LA CULTURA DELL’INTERESSE PARTICOLARE
In passato, fino a prima dell’avvento della
“rivoluzione industriale”, il popolo aveva come riferimento di potere, i
rappresentanti di una borghesia illuminata, colta e aristocratica che, sul
sapere, le arti e la conoscenza, legittimava i suoi privilegi. I grandi geni di
un tempo (irrepetibili e immortali) pittori, letterati, scultori, architetti,
filosofi e studiosi, sono l’espressione di un mecenatismo pragmatico e
prolifico, fonte, per il potere, di prestigio, saggezza e immortalità. Il
Rinascimento (per non andare troppo in la, nel tempo), ne è un esempio per
tutti. La cultura, ben lungi, allora, dall’essere definita “un investimento”,
ma patrimonio inviolabile e sacrosanto di tutti i popoli, era sinonimo di vera ricchezza,
prestigio, potenza e di civiltà. Come l’acqua, l’aria e l’ambiente, si poneva a
parametro di purezza, evasione e ineludibile necessità. La ricerca e la
contemplazione della bellezza, erano motivo di appagamento sensoriale, di
piacere e di sensualità e la poesia e la commedia erano il leit motiv di una
quotidianità animata dalla tradizione e dal folclore.
Con la “rivoluzione industriale” (la cui
capacità a riprodursi e di sviluppare metastasi si può definire, ipertrofica),
tutto l’impianto etico è stato scalzato di netto e cancellato, dentro un
processo degenerativo di regole, valori, logiche e comportamenti che, fin
dall’alba dei tempi, resistevano indomiti e immutati. Senza etica non ci può
essere vita.
La proprietà e la gestione della ricchezza
(il capitale), da sempre in uso alla borghesia illuminata e alla nobiltà, in
pochi decenni, è passata di mano al potere economico industriale, riempiendo le
tasche di imprenditori analfabeti, ingordi e corrotti e le casseforti di
banchieri scodinzolanti e compiacenti. In virtù, di un tale travaso, arte e
cultura, costrette ad allinearsi e adeguarsi ad una tale e inedita circostanza,
hanno rinunciato e ripudiato le originarie ragioni e l’intrinseca funzione,
anteponendo così, alla crescita umana e all’ispirazione, il profitto e la
propaganda. Il sentimento dell’amore si è fatto postribolo, l’evasione
intellettuale, voyeurismo, e la bellezza, indice d’ascolto. Una modernità
canaglia che sarà, in seguito, foriera di apocalittiche sventure.
L’immagine raccapricciante – sotto i nostri
occhi – delle società moderne e dei disastri biblici che hanno prodotto, é
l’espressione esplicativa e incontrovertibile, della non cultura al potere, che
si è impadronita della ricchezza, epurandola da ogni contaminazione di carattere
intellettuale e morale.
L’attuale e oscura borghesia industriale,
in netta antitesi con la trascorsa, vede, oggi, la cultura “come fumo negli
occhi” e guarda alla parsimonia dei cittadini, come una vera e propria sciagura
e calamità.
Popolarità e potere raggiunti da questi
loschi personaggi della borghesia industriale, sono la chiara dimostrazione di
quanto, intelligenza e cultura, non siano requisiti fondamentali per un tale
scopo, ma dei veri e propri impedimenti.
Oggi, la crescita di livello di civiltà
dell’occidente, corrisponde alla sua diabolica capacità di dissociarsi da ogni
più remoto barlume di cultura e tradizione del passato, per poi sostituirsi
alla stessa, nel nome della “modernità.” L’aria contaminata delle nostre città,
le acque dei nostri mari e fiumi, i territori devastati da scorie e rifiuti
industriali, l’alimentazione OGM, la condizione disumana dei paesi del terzo
mondo, tutto questo, oggi, é sinonimo indiscusso di “modernità”, e risultato
ultimo dello scollamento dell’uomo dalla natura e dell’inquietante ribaltamento
di valori e principi etici.
Se pittori come, Giotto, Tiziano, Raffaello
(per fare tre soli esempi) sono i parametri applicati a valutare il livello, di
civiltà e di bellezza raggiunti nel passato, oggi, i moderni criteri di
giudizio, sono altri: Andy Warhol, Lucio Fontana, Pollock.. ecc...
L’arte moderna, definita tale in modo da
esimerci dal confronto con l’arte assoluta, è la metastasi delle società
industrializzate e relativiste che, nel consumismo fast food e nel facile
profitto, sono espressione di vuotezza, contraffazione e squilibrio.
Se poi, a Giotto, Tiziano e Raffaello,
sostituissimo i parametri di aria, acqua e terra, l’esempio sarebbe ancora più
schiacciante.
Gianni
tirelli
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