“Le parole di Roberto Saviano in difesa dei magistrati mi fanno orrore”. Così avrebbe dichiarato la primogenita di Silvio Berlusconi. Certo che, come il padre per la giustizia, ha una singolare e personalissima idea, del concetto di orrore! Se Saviano, insignito della laurea in magistratura ad honoris causa, avesse dedicato questa prestigiosa onorificenza a, Marcello Dell’Utri, Vittorio Mangano, Previti, Cosentino e al venerabile maestro Licio Gelli, avrebbe ottenuto un unanime plauso di tutta quella banda di cialtroni e filibustieri di questa maggioranza, e dei figli del nostro presidente del Consiglio, in primis - una segnalazione particolare, poi, per il lupanare di Arcore alla direzione del giurato amico Emilio Fede e del magnaccia privato, sig. Lele Mora.
Povero uomo, Sivio Berlusconi, ingannato, tradito e umiliato proprio da coloro che, da sempre, ha reputato e sbandierato come i suoi più fidati servitori. Del resto, il trasformismo intellettuale, è caratteriale degli infami che, d’avanti ti lavano la faccia e, lontano da sguardi indiscreti, ti sputtanano e ti fottono. Ma poi, Emilio Fede, basta guardarlo in faccia per avere un riscontro certo sulla sua miseria morale e vuotezza intellettuale.
Ritornando alla figlia Marina e alla sua evidente malafede (confortata e conclamata dalle sue aberranti affermazioni, che peggiorano ulteriormente la circostanza del padre padrone e pappone), risulta stupefacente il fatto, che non abbia speso una sola parola (in perfetta sintonia con la società a delinquere capeggiata dal Nano malefico) sui comportamenti paterni che hanno infangato l’onore dell’Italia nel mondo, la dignità degli italiani ed esposto a pubblico ludibrio le famiglie, i parenti e i fidanzati di signorine compiacenti indotte alla prostituzione.
Soffermandomi per un attimo sul contenuto di questa mia nota, ho come l’impressione di descrivere la storia di una volgare, equivoca e sporca faccenda famigliare, ambientata nel torbido di una favela di Caracas dove, la quotidianità, è scandita dal turpiloquio gridato di trafficanti di droga, e il contrattare di povere prostitute in ragione di un prezzo più congruo. Un’aria di intimidazione, di tradimento, di ricatto, raggiro e minacce, si mescolano all’odore acre di bordello, di fogna e di miseria morale che trasuda da ogni baracca e camminamento. Capisco del resto, che il parallelo con il casato berlusconiano, non rende giustizia ai motivi, di tanto degrado morale e materiale, essendo lo stesso il risultato dello strapotere, dell’arroganza e dell’ingordigia della peggiore feccia umana alla guida delle nazioni – il frutto velenoso di un sincretismo demoniaco, partorito dalla convergenza ideologica fra potere politico, economico e mediatico e che vede, in Silvio Berlusconi, il suo autorevole fautore.
Gianni Tirelli
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