LA PAURA DELLA FELICITA’ di G.Tirelli
La paura della felicità oggi, è una vera e propria
patologia che coinvolge un numero incredibilmente alto di ragazzi (e non solo),
derivante dal trauma di dovere affrontare una condizione alla gran parte dei
giovani, sconosciuta.
Dobbiamo inoltre comprendere che, allegria e isteria, non
hanno nulla a che vedere con la felicità, ma sono la sua morte.
La felicità, quella autentica, è una costante, che
prescinde dagli stati d’animo, da sbalzi d’umore e dagli eventi, essendo la
stessa legata alla consapevolezza e alla comprensione logica della necessità
della morte.
Quel giorno, ho abbandonato per sempre la “città degli
zombi” per rifugiare in un posto primordiale, così da tenere accesa
quell’eccitazione di fondo che da sapore e colore all’esistenza, in mancanza
della quale tutto perde significato – quell’appagamento sensoriale che si prova
respirando l’aria frizzante del mattino e l’inebriante del crepuscolo – o
immergendosi fra le acque immacolate di un torrente – il piacere del buon cibo
e del vino, delle notti stellate e del silenzio – il piacere della pace e
l’orgasmo prodotto dalla bellezza.
La gente è talmente abituata, assuefatta alla bruttezza,
al luridume morale, tanto da averla assimilata come parte integrante e
imprescindibile della loro vita. A tal punto che la bellezza, il silenzio e la
pace interiore, e più in generale, la felicità, sono vissuti come fattori di
dolorosa riflessione e introspezione destabilizzante, tali da condizionare la
legittimità delle nostre scelte e comportamenti. Tutto questo, impone una presa
di coscienza, che costringe l’individuo a mettere in discussione le sue
convinzioni (la sua realtà) al costo di, tormento, inquietudine, e disagio
esistenziale. Tanto che si preferisce perseverare nell’errore (per mera
comodità) che accettare le conseguenze della verità.
“I profumi, i colori, i sapori, hanno una forza di
persuasione più convincente delle parole, dell’apparenza, del sentimento e
della volontà - non si può rifiutare la forza di persuasione del profumo; essa
penetra in noi come l’aria che respiriamo – penetra nei nostri polmoni, ci
riempie, ci domina totalmente, e non c’è modo di opporvisi”. Ma questo accadeva
quando la terra era piatta!
Oggi siamo a tal punto assuefatti ai miasmi di questa
moderna società putrescente e in simbiosi con il marciume e il lordume etico,
morale e ambientale, che riteniamo tutto ciò (rare eccezioni a parte),
perfettamente coerente e in linea con i nostri reali bisogni, a tal punto di
non essere più in grado di valutarne i pericoli e le degenerazioni. Ed é
proprio in momenti straordinari come questi che le vittime cercano conforto fra
le braccia del proprio carnefice, ma non solo; lo sostengono e lo acclamano al
fine di esorcizzare la loro miserabile e miserevole condizione.
E’ quindi del tutto privo di qualsiasi logica e
fondamento il solo immaginare un cambiamento, una riconversione, una
rivoluzione, quando i parametri necessari per addivenire ad una reale presa di
coscienza, sono stati sacrificati per sempre sull’altare della stupidità
umana.
Gli individui, di quest’epoca dissennata, sono così
sporchi e marci dentro (nel profondo dell’anima), che non fanno più caso alla
sozzura che li circonda. Il loro spirito è defunto e ogni valore e principio,
rimossi. Così, delegano al destino e al fato, ogni oggettiva responsabilità, e
al Sistema Bestia, ogni loro più intima scelta.
Il fattore ambientale e la qualità delle cose, sono il
naturale terreno di coltura della felicità, perché, intrinsecamente, ne
possiedono le soluzioni ideali e quel processo alchemico di natura magica, in
grado di produrre le condizioni favorevoli alla sua crescita. La contemplazione
e la meditazione, diversamente da come molti credono o immaginano, non
concorrono alla felicità, ma sono la sua espressione ultima.
La felicità è azione, movimento e passione. La felicità
non dorme mai, non riposa, non si appisola, non ha paura e non rimanda a
domani, ma è pragmatica, disincantata ed eroica. Non vive il suo tempo ma il
tempo infinito. Ama e comprende ogni cosa che sia di questo mondo, senza
possederla e custodirla. La felicità vive il presente; dimentica il passato e
non lancia lenze nel futuro – pesca fra le acque fresche immacolate della sua
ragione, per aprirsi nuda, ai tiepidi raggi, del mistero svelato.
La felicità è l’atto di umiltà dell’uomo ragionevole: un
uomo che, ai beni effimeri della ricchezza, al potere, e al torpore
narcotizzante dell’ozio, predilige piccoli sassi di fiume, levigati dall’acqua,
per proteggerli poi come figli.
La felicità è tenerezza, innocenza, bellezza e ironia. E’
lo stupore negli occhi dei bambini, la purezza dei loro sogni e la libertà dei
loro pensieri. La felicità si addormenta sulla tua anima, e confonde il suo
respiro con il battito del tuo cuore. Come la fede è un bisogno ineludibile e
come l’amore ci parla di Dio.
“E così impari che la felicità non è quella delle grandi
cose: non è quella che si insegue a vent’anni, quando come gladiatori si
combatte il mondo per uscirne vittoriosi.
La felicità non è quella che affannosamente
inseguiamo credendo che l’amore sia tutto o niente – non è quella delle
emozioni forti che fanno il “botto” – quella di grattacieli da scalare, di
sfide da vincere, mettendosi continuamente alla prova!
Devi sapere che la felicità è fatta di cose piccole ma
preziose: che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro, i
colori del cielo, una poesia, il muso del tuo gatto appisolato sulle tue
ginocchia, per avvertire un impagabile senso di felicità.
Impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di
piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle
ti possono commuovere e il sole
far brillare gli occhi – che un campo di
girasoli sa illuminarti il volto e che il profumo della primavera risvegliarti
e sorprenderti, quando ogni speranza, allora, sembrava annichilita .
Impari che l’amore è fatto di sensazioni delicate, di
piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine benché lontane – impari che
il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, guardare una vecchia
fotografia, per annullare il tempo e la distanza ed essere con chi ami.
E afferri che tenere fra le braccia un bimbo è una
deliziosa felicità, e che i regali più grandi sono quelli che parlano delle
persone che ami.
E che c’è felicità, anche in quell’urgenza di scrivere su un
foglio i tuoi pensieri, che c’è qualcosa di amaramente felice anche nella
malinconia – e che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tu
destino, in ogni gabbiano che vola c’è nel cuore un piccolo-grande Jonathan
Livingston – e così comprendi quanto sia bella e grandiosa la semplicità”.
Gianni Tirelli
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