UNA SOCIETA’ SERVA DELLA PAURA E DEL RICATTO
Lo spettro della povertà e la paura di perdere il posto
di lavoro, costringe gli individui ad obbedire, senza discutere, agli ordini
del padrone che mira, esclusivamente, al suo profitto personale (sempre maggiore),
eludendo ogni regola di mercato e principio etico. L’arma di ricatto di un possibile allontanamento dal lavoro,
fa precipitare l’individuo in uno stato di prostrazione e frustrazione,
alimentato da una totale perdita di dignità e di quel minimo di autonomia che
gli consentirebbe la possibilità di una scelta più consona ai suoi bisogni
reali e alla sua morale.
L’individuo della società industriale, ha svenduto, anno
dopo anno e pezzo dopo pezzo, la sua autonomia fino all’azzeramento, delegando
al Sistema tale incombenza e illudendosi che questi (il Sistema), avrebbe
tutelato il suo diritto ad esistere, il suo stato sociale, e ogni suo legittimo
bisogno.
Le cose, in verità, stanno diversamente e il Sistema,
consapevole di questo, impone le sue logiche liberticide, relegando gli
individui, delle società moderne, dentro una nuova e rivoluzionaria forma di
schiavitù, senza catene: la schiavitù dal bisogno.
Gli individui moderni, figli della rivoluzione
industriale, hanno ceduto al Sistema ogni loro capacità di autosufficienza, in
cambio di una vita svuotata da ogni vera gioia, motivo, e futuro; abbagliati
dai presunti miracoli economici, dall’illusione di un’esistenza più degna e, in fine, stregati dalle chimere di
una propaganda becera, che esaltava le opportunità del nuovo mondo tecnologico,
mortificando il lavoro della terra e di tutte le sue ragioni.
Il MERCATO ci ha “suggerito” di acquistare azioni,
obbligazioni, titoli tossici ed altro ma, noi, dobbiamo investire in terra, in
campi di patate, in uliveti e pecore.
Oggi, tanti cittadini creduloni, hanno sacrificato i loro
risparmi, sull’altare della finanza mentre, le multinazionali, stanno
acquistando milioni di ettari di territorio in tutto il mondo.
Lo scollamento radicale dell’uomo dalla terra, è la sola
e vera causa della tragedia umana, morale e di civiltà che, presto, esploderà
in tutta la sua potenza, con tutte le conseguenze del caso.
Quello che chiamano, “IL MERCATO”, in natura non esiste.
E’ solo una costruzione giuridica; un’invenzione. La politica, dovrebbe avere
una funzione di garanzia e, in veste di controllore, intervenire in maniera
pragmatica qualora, le regole di mercato, venissero eluse o violate.
Diversamente oggi, il Mercato occupa gran parte del parlamento, che controlla,
legifera e detta regole in funzione del barbaro interesse dei soliti noti a
scapito degli individui, ignoti e ignorati.
Ci vuole, come priorità assoluta, una legge che vieti
tassativamente agli imprenditori, finanzieri, banchieri e servi, di qualsiasi
razza e specie, di entrare in politica. Ci toglieremmo così per sempre dalle
palle, tutta quella gang di parassiti che delegittimano il nostro parlamento e
screditano la sacralità della nostra costituzione.
Una nuova alba, sorgerebbe sul nostro destino, e anche
l’ambiente, forse, comincerebbe a respirare.
Parole, parole, parole! Un assordante chiacchiericcio
globale, invano riesce a lenire il dolore pungente, prodotto dalla lacerante
solitudine dell’uomo contemporaneo. Tutti scrivono e pochissimi leggono - parole
inascoltate ammucchiate in profondi baratri di indifferenza – messaggi d’aiuto,
di denuncia, giudizi, suppliche e interrogativi, dentro bolle di sapone sospese
a mezz’aria, fra una terra perduta e il silenzio di piombo di un assoluto
imperturbabile.
Presto, tutta l’acqua del pianeta finirà nelle grinfie
insanguinate dei padroni del mondo, e come l’acqua, la terra, e ogni piccolo
campo e orto – rivo e ruscello, e ogni timpa e vallone, ogni deserto e foresta.
Molto presto, quando il grande inganno sarà compiuto,
tutto sarà schiavitù, e non solo del corpo, ma dell’anima e dello spirito -
quel giorno, agli uomini, sarà proibito di scrivere e di leggere.
Sarà troppo tardi, quando capiremo dell’inutilità delle
nostre infinite parole.
Solo nell’azione pragmatica, eroica e rivoluzionaria,
affiancata da una rinuncia consapevole dell’effimero, e di ogni voluttà,
saremmo stati in grado di dare una energica spallata ad un sistema che giorno
dopo giorno fa terra bruciata del futuro dei nostri figli.
Sono cosciente che, queste mie considerazioni, non
possono accampare alcun diritto di entrare a fare parte del palinsesto
spirituale e ideologico del pensiero corrente ma, anche se impopolare, la
realtà é questa – lucida e schiacciante. E’ solo una questione di tempo.
Gianni Tirelli
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