Mercoledì 16 Maggio 2012 17:53
Alla cortese attenzione degli organi di stampa,
Giovedi 3 maggio 2012 il militante di A Manca pro s’Indipendentzia Sergio Piga, ex membro della direzione politica nazionale, ha rinvenuto una complessa apparecchiatura nascosta dentro il frigorifero di casa sua.
Si tratta di un sistema di rilevamento satellitare dotato di ricetrasmittenti a lungo, corto e medio raggio, di microfoni e piastrine.
Non è la prima microspia che rinveniamo nelle nostre case e nelle nostre auto e certamente non sarà l’ultima!
Lo stato italiano sta collassando sotto il peso dei debiti e del commissariamento europeo ma spende le sue ultime energie per perseguitare la parte più coerente e decisa del movimento di liberazione nazionale sardo.
Vogliono seminare il terrore, isolare gli indipendentisti e condurre i lavoratori sardi a rassegnarsi ad una vita di stenti e sottomissione per paura di essere controllati, spiati e catturati. Vogliono convincere i lavoratori sardi con il terrore, la diffamazione e la censura a non aderire alla sinistra indipendentista sarda e per questo sono disposti a non badare a spese.
Però la storia della nostra organizzazione ha dimostrato che non è così semplice fermare la lotta per il socialismo e l’indipendenza nel nostro paese. La repressione che subiamo ininterrottamente dagli inizi del 2000 ci fa solo comprendere meglio la paranoia e l’insicurezza dello stato coloniale che si trova completamente spiazzato davanti alla crescita del sentimento popolare indipendentista e alle crescenti capacità politiche della sinistra indipendentista.
La libertà di un popolo e la sua sete di giustizia sociale non si fermano con patetici tentativi di criminalizzazione! A Manca pro s’Indipendentzia non si farà intimidire e contnuerà con pazienza e passione a costruire l’alternativa alla dipendenza economomica e politica impostaci dall’italia.
Direttivo Politico Nazionale
A Manca pro s’Indipendentzia
(IlMinuto) – Cagliari, 14 maggio – Successo anche nell’Isola per il primo giorno di protesta contro i quiz Invalsi. Mercoledì scorso, 9 maggio – si legge in un comunicato stampa – “l’indignazione è esplosa in massa nelle scuole elementari e materne di moltissime città e paesi della Sardegna nel primo giorno di sciopero indetto dai Cobas Scuola”. “In molte scuole – precisa il comunicato – i plichi dell’Invalsi non sono stati nemmeno aperti e finiranno nell’immondizia con lo sperpero di tanti soldi pubblici e di tanta carta. In tante altre scuole i presidi-padroni, che sono stati convinti in questi mesi dal Miur, dal Governo e dal dirigente dell’Ufficio scolastico regionale della Sardegna, di essere i proprietari delle scuole, ne hanno fatto di tutti i colori per costringere docenti e studenti a piegarsi e a svolgere quei grotteschi [...] indovinelli Invalsi”. Ciò nonostante – spiega il comunicato – in numerose scuole i quiz non si sono svolti perché molti genitori non hanno mandato a scuola i figli. Tanti istituti – a Quartu, Sinnai, Muravera, Cagliari, Monserrato, Decimomannu, Selargius, Budoni, Posada e Nuoro – sono rimasti chiusi a causa della forte adesione allo sciopero.
(IlMinuto) – Cagliari, 14 maggio – Successo anche nell’Isola per il primo giorno di protesta contro i quiz Invalsi. Mercoledì scorso, 9 maggio – si legge in un comunicato stampa – “l’indignazione è esplosa in massa nelle scuole elementari e materne di moltissime città e paesi della Sardegna nel primo giorno di sciopero indetto dai Cobas Scuola”. “In molte scuole – precisa il comunicato – i plichi dell’Invalsi non sono stati nemmeno aperti e finiranno nell’immondizia con lo sperpero di tanti soldi pubblici e di tanta carta. In tante altre scuole i presidi-padroni, che sono stati convinti in questi mesi dal Miur, dal Governo e dal dirigente dell’Ufficio scolastico regionale della Sardegna, di essere i proprietari delle scuole, ne hanno fatto di tutti i colori per costringere docenti e studenti a piegarsi e a svolgere quei grotteschi [...] indovinelli Invalsi”. Ciò nonostante – spiega il comunicato – in numerose scuole i quiz non si sono svolti perché molti genitori non hanno mandato a scuola i figli. Tanti istituti – a Quartu, Sinnai, Muravera, Cagliari, Monserrato, Decimomannu, Selargius, Budoni, Posada e Nuoro – sono rimasti chiusi a causa della forte adesione allo sciopero.

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