Oriental Review 4 dicembre 2014
Recentemente, il presidente iraniano Hassan Ruhani ha avuto un incontro simile con il leader russo. La "carta vincente" persiana sarà utile alla Russia in caso di netto confronto con l'occidente. Teheran potrebbe rivelarsi un partner disponibile nel comprare intere serie di prodotti militari e civili in base ad accordi vantaggiosi per Mosca. L'Iran ha una economia con un PIL da 1 miliardo di dollari, ma soffocata dalle sanzioni economiche settoriali, non può svilupparsi pienamente senza accesso alla tecnologia moderna. L'elenco più modesto delle necessità per l'Iran per sentirsi al sicuro nell'ambiente ostile del Medio Oriente, dovrebbe includere 100 jet da combattimento Su-30 per le forze della Difesa aerea, sei divisioni di missili S-400 ed oltre 500 carri armati T-90S. In totale, costerebbero almeno 15 miliardi di dollari. E i due Paesi potrebbero calcolare i pagamenti in rial o rubli, contribuendo ad indebolire l'egemonia di dollaro e euro sui mercati esteri. Teheran aspira a costruire moderne raffinerie di petrolio e impianti per la produzione di gas liquefatto, oltre ad avere nuove centrali nucleari, che già attiva in parte con l'aiuto del Cremlino, ma l'Iran vorrebbe fare molto di più. Tutto questo costerebbe una quantità enorme di denaro, e Mosca potrebbe fornire tutto, ma la Russia continua seguire l'"accordo dei gentleman" per isolare l'Iran. Così come in passato, la Russia evita volontariamente di approfittare di ciò che sarebbe una situazione economicamente redditizia e nonostante il fatto che i recenti incontri bilaterali indichino che Ruhani sia molto più favorevole a stretti contatti con il Cremlino che alla normalizzazione delle relazioni con l'occidente. Il commentatore politico azero Tofiq Abbasov ritiene che Mosca oggi sia la figura dominante nei negoziati sul programma nucleare iraniano e che la Russia ne tragga i massimi benefici. La posizione russa sarà ancora più monolitica se Siria e Iraq potranno, nella configurazione attuale, resistere all'assalto di 200000 truppe del SIIL. Il governo di Damasco, rappresentato da Bashar al-Assad, si appoggia al Cremlino come ultima speranza. Oltre a Mosca, nessuno è disposto a offrire prestiti al Paese devastato. Anche Baghdad riflette se impegnarsi d'ora in poi con l'occidente, dopo aver ricevuto gli aerei da attacco al suolo dalle riserve strategiche del Ministero della Difesa russo, potendo resistere in attesa dell'invio degli F-16 statunitensi. Né la Siria è necessariamente contraria a volgere l'attenzione verso nord e l'Egitto, come fece 50 anni fa. Il Generale al-Sisi ha sconvolto le carte di Washington rovesciando il debole governo dei Fratelli musulmani. Chissà se esprimerà il desiderio di cercare protezione internazionale da Putin? Così una configurazione ben definita emerge come coalizione mediorientale in cui la Russia aiuta dei Paesi del "terzo mondo" privi di un qualsiasi pregiudizio fortemente filo-occidentale. Ovviamente non vi è alcun motivo per vedere il destino di South Stream come una sorta di "sconfitta diplomatica" della Russia.
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giovedì 4 dicembre 2014
Putin ha scelto il Medio Oriente all’Europa
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