sabato 21 aprile 2012

IL MERCATO DELLA MODA AL CAPOLINEA! di G. Tirelli


IL MERCATO DELLA MODA AL CAPOLINEA! di G. Tirelli
“Se non sappiamo, e non siamo più in grado di distinguere l’originale dall’imitazione, significa che ciò che ci viene spacciato per autentico, in verità è una contraffazione del falso”
Negozi cinesi in aumento causa la crisi! Ma la qualità dei beni prodotti (nazionali o cinesi che siano) è la stessa e in alcuni casi migliore perché l’originale è peggio del contraffatto! Quando tutti i prodotti sono il risultato della meccanicità e non della manualità creativa, è inutile parlare di originale! Che mi frega se un prodotto è firmato Dolce e Gabbana quanto, la qualità e le rifiniture sono le stesse della merce contraffatta! Oggi, in pieno relativismo, l’unico e solo strumento di cui disponiamo, per potere decifrare il vero dal falso, l’originale dalla contraffazione, di un qualsiasi bene materiale, non sono ne le rifiniture ne la qualità del materiale usato, ma più banalmente, il prezzo.
Originale e contraffatto, sono identici - e solo il prezzo li diversifica.
Questo accade, perché le grandi Griffe della moda (per fare un esempio) hanno cominciato da tempo ad usare materiali scadenti e una lavorazione approssimativa, invogliando ( visti i bassi costi di produzione) alla contraffazione, resa così più appetibile e accessibile. Ma il vero scandalo sta nel prezzo, che le grandi firme del made in italy (e non solo del settore moda) hanno mantenuto uguali e in molti casi sono decisamente aumentati.
Oggi, visti gli esigui costi di produzione (risultato del lavoro nero, dello sfruttamento e della scadente qualità dei materiali usati), sono le stesse Griffe a commissionare al mercato della contraffazione la produzione della loro mercanzia, per poi, subdolamente applicarne il marchio di fabbrica. Per tutto questo, trovo amorale e ipocrita la campagna denigratoria imbastita contro la Cina e altri paesi, colpevoli (secondo il mercato italico), di concorrenza sleale.
A breve l’industria manifatturiera della moda chiuderà i battenti soppiantata dai fondi di magazzino invenduti e riesumati a poche lire, e dalla più economica, accessibile e meglio prodotta roba cinese, indiana e di altri paesi in via di sviluppo. Tutti i nodi vengono al pettine e, in giro, di limoni da spremere, non se ne vede più l’ombra. 
Il mito del made in Italy e delle prestigiose griffe che un tempo spadroneggiavano sul mercato italiano e di tutto il mondo, sta rovinosamente perdendo quota.   
Il concetto di moda (come paradigma di orpello), può avere un suo coerente e interposto significato se sostenuto dall’opportunità dell’acquisto e non come oggetto di mera speculazione e segno distintivo di classe sociale e di discriminazione! Oggi la moda cede il passo al risparmio e a un louck fai da te, che sotto il profilo socio-culturale e della consapevolezza di se, è un autentico passo avanti.
Basta con i riferimenti imposti dal mercato che, per decenni, non solo hanno condizionato i nostri atteggiamenti e destabilizzato i rapporti con gli altri, ma totalmente spersonalizzato la nostra reale identità. Oggi essere fuori moda è un atteggiamento etico e per questo, rivoluzionario.
Se sapessimo recuperare la nostra capacità di giudizio e quindi di scelta, saremo in grado di controllare il mercato e le sue degenerazioni, e nelle nostre tasche resterebbe tutto quel denaro che per mezzo secolo è stato fagocitato dagli stomaci senza fondo di imprenditori senza scrupoli e da un consumismo becero responsabile del disastro ambientale e del declino morale e culturale.
Gianni Tirelli

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