martedì 26 marzo 2013

NO ALLA SCUOLA DEL MERCATO


NO ALLA SCUOLA DEL MERCATO

(26 Marzo 2013)

L’attacco alla scuola pubblica prosegue con un ventaglio di misure molto ampio. Tra i diversi momenti di questa 
misura si collo la decisione assunta da alcuni presidi di esigere la riscossione di un contributo di istituto per l’iscrizione
 al primo biennio della scuola superiore.
Questa fascia è però scuola dell’obbligo e proprio in base a ciò la richiesta si configura come illegittima.
Ciò avviane parallelamente al trascinamento nel baratro verso cui corre precipitosamente la scuola dell’autonomia
 messa in mano a presidi manager.
In questa scuola i dirigenti godono non solo di ampi poteri e di una discrezionalità strabordante (ad es. visite fiscali 
illegittime a docenti in chemioterapia presso strutture pubbliche) ma anche di elevate retribuzione che si 
impinguano ulteriormente con le quote (minimo 5%) loro riservate per la conduzione dei “progetti”. E dall’eliminazione
 di questi privilegi che vanno recuperate finanze per la scuola pubblica.
E’ doveroso rilevare come questi meccanismi hanno una valenza ancor più pesante per le fasce sociali meno abbienti
 e per le realtà territoriali più disagiate come quella del Sud.
Mentre ci pronunciamo contro queste misure ribadiamo la necessità di una lotta generale per difendere e qualificare
 il sistema formativo pubblico. Siamo però consapevoli che solo una società socialista potrà valorizzarlo a pieno 
conciliando l’aspetto della crescita della persona con quello dell’arricchimento delle risorse di competenze della
 società.
Nel frattempo riprendiamo una della parole d’ordine sulle quali alla fine degli anni sessanta nacque la CGIL-scuola:
 eleggibilità e revocabilità dei dirigenti da parte dei lavoratori. Essa è riconducibile alla tematica della trasformazione
 della società in senso socialista.

Reggio Calabria 20-03-2013 Pino Siclari

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