che futuro avranno mai questi ragazzi, quando oggi, il Sistema, li ha
derubati dalla capacità di volare, da soli e liberi, incatenandoli
all’illusione e alla paura?
Meglio sarebbe stato per loro impastare cemento, costruire una casa di
pietra, sulla collina, fra i sugheri le querce - poi al tramonto, rincasare, e perdersi nella magia dei
sorrisi e garriti di gioia, di marmocchi analfabeti, gonfi d’amore e di sincera
meraviglia.
L’uomo di quest’epoca insensata si deve dunque ribellare, e riappropriare
dell’unica cosa che è capace di produrre miracoli, e in grado di riesumare
autentiche passioni e vere motivazioni: la Terra. La Terra, è il vero potere!
Il solo potere al quale possiamo serenamente sottometterci sapendo che, domani,
per noi sarà un altro giorno. Un giorno nuovo, pieno di aspettative e di
speranze, di sana fatica, sereno riposo e di felicità.
La tanto rivoluzione industriale, ci ha regalato due guerre mondiali (70
milioni di morti) con annesso, bomba atomica, nazi-fascismo e liberismo
relativista. Quest’ultimo (il peggiore di tutti i mali), decreterà la fine del
mondo occidentale.
Oggi, la parola é diventata numero e quindi calcolo e bieco opportunismo,
quando, fino a ieri (prima dell’infausta rivoluzione industriale), era sinonimo
di evasione e di cultura.
La capacità di sapersi adattare alle circostanze, rende gli uomini autonomi
e per questo liberi. Questa prerogativa, è resistita nel tempo per tutto il
corso della storia umana, per poi impantanarsi e soccombere nelle società
post-industriali consumiste e idolatre.
Gianni Tirelli
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