venerdì 12 giugno 2015

Noovorossia: “Militaristi” contro “operatori di pace”?

Noovorossia: “Militaristi” contro “operatori di pace”?

by sitoaurora
Rostislav Ishenko Fort Russ 11 giugno 2015_77157696_ukraine_convoy_20140825_624Leggo ogni giorno del panico su come il governo russo "aiuti il nemico", di come l'esercito ucraino sia ora incredibilmente potente, "del tradimento della Russia" sostenendo l'equazione tra golpisti di Kiev e Donbas che annega nel sangue. E la domanda: "Perché non fu possibile impedire che la junta arrivasse al potere?", come si sente costantemente in TV, sui social media anche nelle chiacchiere fra politici. Penso che dovrò scrivere più di un articolo su tale argomento, se non altro perché, con la situazione del Donbass che si aggrava, ancora una volta Kiev fa dichiarazioni aggressive sulla Transnistria, e gli Stati Uniti nemmeno tentano di celare le minacce nei confronti della Russia. La domanda "quanto tempo dovremo sopportare tutto questo?" comincia ad occupare anche gli esperti più riservati e importanti. Dato che i media patriottici hanno inizialmente lanciato Strelkov quale "eroe della resistenza della Novorossia" e ideatore del mito "Surkov il pacificatore", cominciamo da lui. Inoltre, devo qualificare le mie osservazioni affermando che il confronto tra "militaristi" e "operatori di pace" è ora molto più di un semplice disaccordo personale tra un partigiano carismatico e un assistente presidenziale. Il movimento "militarista" è in opposizione al governo russo su posizioni radicali, e Strelkov da tempo non n'è l'icona, o la sola icona (avendo perso gran parte di autorità e carisma per una campagna di PR assai mal concepita), e non solo Surkov è il bersaglio di critiche non costruttive, ma anche Putin e l'intero governo russo. Più di sei mesi fa avvertii,
in un articolo dedicato proprio alla creazione dell'"opposizione militarista", che costoro, giocando sul desiderio comprensibile della popolazione di vincere rapidamente "con poco spargimento di sangue e altro territorio" criticano lo Stato quale presunto rappresentante degli interessi degli oligarchi cercando di suscitare diffidenza sociale persistente verso Presidente e governo e diffondendo sospetti sul “tradimento nelle alte sfere", sono molto più pericolosi per la stabilità della Russia dei liberali contro cui i "militaristi" presumibilmente combatterebbero. I liberali sono deboli, emarginati, impopolari, privi di capi seri e la gente non ne sostiene la disponibilità a capitolare nel confronto globale tra Russia e Stati Uniti. I "militaristi" operano in modo simile ai loro predecessori del 1915-1917, quando Nicola II fu deposto a suon di grida sull'incapacità del governo russo di tutelare gli interessi della Russia, un atto che portò al crollo della dinastia, monarchia e Russia stessa che solo negli anni '40 riuscì, grazie ad una felice coincidenza, a recuperare i territori persi a causa di tale attività "patriottica".
218071_ns Com'è iniziato tutto ciò nella primavera del 2014? Le autorità russe concentrarono truppe al confine ucraino tra marzo e aprile; una forza sufficiente per l'invasione. Putin ebbe il permesso del Consiglio della Federazione di utilizzare le forze armate fuori dai confini della Russia, e il legittimo presidente dell'Ucraina Janukovich fece appello alla Russia per sopprimere la rivolta. Le dichiarazioni di Putin ai media della Russia, e anche la sicura promessa di Janukovich, nella conferenza stampa di Rostov, di tornare a Kiev in breve tempo, lasciavano pochi dubbi sulla Russia pronta a fornire assistenza militare alla Primavera russa a livelli di gran lunga superiori della Crimea. Ma qualcosa successe a fine aprile. La retorica di governo e media russi cambiò, le forze rientrarono nelle loro basi permanenti e il conflitto divenne prolungato e d'attrito. Secondo i militaristi la "quinta colonna al Cremlino ha costretto Putin a fare concessioni e cercare un accordo con gli Stati Uniti sul Donbas". Era uno scenario bizzarro buono solo a spaventare le casalinghe. L'esercito russo fu gravemente coinvolto nella crisi ucraina dall'inizio. Per capirne la posizione, è sufficiente ricordare che i generali russi erano ancora scontenti di come nel 2008 "non ebbero il permesso di prendere Tbilisi". Questo è comprensibile. I militari esistono per vincere, e migliore indicatore di una vittoria è la parata nella capitale nemica catturata. Le posizioni di FSB, SVR, MFA sarebbero un po' più sofisticate di quelle dei militari, ma non per questo meno patriottiche. L'ala finanziaria-economica del governo potrebbe aver insistito nel ritardare la fase attiva dell'operazione, sostenendo che l'economia russa doveva prepararsi ad eventuali sanzioni, ma la sua posizione sarebbe stata influente solo se le sanzioni erano inevitabili. Tuttavia, furono introdotte solo dopo che il Boeing malese fu abbattuto sul Donbas. Pertanto, il rischio poteva sembrare giustificabile all'inizio della primavera. Ma ciò che fecero i "militaristi" in quel momento fu valutare la situazione come preludio dell'invasione russa dell'Ucraina, ripetendo la provocazione del governo polacco in esilio a Londra la cui direttiva alla rivolta a Varsavia fu lanciata il 1° agosto 1944. I "militaristi" (come scrivono loro stessi) speravano che la Russia avrebbe inviato truppe tra aprile e maggio, quando in Donbas, Odessa, Kharkov, Zaporozhe, Dnepropetrovsk, Kherson, Nikolaev la resistenza della Primavera russa si sviluppava con diversi gradi di intensità e successo. L'esercito ucraino esitava, l'MVD era in attesa ed anche il più americanizzato SBU non godeva della fiducia di Kiev. E poi, all'improvviso, apparve a Slavjansk qualche unità guidata da Strelkov (che si definiva colonnello dell'FSB, anche se Wikipedia ci dice che si è ritirato da sottufficiale, cosa che corrisponde a età, istruzione e durata del servizio). Il 13 aprile l'unità s'impegnò in uno scontro a fuoco in un posto di blocco, che costò la vita ad agenti del SBU. Il 16 aprile attaccò una colonna della 25.ma Brigata aeroportata. Non ci furono vittime, ma i paracadutisti rinunciano a veicoli ed armi personali, alcuni addirittura si unirono alla milizia. Fu proprio il 13 aprile che Kiev annunciò il lancio dell'ATO con partecipazione militare, che portò alle prime schermaglie che costarono la vita a personale militare e dei servizi speciali ucraini, morti che dovevano essere vendicati. Kiev utilizzò la 25.ma Brigata, che fu quasi sciolta e processata quale esempio da mostrare delle conseguenze negative nel dialogare parlare con la milizia. Per inciso, la riformata 25.ma Brigata, ulteriormente rafforzata dai nazisti di Dnepropetrovsk, è una delle formazioni ucraine più pugnaci.
I "militaristi" non volevamo tanto, ma un pezzo di "territorio liberato" dall'invasione russa al fine di diventare parte del nuovo governo. Nemmeno nascosero di sognare di creare in Novorossia uno Stato in cui vedere la Russia che volevano, seguendo l'esempio di Varsavia che iniziò la rivolta in modo che l'Armata Rossa incontrasse un nuovo "governo" nella capitale "liberatasi in modo indipendente". Ora mettiamoci nella posizione del Cremlino. In una situazione di confronto serio con Washington (e non solo sull'Ucraina), quando va presa una decisione equilibrata e ponderata da cui dipende il destino della Russia, appare improvvisamente l'incertezza nel Donbas sotto forma di gruppo di "militaristi" che inizia una guerra privata e prevede di costruire la "Russia alternativa nella Novorossia", aspettando Putin che invia truppe, non tanto per sostenere la primavera russa, ma per soddisfare le loro ambizioni politiche. Non esagero. Strelkov ha detto in un'intervista qualche mese dopo aver lasciato il Donbas, che iniziò la guerra aspettandosi che Putin l'avrebbe sostenuto. In generale, non importa quale sia il tuo grado, ma iniziare una guerra nel nome di una superpotenza e ponendo pretese al suo comandante in capo è un reato punibile con il plotone di esecuzione sul posto. Strelkov, per sua stessa ammissione, aveva ucciso persone per assai meno a Slavjansk. Pertanto, i "militaristi" avevano introdotto un elemento di incertezza che potrebbe aver sconvolto i piani del Cremlino. Forse ci furono altri motivi, forse anche una serie di essi tra cui l'impreparazione dell'Europa nel percepire correttamente le azioni della Russia in Ucraina. Ma il fattore "militarista" va anche considerato. Nessun leader responsabile può prendere una decisione che potrebbe avere conseguenze globali, quando in un momento critico è controllato da parvenu incomprensibili che possono essere tanto idealisti quanto dei provocatori. Così i "militaristi", che ora lamentano il destino del Donbas, dovrebbero anche ricordare che nella primavera 2014 cercarono di usare quella stessa popolazione come materia prima per la propria politica interna russa. In parte ci riuscirono, altrimenti non discuteremmo del problema "militarista" oggi. Come ho già scritto, ciò fa parte del passato, ma dovremo ritornarci per valutare correttamente alcuni miti pseudo-patriottici. L'analisi completa della "posizione militarista" nella guerra Donbas richiederà più di uno o due articoli.
00-donetsk-01-24-05-14Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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