venerdì 8 aprile 2011

Albert Camus. Il rifiuto di obbedire alla violenza

Tra il luglio 1955 e il febbraio 1956 Albert Camus ha scritto una serie di testi, pubblicati su L’Express, dal cui denso linguaggio traspare il tentativo di dialogare con l'opinione pubblica e il mondo politico francese e arabo. La Guerra d'Algeria non aveva ancora raggiunto livelli insormontabili di violenza e Camus credeva ostinatamente a una soluzione pacifica. Imputava la responsabilità politica del conflitto alla madrepatria, esortando la comunità pied-noir a prendere in mano il proprio destino al di là della Francia stessa: «I francesi che, in Algeria, pensano che possiamo far coesistere la presenza francese e la presenza araba in un regime di libera associazione, che credono che questa giustizia renderà giustizia a tutte le comunità algerine, senza eccezione, e che sono sicuri in ogni caso che essa soltanto può salvare, oggi dalla morte e domani dalla miseria, il popolo dell’Algeria, questi francesi devono assumersi le loro responsabilità e predicare la calma per rendere il dialogo nuovamente possibile. Il loro primo dovere è di chiedere con tutte le loro forze che sia instaurata una tregua per quel che riguarda i civili».

Quando decise di lanciare ad Algeri il suo «Appello per una tregua civile in Algeria», le autorità gli negarono le sale da lui richieste e fu così che, grazie alla sua amicizia con lo sceicco El Hokbi, il 22 gennaio 1956 riuscì a organizzare un incontro pubblico al Circolo del Progresso, luogo simbolo del movimento islamista degli Ulema, nella parte bassa della Casbah. All'esterno, migliaia di militanti della destra francese occupavano la piazza scandendo slogan a favore della repressione e contro ogni intesa al grido «A morte Camus!». La proposta che aveva lanciato nel luglio 1955, «Algeri capitale federale», appariva loro come un vero e proprio sacrilegio: «Visto che si prevede una modifica costituzionale dell'Union Française, bisogna approfittarne per preparare la Fédération Française, per darle le sue istituzioni, prevedendo la costituzione ad Algeri di un parlamento federale dove tutti i territori federati invieranno i propri rappresentanti. L'Assemblea Algerina, come i parlamentari degli altri Paesi federati, avrebbe competenza per l'amministrazione interna, mentre al parlamento federale, nel quale l'Algeria sarebbe ancora rappresentata, spetterebbe la gestione dei problemi che riguardano la Federazione.»
Camus era convinto che una simile riforma federale avrebbe potuto evitare la guerra; e la sua propensione a una politica democratica e federalista per l'Algeria non era occasionale, ma l'esito naturale di una responsabile sensibilità politica socialista e libertaria, che risaliva agli anni della sua formazione.

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