L’APPRENDISTA SUICIDA
La Bibbia considera il suicidio, un peccato
imperdonabile, ancora peggiore dell’omicidio. Uccidere se stessi, si afferma,
significa bestemmiare contro Dio, il nostro Creatore - Lui, il solo che può
deciderne i tempi e i modi.
“Non fronda verde, ma di color fosco; non
rami schietti, ma nodosi e 'nvolti; non pomi v'eran, ma stecchi con tòsco”.
Sono i violenti contro se stessi, descritti da Dante Allighieri; compaiono nel
Canto XIII dell'Inferno, nella selva che occupa il secondo girone del VII
Cerchio. Le anime dei suicidi sono imprigionate entro gli alberi della selva,
poiché essi si sono separati violentemente dal proprio corpo; le Arpie, che
popolano il girone, si nutrono delle foglie degli alberi e provocano sofferenza
ai dannati.
I suicidi sono trasformati in piante, come
dimensione di vita inferiore, perché essi hanno rifiutato la loro condizione
umana uccidendosi: perciò (per analogia) non sono degni di avere il loro corpo.
Perfino dopo il Giudizio Universale essi
saranno i soli a non rientrare nel proprio corpo, ma lo trascineranno e lo
appenderanno ai loro rami accrescendone la pena.
In un momento talmente sconvolgente di
crisi economica, di disoccupazione, e di miseria, cosa fa lo Stato italiano?
Niente!! Incrementa il numero di macchinette mangia soldi, e il gioco d’azzardo
in generale, portando i soggetti deboli e fragili, alla dipendenza, alla
disperazione e al suicidio!!
Abbiamo uno Stato che condanna senza
appello il gesto di disperazione di un cittadino contro la casta, ma se ne
fotte dei mille suicidi di lavoratori, artigiani e imprenditori.
Parallelamente, rafforza la sicurezza e la
scorta ai politici, lasciando i rappresentanti delle forze dell’ordine nel più
totale isolamento - già vessati da stipendi da fame.
La violenza, afferma coralmente la
politica, è sempre sbagliata. Tranne la loro, che rientra in un legittimo
diritto costituzionale sancito dalle leggi dello Stato.
Un disgustoso quanto ipocrita luogo comune
di chi ha il culo coperto, o meno volgarmente, un posto al sole.
Oggi, i suicidi di lavoratori, artigiani,
edili e imprenditori, non sono in realtà che omicidi repressi – ultimo appello
dimostrativo a conferma di una condizione a tal punto disumana, da aver reso
vana la ricerca di una qualsiasi altra possibile soluzione.
L’apprendista suicida, di fatto, è un
individuo costretto a vivere ai margini della società da quei meccanismi
perversi del potere, che lo hanno reso totalmente dipendente da tutte quelle
libertà fasulle, che può acquisire, non in funzione di una sua personale
lotta/battaglia, sociale politica, ma sulla base del suo potere d’acquisto.
Un’umanità trasfigurata in merce, dove
anche la dignità di un singolo o di un gruppo, la si può acquistare a prezzi di
saldo.
La solitudine, da sola, pesa già come un
macigno sull’equilibrio psichico dell’individuo. Se poi unita alla perdita del
lavoro, al fallimento, e alla mancanza di risorse, degenera in una inevitabile
forma di auto/soppressione, vista come liberazione da un tormento, a tal punto
schiacciante, da renderlo insostenibile.
Ormai, non passa un giorno, senza che
qualcuno si tolga la vita. Notizie attinte dalla Rete, ma censurate
dall’informazione di Stato, che le ritiene destabilizzanti - un pericolo che
potrebbe mettere a rischio la tenuta sociale e compromettere gli interessi del
Sistema Potere - Meglio, dunque, parlare di “un male necessario” – di un
fattore fisiologico del liberismo – danni collaterali del Sistema.
La paura, oggi, è il perno intorno al quale
ruota la nostra esistenza, condizionando le nostre scelte, i rapporti umani,
emozioni e sentimenti.E’ la paura, l’origine prima della depressione – un
tormento esistenziale che affonda le sue radici nella mancanza di autostima e
personale gratificazione. Le società moderne e consumiste sono permeate da
questo disagio invalidante, che finisce con l’appiattire e omologare gli
individui dentro una condizione di particolare subalternità e, in molti casi,
di schiavitù verso l’idea dominante del Sistema Liberista Relativista, oggi,
unico e solo parametro di riferimento relativo. L’uso politico della paura,
poi, brandita come arma, attraverso l’opera di mistificazione della verità e di
contraffazione della realtà, si prefigge lo scopo di allertare e dissuadere la
gente da scelte personali, incompatibili con le strategie populiste e perverse
del potere. La paura indotta dall’incertezza economica, dalla precarietà del
lavoro, dall’assenza di futuro, dal trauma della separazione, e ancora, la
paura del diverso, sono tutte moderne e in fondo giustificabili forme
patologiche di paura, indotte da una condizione sociale, economica e ambientale
già oltre i ragionevoli limiti della comprensione. Tutte quante insieme, sono
l’estensione di quel primario disagio esistenziale che si identifica nella
paura di non potere più attendere ai propri bisogni primari e alle necessità
impellenti del nucleo famigliare.
Qualcuno dei signori di questa classe
politica marcia, cattolica e puttanesca, addentro ai concetti di quella
filosofia, che non è volta alla comprensione degli eventi, ma predilige il
sensazionalismo e l’autocelebrazione, ritiene il “suicidio” un comportamento
egoistico.
Bene! Per una volta sono d’accordo, e
invito tutti quei disperati che hanno intenzione di togliersi la vita, a non
farlo, ma di rivalersi sui loro carnefici.
Gianni Tirelli
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