martedì 2 dicembre 2014

IN CATENE E CON UN CODICE A BARRE SULLA FRONTE




IN CATENE E CON UN CODICE A BARRE SULLA FRONTE

Sembra che di questi tempi, le cose molto semplici siano le più difficili da fare comprendere alla gente.
Immaginiamo per un attimo che ‘100 rappresenti la ricchezza globale, e che per motivi e cause diverse sia venuta in possesso di un piccolo gruppo di alti potentati. A questo punto, gli individui non possono contare su alcuna forma di autonomia, che sia una proprietà terriera con accesso all’acqua, che potrebbe consentire loro di sopravvivere decorosamente e in maniera autosufficiente, né potere contare sulla continuità di un lavoro dipendente, essendo in una tale “eccezionale condizione” venuti a mancare i presupposti di una possibile assunzione.
Quando il denaro è tutto da una parte, mentre dall’altra, oltre alla miseria oggettiva, si è oberati da spese, tasse, ingiunzioni, scadenze, quote fisse e, più in breve, viene a mancare la possibilità di fare fronte ai bisogni primari del singolo e della famiglia, possiamo tranquillamente affermare di essere difronte al peggiore regime tecnocratico, senza precedenti nella storia dell’umanità.  
La vera e sola ricchezza da ridistribuire, si materializza negli elementi di terra e acqua.
Come credete che si sia rialzata e ripresa l’Italia, uscita massacrata dalla seconda guerra mondiale? Distribuendo forse denaro, case, oro o titoli di stato alla povera gente, a titolo di risarcimento?  No! Nel nostro paese, come in altri, a… contadina, la maggior parte degli individui viveva nelle campagne, seminava, mieteva e raccoglieva con la forza delle sole braccia e in virtù di quello spirito di solidarietà e di forza di volontà che caratterizzava le società rurali di un tempo. Tutti allora avevano un orto, e tutti lo coltivavano. Potevano contare su un congruo numero di animali da cortile, maiali e vacche, alberi da frutto, e di tutto ciò che la prodiga natura dispensava gratuitamente loro e in abbondanza. La gente si costruiva la casa con il materiale recuperato sul posto, senza bisogno di architetti, di permessi e di notai filibustieri. Un mondo dove non si gettava nulla, ma tutto si aggiustava, compresi i matrimoni in crisi. Tasse sulla casa, sui rifiuti, quote fisse per avere accesso all’acqua, alla luce, dichiarazione dei redditi, redditometri, partite IVA, e tutta quella sfilza di “gabelle” e di estorsioni legalizzate che oggi strangolano la nostra quotidianità immolata al Liberismo, erano inimmaginabili per chiunque fosse in grado di intendere e volere, o non fosse in balia di sostanze allucinogene.
Per non parlare poi di tutta quella serie infinita di elettrodomestici e di tecnologie ludiche (oggi, irrinunciabili per chiunque) che un tempo erano del tutto assenti, quando la forza di volontà e la passione avevano ragione su ogni difficoltà. 
E questa non è la trama di un film che ripercorre a ritroso la storia dell’uomo di ‘5.000 anni fa, ma quella realtà oggettiva e pragmatica che caratterizzava gli anni ’50.
Sono questi i fondamentali che hanno prodotto quella forza propulsiva capace di raddrizzare il paese Italia, e in mancanza dei quali si sarebbe resa impossibile qualsiasi ipotetica rinascita, e risultato vano ogni sforzo.

Quella “eccezionale condizione” di cui parlo all’inizio dell’articolo, oggi si è materializzata in tutta la sua drammatica realtà.
I cittadini hanno perso il lavoro, causa la loro impossibilità di acquistare e consumare quei beni che un tempo producevano in serie alla catena di montaggio.
Oggi la disoccupazione avanza inarrestabile senza risparmiare operai, artigiani, dipendenti pubblici e piccoli imprenditori, i quali non potendo attingere risorse da altri bacini di autonomia, sono costretti a ridimensionare radicalmente il loro tenore di vita. Così la prostituzione si fa ammortizzatore sociale, l’illegalità, un diritto alla sopravvivenza, e il suicidio, la fine di ogni sofferenza, stato depressivo e frustrante complicanza.
Se non torniamo a coltivare la terra, ma non domani.. ieri, per renderci autonomi dal Sistema a tutti gli effetti anche al prezzo della nostra stessa vita, sappiate che presto i nostri figli saranno schiavi in catene con un codice a barre sulla fronte.


Gianni Tirelli

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