lunedì 2 agosto 2010


Ma l’aspetto davvero rivelatore della politica riformista sta nella proposta politico-elettorale. Naturalmente Vendola e Ferrero hanno assolutamente ragione nel rigettare “governi tecnici” alla Dini, benedetti da Bankitalia e dalla Fiat. Ma è singolare che lo facciano nel nome di una prospettiva di governo che avrebbe, se mai si affermasse, la stessa base politica , parlamentare, di classe, del governo tecnico. Il patto democratico proposto da Ferrero “ a tutte le opposizioni” è rivolto per definizione al Pd, alla IDV, alla UDC, ad Api. Non si tratterebbe affatto di un patto elettorale di carattere “tecnico”: sia perché l’attuale legge elettorale non lo consente ( è obbligatorio l’apparentamento al candidato premier, quindi il patto di governo); sia perché lo stesso Ferrero chiede al “patto di tutte le opposizioni” di “affrontare finalmente i problemi sociali del Paese”( ciò che indica il cuore di un programma di governo); sia perché un’alleanza per il governo che si presenta al voto corresponsabilizza politicamente, su un piano generale, tutte la forze coinvolte ( incluse quelle che eventualmente non entrassero nell’esecutivo, come il PRC nel 96-98). Ma allora caro Ferrero, perché mai un governo dominato da PD e UDC, dovrebbe “ affrontare i problemi sociali del Paese” con una logica diversa da quella della Fiat e delle banche, quando proprio le banche e la Fiat sono i veri referenti sociali di quei partiti? Perché mai quel governo dovrebbe difendere la Fiom contro Marchionne, quando il PD si schiera pubblicamente con Marchionne contro la Fiom, e la Udc rivendica addirittura un programma di governo più “impopolare” di quello di Berlusconi e Tremonti? E quale sarebbe mai la linea di quel governo in fatto di politica estera , quando PD e UDC appoggiano la continuità della guerra afghana, persino dopo la pubblica emersione della sua barbarie? E quale sarebbe la linea di quel governo in fatto di laicità, quando la Udc si conferma oggi più di ieri come il principale referente della Conferenza episcopale? Potremmo continuare. C’è una sola vera differenza tra il “governo tecnico” che Ferrero aborrisce e il governo di alleanza democratica che egli rivendica: che il primo taglia fuori il PRC, il secondo invece lo coinvolge, fosse pure dall’esterno. E’ la stessa differenza tra il governo Dini del 95 ( che Bertinotti e Ferrero “ denunciarono” con veemenza) e il successivo governo Prodi del 96 ( che Bertinotti e Ferrero sostennero per due anni, votando dall’esterno tutte le peggiori porcherie contro i lavoratori, a partire dal lavoro interinale). Come si vede la storia si ripete. Con una differenza però non trascurabile: che a riproporre la linea del disastro sono gli eredi testamentari del suo fallimento, oltreché responsabili dello stesso. E che proprio per via del disastro compiuto, la loro forza residua è al lumicino. Di certo tanta ostinazione meriterebbe cause migliori. 
MARCO FERRANDO...segue su http://www.pclavoratori.it

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