IN CATENE E CON UN CODICE A BARRE SULLA
FRONTE
Sembra che di questi tempi, le cose molto
semplici siano le più difficili da fare comprendere alla gente.
Immaginiamo per un attimo che ‘100
rappresenti la ricchezza globale, e che per motivi e cause diverse sia venuta
in possesso di un piccolo gruppo di alti potentati. A questo punto, gli
individui non possono contare su alcuna forma di autonomia, che sia una
proprietà terriera con accesso all’acqua, che potrebbe consentire loro di
sopravvivere decorosamente e in maniera autosufficiente, né potere contare
sulla continuità di un lavoro dipendente, essendo in una tale “eccezionale
condizione” venuti a mancare i presupposti di una possibile assunzione.
Quando il denaro è tutto da una parte, mentre
dall’altra, oltre alla miseria oggettiva, si è oberati da spese, tasse,
ingiunzioni, scadenze, quote fisse e, più in breve, viene a mancare la
possibilità di fare fronte ai bisogni primari del singolo e della famiglia,
possiamo tranquillamente affermare di essere difronte al peggiore regime
tecnocratico, senza precedenti nella storia dell’umanità.
La vera e sola ricchezza da ridistribuire, si
materializza negli elementi di terra e acqua.
Come credete che si sia rialzata e ripresa
l’Italia, uscita massacrata dalla seconda guerra mondiale? Distribuendo forse
denaro, case, oro o titoli di stato alla povera gente, a titolo di
risarcimento? No! Nel nostro
paese, come in altri, a… contadina, la maggior parte degli individui viveva
nelle campagne, seminava, mieteva e raccoglieva con la forza delle sole braccia
e in virtù di quello spirito di solidarietà e di forza di volontà che
caratterizzava le società rurali di un tempo. Tutti allora avevano un orto, e
tutti lo coltivavano. Potevano contare su un congruo numero di animali da
cortile, maiali e vacche, alberi da frutto, e di tutto ciò che la prodiga
natura dispensava gratuitamente loro e in abbondanza. La gente si costruiva la
casa con il materiale recuperato sul posto, senza bisogno di architetti, di
permessi e di notai filibustieri. Un mondo dove non si gettava nulla, ma tutto
si aggiustava, compresi i matrimoni in crisi. Tasse sulla casa, sui rifiuti,
quote fisse per avere accesso all’acqua, alla luce, dichiarazione dei redditi,
redditometri, partite IVA, e tutta quella sfilza di “gabelle” e di estorsioni
legalizzate che oggi strangolano la nostra quotidianità immolata al Liberismo,
erano inimmaginabili per chiunque fosse in grado di intendere e volere, o non
fosse in balia di sostanze allucinogene.
Per non parlare poi di tutta quella serie
infinita di elettrodomestici e di tecnologie ludiche (oggi, irrinunciabili per
chiunque) che un tempo erano del tutto assenti, quando la forza di volontà e la
passione avevano ragione su ogni difficoltà.
E questa non è la trama di un film che
ripercorre a ritroso la storia dell’uomo di ‘5.000 anni fa, ma quella realtà
oggettiva e pragmatica che caratterizzava gli anni ’50.
Sono questi i fondamentali che hanno prodotto
quella forza propulsiva capace di raddrizzare il paese Italia, e in mancanza
dei quali si sarebbe resa impossibile qualsiasi ipotetica rinascita, e
risultato vano ogni sforzo.
Quella “eccezionale condizione” di cui parlo
all’inizio dell’articolo, oggi si è materializzata in tutta la sua drammatica
realtà.
I cittadini hanno perso il lavoro, causa la
loro impossibilità di acquistare e consumare quei beni che un tempo producevano
in serie alla catena di montaggio.
Oggi la disoccupazione avanza inarrestabile
senza risparmiare operai, artigiani, dipendenti pubblici e piccoli imprenditori,
i quali non potendo attingere risorse da altri bacini di autonomia, sono
costretti a ridimensionare radicalmente il loro tenore di vita. Così la
prostituzione si fa ammortizzatore sociale, l’illegalità, un diritto alla
sopravvivenza, e il suicidio, la fine di ogni sofferenza, stato depressivo e
frustrante complicanza.
Se non torniamo a coltivare la terra, ma non
domani.. ieri, per renderci autonomi dal Sistema a tutti gli effetti anche al
prezzo della nostra stessa vita, sappiate che presto i nostri figli saranno
schiavi in catene con un codice a barre sulla fronte.
Gianni Tirelli
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