IL MERCATO DELLA MODA AL CAPOLINEA! di G. Tirelli
“Se non sappiamo, e non siamo più in grado di distinguere
l’originale dall’imitazione, significa che ciò che ci viene spacciato per
autentico, in verità è una contraffazione del falso”
Negozi cinesi in aumento causa la crisi! Ma la qualità
dei beni prodotti (nazionali o cinesi che siano) è la stessa e in alcuni casi
migliore perché l’originale è peggio del contraffatto! Quando tutti i prodotti
sono il risultato della meccanicità e non della manualità creativa, è inutile parlare
di originale! Che mi frega se un prodotto è firmato Dolce e Gabbana quanto, la
qualità e le rifiniture sono le stesse della merce contraffatta! Oggi, in pieno
relativismo, l’unico e solo strumento di cui disponiamo, per potere decifrare
il vero dal falso, l’originale dalla contraffazione, di un qualsiasi bene
materiale, non sono ne le rifiniture ne la qualità del materiale usato, ma più
banalmente, il prezzo.
Originale e contraffatto, sono identici - e solo il
prezzo li diversifica.
Questo accade, perché le grandi Griffe della moda (per
fare un esempio) hanno cominciato da tempo ad usare materiali scadenti e una
lavorazione approssimativa, invogliando ( visti i bassi costi di produzione)
alla contraffazione, resa così più appetibile e accessibile. Ma il vero
scandalo sta nel prezzo, che le grandi firme del made in italy (e non solo del
settore moda) hanno mantenuto uguali e in molti casi sono decisamente
aumentati.
Oggi, visti gli esigui costi di produzione (risultato del
lavoro nero, dello sfruttamento e della scadente qualità dei materiali usati),
sono le stesse Griffe a commissionare al mercato della contraffazione la
produzione della loro mercanzia, per poi, subdolamente applicarne il marchio di
fabbrica. Per tutto questo, trovo amorale e ipocrita la campagna denigratoria
imbastita contro la Cina e altri paesi, colpevoli (secondo il mercato italico),
di concorrenza sleale.
A breve l’industria manifatturiera della moda chiuderà i
battenti soppiantata dai fondi di magazzino invenduti e riesumati a poche lire,
e dalla più economica, accessibile e meglio prodotta roba cinese, indiana e di
altri paesi in via di sviluppo. Tutti i nodi vengono al pettine e, in giro, di
limoni da spremere, non se ne vede più l’ombra.
Il mito del made in Italy e delle prestigiose griffe che
un tempo spadroneggiavano sul mercato italiano e di tutto il mondo, sta
rovinosamente perdendo quota.
Il concetto di moda (come paradigma di orpello), può
avere un suo coerente e interposto significato se sostenuto dall’opportunità dell’acquisto
e non come oggetto di mera speculazione e segno distintivo di classe sociale e
di discriminazione! Oggi la moda cede il passo al risparmio e a un louck fai da
te, che sotto il profilo socio-culturale e della consapevolezza di se, è un
autentico passo avanti.
Basta con i riferimenti imposti dal mercato che, per
decenni, non solo hanno condizionato i nostri atteggiamenti e destabilizzato i
rapporti con gli altri, ma totalmente spersonalizzato la nostra reale identità.
Oggi essere fuori moda è un atteggiamento etico e per questo, rivoluzionario.
Se sapessimo recuperare la nostra capacità di giudizio e
quindi di scelta, saremo in grado di controllare il mercato e le sue
degenerazioni, e nelle nostre tasche resterebbe tutto quel denaro che per mezzo
secolo è stato fagocitato dagli stomaci senza fondo di imprenditori senza
scrupoli e da un consumismo becero responsabile del disastro ambientale e del
declino morale e culturale.
Gianni Tirelli
Nessun commento:
Posta un commento