lunedì 16 maggio 2011

LA FAMIGLIA BERLUSCONI: UNA STORIA DA FAVELA SUD AMERICANA

“Le parole di Roberto Saviano in difesa dei magistrati mi fanno orrore”. Così avrebbe dichiarato la primogenita di Silvio Berlusconi. Certo che, come il padre per la giustizia, ha una singolare e personalissima idea, del concetto di orrore! Se Saviano, insignito della laurea in magistratura ad honoris causa, avesse dedicato questa prestigiosa onorificenza a, Marcello Dell’Utri, Vittorio Mangano, Previti, Cosentino e al venerabile maestro Licio Gelli, avrebbe ottenuto un unanime plauso di tutta quella banda di cialtroni e filibustieri di questa maggioranza, e dei figli del nostro presidente del Consiglio, in primis - una segnalazione particolare, poi, per il lupanare di Arcore alla direzione del giurato amico Emilio Fede e del magnaccia privato, sig. Lele Mora.

Povero uomo, Sivio Berlusconi, ingannato, tradito e umiliato proprio da coloro che, da sempre, ha reputato e sbandierato come i suoi più fidati servitori. Del resto, il trasformismo intellettuale, è caratteriale degli infami che, d’avanti ti lavano la faccia e, lontano da sguardi indiscreti, ti sputtanano e ti fottono. Ma poi, Emilio Fede, basta guardarlo in faccia per avere un riscontro certo sulla sua miseria morale e vuotezza intellettuale.

Ritornando alla figlia Marina e alla sua evidente malafede (confortata e conclamata dalle sue aberranti affermazioni, che peggiorano ulteriormente la circostanza del padre padrone e pappone), risulta stupefacente il fatto, che non abbia speso una sola parola (in perfetta sintonia con la società a delinquere capeggiata dal Nano malefico) sui comportamenti paterni che hanno infangato l’onore dell’Italia nel mondo, la dignità degli italiani ed esposto a pubblico ludibrio le famiglie, i parenti e i fidanzati di signorine compiacenti indotte alla prostituzione.

Soffermandomi per un attimo sul contenuto di questa mia nota, ho come l’impressione di descrivere la storia di una volgare, equivoca e sporca faccenda famigliare, ambientata nel torbido di una favela di Caracas dove, la quotidianità, è scandita dal turpiloquio gridato di trafficanti di droga, e il contrattare di povere prostitute in ragione di un prezzo più congruo. Un’aria di intimidazione, di tradimento, di ricatto, raggiro e minacce, si mescolano all’odore acre di bordello, di fogna e di miseria morale che trasuda da ogni baracca e camminamento. Capisco del resto, che il parallelo con il casato berlusconiano, non rende giustizia ai motivi, di tanto degrado morale e materiale, essendo lo stesso il risultato dello strapotere, dell’arroganza e dell’ingordigia della peggiore feccia umana alla guida delle nazioni – il frutto velenoso di un sincretismo demoniaco, partorito dalla convergenza ideologica fra potere politico, economico e mediatico e che vede, in Silvio Berlusconi, il suo autorevole fautore.

Gianni Tirelli

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