Mondiali di calcio in Brasile: la parola ad un brasiliano

Intervista ad Alfonso Tarallo
Manifestazioni, scontri, deportazioni, questo ci racconta la stampa dei giorni che precedono il mondiale in Brasile. Tu ci abiti e ci vivi, puoi, da cittadino brasiliano, raccontarci cosa sta succedendo?
Una premessa : Il Brasile fino a 8 anni fa era un paese miserabile. Quasi 40 milioni di persone sono uscite dallo stato di miseria assoluta. C’è quasi la piena occupazione, anche se il PIL è salito poco (1,65%), la sanità si sta avviando a diventare gratuita e pubblica; sono state costruite più università in questi ultimi 10 anni che nei precedenti 500; il figlio dell’operaio può accedere all’ università, cosa impensabile fino a qualche anno fa; milioni di persone hanno avuto accesso alla casa; la siccità del nord est sta per essere sconfitta con un’opera grandiosa; fino a 15 anni fa la mortalità infantile e quella degli adulti era spaventosa; l’agricoltura familiare e cooperativa è finanziata dal governo. In realtà, quello che è stato investito per la coppa rappresenta un dodicesimo di quello che è stato investito nell’educazione, ancora meno di quello che è stato investito nella salute pubblicae su questo sono in grado di fornirti tutti i dati di cui hai bisogno. C’è repressione, si! Soprattutto negli stati guidati dai conservatori. Il Brasile è uno stato confederato sui generis: ossia il governo centrale non può intromettersi nell’azione dello stato locale, può fiscalizzare e invitare , lo stato locale, ad un’azione differente, cosa che il governo ha già fatto, come ha già dichiarato che il diritto alla manifestazione è sacrosanto, a meno che non ci siano casi di violenza. Ma c’è da dire che nel Brasile c’è un’azione orchestrata di alcuni gruppi e ong diretti dagli americani, come sta succedendo in Venezuela, ma in modo più velato. Gli USA sono estremamente interessati alla grande scoperta di petrolionelle acque brasiliane. Ci sono documenti segreti rivelati. Gli americani stanno lavorando perché il governo sia destabilizzato e l’opposizione vinca le elezioni. Gli americani sono fortemente contro la politica indipendente del Brasile e ad una politica coordinata del BRICS (nazioni in via di espansione: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, riunitesi per la prima volta il 16 Giugno 2009 ndr)
Si parla di corruzione, di persone del governo implicate, che questa reazione pubblica sia dovuta anche a questo, che la povertà ne sia la conseguenza
La corruzione qua in Brasile è endemica, ma il governo ha adottato misure legali e politiche per contrastarla. Qui la corruzione non è maggiore che in Italia, anzi qua c’è più controllo, al contrario di quanto accade in Europa, dove la corruzione dilaga sempre più. Ma non è la corruzione la causa della povertà. La causa della povertà è stata l’assenza di qualsiasi tipo di assistenza sociale e di una politica pubblica di investimento, cosa che questo governo sta facendo e contro cui l’opposizione e parte della protesta si dirige. La povertà è data anche dalla grande speculazione finanziaria (nazionale e internazionale), gli interessi della banca centrale ancora sono altissimi e il debito consuma quasi la metà dell’entrate dello stato centrale.
Noi vediamo immagini di indios, di gente comune scontrarsi violentemente con le forze dell’ordine. Possibile che tutto dipenda sempre dagli americani e non ci siano giuste istanze in questa protesta?
Che in Brasile sia nato, e non ora, un movimento che aggrega sulla rivendicazione dei propri diritti e sulla necessità della lotta per conquistarli …è vero ed è salutare. Il movimento dei senza tetto e passo livre (movimento che rivendica l’adozione della tariffa zero per il trasporto pubblico ndr), stanno portando avanti rivendicazioni giuste, ma non sono da confondere con il “não vai ter copa”, che cerca in tutti i modi di mettere questo cappello ai movimenti. Ad esempio l’occupazione del terreno adiacente lo stadio ha avuto risposta positiva del governo municipale di São Paulo (progressista e boicottato dai media, dalla giustizia e dall’opposizione). I movimenti di protesta partiti in giugno, con giuste aspirazioni rivendicative, sono stati completamente incorporati dai media, americani e dell’ opposizione, tanto è vero che tutti coloro che vi partecipavano con la bandiera rossa sono stati espulsi violentemente e frange consistenti delle manifestazioni invocavano il ritorno dei militari al potere. Ora bisogna pur dire che ci sono frange estremiste della sinistra (tipo autoconvocati) che non hanno capito nulla dello scontro in atto. Il capitale che vive di rendita e quello finanziario, aiutati dagli americani, vogliono che il Brasile torni ad essere l’orto degli USA, un paese ricco con un popolo miserabile, mentre un’altra parte del Brasile, compresa la borghesia nazionale, vogliono un Brasile libero, indipendente e sovrano. Il Brasile non è un paradiso e non è un paese socialista, ancora ci vorrà tempo, ma è un paese che sta avanzando, e soprattutto è SOVRANO!
Nessun commento:
Posta un commento