venerdì 22 marzo 2013

DALLE PAROLE AI FATTI


DALLE PAROLE AI FATTI

Leggo spesso la “colonna” di Marco Travaglio sulla prima pagina del Fatto e seguo le pe sue performance. Una esposizione  chiara, esplicita e documentata, come pochi giornalisti e osservatori, oggi, sono in grado di formulare e produrre - un esercizio di onestà intellettuale, congiunta a una speciale consapevolezza della realtà e a una passione viscerale per  la verità. Un’intelligenza “ante litteram”, che esprime il meglio di se, perché supportata da un impegno costante e da una volontà ferrea, evocativa di un sentimento di giustizia, profondo e ineludibile - scevro di attenuanti, pregiudizi, personalismi, ideologie e interessi particolari di sorta, dove Travaglio, nella maniera più esaustiva e concreta, esprime il valore assoluto della dignità umana.
Un’eccezionale coraggio e senso di abnegazione che, prego Dio, Marco, conservi, coltivi ed espliciti, ancora per lungo tempo. Una figura eccezionale, di grande spessore umano e sociale che, come un faro, fra le fitte nebbie dell’omologazione e servilismo imperante, illumina la caverna della stupidità umana, restituendo alla verità e alla logica, i loro autentici elementi caratteriali.
Questo è Marco Travaglio! Un Signore al quale mi accomuna il più sincero, dovuto e più totale disprezzo per una classe politica analfabeta e cialtrona, criminale e criminogena, serva e padrona, che ha trasformato la sacralità del nostro parlamento in un mercato della dignità altrui. Una roccaforte del malaffare, dove si organizzano oscure trame, complotti, dossier e si smistano pizzini. Una cricca di mentecatti, un comitato d’affari, società a delinquere che non trovano riscontro nella storia repubblicana di questo paese.

Lo stesso fascismo, al confronto, passa in secondo piano, in ragione di particolari circostanze e attenuanti addotte e motivate dal particolare momento storico che, in maniera trasversale, aveva marchiato a fuoco tutta l’Europa.
Oggi, la società italiana è così marcia e corrotta in ogni sua cellula che, se per assurdo, si riuscisse ad imporre regole ferree e pene certe, lo stesso sistema economico finanziario imploderebbe in breve tempo, e il nostro paese affonderebbe definitivamente.
Il profilo inequivocabile e inopinabile che ho tracciato all’inizio del mio articolo di Marco Travaglio (e che, volutamente e a ragione, ho sottolineato come esempio di integrità morale, senso dello stato e di ragionevolezza), si pone a paradigma di una lotta verbale che, nonostante gli sforzi, l’evidenza dei dati, l’enfasi e la sistematicità, non è stata in grado di scalfire (neppure per un momento) le pareti incancrenite di una coscienza in avanzato stato do necrosi, di questi personaggi da suburra, incollati alla poltrona, come patelle allo scoglio. Aspettarci, dunque, da un branco di mercenari della politica un ben che minimo ravvedimento, pentimento, sussulto di orgoglio o una prova di dignità e di coraggio, è una grossolana e puerile ingenuità. Marco Travaglio che fa il suo lavoro (fra i pochi) con grande senso di responsabilità, intelligenza ed etica deontologica, credo condivida in buona parte una tale analisi.
I crimini perpetrati  (scoperti e da scoprire) sono tali e tanti, sistematici e continui, che l’infinito numero di accorate denunce e inviti alle dimissioni, rischiano per sdoganarli come retorici e anacronistici, vanificando ogni opera e progetto di sensibilizzazione. Il “ME NE FREGO”, slogan di punta, coniato sotto il fascismo da Gabriele D’Annunzio, sembra sia stato rispolverato e praticato, dalla compagine “delle libertà irrise”, nel suo più deprecabile significato etimologico.
I fatti, del resto, confermano ogni giorno di più la mia convinzione e, drammaticamente, sanciscono la natura di questa formazione politica (PDL) dall’inquietante indole servile ed escrementizia, degna del peggiore regime populista, che ha anteposto ai diritti della comunità e al benessere del paese, una perversa logica di potere, costringendolo dentro l’alveo di una deriva etica e morale, economica e sociale, culturale e ambientale – unica, per livello di infamia, nella storia di questo paese.
Per tanto, qualsiasi formazione politica, dalla più variegata alla più eterogenea, che succederà al governo dei professori, dovrà fare i conti con un dissesto finanziario senza precedenti e una impopolarità ai massimi storici.
Ergo, dobbiamo passare dalle parole all’azione. E se, oggi, non aiutiamo il Sistema a morire, in una sorta di benevola e cristiana eutanasia, ma passivamente prolunghiamo la sua agonia (e quindi la nostra) fino al suo naturale e ineluttabile spegnimento, avremo perso un’ulteriore e ultima occasione di pacificare le nostre coscienze, dare un senso alla nostra esistenza e un futuro ai nostri figli.

Gianni Tirelli    

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