venerdì 1 marzo 2013


AVANZA LA REAZIONE, VECCHIA E NUOVA.
CROLLANO, A SINISTRA, LE OPERAZIONI 

TRASFORMISTE
NECESSARIA TANTO PIU' OGGI UNA 

SINISTRA DI CLASSE ANTICAPITALISTA

(25 Febbraio 2013)




Il dato elettorale registra il recupero del blocco reazionario guidato da Berlusconi, e l'impressionante successo di
 un guru milionario che rivendica l'abolizione del sindacato in quanto tale.

Dentro la crisi più drammatica del dopoguerra, la rimozione dell'opposizione sociale ai governi del capitale
 finanziario ha finito col consegnare alla reazione, vecchia e nuova, ampi settori della popolazione povera e dello
 stesso mondo del lavoro.

Sulle direzione della CGIL ricadono responsabilità enormi. Prima la condivisione delle politiche antioperaie dei 
governi di centrosinistra; poi l'avallo al governo Monti per coprire Bersani, hanno privato milioni di
 lavoratori, precari, disoccupati di ogni difesa sociale, abbandonandoli alla disperazione e alla disgregazione:
 facile terreno di pascolo per tutti i populismi e i qualunquismi.

Le sinistre cosiddette “radicali” hanno contribuito negli anni a rimuovere ogni diga. Prima compromettendosi
 “unitariamente” nelle politiche antioperaie del governo Prodi; poi dividendosi tra la subordinazione al PD
 liberale, sostenitore di Monti, e la subordinazione ai pubblici ministeri e al liberal questurino Di Pietro:
 sino a cancellare la stessa presenza di una sinistra autonoma e riconoscibile nello scenario elettorale.

In particolare la disfatta dell'operazione Ingroia è la disfatta definitiva dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI. 
Chi ha cercato di tornare in Parlamento cancellando nell'arancione la riconoscibilità della sinistra e delle 
ragioni del lavoro, è finito travolto dal proprio trasformismo.

Dentro la sconfitta del movimento operaio, e il maremoto politico che si è determinato, il piccolo Partito 
Comunista dei Lavoratori ha registrato un risultato certo molto modesto. Ma è l'unico a sinistra, negli anni,
 che non ha perso la bussola. L'unico che si è opposto, contro corrente, al centrosinistra e al grillismo, dal 
versante delle ragioni dei lavoratori. L'unico che ha messo la faccia, senza nascondersi, su una proposta
 anticapitalistica e di classe. L'unico attorno a cui può ricomporsi, tanto più oggi, un progetto rivoluzionario
 a sinistra.

Solo il rilancio di una mobilitazione di massa del movimento operaio, attorno a un proprio programma
 indipendente, può sbarrare la strada all'offensiva dominante, disgregare il blocco sociale reazionario ,
preparare dal basso l'unica vera alternativa: un governo dei lavoratori, su un programma anticapitalista.

Il PCL lavorerà, come e più di prima, per unire attorno a questa prospettiva i militanti d'avanguardia del
 movimento operaio e di tutti i movimenti di lotta.


RESPINGERE L'ATTACCO DI GRILLO AI

 LAVORATORI DEL PUBBLICO IMPIEGO

(28 Febbraio 2013)

Beppe Grillo riprende e aggrava la vecchia linea d'attacco della Lega Nord contro i lavoratori del pubblico impiego.
 La denuncia dello “spreco” di “4 milioni di stipendi pubblici e di 19 milioni di pensioni” e la proposta di sostituirli 
con un “reddito di cittadinanza”, è una autentica provocazione reazionaria. La sua logica è semplice:
 condannare alla marginalità e alla fame milioni di lavoratori per poter regalare alle imprese l'abolizione 
dell'IRAP. Questa proposta sociale, che si sposa con quella dell'”abolizione del sindacato”, smentisce una 
volta di più tutti i corteggiatori di “sinistra” del grillismo. La battaglia contro il grillismo è parte inseparabile
 della battaglia generale per la difesa dei lavoratori in una prospettiva anticapitalista.



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