venerdì 22 aprile 2011

LA SOLITUDINE DEL POTERE - LETTERA APERTA A SILVIO BERLUSCONI –

LA SOLITUDINE DEL POTERE - LETTERA APERTA A SILVIO BERLUSCONI –

Cavaliere Berlusconi, il mondo sta andando a puttane per gente come lei, che ne rappresenta l’archetipo; persone tristi, sole, frustrate e infelici che non hanno mai assaporato la gioia profonda di un gesto di vera consapevolezza, di autentico affetto e di una stretta di mano sincera e disinteressata. A me non interessano le sue boutades, le menzogne, l’opera di mistificazione della realtà, le sue leggi ad personam e tutto quel variegato baraccone di minchionerie che quotidianamente la sua bocca vomita in maniera autonoma e automatica, senza che un solo neurone del suo cervello intervenga per ristabilire, in parte, un dignitoso buon senso e quel minimo di saggezza che la sua avanzata età imporrebbe. No, io mi occupo di quel disagio e disturbo mentale di natura maligna che è all’origine di una persistente sofferenza che attanaglia gli individui della sua specie e che nel potere ad ogni costo e con ogni mezzo, intendono, illusoriamente, stupidamente e inutilmente soffocare.

La sua ostentata e mal celata sicurezza e quel ghigno di fasullo appagamento che, con uno sforzo immane, cerca di fare trasparire dai tratti di un volto contraffatto dal bisturi, sono gli espedienti e i tratti caratteriali di una menzogna che lei continua a praticare come regola relazionale. Potrà mai essere felice, un tale uomo, che investe le sue energie vitali sulla contraffazione della realtà e la mistificazione della verità? Forse nell’antimateria, ma dalle nostre parti certi trucchi e strattagemmi non sono ne contemplati ne fattibili. Lei è il classico perdente, accerchiato e circondato da cortigiani privi di attributi della sua stessa risma e taratura, con i quali condivide un reciproco disprezzo, rancore, diffidenza e la propensione al tradimento.

Gli elementi e comportamenti per niente edificanti relativi alla sua vita privata suffragano e confermano ulteriormente le mie convinzioni e sgombrano il campo dal ogni fantasiosa e ipocrita tesi sull’autenticità del suo credo, di matrice cattolica. Un Primo Ministro sistematicamente insultato, disprezzato, odiato dal popolo che ha illuso di governare, e messo in ridicolo dal mondo intero al pari di uno zimbello, non può essere felice, ne tanto meno libero. La gabbia dell’effimero potere in cui lei si è rinchiuso in maniera del tutto volontaria, è il paradigma dell’estrema solitudine che regna nella sua anima.

Il presupposto della felicità è la consapevolezza. L’uomo ragionevole consapevole, accetta la sua condizione umana ed estetica, considerandola unica ed irripetibile, e in nessun modo cerca di modificarla, contraffarla o manipolarla. In sostanza, l’uomo felice non si trapianta i capelli, non li tinge, non si sottopone a interventi di chirurgia estetica, non cerca di elevarsi sopra gli altri con spessori celati all’interno delle sue scarpe, ne fa uso di una pompetta (tecnologia di ultima generazione) per stimolare l’erezione del suo pene. Non cerca visibilità, non si circonda di servi, cani da guardia e di puttane a pagamento che confortino la sua solitudine e condividano la sua ignoranza. L’uomo felice, non procura disgusto e disprezzo ma, stima e rispetto. L’uomo felice è silenzioso e appagato. Gode ogni attimo della sua vita come fosse l’ultimo, accettando la morte come il momento più eccitante della sua esistenza, certo che il dopo sarà uno sballo. L’infelice, diversamente, aspira all’immortalità e il livello del suo tormento cresce proporzionalmente alla sua capacità di rimanere in vita. Quest’uomo è un bugiardo cronico e la menzogna, per lui, una pratica relazionale. Mente a se stesso con tale convinzione da renderlo servo dei suoi atti e schiavo delle sue paure. Ricchezza, potere e appartenenza confessionale, sono le peculiarità dell’uomo infelice che corre il serio rischio di trascorrere la sua eternità fra le fiamme dell’inferno! Questo tipo di uomo è infelice per definizione. L’uomo felice è consapevole, qualità che gli deriva da un ardente bisogno e desiderio di libertà, senza la quale ogni felicità è illusione. Non svende la sua vita rincorrendo denaro e potere, ma cerca la misura della felicità. L’uomo felice onora la vita. L’infelice è un morto che respira.

Cavaliere Berlusconi, quando la terra, un giorno, reclamerà le sue sfibrate spoglie e un vuoto incommensurabile di solitudine premerà sul suo petto, come una montagna di pietra allora, e solo allora, e per un attimo di dolore straziante e infinito, comprenderà il significato delle mie parole. “La libertà è assenza di potere”.

Gianni Tirelli

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