venerdì 19 luglio 2013

L’APPRENDISTA SUICIDA


L’APPRENDISTA SUICIDA

La Bibbia considera il suicidio, un peccato imperdonabile, ancora peggiore dell’omicidio. Uccidere se stessi, si afferma, significa bestemmiare contro Dio, il nostro Creatore - Lui, il solo che può deciderne i tempi e i modi.
“Non fronda verde, ma di color fosco; non rami schietti, ma nodosi e 'nvolti; non pomi v'eran, ma stecchi con tòsco”. Sono i violenti contro se stessi, descritti da Dante Allighieri; compaiono nel Canto XIII dell'Inferno, nella selva che occupa il secondo girone del VII Cerchio. Le anime dei suicidi sono imprigionate entro gli alberi della selva, poiché essi si sono separati violentemente dal proprio corpo; le Arpie, che popolano il girone, si nutrono delle foglie degli alberi e provocano sofferenza ai dannati.
I suicidi sono trasformati in piante, come dimensione di vita inferiore, perché essi hanno rifiutato la loro condizione umana uccidendosi: perciò (per analogia) non sono degni di avere il loro corpo.
Perfino dopo il Giudizio Universale essi saranno i soli a non rientrare nel proprio corpo, ma lo trascineranno e lo appenderanno ai loro rami accrescendone la pena.
In un momento talmente sconvolgente di crisi economica, di disoccupazione, e di miseria, cosa fa lo Stato italiano? Niente!! Incrementa il numero di macchinette mangia soldi, e il gioco d’azzardo in generale, portando i soggetti deboli e fragili, alla dipendenza, alla disperazione e al suicidio!!
Abbiamo uno Stato che condanna senza appello il gesto di disperazione di un cittadino contro la casta, ma se ne fotte dei mille suicidi di lavoratori, artigiani e imprenditori.
Parallelamente, rafforza la sicurezza e la scorta ai politici, lasciando i rappresentanti delle forze dell’ordine nel più totale isolamento - già vessati da stipendi da fame.

La violenza, afferma coralmente la politica, è sempre sbagliata. Tranne la loro, che rientra in un legittimo diritto costituzionale sancito dalle leggi dello Stato.
Un disgustoso quanto ipocrita luogo comune di chi ha il culo coperto, o meno volgarmente, un posto al sole.
Oggi, i suicidi di lavoratori, artigiani, edili e imprenditori, non sono in realtà che omicidi repressi – ultimo appello dimostrativo a conferma di una condizione a tal punto disumana, da aver reso vana la ricerca di una qualsiasi altra possibile soluzione.
L’apprendista suicida, di fatto, è un individuo costretto a vivere ai margini della società da quei meccanismi perversi del potere, che lo hanno reso totalmente dipendente da tutte quelle libertà fasulle, che può acquisire, non in funzione di una sua personale lotta/battaglia, sociale politica, ma sulla base del suo potere d’acquisto.
Un’umanità trasfigurata in merce, dove anche la dignità di un singolo o di un gruppo, la si può acquistare a prezzi di saldo.
La solitudine, da sola, pesa già come un macigno sull’equilibrio psichico dell’individuo. Se poi unita alla perdita del lavoro, al fallimento, e alla mancanza di risorse, degenera in una inevitabile forma di auto/soppressione, vista come liberazione da un tormento, a tal punto schiacciante, da renderlo insostenibile.
Ormai, non passa un giorno, senza che qualcuno si tolga la vita. Notizie attinte dalla Rete, ma censurate dall’informazione di Stato, che le ritiene destabilizzanti - un pericolo che potrebbe mettere a rischio la tenuta sociale e compromettere gli interessi del Sistema Potere - Meglio, dunque, parlare di “un male necessario” – di un fattore fisiologico del liberismo – danni collaterali del Sistema.

La paura, oggi, è il perno intorno al quale ruota la nostra esistenza, condizionando le nostre scelte, i rapporti umani, emozioni e sentimenti.E’ la paura, l’origine prima della depressione – un tormento esistenziale che affonda le sue radici nella mancanza di autostima e personale gratificazione. Le società moderne e consumiste sono permeate da questo disagio invalidante, che finisce con l’appiattire e omologare gli individui dentro una condizione di particolare subalternità e, in molti casi, di schiavitù verso l’idea dominante del Sistema Liberista Relativista, oggi, unico e solo parametro di riferimento relativo. L’uso politico della paura, poi, brandita come arma, attraverso l’opera di mistificazione della verità e di contraffazione della realtà, si prefigge lo scopo di allertare e dissuadere la gente da scelte personali, incompatibili con le strategie populiste e perverse del potere. La paura indotta dall’incertezza economica, dalla precarietà del lavoro, dall’assenza di futuro, dal trauma della separazione, e ancora, la paura del diverso, sono tutte moderne e in fondo giustificabili forme patologiche di paura, indotte da una condizione sociale, economica e ambientale già oltre i ragionevoli limiti della comprensione. Tutte quante insieme, sono l’estensione di quel primario disagio esistenziale che si identifica nella paura di non potere più attendere ai propri bisogni primari e alle necessità impellenti del nucleo famigliare.

Qualcuno dei signori di questa classe politica marcia, cattolica e puttanesca, addentro ai concetti di quella filosofia, che non è volta alla comprensione degli eventi, ma predilige il sensazionalismo e l’autocelebrazione, ritiene il “suicidio” un comportamento egoistico.
Bene! Per una volta sono d’accordo, e invito tutti quei disperati che hanno intenzione di togliersi la vita, a non farlo, ma di rivalersi sui loro carnefici. 


Gianni Tirelli

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