mercoledì 3 dicembre 2014

gianni tirelli IL SISTEMA COCOMERO


gianni tirelli

29 nov (4 giorni fa)
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IL SISTEMA COCOMERO

Questo è il Sistema: un cocomero marcio. All’interno sono collocati vari soggetti che interagiscono fra loro.
A) Potere economico finanziario – più simile a un grande Casinò, dove i giocatori ne sono i proprietari, non che gli azionisti. Si gioca d’azzardo, si punta, si rischia, si bleffa, si bara e si corrompe, si perde e si vince. Non esistono regole all’interno del Casinò, né tanto meno limiti di natura etica e morale, ma tutto è lecito, dove il più furbo, il più scaltro e il più spietato, alla fine avrà la meglio. Il valore nominale dei soldi, è sotto forma di fiches, che per nessun motivo (questa è la sola regola), saranno in seguito commutati in denaro, né potranno uscire dai confini della casa da gioco per essere immessi sul mercato e produrre lavoro, investimenti, e ricchezza. E’ un sistema chiuso, circolare a se stesso, giustificato dal solo divertimento di partecipare al gioco, dal piacere di fottere i cittadini, e dalla soddisfazione di avere accumulato patrimoni e successo, nel minor tempo possibile.
B) Potere politico – il Mercato occupa gran parte del parlamento, che controlla, legifera e detta regole in funzione del barbaro interesse della casta, delle lobby e dei gruppi di potere, a scapito dei cittadini, ignoti e ignorati.
C) Potere mediatico: lo sponsor - il grande occhio, il Grande Fratello, il grande figlio di puttana – un super/potere che condiziona tutta l’informazione attraverso la contraffazione della realtà e la delegittimazione. 
D) La criminalità organizzata - spalmata in maniera trasversale all’interno di tutti i soggetti. E’ l’ultimo anello della catena… manovalanza al soldo che dirime e gestisce la questione più prosaica: trasporto e sversamento rifiuti e scorie tossiche, traffici illeciti, raggiro, intimidazione e assassinio.
Tutto intorno c’è il Mercato, la grande distribuzione, e in fine la “propaganda di regime” che condiziona e determina le scelte dei cittadini consumatori attraverso un’opera di plagio omologante indotto dai mezzi di comunicazione asserviti al Sistema. Ognuno sceglie lo spot che più gli è congegnale, e tutti, quello più visto e suadente.
Oltre questa linea di confine ci siamo noi: la Massa - non individui senzienti ma meri clienti classificabili sulla base del loro potere d’acquisto.
Così affondiamo le nostre cannucce colorate dentro il cocomero marcio e cominciamo a succhiare la nostra dose di stupidità giornaliera.
L’appartenenza al Sistema Cocomero Marcio, è stabilita sulla base di particolari requisiti e caratteristiche che sono in linea con le logiche attraverso le quali il Sistema si è imposto. Una persona di buon senso, colta e intelligente, ancorata a solidi principi e valori, è vista dal Sistema come elemento disturbatore, capace di destabilizzarne le perverse ragioni strutturali all’organizzazione.
Ma se diversamente, si è in grado di produrre una fedina penale all’altezza della situazione, dove i reati per corruzione, appropriazione indebita, peculato, riciclaggio, si alternano allegramente all’associazione mafiosa, fino alla rapina a mano armata, ti puoi considerare già assunto, e così partecipare al grande business confortato dalla protezione e dalla stima dei tuoi benemeriti padrini. 
Un’economia etica, sana, priva di interferenze di natura speculativa e opportunistica, guarda ai bisogni reali dell’individuo, tenendo conto delle sue necessità strutturali e scale di valori, a tal punto, che a determinare il Mercato è la domanda, e non l’offerta. Questo è un mercato etico per definizione, che si allinea e prende nota delle indicazioni e richieste suggerite dal consumatore, per non correre il rischio di sobbarcarsi i costi del non venduto; un consumatore che, dall’origine, possiede quei parametri necessari per capire ciò che vuole e ciò che gli serve davvero - un consumatore “con le mani in pasta” che utilizza tutto ciò che acquista giustificando così le sue spese e limitando al minimo le eccedenze inutilizzate, fino ad azzerarle. Un’economia questa, dove è la domanda a dettare le regole, e il quantitativo congruo di merce e beni da produrre e commerciare – e che in virtù di un tale meccanismo organizzativo, riduce al minimo la quantità di spazzatura, di scorie e rifiuti. In un’economia del genere, solo una piccola parte è destinata alla produzione di beni “voluttuari”, ma anche questa si attiene a criteri logici indicati saltuariamente dalla domanda, e dall’eccezionalità del momento. Beni, che per l’oculatezza della scelta, non saranno in seguito rimpiazzati da altri ma, nel tempo, destinati a divenire duraturi.
Nelle nostre società, che per decenza abbiamo definito “moderne”, accade l’esatto contrario. L’impianto etico è stato scalzato di netto dal suo ruolo di giudice supremo dei nostri atti e scelte, ritenendolo, il Sistema, un vero e proprio impedimento e ostacolo al suo piano di produzione e commercializzazione di beni e prodotti effimeri, che in una condizione di normalità non avrebbero mai visto la luce. In questo modo, il consumatore, defraudato da ogni punto di riferimento e capacità critica, demanda al Sistema ogni sua responsabilità e scelta, ritenendolo il solo interlocutore credibile e attendibile fra il Mercato e la sua coscienza - una concezione dunque relativistica della realtà sociale, dove il singolo delega a terzi (al Sistema) le sue responsabilità oggettive perché incapace di assumersi le conseguenze dei suoi comportamenti e scelte.
Questo moderno consumatore, in totale antitesi con il soggetto etico, non conosce i suoi bisogni reali e le sue necessità strutturali.. “non ha le mani in pasta”, e diversamente dal “domandare”, aspetta che gli si offra. Ed è questa la sostanziale e fondamentale ragione che differenzia in maniera inequivocabile il capital/liberismo di quest’epoca dissennata, dalle illuminate società contadine del passato. Dove il Mercato e l’economia si reggevano esclusivamente (e in forma egemonica) sulla domanda e sulle richieste della massa - contrariamente da oggi, dove le sollecitazioni al consumo sono indotte e imposte dal Mercato Bestia gestito dai pochi.
Questa è la più perversa, diabolica e subdola forma di schiavitù mai sperimentata nella storia del mondo.
Viviamo nell’illusione indotta di ritenerci liberi quando, di fatto, siamo relegati all’interno di un oceanico campo di concentramento che, alle recinzioni ad alta tensione, ha sostituito il plagio mentale, la dipendenza da bisogni effimeri, l’uniformazione delle coscienze, e una globale deresponsabilizzazione. Siamo le inconsapevoli cavie di laboratorio, di un progetto di sperimentazione di stampo nazista di dimensioni planetarie, che terminerà con “LA SOLUZIONE FINALE
“Quella che oggi chiamate libertà, è la più forte di queste catene, benché i suoi anelli vi abbaglino, scintillando al sole” – Gibran 

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