Petizioni online
Nelle ultime campagne contro i soliti crimini e illegalità israeliani, sono state spesso utilizzate le petizioni online, in cui gli utenti che volevano aderire e sostenere la campagna erano invitati a cliccare o per inviare una mail agli organi di competenza cui l'appello si rivolgeva oppure per sottoscrivere un documento.

In una prima fase questo strumento ha dimostrato avere una indubbia efficacia, specialmente nei casi in cui si voleva dimostrare che più persone nel mondo erano solidali con quella determinata causa.
Ci sembra tuttavia che ad oggi si stia un pò abusando di questo strumento - utilizzato anche quando non pare avere una efficacia oggettiva - tramite il quale ci si limita spesso ad aderire ad una campagna "con un click" nell'illusione di essersi spesi per la causa, rischiando di annichilire di fatto le scelte circa le strategie e le modalità d'intervento che potrebbero risultare molto più incisive.
L'idea di far emergere il problema dell'eccessivo utilizzo delle "adesioni tramite click" nasce da una richiesta, pervenutaci in redazione, di preparare una petizione da firmare in modo semplice cliccando su un link per richiedere - anche la scelta dei destinatari spesso cade nell'inefficacia - la scarcerazione dei minori detenuti da Israele (illegalmente e senza accuse, così come dichiarato da una sentenza dalle Nazioni Unite) che hanno iniziato uno sciopero della fame.
Di fronte a tale richiesta ci siamo interrogati su come potessimo realmente rendere incisiva la nostra voce dinnanzi a questa gravissima violazione: siamo giunti alla convinzione che si debba agire piuttosto con delle campagne locali, chiedendo ai comitati territoriali di far pressione sugli organi istituzionali (magari lavorando in rete e in sinergia per focalizzarsi su uno stesso obiettivo) affinché prendano posizione rispetto alle varie campagne, come rappresentanti di un volere popolare.
Ad esempio, in riferimento alla realtà milanese, riteniamo che il sindaco Pisapia, avvocato e conoscitore del diritto internazionale, debba prendere una chiara posizione rispetto alle continue violazioni di Israele, compresa quest'ultima che va palesemente contro i diritti dei minori.
Rcordiamo che rispetto al caso Sarsak, il giocatore di calcio palestinese detenuto senza accuse, il gabinetto del sindaco ha risposto ad una mozione schierandosi completamente dalla parte di Israele; questa volta chiediamo alle realtà locali di presentare nuovamente una mozione cui il sindaco avrà il dovere di rispondere, decidendo se schierarsi dalla parte dei diritti umani oppure dovendo giustificare ai suoi elettori e alla popolazione civile una scelta diversa, che sostenga i crimini sionisti.
Non va dimenticato che le risposte ed i riscontri politico-mediatici si ottengono quando si lavora nella propria realtà locale, non rivolgendosi ai vertici, spessissimo irraggiungibili, del potere.
Bisogna lavorare dal basso, dove non servono grosse petizioni quanto il lavoro dei cittadini che facciano pressione sui propri politici affinché siano reali rappresentanti della volontà popolare, che sempre più spesso viene ignorata, se non soppressa, a qualsiasi livello.
Chiediamo quindi alle realtà di Milano, ma anche di Roma, Napoli, Firenze, Torino, Bologna etc... di attivarsi affinché venga presentata nei vari consigli comunali una mozione perchiedere alle amministrazioni di schierarsi dalla parte dei diritti umani.
Due interventi proposti da altrettante campagne attualmente attive che possono essere portati avanti a livello locale sono:
L'azione proposta dal DCI, che chiede un'accusa formale da parte di qualsiasi organo istituzionale delle violazioni della Quarta Convenzione di Ginevra perpetrate da Israele a danno dei bambini palestinesi*;
L'azione proposta dal comitato Stop That Train, che chiede di presentare una mozione nei consigli comunali affinché la giunta prenda le distanze da o diffidi ufficialmente l'azienda Pizzarotti, implicata nel progetto per la costruzione dell'illegale linea ferroviaria Tel Aviv - Gerusalemme.
Redazione PalestinaRossa
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